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Scarica il nuovo e-book per il METODO DI STUDIO PERFETTO

studente_libri E’ uscito FINALMENTE  su Amazon il nuovissimo  manuale su come trarre il massimo dal tuo studio! Anche se il titolo si spiega piuttosto bene da solo, sento che una piccola introduzione è comunque necessaria per farti capire cos’è e cosa non è questo e-book.
Il mio obiettivo sarà quello di spiegarti tutte le più importanti tecniche per studiare e riuscire a dare il meglio di se durante le interrogazioni od esami e perché no anche un colloquio di lavoro a cui tieni tanto.
Questo ti tornerà molto utile se hai leggeri problemi di apprendimento e memoria e potrebbe risolvere completamente il problema, ma trarrai degli indiscutibili vantaggi anche se pensi di avere già adottato un ritmo di studio regolare già strutturato: chissà, potresti imparare dei trucchetti che prima non conoscevi e che ti torneranno utili in futuro! 🙂
Alcune delle tecniche che spiegherò sono di immediata applicazione,mentre altre richiederanno un po’ di impegno e magari una piccola spesa. In quel caso sta a te decidere se vale la pena di investire su certi strumenti.
Bene, adesso che ho detto quello che è, voglio dirti cosa NON è questo manuale.
Di certo non è una guida miracolosa che risolverà qualsiasi problema della tua vita: semplicemente migliorerà l’efficacia del tuo studio, e scusami se è poco!
Perché se studi meglio sarai più rilassato e concentrato durante il giorno, e questo potrebbe portare ad una lunga serie di belle conseguenze come quella di non lasciarsi scappare le opportunità della vita.
http://www.amazon.it/manuale-metodo-studio-perfetto-professionale-ebook/dp/B01ALW00ME
Aspetto che mi dici cosa ne pensi. 😉

A presto
Roby

Chi sta con i giovani diventa giovane : cosa possiamo imparare da loro?

figli insegnanoDurante la campagna elettorale mi sono ritrovata a leggere un articolo il cui titolo diceva così: “Dall’emergenza educativa all’allarme educativo“.

Non mi è mai piaciuto parlare di emergenza educativa. L’emergenza mi riporta alla memoria guerre, disastri, allarmi. Di fronte ai problemi del mondo attuale, legati in buona parte alla crisi dell’educazione e del ruolo degli adulti, preferisco parlare di sfida educativa: la sfida ci chiede di metterci in gioco, di osare di più, di crederci, di puntare in alto. A qualcuno forse sembrerà un eccesso di zelo lessicale, ma probabilmente è molto di più; perché le parole che usiamo nel nostro linguaggio condizionano inevitabilmente il modo di vedere la vita. Davanti ad un ostacolo è molto meglio parlare di un obiettivo da conquistare piuttosto che di una difficoltà da superare. Per questo all’emergenza preferisco la sfida educativa.

Questo Blog nasce proprio dall’esigenza di riflettere sul nostro stile educativo e sul modo con cui affrontiamo le sfide del mondo attuale. E lo faccio però partendo dalla considerazione che senza formazione e competenze specifiche la battaglia è persa in partenza. Per educare, oggi, non è più possibile affidarsi al solo buon senso. Bisogna studiare, formarsi, aggiornarsi. Il mondo cambia rapidamente e un educatore non può permettersi di rimanere indietro: il prezzo da pagare sarebbe troppo alto, perché ci andrebbero di mezzo i nostri figli.

Per questo Studio, formazione ed aggiornamento: condizioni indispensabili per affrontare la sfida dell’educazione, una sfida che è sempre nuova. Innanzitutto perché sempre nuove sono le persone che costituiscono la relazione educativa: come scrive Benedetto XVI nella bellissima Lettera sul compito urgente dell’educazione, “il rapporto educativo è però anzitutto l’incontro di due libertà e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà“. Questa duplice libertà rende ogni azione educativa sempre nuova e mai uguale ad un’altra, oltreché imprevedibile. L’educazione non è mai la stessa perché un ragazzo cambia nel tempo; e perché cambia anche l’educatore.

Ma non è solo per questo motivo che l’educazione è una sfida sempre nuova. Ci sono anche delle novità oggettive che ci impongono di cambiare gli schemi mentali con cui interagiamo con i ragazzi. Il rapido avvento dei digital media, per esempio, ha provocato una vera e propria rivoluzione copernicana per cui spesso i ruoli tra docente e discente non sono così netti. Perché pc, cellulari, tablet etc danno ai ragazzi un potere  assolutamente inedito nei confronti di chi, come noi, con le tecnologie informatiche si trova spesso a fare i conti in maniera imbarazzante: alzi la mano il genitore che non abbia sentito la frustrazione di dover farsi spigare lo smartphone dai propri figli!

La struttura della famiglia, poi, si è modificata profondamente :dalla famiglia delle regole, che aveva al centro l’autorità del padre, siamo passati oggi alla famiglia degli affetti, che mette al centro le relazioni. A fronte di un indubbio arricchimento affettivo dei rapporti familiari, si presenta però un indebolimento dei ruoli educativi: l’autorità è sempre più in crisi, a volte i genitori assomigliano più a figure fraterne o amicali fino ad arrivare ad una vera e propria latitanza educativa.

Anche questa novità, condiziona l’educazione.

Un’altra difficoltà tipica dei nostri tempi è la generalizzata crisi dei modelli educativi, che rende tutto estremamente più difficile, dato che le agenzie educative esterne alla famiglia – scuola, internet, TV, solo per citare quelle principali – spesso remano contro quello che si insegna in famiglia, o quanto meno mandano messaggi che spesso sono contraddittori anche tra di loro.

Tutto ciò comporta la necessità di avere un nuovo approccio da parte degli educatori. Come già scritto, oggi non basta più la sola buona volontà; ci vuole un grande sforzo per comprendere un mondo che è cambiato con una rapidità mai vista prima. È cambiato il linguaggio ed è cambiato il modo di comunicare dei ragazzi rispetto a come lo facevano i genitori quando avevano la loro età. Il punto di partenza per affrontare la sfida dell’educazione è allora l’umiltà di rimetterci in gioco. Non solo lo studio, la formazione, le competenze educative; è necessario anche cambiare l’atteggiamento nei confronti dei ragazzi, chiedendoci: oltre quello che noi siamo in grado di dare ai ragazzi, che cosa possiamo imparare da loro?

Chi sta con i giovani diventa giovane“, diceva Giovanni Paolo II negli ultimi anni della sua vita. Non basta però stare semplicemente a contatto con loro e lui stesso ce lo ha insegnato. Dei giovani bisogna saper prendere tutto ciò che essi hanno da insegnarci: la fiducia, la capacità di sognare, la voglia di cambiare il mondo. Aggiungete a queste qualità la maturità di una persona adulta e avrete ottenuto l’identikit dell’educatore del terzo millennio.

Vi saluto

Roberta

Insegnate Team Working a scuola!

"Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l'intelligenza che si vincono i campionati" Michael Jordan

“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati” Michael Jordan

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A cosa serve “costruire” l’empatia

parole sante !

parole sante !

Alcuni studi sul cervello mostrano che quando le persone ascoltano qualcuno che racconta una storia avvincente, i loro cervelli si ” sintonizzano” con quelli dell’oratore, è come se nel cervello di chi ascolta facessero l’eco gli argomenti di chi parla con uno scarto temporale di un secondo o due. Questa sintonia neuronale si rafforza se si aggiunge la concentrazione – gli ascoltatori più concentrati infatti fanno qualcosa di ancora più sorprendente: certi schemi delle loro attività cerebrali anticipano di un secondo o due, quelli di chi racconta la storia!

Attraverso questo tipo di concentrazione “sintonizzata” con il Maestro, il cervello di uno studente si ritrova nelle condizioni più propizie per imparare: ogni insegnante sa che affinché i suoi alunni possano inziare a comprendere la lezione di matematica o storia deve prima creare questo tipo di sintonia.

I circuiti cerebrali responsabili di questa tipo di “sintonia” sono i neuroni a specchio che leggono le emozioni, le intenzioni e le azioni degli altri e , simultaneamente attivano le regioni corrispondenti del nostro cervello, dandoci una percezione interiore di ciò che sta accadendo nell’altra persona, in altre parole leggiamo gli altri sintonizzandoci su noi stessi. Se ad esempio un insegnante si sente irritato, questo è il segnale che anche lo studente potrebbe sentirsi allo stesso modo!

L’addestramento per docenti a cogliere gli indizi non verbali include quindi l’interpretazione  delle emozioni di uno studente a partire dal tono della sua voce, dalla postura in classe e soprattutto dalle espressioni del suo volto. Basandosi sul lavoro di Paul Ekman, un esperto che ha identificato con precisione i movimenti dei muscoli facciali sotto l’effetto di tutte le principali emozioni, il programma insegna ai docenti a riconoscere le fugaci espressioni dei loro studenti attraverso la lettura del loro volto.

In base alla mia esperienza costruire questo tipo di abilità si è dimostrata particolarmente efficace in quanto più i docenti sono stati in grado di cogliere i sottili indizi dei loro studenti, più quest’ultimi si sentivano  coinvolti in quanto “percepivano veramente quanto l’insegnante avesse a cuore loro ed il loro futuro” .

Ciao

Roberta

L’arte di dare un 10

Durante il corso NLP Practictioner della ReSonance Coaching School di Roma ho sentito una bella storia – spesso la racconto durante i corsi di formazione per docenti – che parla di una bambina durante una lezione di disegno. Aveva 6 anni, era seduta in fondo e disegnava. L’insegnante diceva che questa ragazzina di solito non stava attenta, ma in quella lezione invece sì. L’insegnante era affascinata, andò da lei e le chiese: “Che cosa stai disegnando?”. E la ragazzina rispose: “Sto disegnando Dio”. E l’insegnante disse: “Ma nessuno sa che aspetto abbia”. E la ragazzina: “Lo sapranno tra poco”.

Ed ora vi voglio far vedere questo divertente video tratto dal film Stick it 

Ciò che queste due cose hanno in comune è che i bambini si buttano. Se non sanno qualcosa, ci provano. Giusto? Non hanno paura di sbagliare. Ora, non voglio dire che sbagliare è uguale a essere creativi ma come afferma il pedagogista Ken Robinson sappiamo che: “se non sei preparato a sbagliare, non ti verrà mai in mente qualcosa di originale”.

Quando diventiamo adulti la maggior parte di noi perde totalmente questa capacità,  come ha commentato una professionista della salute mentale in uno dei miei articoli: “abbiamo bisogno di recuperare l’errore, il tentativo, l’esperienza, e con essa la riparazione, l’autoefficacia, la tolleranza alla frustrazione”

chi merita uno zero spaccato?

chi merita uno zero spaccato?

Stigmatizzare gli errori, così come ha fatto la maestra sul compito di una bambina di 6 anni (foto), la quale solo per aver ritagliato con le forbici il foglio troppo vicino alle parole, ha meritato di prendersi uno zero spaccato, terrorizza al punto tale i bambini che, una volta divenuti adulti, Sono terrorizzati dall’idea di sbagliare! E questo purtroppo vale anche per come vengono gestite le aziende pubbliche e private . Dai nostri sistemi nazionali d’istruzione in poi quindi gli errori sono la cosa più grave che puoi fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti.

Attraverso i progetti scolastici ho potuto ulteriormente  verificare questa tesi e cioè che nel corso della nostra vita si viene educati a prendere le distanze da quello che veramente ci rende speciali ed unici e cioè la nostra creatività che è il vero carburante delle nostre passioni e talenti.

Mi permetto quindi di suggerire ai docenti una strategia didattica già adottata in molti paesi: consiste nel consegnare agli studenti, già all’inizio dell’anno, la loro personale pagella con un bel 10 in tutte le materie, sollecitando gli studenti ad adottare una condotta che consenta di mantenere il voto ottenuto.

…e voi cosa ne pensate? Come vi sareste sentiti se il primo giorno di scuola vi avessero dato una pagella con tutti 10 invece di uno Zero Spaccato?

A presto

Roberta

 

 

 

Usiamo di più il pensiero laterale

Vi presento ora il mio MENTORE per quanto riguarda i miei studi sull’educazione e vi riassumo qui di seguito le idee alla base delle sue ricerche.

Sir Ken Robinson

Sir Ken Robinson

 Non fatevi ingannare da quel “sir” che potrebbe evocare la figura di un vecchio accademico prigioniero di biblioteche e antichi precetti. Robinson è l’esatto contrario. Presenza fissa al TED (le sue videoconferenze sono state viste in rete più di 7 milioni di volte), le sue idee sulla creatività e il “pensiero divergente” alla base di un nuovo sistema educativo, hanno fatto il giro del mondo. Su Wired trovate la trascrizione di un discorso che ha scritto per la Rsa, organizzazione che si impegna a cercare nuove soluzioni per il progresso e la ricerca.

La premessa alla tesi di Robinson è molto semplice: la scuola di oggi è una scuola antica, concepita “nel clima culturale e intellettuale dell’Illuminismo e nelle circostanze economiche della prima rivoluzione industriale”. La prova è che le scuole sono ancora organizzate sul modello della linea di produzione, come in una fabbrica (Taylorismo). “Ci sono le campanelle, delle strutture separate, gli alunni si specializzano in materie diverse. Educhiamo ancora i bambini per annate: li inseriamo nel sistema raggruppandoli per età”. La scuola, quindi, è come una catena di montaggio da cui possono uscire solo due tipi di prodotti: studiosi e svogliati.

Si tratta di un sistema educativo non al passo con i tempi, secondo Robinson. Non un tempo in cui, su bambini e adolescenti, convergono le informazioni passate da Internet, dai telefonini e dalla tv.

Ma allora, qual è il tipo di educazione adatta alla nostra epoca? Robinson prende in causa il “Pensiero laterale”, espressione coniata dallo psicologo maltese Edward De Bono che indica una capacità di risolvere i problemi in modo creativo e da diverse prospettive. Robinson cita l’esempio della graffetta: quanti modi ti vengono in mente per usarne una? “La maggior parte di noi adulti ne trova 10-15. I ragazzi sotto i 20 anni 50 o 60 i bambini sotto i 10 anni, ne trovano anche 200. E li trovano facendo domande del tipo: ‘La graffetta potrebbe essere alta 60 metri e fatta di gommapiuma?”.

La cosa tragica è che i bambini sono più portati a vedere le cose lateralmente – e quindi a fare più domande e a trovare più soluzioni – di quanto lo siano gli adulti. Questo non perché la crescita porti per forza di cose a una chiusura mentale, ma perché i luoghi in cui i bambini crescono invece di sviluppare e articolare il loro pensiero, lo standardizzano. “Il problema cruciale”, sostiene Sir Ken Robinson, “risiede nella cultura delle nostre istituzioni, nel clima che vi si respira e nelle abitudini che hanno consolidato”. 

RIGUARDO LA SCELTA DELLA SCUOLA La preoccupazione per le possibilità di occupazioni future dei figli è certamente ragionevole e  realistica però ritengo che questa variabile non debba essere sopravvalutata al punto di renderla DETERMINANTE nella scelta della scuola e questo per i seguenti motivi :
• L’evoluzione del mercato del lavoro non è PREVEDIBILE in modo realistico e con margini di sicurezza accettabile, e questo per ammissione degli stessi imprenditori ed esperti del settore del business;
• I settori occupazionali che attualmente si presentano come maggiormente interessanti dal punto di vista occupazionale (alta tecnologia ad esempio), saranno saturati a breve con possibili richieste di inserimento professionale solo ad altissima specializzazione;
• La sicurezza del posto di lavoro stabile sarà sempre più impensabile per i nostri figli: essi dovranno reinventarsi più di una biografia professionale nel corso della loro vita lavorativa;
• In qualsasi settore occupazionale le doti richieste sono sempre più relative a specifiche caratteristiche di personalità, oltre che al possesso del pur necessario titolo di studio. La creatività, la sicurezza di sé, la capacità di collaborare con gli altri e di adattarsi alle necessità del momento, rappresentano un capitale “umano” che sarà sempre più richiesto e valorizzato in qualsiasi ambiente lavorativo e che sarà considerato a parer mio alla stessa stregua del titolo di studio.

Le doti che ho accennato quindi: creatività, sicurezza nelle proprie capacità, saper lavorare in team e saper adeguare la propria offerta alle reali necessità del mercato, pazienza e tenacia nella ricerca del “loro posto” di lavoro, NON sono acquisibili in nessun percorso di studi o corso professionale ad hoc ma si sviluppano spontaneamente quando una persona si occupa in modo appassionato di una attività in cui crede quello che il pedagogista inglese Ken Robinson definisce il proprio “ELEMENTO”.  A presto.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

keep-calm-and-have-fun

Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

Voglio ricordare tutto come Cicerone

memoria-di-ferroPresa dall’entusiasmo per la visione del film Now You See Me …..ho comprato e letto subito il libro di uno dei mentalisti più forti al mondo Derren Brown. Sono rimasta sbalordita della semplicità con cui spiega molte tecniche utilizzate per memorizzare le carte e che a parer mie possono essere riprodotte da chiunque abbia bisogno di riuscire a ricordare informazioni nella “sequenza perfetta”.;-) 

Una di queste si chiama TECNICA DEI LOCI (da “locus” che significa luoghi) Considera che questa tecnica è molto utilizzata al “World Memory Championship” nella prova della memorizzazione delle carte da gioco.
Su internet puoi  vedere un estratto dal documentario realizzato dalla BBC sulle potenzialità del cervello intitolato “BBC-Get smart”. E’ in inglese ma anche nel caso in cui non lo sapessi il messaggio si capisce molto bene grazie all’uso delle immagini. Descrive la tecnica utilizzata dal campione del mondo nel 2002 Andy Bell per memorizzare 10 mazzi di carte da gioco in 20 minuti. Utilizzando la tecnica dei loci ha memorizzato le 520 carte ed è in grado di rievocare la posizione di ogni singola carta. Ha impiegato 2,3 secondi a carta! ;-) 

loci 2Non ci crederai ma questa tecnica  risale a più di 2000 anni fà. Porta il nome del suo inventore, Cicerone, che, senza avere a disposizione le informazioni che sono state scoperte negli ultimi anni sul funzionamento della nostra mente, si era reso conto che, facendo un certo tipo di pensieri, riusciva a ricordare le sue orazioni senza aver bisogno di alcun appunto.

La tecnica da lui utilizzata era molto semplice e altrettanto efficace. Immagina che volesse parlare di quattro argomenti principali (o capitoli)  Ovviamente, le cose che voleva dire su ciascun di questi le aveva ben presenti. Gli serviva soltanto una strategia per ricordare la giusta sequenza. Pensava semplicemente ad un tragitto: un esempio poteva essere quello che portava da casa sua al foro dove teneva le sue orazioni e, ad ogni cosa particolare che incontrava, associava un oggetto che gli ricordasse l’argomento del quale doveva parlare. Se gli argomenti dei quali voleva parlare erano Catilina, i soldi, la guerra e la memoria, associava idee che gli ricordassero questi argomenti alle cose che incontrava nel tragitto. Questo gli permetteva di ripercorrere il discorso avendo sempre il filo conduttore, senza perdersi e senza saltare da un argomento all’altro senza una logica.
Possiamo usare questa tecnica per ricordare una sequenza di punti chiave di una presentazione con slides, di un esame o di qualunque altra cosa che ritieni opportuno

Ovviamente, possiamo prendere uno qualsiasi dei percorsi che abbiamo fatto anche senza conoscerlo nel dettaglio, io solitamente consiglio il tragitto che si è soliti fare per andare al lavoro o scuola. Questo perché prenderemo come ganci mentali soltanto i punti che ricordiamo, ripercorrendo mentalmente quel tragitto: sono i punti che più ci hanno lasciato un’emozione (ah quel bellissimo negozio di scarpe sotto casa mia  ;-) ) e che, quindi, ci torneranno in mente ogni volta che penseremo a quel percorso. Questa tecnica a differenza delle mappe che ci costruiamo per ricordare,  è solo mentale, quindi, non scriveremo nulla e, prima di riutilizzare uno stesso tragitto per memorizzare altri concetti, dobbiamo aver portato a lungo termine le informazioni che avevamo studiato precedentemente.

Comunque i loci devono essere impressi saldamente nella memoria, perché è fondamentale che tu non faccia mai fatica a ricordarli, non più di quanto faccia fatica a ricordare le stanze della tua casa.

Ti faccio un esempio immaginiamo che tu abbia una serie di cose da ricordare da fare nella giornata:

  1. Comprare dei francobolli
  2. passare dalla lavanderia
  3. al lavoro chiamare Tizio
  4. dar riparare il tuo cellulare
  5. dare da mangiare al gatto
  6. telefonare a Caio

Ora inizia così il percorso dei loci, la prima cosa è comprare sono i francobolli quindi posiziona una immagine nitida dei “francobolli” la tua prima localizzazione, se è un negozio magari immagina un enorme francobollo appiccicato sulla vetrina, poi passiamo alla lavanderia immagina il tuo tailleur preferito indossato dalla ragazza del bar (2° locus) continua così la lista sostituendo le cose da fare con una immagine localizzata sul tuo percorso . Se devi telefonare a Tizio immaginalo in chiesa (3 locus) mentre serve la messa!

Ti assicuro che una volta terminato avrai in mente un percorso familiare che puoi ripassare con la fantasia ogni volta che vuoi!

Questa è una delle tecniche che insegno ad i ragazzi durante le sessioni di mentoring, se ti interessa saperne di più contattami,  ti risponderò subito  .;-) 

Ti saluto

Roby

Per le vacanze un pò di Spreeder

Super velociQuanto tempo passi a leggere ogni giorno? Mettendo insieme lettura al computer e su carta stampata, sono sicura che vi verrà fuori un bel malloppo di tempo. E ora poniti una seconda domanda: quanto tempo risparmieresti se potessi raddoppiare la velocità di lettura già da oggi?

La mia classe virtuale sa bene che avere una buona tecnica di lettura è alla base di un buon metodo di studio 😉  

Però con l’evoluzione della tecnologia anche la lettura si è evoluta: ormai si leggono sempre meno libri o documenti stampati, e ad essi si preferiscono le comode pagine di un sito internet o di un documento Word.

Fortunatamente esistono programmi appositamente studiati per aiutarci nel compito. Non devi nemmeno installare niente sul computer: tutto quello che devi fare è andare sul sito ufficiale Spreeder, inserire il testo e iniziare a leggere.

Per quanto sulla pagina sia presente una spiegazione dettagliata, chi non mastica l’inglese ( …cosa aspetti?)  potrebbe trovarsi in difficoltà. È davvero molto semplice comunque: prima di tutto, incolla il testo che vuoi leggere nel box di testo che trovate sulla pagina. A questo punto fai click su spreed! e infine sul tasto play. Per cambiare testo, utilizzate il tasto new sulla destra. Il tasto settings, invece, permette di regolare due importanti parametri: la velocità del testo (words per minute o WPM, parole per minuto) e il numero di parole per blocco di testo (chunk size).

L’applicazione non fa altro che prendere il testo inserito e spezzettarlo parola per parola, per poi mostrarle una alla volta alla velocità che hai scelto. Inizialmente, la velocità è impostata su 300 parole al minuto (una parola alla volta), una velocità abbastanza bassa che permette a tutti di comprendere il significato del testo: un risultato niente male, visto che in media la velocità di lettura tradizionale si attesta sulle 200 parole al minuto! Bene, dopo aver provato ad una velocità bassa, raddoppiala: 600 parole al minuto (visualizzando sempre una parola alla volta), il triplo della lettura normale. Con tutta probabilità non capirai niente: nessun problema, è normale. Adesso abbassate la velocità a 400: il tuo cervello ha appena cercato di capire 600 parole al minuto, quindi 400 gli sembrerà poco. E infatti sono sicuro che capirai tutto lo scritto: sono passati pochi minuti e riesci già a leggere a velocità doppia!

Continua questo procedimento: alza e abbassa la velocità, vai avanti a piccoli passi, fino a quando non raggiungerai una velocità ottimale.

A questo punto, puoi passare alla seconda opzione: le parole per minuto. Per quanto fin dalle elementari ti venga insegnato a leggere una parola alla volta, è stato scientificamente provato che il cervello è capace di comprendere una frase intera in una frazione di secondo, perché sprechare una potenza simile? Scegli di visualizzare due parole alla volta invece che una: in questo modo potrai aumentare ancora di più il numero di parole al minuto, perché il cervello ci mette più o meno lo stesso tempo a comprendere una o due parole. Con l’esercizio potrai poi passare a tre o quattro parole contemporaneamente, sta a te trovare il limite.

Buon divertimento e Buone Vacanze!

Trova il tuo QUINTO ELEMENTO per far vivere le tue passioni

ogmmDi recente ho avuto l’opportunità di assistere ad un orchestra itinerante formata da giovani, quasi tutti minorenni, davvero talentuosi, tra di loro vi era anche una giovane ragazza tenore, di soli 15 anni davvero molto brava; non ho potuto fare a meno di chiedere alla madre come mai la figlia si fosse avvicinata a questa arte davvero poco comune trai i giovani e questo è quello che mia ha risposto:“in famiglia nessuno di noi si è mai avvicinato alla lirica, però avevo notato che quando casualmente mia figlia ascoltava cantare un opera era quasi ipnotizzata, allora l’ho accompagnata a vederne una quando aveva solo 8 anni, pensando che da lì a mezzora me ne sarei andata, invece è rimasta ferma per circa 2 ore! Alla fine dell’opera mi ha detto “mamma, io voglio stare là sopra” indicandomi il palco(ELEMENTO)” .

In ambito sportivo mi ha colpito la storia di Bart Conner, ginnasta americano aveva sei anni quando scoprì di poter camminare sulle mani facilmente così come faceva sui piedi. Più tardi scoprì che poteva farlo anche sulle scale ; aveva una naturale destrezza, la madre di Bart non poteva di certo immaginare cosa sarebbe successo ma gli ha riconosciuto un attitudine lo ha quindi accompagnato in una palestra (ELEMENTO) che Bart ha trovato un luogo inebriante! Più tardi divenne il giovane ginnasta americano più medagliato della storia .

L’ELEMENTO, è il concetto descritto dal pedagogista inglese Sir Ken Robinson nel corso del Benchmark Business svoltosi a Londranel 2012 che ha riunito i più grandi leader di pensiero che potessero ispirare i partecipanti ad essere leader migliori e rendere più sane le loro organizzazioni ed aziende.

Durante la conferenza è emerso che non basta  essere solo BRAVI a fare qualcosa bisogna trovare l’ELEMENTO in cui talento naturale e passione personale si incontrano.

Per vari motivi il tipo di educazione attuale è più orientata nel fare delle previsioni su quello che sarà UTILE nel corso della nostra vita e per la nostra carriera più che essere focalizzata su quello che veramente ci piace fare, su chi siamo veramente.

La madre del ginnasta non poteva immaginare quello che sarebbe successo a suo figlio e di certo non lo potrà mai sapere la medre del tenore  ma fortunatamente i ragazzi hanno trovato il loro ELEMENTO ed un MENTORE che sono riusciti ad individuare i loro talenti ead insegnare loro come farli conoscere al mondo esterno.

I 3 principi da cui parto per i miei studi orientati all’attività di Mentoring rivolta ai giovani sono:

  • TUTTI ABBIAMO GIA’ QUELLO CHE CI SERVE PER ESSERE DELLE PERSONE BRILLANTI ED APPAGATE
  • TUTTI NOI ABBIAMO UNA RISORSA ENORME DI TALENTO
  • LA CREATIVITA’ SI IMPARA ED E’ FONDAMENTALE PER ESTERNARE IL
    TUO TALENTO

L’attività di mentoring consente di rientrare in contatto con i propri talenti e passioni riportando chiunque verso il PROPRIO ELEMENTO cioè quel luogo virtuale attraverso il quale vengono vagliate tutta una serie di possibilità più che di limitazioni.

Il processo trasformativo più efficace ch esto studiando  è il ReSonance   in quanto a differenza della PNL Classica, quella di Bandler per intenderci,  parte da come sei quando tutto è “perfetto” ed espande a partire da questa posizione. Inoltre questa evoluzione della PNL, affronta il problema di come riconoscere la propria ABILITA’ UNICA o se preferiamo chiamarlo TALENTO e soprattutto come utilizzarla !

Se ti interessa riconoscere la TUA ABILITA’ UNICA contattami via Twitter o FB page oppure attraverso la pagina dei contatti .

A presto Roby

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