E se l’Erasmus non finisse mai?

Mentre scrivo questo pezzo mi trovo a Madrid(insostituibile IPad!) in viaggio di piacere con mia figlia  e mi rendo conto che lei è la mia più grande fonte di ispirazione.

Infatti mentre giriamo tra le piazze di questa bellissima città, mia figlia viene colpita dalla movida spagnola caratterizzata per la maggior parte dai ragazzi che si trovano qui per frequentare l’Erasmus cioè il progetto che da la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo limitato di studio. Perché quando si chiede dell’Erasmus a qualcuno che l’ha fatto gli si illumina lo sguardo, la bocca si spalanca in un sorriso a 36 denti e gli occhi gli diventano lucidi di nostalgia, gioia e commozione? Possiamo definirla una sorta di “sindrome da Post Erasmus”, quella strana luce negli occhi ed il tremolio nella voce quando un giovane studente parla della sua esperienza all’estero? I più entusiasti e soddisfatti sono convinti di aver vissuto un’esperienza bellissima, che li ha arricchiti personalmente e culturalmente. Di aver allargato i propri orizzonti (mentali e non). Hanno apprezzato il clima multiculturale, la possibilità di toccare con mano un mondo variegato. Solitamente dicono di avere conosciuto delle belle persone, fatto un’esperienza irripetibile, vissuto in una città bellissima. Insomma si sono divertiti un sacco! Sono infine dispiaciuti che sia finita, ma sapevano che ci sarebbe stato un principio e una fine e se ne fanno una ragione, prima o poi.

La sensazione che si vive generalmente è assolutamente “generativa” e questo perché si arriva in un posto dove nessuno ti conosce ed ha particolari aspettative  per cui si è in qualche modo finalmente liberi di essere “se stessi” . I giovani reagiscono a questi stimoli fissando nella loro mente piazze strade, angoli, locali e soprattutto diventando particolarmente EMPATICI con le persone anche con vite ed esperienze totalmente differenti dalla propria . In questo particolare stato d’animo dove si è liberi dai condizionamenti esterni e dove si impara a prendere decisioni per se stessi è più facile trovare chiarezza su chi sei o chi vuoi essere sia nella vita personale che in quella professionale agendo da una posizione in cui ci si sente “al meglio” .

E se fosse possibile non guarire mai dalla “Sindrome da Post Erasmus” ?

Ho approfondito lo studio del Modello di Trasformazione Personale e Professionale ReSonance proprio perché il suo punto di partenza è quello di rendere disponibile SEMPRE una posizione in cui si prendono decisioni e si compiono azioni coerenti con CHI SEI. Integrandola con una serie di esercizi creativi ispirati dalla nuova prospettiva pedagogica di Ken Robinson si può effettuare quello che io ho definito in un mio precedente articolo un UPDATE YOUR PERSONAL STORY.

Per chiunque fosse interessato ai miei studi può contattarmi direttamente attraverso twitter o attraverso la FB page.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: