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Il cervello è nelle mani

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I gesti delle mani meritano la nostra attenzione in quanto ricca fonte di comunicazione non verbale per comprendere meglio i pensieri e i sentimenti degli altri. Un aspetto che spesso viene trascurato  sia da docenti che da discenti in ambiti didattici,nonostante i nostri cervelli siano ancora “cablati” per coinvolgere le nostre mani nel comunicare come fossero le EMOTICON delle nostre emozioni (Psychology of Communications); Il motivo è da ricercarsi probabilmente nel fatto che il nostro primo contatto è con le nostre mani quando cerchiamo i nostri genitori per infonderci sicurezza.

Tra tutte le specie animali, le nostre mani umane sono uniche – non solo per ciò che possono compiere, ma anche nel modo in cui comunicano.

Pertanto, sia che le persone parlino o meno, è interessante sapere che il nostro cervello dà una quantità sproporzionata di attenzione alle dita e le mani, rispetto al resto del corpo in quanto il nostro cervello sa benissimo che le mani rivelano molto su quello che sta succedendo nella nostra testa.

Come tocchiamo gli altri dipende da come ci sentiamo nei loro confronti: solitamente il contatto completo con il palmo della mano è caldo e affettuoso, mentre toccando con la punta delle dita si tradisce meno affetto.
Quando ci si sente a proprio agio in un contesto, il sangue nelle mani scorre in modo regolare rendendole calde e flessibili, al contrario lo stress rende le nostre mani più fredde e rigide, si ricorre quindi allo sfregamento delle mani  (auto massaggio o “pacificazione”), che consentirà di aumentare il flusso del sangue nelle mani sino a strofinare le mani insieme con le dita distese e intrecciate quando le cose vanno veramente male!
Non si può aver notato che quando ci si sente forti e sicuri di sé, lo spazio tra le dita cresce rendere le mani più territoriale. Quando ci si sente insicuri,  lo spazio scompare, sino a nascondere il pollice sotto le dita .

Lo Steepling Risultati immagini per steepling fingers è importante per rafforzare il concetto di quello che si sta dicendo, probabilmente è il display più potente di fiducia che possediamo.

La prima volta che tocchiamo gli altri è, di solito, con una stretta di mano. Può sembrare banale, ma sbagliare questo tipo di CONTATTO potrebbe lasciare un’impressione negativa duratura, in quanto ogni tocco influenza il nostro centro emozionale (positivamente o negativamente) in modo più o meno consapevole.

La  stretta di mano inoltre dovrebbe essere accompagnata SEMPRE da un buon contatto visivo.

Durante alcuni viaggi di lavoro all’estero ho potuto verificare che in alcune culture, una stretta di mano è un gesto di saluto secondario. Un abbraccio, anche un bacio, possono essere più adeguati.

In alcuni contesti come classi ma anche ambienti lavorativi  dove è importante lavorare in team, è SCONSIGLIABILE puntare con il dito indice, anche se si tratta di dirigere una persona a una sedia, E’ preferibile usare tutta la mano con le dita distese.

Come donna osservo spesso le mani dei miei interlocutori in quanto a mio parere indicano quanto ci prendiamo cura di noi stessi  e non solo per convenzione SOCIALE!

Questi sono solo alcuni dei messaggi che derivano dalle mani. Le mani sono davvero squisite trasmettitori delle nostre emozioni e pensieri. Non possiamo permetterci di ignorarli.

Ciao Roby

 

source: The Psychology of Communication W. Lambert Gardiner

Motivare a Proteggersi, perché?

open mind projectRecentemente mi è stato chiesto di dare il mio contributo ad un brillante progetto per un  Corso Teorico – Pratico di Protezione Personale ed Antiaggressione Femminile che si è svolto presso il Centro Polifunzionale della Polizia di Stato di Roma. Essendo il mio campo di studio ed applicazione l’attività di mentoring in tutti gli aspetti di sviluppo e formazione dell’individuo ho voluto affrontare le radici delle azioni di auto-sabotaggio .

Molte persone infatti  sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale sulle loro azioni, in realtà quello che succede e che, nella maggior parte dei casi, sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di smettere di fumare, iniziare a svolgere un’attività sportiva o INTERROMPERE UNA RELAZIONE INSODDISFACENTE O PEGGIO PERICOLOSA.

Le radici del sabotaggio sono profonde, vengono da lontano, risiedono in un insieme di convinzioni, emozioni, presupposizioni che una persona ha riguardo a se stessi. Il sabotaggio della propria esistenza viene inoltre alimentato da un insieme di fattori che se conosciuti possono essere “controllati” .

Quello che accade QUINDI è di auto sabotarsi! In quanto il processo cognitivo di valutazione del rischio o della vulnerabilità personale è soggetto ad una serie di ERRORI DI GIUDIZIO. Uno di questi è ad esempio l’ottimismo irrealistico, in base a cui le persone valutano di essere meno a rischio rispetto ad altri. Di questo parla ad esempio un LIBRO “DONNE CHE AMANO TROPPO” : Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia, si occupa dei problemi di “dipendenza” e ha lavorato nel campo delle tossicodipendenze e dell’alcolismo. Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo.

I motivi principali per cui si incorre negli ERRORI DI GIUDIZIO sono:

  1. la percezione del rischio per l’individuo è determinato dalla sua esperienza personale nei confronti della malattia, dalle credenze, dai valori, inclusi quelli morali;
  2. abbassamento del livello di percezione e controllo sull’evento rischioso;
  3. sottovalutazione degli aspetti dinamici della valutazione del rischio, la quale può variare da un istante all’altro, in funzione dei fattori dipendenti dal contesto sociale e culturale.

In ogni autentica soluzione per non incorrere in questi ERRORI di GIUDIZIO c’è un “ingrediente nascosto”, ovvero rafforzare la nostra attenzione e la nostra comprensione nella triplice dimensione noi stessi/altri/il mondo che ci circonda .

Se vuoi conoscere alcune delle strategie più efficaci che conosco per alzare la tua soglia di attenzione “naturalmente” e che ti permettono di dirigerti nella direzione che vuoi e ti portano a ottenere i risultati che desideri., contattami qui.

Ciao Roby

Decidere con la “pancia” è una strategia ragionevole

pensareQuando frequentavo le superiori a volte venivo assalita da dubbi grammaticali che riuscivo a risolvere soltanto dopo averli scritti su un foglio bianco  (tipo coscienza :con la i o senza, dibattito 2b??? etc) e non capivo perché’ mentre li scrivevo azzeccavo  quella giusta soltanto  perché mi “suonava bene” , a livello di sensazione … di pancia appunto.

Più avanti ho scoperto che gli imprenditori di maggior successo raccolgono innumerevoli dati attingendo a molte più fonti (e di più varia natura) non solo quelle che la maggioranza delle persone riterrebbero importanti ma anche quelle che la maggioranza delle persone non riterrebbero importanti ed anche loro, infatti si rendevano conto che, di fronte a una decisione vitale, le sensazioni di “pancia”  dovevano  comunque essere prese in considerazione.

Studiando l’attività cerebrale ho scoperto che quando prendiamo una decisione di questo tipo i sistemi subcorticali (tra cui l’amigdala e l’insula) operano al di fori della consapevolezza cosciente, raccogliendo le regole decisionali che ci guidano ed immagazzinando la nostra saggezza di vita (facendoci poi arrivare il risultato dei loro procedimenti sotto forma di una percezione interiore . Questa impressione sottile (come quando ci diciamo appunto “mi suona bene”) ci indirizza ancor prima che possiamo esprimere la nostra decisione razionalmente o a parole.

Se non fosse così ci resterebbe solo quella fredda razionalità che trova espressione nella cosiddetta “teoria dell’utilità attesa” grazie ai quali soppesiamo e calcoliamo i pro e contro di tutti i fattori che riteniamo rilevanti, teoria che però mi fa sorgere un paio di dubbi perché:

  1. raramente la vita si presenta in termini così ordinati e netti
  2. la nostra mente, automatica ed involontaria, che conserva le informazioni più rilevanti per una corretta decisione, è inaccessibile razionalmente.

Uno studio accademico sulle intuizioni di “pancia” è giunto alla conclusione che utilizzare queste sensazioni, al pari di vere e proprie informazioni è “in genere una ragionevole strategia di giudizio” (e non una perenne fonte di errori come vorrebbero gli iper-razionalisti).

Per prendere decisioni intelligenti quindi non basta non basta essere degli esperti in un particolare campo 😦 , occorre avere anche una accentuata autoconsapevolezza .

Se conosciamo bene NOI stessi oltre che i nostri affari, possiamo muoverci con scaltrezza nell’interpretazione dei fatti – attenzione però alle nostre DISTORSIONI interiori che possono manipolare la nostra capacità di giudizio ma questo gli studenti del mio corso sulle strategie per lo sviluppo dell’attenzione,  lo sanno bene  😉 .

Ciao

Roberta

Source

FOCUS D. Goleman

Personality and Social Psychology Review

Ogni caduta ci rende più forti

Sosteniamo i nostri figli  dalle cadute fisiche e psicologiche: una brutta pagella, una bocciatura, una delusione amorosa ; sono tutte occasioni per dimostrare quanto li amiamo e quanto crediamo in loro .

 

Imparare ad entrare nella corrente australiana

Alcune recenti ricerche svolte sui posti di lavoro, sia nel pubblico sia nel privato, mostrano che un gran numero di persone si trovano in uno stato cerebrale e fisiologico quasi del tutto “spento” : passano ore a navigare su Internet o You Tube sognando ad occhi aperti e lavorando il minimo indispensabile provocando una vera e propria DISPERSIONE dell’attenzione; questi atteggiamenti di apatia ed indifferenza sono molto più diffusi nei lavori più semplici e ripetitivi. Per risolvere questo disagio lo psicologo comportamentista Csikszentmihalyi,teorico della felicità e del benessere, nel corso di una ricerca si è soffermato su quello che le persone intendevano con la definizione di  “buon lavoro” , ne è emerso un mix di ciò che si è bravi a fare con ciò che è legato agli interessi personali e che rispetta pienamente i propri principi etici. Si tratta di quelle professioni dove le persone sono talmente assorbite da perdere la cognizione del tempo; quando si ama quello che si sta facendo e questo ci fa sentire bene, in psicologia viene definita l’esperienza ottimale o di “flusso”.

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

Purtroppo nella vita quotidiana gli adulti si trovano molto più raramente in uno stato di flusso a differenza dei bambini che riescono ad essere completamente assorbiti dai loro giochi tanto da non accorgersi del tempo che passa e della mamma che chiama! 😉  Eppure ritrovare questa condizione cerebrale perfetta è veramente importante in quanto le persone che hanno più successo in ogni ambito sono proprio quelle che possono contare su questa felice combinazione.

Uno degli obbiettivi primari del mio lavoro con gli adolescenti consiste quindi nel far recuperare loro quelle abilità per riportarli proprio in questo stato di flusso e ci sono diversi modi per farli accedere a questo tipo di esperienza:

uno si manifesta quando devono affrontare un compito che richiede loro di spingere al massimo le loro capacità, una prova che per loro è considerata ai “limiti della realizzabilità”;

un altro quando si dedicano a qualcosa che li appassiona – la MOTIVAZIONE spinge automaticamente verso il flusso.

Una volta che un giovane si trova in questo stato ottimale c’è una ricca interconnessione fra diverse aree del cervello che gli consente di lavorare al meglio delle loro potenzialità, qualsiasi sia l’attività stiano svolgendo: studio, sportiva o creativa in genere .

Come dico spesso nelle scuole: “… è come entrare nella corrente australiana del film Nemo, è tutto più leggero, veloce e soprattutto divertente!” 😉

A presto

Roberta

Il successo è scritto nei Marshmallows

happy marshmallows

happy marshmallows

Nell’ambito dei progetti che propongo nelle scuole, il modulo che sicuramente crea più curiosità da parte di docenti e genitori è sicuramente quello relativo alle Strategie di Autocontrollo.

Questo tipo di progetto nasce dall’esperienza fatta nelle scuole sin dall’infanzia : tutti gli insegnanti infatti, soprattutto quelli della materna ci dicono che hanno bisogno di bambini che arrivino da loro già in grado di stare seduti composti e concentrati!

Infatti grazie ad una nota ricerca condotta dallo psicologo Walter Mischel della Stanford University, è stato dimostrato che questa semplice abilità è correlata alla media scolastica in modo più stretto rispetto a quanto non lo è QI.

Ecco la ricerca: il ricercatore aveva portò dei bambini di 4 anni, uno alla volta,  in una sala giochi di una scuola per l’infanzia, mostrando loro un vassoio con dei Marshmallow (tipico dolce goloso statunitense) dicendo che potevano prenderne uno. Subito dopo aggiunse: “Ora uscirò a fare un giro: se aspetti a mangiarlo fino al mio ritorno, potrai averne due”. Per un bambino di quell’età sicuramente una prova durissima considerato soprattutto che la stanza era priva di ogni altra possibile distrazione quali giocattoli, libri, colori per disegnare. Infatti circa un terzo prese subito il dolcetto, un altro terzo riuscì ad aspettare per quindici minuti e quindi furono ricompensati con due ed infine un altro terzo resistette per un po’ salvo poi cedere dopo qualche minuto. La cosa più sorprendente di questa ricerca fu quando vennero rintracciati tutti i bambini a distanza di anni, praticamente quelli che dimostrarono più autocontrollo non solo avevano ottenuto migliori risultati nello studio, indipendentemente dall’estrazione familiare , ma soprattutto avevano in media uno stato di salute ed economico migliore rispetto agli altri che invece “avevano ceduto”.

In sostanza, anche quando i ragazzi trascorrono un’infanzia nelle migliori condizioni economiche, se non sono in grado di rimandare delle gratificazioni immediate per raggiungere i loro obbiettivi futuri, i vantaggi iniziali rischiano di svanire nel corso della loro vita: sul lungo periodo dal punto di vista del successo l’autocontrollo sembra tanto determinante quanto le scuole d’elite ed i privilegi ad essa connessi e su questo principio molte discipline scientifiche concordano: gli psicologi dello sviluppo studiano come i bambini crescendo, acquistino via via una maggiore padronanza del loro autocontrollo, rimandare le gratificazioni, controllare gli impulsi, autoregolare le emozioni, pianificare le cose ed agire con coscienziosità; gli specialisti della salute hanno notato un collegamento tra autocontrollo e la durata della vita, mentre i sociologi si concentrano sulla scarsità di autocontrollo come un fattore che lascia presagire la disoccupazione e la tendenza al crimine addirittura; gli psichiatri esaminano i problemi come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività nei giovani e i disordini come il fumo, l’alcol e i rapporti sessuali non protetti, gli economisti infine riflettono sul fatto che l’autocontrollo potrebbe essere una chiave per il benessere economico e la riduzione del crimine.

A presto

Roberta

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

keep-calm-and-have-fun

Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

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