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Scarica il nuovo e-book per il METODO DI STUDIO PERFETTO

studente_libri E’ uscito FINALMENTE  su Amazon il nuovissimo  manuale su come trarre il massimo dal tuo studio! Anche se il titolo si spiega piuttosto bene da solo, sento che una piccola introduzione è comunque necessaria per farti capire cos’è e cosa non è questo e-book.
Il mio obiettivo sarà quello di spiegarti tutte le più importanti tecniche per studiare e riuscire a dare il meglio di se durante le interrogazioni od esami e perché no anche un colloquio di lavoro a cui tieni tanto.
Questo ti tornerà molto utile se hai leggeri problemi di apprendimento e memoria e potrebbe risolvere completamente il problema, ma trarrai degli indiscutibili vantaggi anche se pensi di avere già adottato un ritmo di studio regolare già strutturato: chissà, potresti imparare dei trucchetti che prima non conoscevi e che ti torneranno utili in futuro! 🙂
Alcune delle tecniche che spiegherò sono di immediata applicazione,mentre altre richiederanno un po’ di impegno e magari una piccola spesa. In quel caso sta a te decidere se vale la pena di investire su certi strumenti.
Bene, adesso che ho detto quello che è, voglio dirti cosa NON è questo manuale.
Di certo non è una guida miracolosa che risolverà qualsiasi problema della tua vita: semplicemente migliorerà l’efficacia del tuo studio, e scusami se è poco!
Perché se studi meglio sarai più rilassato e concentrato durante il giorno, e questo potrebbe portare ad una lunga serie di belle conseguenze come quella di non lasciarsi scappare le opportunità della vita.
http://www.amazon.it/manuale-metodo-studio-perfetto-professionale-ebook/dp/B01ALW00ME
Aspetto che mi dici cosa ne pensi. 😉

A presto
Roby

LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE

#degrado #scuolaNel 1969, presso l’Università di Stanford (USA), il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento di psicologia sociale. Lasciò due auto abbandonata in strada, due automobili identiche, la stessa marca, modello e colore. Una l’ ha lasciata nel Bronx, quindi una zona povera e conflittuale di New York ; l’altra a Palo Alto, una zona ricca e tranquilla della California. Due identiche auto abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di specialisti in psicologia sociale, a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito.

Si è scoperto che l’automobile abbandonata nel Bronx ha cominciato ad essere smantellato in poche ore. Ha perso le ruote, il motore, specchi, la radio, ecc. Tutti i materiali che potevano essere utilizzati sono stati presi, e quelli non utilizzabili sono stati distrutti. Dall’altra parte , l’automobile abbandonata a Palo Alto, è rimasta intatta.

È comune attribuire le cause del crimine alla povertà. Attribuzione nella quale si trovano d’accordo le ideologie più conservatrici (destra e sinistra). Tuttavia, l’esperimento in questione non finì lì: quando la vettura abbandonata nel Bronx fu demolita e quella a Palo Alto dopo una settimana era ancora illesa, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto, California. Il risultato fu che scoppiò lo stesso processo, come nel Bronx di New York : furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato come era accaduto nel Bronx.

Perchè il vetro rotto in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?

Non è la povertà, ovviamente ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali.

Un vetro rotto in un’auto abbandonata trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di non curanza,  sensazioni di rottura dei codici di convivenza, di assenza di norme, di regole, che tutto è inutile. Ogni nuovo attacco subito dall’auto ribadisce e moltiplicare quell’idea, fino all’escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col risultato finale di una violenza irrazionale.

In esperimenti successivi James q. Wilson e George Kelling hanno sviluppato la teoria delle finestre rotte, con la stessa conclusione da un punto di vista criminologico, che la criminalità è più alta nelle aree dove l’incuria, la sporcizia, il disordine e l’abuso sono più alti.

Se si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare  a nessuno, allora lì si genererà la criminalità. Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato, superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti, si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi.

Se parchi e altri spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene, questi luoghi saranno abbandonati dalla maggior parte delle persone (che smettono di uscire dalle loro case per paura di bande) e questi stessi spazi lasciati dalla comunità, saranno progressivamente occupato dai criminali.

Gli studiosi hanno risposto in una forma più forte ancora, dichiarando che l’incuria ed il disordine accrescono molti mali sociali e contribuiscono a far degenerare l’ambiente.

A casa, tanto per fare un esempio, se il capofamiglia lascia degradare progressivamente la  sua casa, come la mancanza di tinteggiature alle pareti che stanno in pessime condizioni, cattive abitudini di pulizia, proliferazioni di cattive abitudine alimentari, utilizzo di parolacce, mancanza di rispetto tra i membri della famiglia, ecc, ecc, ecc. poi, anche gradualmente,  cadranno anche la qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia ed inizieranno a crearsi cattivi rapporti con la società in generale. Forse alcuni, perfino un giorno, entreranno in carcere.

Questa teoria delle finestre rotte può essere un’ipotesi valida a comprendere la degradazione della società e la mancanza di attaccamento ai valori universali, la mancanza di rispetto per l’altro e alle autorità (estorsione e le tangenti) , la degenerazione della società e la corruzioni  a tutti i livelli. La mancanza di istruzione e di formazione della cultura sociale, la mancanza di opportunità, generano un paese con finestre rotte, con tante finestre rotte e nessuno sembra disposto a ripararle.

La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata per la prima volta alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City, che era divenuto il punto più pericoloso della città. Si cominciò combattendo le piccole trasgressioni: graffiti che deterioravano il posto, lo sporco dalle stazioni, ubriachezza tra il pubblico, evasione del pagamento del biglietto, piccoli furti e disturbi. I risultati sono stati evidenti: a partire della correzione delle piccole trasgressioni si è riusciti a fare della Metro un luogo sicuro.

Successivamente, nel 1994, Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte e l’esperienza della metropolitana, ha promosso una politica di tolleranza zero. La strategia era quella di creare comunità pulite ed ordinate, non permettendo violazioni alle leggi e agli standard della convivenza sociale e civile. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità a New York City.

La frase “tolleranza zero” suona come una sorta di soluzione autoritaria e repressiva, ma il concetto principale è più prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza. Non è questione di  violenza ai trasgressori, né manifestazione di arroganza da parte della polizia. Infatti, anche in materia di abuso di autorità, dovrebbe valere la tolleranza zero. Non è tolleranza zero nei confronti della persona che commette il reato, ma è tolleranza zero di fronte al reato stesso. L’idea è di creare delle comunità pulite, ordinate, rispettose della legge e delle regole che sono alla base della convivenza  umana in modo civile e socialmente accettabile.

È bene di tornare a leggere questa teoria e di diffonderla .

Insegnate Team Working a scuola!

"Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l'intelligenza che si vincono i campionati" Michael Jordan

“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati” Michael Jordan

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Ecco come si prendono le decisioni

Che direzione prendere?Qual’è l’unica forza che determina la qualità della nostra vita? Quella sola forza che ha il POTERE di cambiare ogni situazione intorno a te? Eppure ognuno di noi possiede questa forza UNICA ed INDIVIDUALE che può cambiare il corso della nostra vita a prescindere di quello che succede intorno a noi.

La risposta è: il potere di prendere delle decisioni-.

Al di là delle situazioni esterne NOI possiamo decidere dove porre la nostra attenzione, che significato attribuire agli eventi quali azioni compiere. PENSACI anche solo una piccola decisione può’ cambiare la tua vita, magari un giorno decidi di frequentare una certa scuola e dopo vai a mangiare in un certo posto dove incontri la persona che diventerà l’amore della tua vita 😉

Non sei soddisfatto della tua carriera? Dei tuoi risultati?  CAMBIALI !

Non ami il tuo corpo? CAMBIALO !

Cambia TU per primo ! Ogni cosa nella tua vita cambia , quando prendi una decisione.

Una GRANDE decisione comincia sempre da una piccola decisione come quella di scegliere dove porre la tua ATTENZIONE, perché lì dove poni la tua attenzione è lì che scorre l’energia. Se ti FOCALIZZI solo sulle cose negative, la tua vita ti sembrerà uno SCHIFO 😦

Se ti focalizzi sulle cose straordinarie della vita, sulle persone importanti che hai incontrato, sui tuoi successi,  sui tuoi risultati, sui tuoi amici, colleghi, sul tuo compagno/a, sul perché eri proprio lì il giorno che li hai incontrati, allora TI SENTIRAI DAVVERO BENE.

Se ti FOCALIZZI sulle persone che non ti piacciono, sulle ragioni per cui NON andate d’accordo, NON riuscirai a liberartene, se invece vai alla ricerche di persone più simili a te, TI SENTIRAI BENE.

“CERCA E TROVERAI LA RISPOSTA”

Tutto questo è la sintesi di alcuni studi sul comportamento umano fatti da Antony Robins e Daniel Goleman che ho approfondito ed applicato personalmente e che ti assicuro producono risultati IMMEDIATI.

Questa è la risposta alla domanda che più spesso mi sento fare dagli studenti che si sentono BLOCCATI in determinate situazioni perché hanno paura di prendere una qualsiasi DECISIONE su una situazione che li preoccupa e quindi si TRASCINANO, nell’attesa che succeda qualcosa AL DI FUORI DI LORO STESSI.

Ti saluto

Roberta

Imparare ad entrare nella corrente australiana

Alcune recenti ricerche svolte sui posti di lavoro, sia nel pubblico sia nel privato, mostrano che un gran numero di persone si trovano in uno stato cerebrale e fisiologico quasi del tutto “spento” : passano ore a navigare su Internet o You Tube sognando ad occhi aperti e lavorando il minimo indispensabile provocando una vera e propria DISPERSIONE dell’attenzione; questi atteggiamenti di apatia ed indifferenza sono molto più diffusi nei lavori più semplici e ripetitivi. Per risolvere questo disagio lo psicologo comportamentista Csikszentmihalyi,teorico della felicità e del benessere, nel corso di una ricerca si è soffermato su quello che le persone intendevano con la definizione di  “buon lavoro” , ne è emerso un mix di ciò che si è bravi a fare con ciò che è legato agli interessi personali e che rispetta pienamente i propri principi etici. Si tratta di quelle professioni dove le persone sono talmente assorbite da perdere la cognizione del tempo; quando si ama quello che si sta facendo e questo ci fa sentire bene, in psicologia viene definita l’esperienza ottimale o di “flusso”.

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

Purtroppo nella vita quotidiana gli adulti si trovano molto più raramente in uno stato di flusso a differenza dei bambini che riescono ad essere completamente assorbiti dai loro giochi tanto da non accorgersi del tempo che passa e della mamma che chiama! 😉  Eppure ritrovare questa condizione cerebrale perfetta è veramente importante in quanto le persone che hanno più successo in ogni ambito sono proprio quelle che possono contare su questa felice combinazione.

Uno degli obbiettivi primari del mio lavoro con gli adolescenti consiste quindi nel far recuperare loro quelle abilità per riportarli proprio in questo stato di flusso e ci sono diversi modi per farli accedere a questo tipo di esperienza:

uno si manifesta quando devono affrontare un compito che richiede loro di spingere al massimo le loro capacità, una prova che per loro è considerata ai “limiti della realizzabilità”;

un altro quando si dedicano a qualcosa che li appassiona – la MOTIVAZIONE spinge automaticamente verso il flusso.

Una volta che un giovane si trova in questo stato ottimale c’è una ricca interconnessione fra diverse aree del cervello che gli consente di lavorare al meglio delle loro potenzialità, qualsiasi sia l’attività stiano svolgendo: studio, sportiva o creativa in genere .

Come dico spesso nelle scuole: “… è come entrare nella corrente australiana del film Nemo, è tutto più leggero, veloce e soprattutto divertente!” 😉

A presto

Roberta

Sociopatici di successo ovvero il lato oscuro dell’empatia

il lato oscuro

il lato oscuro

L’empatia è quel radar emotivo che, se bene usato nel corso della nostra vita, ci consente di trovare numerose risorse per il raggiungimento dei nostri obbiettivi. Molto spesso quindi questa dote che ci consente di entrare in connessione emotiva con gli altri, viene promossa e favorita soprattutto negli ambiti didattici;  ma proprio a causa del suo grande potere, a volte presenta anche un suo utilizzo “oscuro” come nei casi di bullismo tra i giovani o ancora peggio nei casi di violenze sulle donne o in famiglia.

Il lato oscuro dell’empatia si manifesta quando una persona la utilizza per individuare i punti deboli delle altre persone per approfittare di loro, in sostanza per manipolarle.  Tali individui non provano alcun timore, la minaccia di una punizione (rimprovero dei genitori o nota disciplinare ad esempio) non rappresenta per loro alcun deterrente.

Secondo l’approccio psicologico classico questi soggetti vengono definiti sociopatici (circa l’un per cento della popolazione) che, una volta divenuti adulti, spesso “nascondono” questo loro disturbo attraverso “una IMITAZIONE perfetta delle normali emozioni, un’acuta intelligenza ed un atteggiamento di responsabilità sociale” , i cosiddetti  SOCIOPATICI DI SUCCESSO di cui il mondo del lavoro è pieno. Tra gli indicatori più  importanti, oltre al ricorso patologico alle bugie ed alla tendenza a vivere sulle “spalle degli altri”, vi sono anche:

grossi deficit di attenzione, quali facilità ad annoiarsi e a distrarsi che inoltre impedisce di “vedere le conseguenze delle loro azioni”;

scarsa capacità di controllare gli impulsi;

totale mancanza di solidarietà nei confronti di chi soffre.

Nel corso dei progetti scolastici pertanto, dedico una parte importante allo sviluppo delle strategie cognitive al fine di contrastare questo tipo di pericolo attraverso l’attivazione di una forma primitiva di EMPATIA DIFENSIVA.

Secondo la mia esperienza in ambienti didattici e non, costruire una EMPATIA COGNITIVA è possibile a qualsiasi età ma sicuramente attivarla in età adolescenziale consente la costruzione di legami professionali e personali di qualità, presupposto non trascurabile per lo sviluppo sano di un giovane.

Se siete interessati allo sviluppo delle strategie cognitive potete contattarmi qui

Ciao

Roberta

Il regalo migliore per un figlio

Pagellini primo quadrimestre : 1^ Round

genitori e figli: istruzioni per l'uso

genitori e figli: istruzioni per l’uso

Questo è il periodo dei pagellini del primo quadrimestre e spesso, in questo periodo, vengo contattata da genitori preoccupati ed ansiosi per il rendimento scolastico dei figli . Il disagio più grande che mi sento raccontare dai genitori è quello che, vedendo i scarsi risultati dei loro figli, ritengono non siano riusciti a trasmettere adeguatamente l’importanza del valore  “CULTURA” .  

A mio parere, questo è uno dei più grossi fraintesi nelle relazioni, responsabile di litigate estenuanti tra genitori e figli: gli uni a causa del senso di inadeguatezza che nasce dal “giudicarsi” dalle performance dei propri figli, gli altri dal senso di incomprensione da parte degli adulti di quelle che sono le proprie aspirazioni e passioni. 

Le presupposizioni alla base dei confronti tra genitori e figli su questo argomento, spostano l’attenzione da qualcosa – apparentemente – poco importante come fosse già dato per scontato, chiedendo una decisione su altri elementi – apparentemente – importanti; quindi nella maggior parte dei casi le presupposizioni sono incomplete o, nei casi peggiori, ERRATE.

“Senza un titolo di studio, non vai da nessuna parte!” Quale titolo? Andare dove? Sei certo dove vuole andare e perché? Siamo certi che con quel titolo troverà lavoro? 

“Tu non mi capisci e non ti interessa come sono fatto veramente!” Cosa c’è che non ha capito? C’era qualcosa in più da capire oltre a quello che comunichi? Da quali comportamenti deduci che non capisce e non gli interessa? Sei certo che è così? Se non sei capito dagli adulti, tu ti conosci veramente? Ma soprattutto: COSA VUOI? 

Uno dei primi benefici che ottengo degli studenti attraverso l’attività di Mentoring è proprio l’acquisizione di quelle abilità linguistiche che consentono loro una maggiore chiarezza comunicativa con gli adulti (Genitori/Insegnanti) , “riposizionando” i giovani nei confronti dello studio per cui la cultura diventa un mezzo e non uno scopo . 

La scuola, le lezioni, lo studio rappresentano quindi un investimento a lungo termine, lo SCOPO è vivere una vita professionale e personale che li rappresenti veramente in modo da renderli pienamente FELICI,  e questo diventa lo scopo COMUNE che unisce genitori e figli. 

Per riposizionare i giovani nei confronti dello studio in modo da renderli più consapevoli e partecipativi, chiedo sempre quali sono gli ambiti, anche occasionali, dove hanno raggiunto i risultati che desiderano e da questa posizione di pienezza e completezza li “accompagno” attraverso gli altri ambiti della loro vita . 

Cosa Succede? 

Si impara a comunicare ed interagire con gli altri efficacemente in modo da avere chiaro COSA SI VUOLE ed il percorso per raggiungerlo.

Tutto questo avviene in modo assolutamente naturale utilizzando aspetti somatici e linguistici di un modello di coaching che sto studiando e svilluppando appositamente per gli adolescenti, denominato ReSonance.

A prestissimo

Roberta 😉

Tutti insieme siamo più intelligenti di ciascuno di noi

memoria collettiva

memoria collettiva

Prendo in prestito questo detto giapponese perché dopo il mio ultimo articolo sulla tecnologia e sulla sua capacità di catturare l’attenzione di giovani ed adulti, molte persone mi hanno chiesto se a causa di internet ed i social media la nostra attenzione si sia in qualche modo ristretta 🙂

Premessa: la nostra mente cerca di sfruttare nel modo migliore le sue risorse che comunque sono limitate, così come hanno dimostrato anche recenti ricerche di uno scienziato cognitivista chiamato Halberda, ricorriamo a giochini mnemonici che ci sono di aiuto per combinare diverse informazioni.

L’origine delle nostre distrazioni si trova in gran parte nella nostra testa e non nella tecnologia che usiamo. Anzi quest’ultima ha contribuito ad espandere notevolmente il potere della nostra memoria creando la  cosiddetta “memoria collettiva” e Wikipedia ne è la prova.

Attraverso  Social come Facebook si imparano a costruire relazioni, pochi sono i legami forti, gli “amici più stretti”, ed innumerevoli legami deboli come le conoscenze superficiali che rappresentano una sorta di espansione della nostra attenzione, dandoci informazioni di qualunque tipo: ricette, shopping, luoghi da visitare, possibilità di lavoro, notizie di cronaca in tempo reale etc.

Durante il percorso di mentoring punto l’attenzione pertanto sull’abilità di coordinare quello che sappiamo con quello che apprendiamo attraverso i nostri mille occhi di amici, nemici, parenti colleghi e familiari che rappresentano  la nostra attenzione/memoria collettiva 😉 .

Ai ragazzi che seguo ricordo sempre quello che afferma un gruppo di ricerca della Carnegie University e cioè che “la risorsa più preziosa in un computer non è il processore o la memoria, né l’hard disc o la rete, ma l’attenzione umana”.

Se vuoi sapere come sfruttare al meglio la TUA memoria collettiva e migliorare quella individuale, prenota una sessione di Mentoring, ti aspetto.

Ciao a tutti

Roberta

L’arte di dare un 10

Durante il corso NLP Practictioner della ReSonance Coaching School di Roma ho sentito una bella storia – spesso la racconto durante i corsi di formazione per docenti – che parla di una bambina durante una lezione di disegno. Aveva 6 anni, era seduta in fondo e disegnava. L’insegnante diceva che questa ragazzina di solito non stava attenta, ma in quella lezione invece sì. L’insegnante era affascinata, andò da lei e le chiese: “Che cosa stai disegnando?”. E la ragazzina rispose: “Sto disegnando Dio”. E l’insegnante disse: “Ma nessuno sa che aspetto abbia”. E la ragazzina: “Lo sapranno tra poco”.

Ed ora vi voglio far vedere questo divertente video tratto dal film Stick it 

Ciò che queste due cose hanno in comune è che i bambini si buttano. Se non sanno qualcosa, ci provano. Giusto? Non hanno paura di sbagliare. Ora, non voglio dire che sbagliare è uguale a essere creativi ma come afferma il pedagogista Ken Robinson sappiamo che: “se non sei preparato a sbagliare, non ti verrà mai in mente qualcosa di originale”.

Quando diventiamo adulti la maggior parte di noi perde totalmente questa capacità,  come ha commentato una professionista della salute mentale in uno dei miei articoli: “abbiamo bisogno di recuperare l’errore, il tentativo, l’esperienza, e con essa la riparazione, l’autoefficacia, la tolleranza alla frustrazione”

chi merita uno zero spaccato?

chi merita uno zero spaccato?

Stigmatizzare gli errori, così come ha fatto la maestra sul compito di una bambina di 6 anni (foto), la quale solo per aver ritagliato con le forbici il foglio troppo vicino alle parole, ha meritato di prendersi uno zero spaccato, terrorizza al punto tale i bambini che, una volta divenuti adulti, Sono terrorizzati dall’idea di sbagliare! E questo purtroppo vale anche per come vengono gestite le aziende pubbliche e private . Dai nostri sistemi nazionali d’istruzione in poi quindi gli errori sono la cosa più grave che puoi fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti.

Attraverso i progetti scolastici ho potuto ulteriormente  verificare questa tesi e cioè che nel corso della nostra vita si viene educati a prendere le distanze da quello che veramente ci rende speciali ed unici e cioè la nostra creatività che è il vero carburante delle nostre passioni e talenti.

Mi permetto quindi di suggerire ai docenti una strategia didattica già adottata in molti paesi: consiste nel consegnare agli studenti, già all’inizio dell’anno, la loro personale pagella con un bel 10 in tutte le materie, sollecitando gli studenti ad adottare una condotta che consenta di mantenere il voto ottenuto.

…e voi cosa ne pensate? Come vi sareste sentiti se il primo giorno di scuola vi avessero dato una pagella con tutti 10 invece di uno Zero Spaccato?

A presto

Roberta

 

 

 

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