Archivi della categoria: sociologia

Il cervello è nelle mani

ringiovanire-il-cervello-620x350

I gesti delle mani meritano la nostra attenzione in quanto ricca fonte di comunicazione non verbale per comprendere meglio i pensieri e i sentimenti degli altri. Un aspetto che spesso viene trascurato  sia da docenti che da discenti in ambiti didattici,nonostante i nostri cervelli siano ancora “cablati” per coinvolgere le nostre mani nel comunicare come fossero le EMOTICON delle nostre emozioni (Psychology of Communications); Il motivo è da ricercarsi probabilmente nel fatto che il nostro primo contatto è con le nostre mani quando cerchiamo i nostri genitori per infonderci sicurezza.

Tra tutte le specie animali, le nostre mani umane sono uniche – non solo per ciò che possono compiere, ma anche nel modo in cui comunicano.

Pertanto, sia che le persone parlino o meno, è interessante sapere che il nostro cervello dà una quantità sproporzionata di attenzione alle dita e le mani, rispetto al resto del corpo in quanto il nostro cervello sa benissimo che le mani rivelano molto su quello che sta succedendo nella nostra testa.

Come tocchiamo gli altri dipende da come ci sentiamo nei loro confronti: solitamente il contatto completo con il palmo della mano è caldo e affettuoso, mentre toccando con la punta delle dita si tradisce meno affetto.
Quando ci si sente a proprio agio in un contesto, il sangue nelle mani scorre in modo regolare rendendole calde e flessibili, al contrario lo stress rende le nostre mani più fredde e rigide, si ricorre quindi allo sfregamento delle mani  (auto massaggio o “pacificazione”), che consentirà di aumentare il flusso del sangue nelle mani sino a strofinare le mani insieme con le dita distese e intrecciate quando le cose vanno veramente male!
Non si può aver notato che quando ci si sente forti e sicuri di sé, lo spazio tra le dita cresce rendere le mani più territoriale. Quando ci si sente insicuri,  lo spazio scompare, sino a nascondere il pollice sotto le dita .

Lo Steepling Risultati immagini per steepling fingers è importante per rafforzare il concetto di quello che si sta dicendo, probabilmente è il display più potente di fiducia che possediamo.

La prima volta che tocchiamo gli altri è, di solito, con una stretta di mano. Può sembrare banale, ma sbagliare questo tipo di CONTATTO potrebbe lasciare un’impressione negativa duratura, in quanto ogni tocco influenza il nostro centro emozionale (positivamente o negativamente) in modo più o meno consapevole.

La  stretta di mano inoltre dovrebbe essere accompagnata SEMPRE da un buon contatto visivo.

Durante alcuni viaggi di lavoro all’estero ho potuto verificare che in alcune culture, una stretta di mano è un gesto di saluto secondario. Un abbraccio, anche un bacio, possono essere più adeguati.

In alcuni contesti come classi ma anche ambienti lavorativi  dove è importante lavorare in team, è SCONSIGLIABILE puntare con il dito indice, anche se si tratta di dirigere una persona a una sedia, E’ preferibile usare tutta la mano con le dita distese.

Come donna osservo spesso le mani dei miei interlocutori in quanto a mio parere indicano quanto ci prendiamo cura di noi stessi  e non solo per convenzione SOCIALE!

Questi sono solo alcuni dei messaggi che derivano dalle mani. Le mani sono davvero squisite trasmettitori delle nostre emozioni e pensieri. Non possiamo permetterci di ignorarli.

Ciao Roby

 

source: The Psychology of Communication W. Lambert Gardiner

LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE

#degrado #scuolaNel 1969, presso l’Università di Stanford (USA), il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento di psicologia sociale. Lasciò due auto abbandonata in strada, due automobili identiche, la stessa marca, modello e colore. Una l’ ha lasciata nel Bronx, quindi una zona povera e conflittuale di New York ; l’altra a Palo Alto, una zona ricca e tranquilla della California. Due identiche auto abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di specialisti in psicologia sociale, a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito.

Si è scoperto che l’automobile abbandonata nel Bronx ha cominciato ad essere smantellato in poche ore. Ha perso le ruote, il motore, specchi, la radio, ecc. Tutti i materiali che potevano essere utilizzati sono stati presi, e quelli non utilizzabili sono stati distrutti. Dall’altra parte , l’automobile abbandonata a Palo Alto, è rimasta intatta.

È comune attribuire le cause del crimine alla povertà. Attribuzione nella quale si trovano d’accordo le ideologie più conservatrici (destra e sinistra). Tuttavia, l’esperimento in questione non finì lì: quando la vettura abbandonata nel Bronx fu demolita e quella a Palo Alto dopo una settimana era ancora illesa, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto, California. Il risultato fu che scoppiò lo stesso processo, come nel Bronx di New York : furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato come era accaduto nel Bronx.

Perchè il vetro rotto in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?

Non è la povertà, ovviamente ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali.

Un vetro rotto in un’auto abbandonata trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di non curanza,  sensazioni di rottura dei codici di convivenza, di assenza di norme, di regole, che tutto è inutile. Ogni nuovo attacco subito dall’auto ribadisce e moltiplicare quell’idea, fino all’escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col risultato finale di una violenza irrazionale.

In esperimenti successivi James q. Wilson e George Kelling hanno sviluppato la teoria delle finestre rotte, con la stessa conclusione da un punto di vista criminologico, che la criminalità è più alta nelle aree dove l’incuria, la sporcizia, il disordine e l’abuso sono più alti.

Se si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare  a nessuno, allora lì si genererà la criminalità. Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato, superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti, si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi.

Se parchi e altri spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene, questi luoghi saranno abbandonati dalla maggior parte delle persone (che smettono di uscire dalle loro case per paura di bande) e questi stessi spazi lasciati dalla comunità, saranno progressivamente occupato dai criminali.

Gli studiosi hanno risposto in una forma più forte ancora, dichiarando che l’incuria ed il disordine accrescono molti mali sociali e contribuiscono a far degenerare l’ambiente.

A casa, tanto per fare un esempio, se il capofamiglia lascia degradare progressivamente la  sua casa, come la mancanza di tinteggiature alle pareti che stanno in pessime condizioni, cattive abitudini di pulizia, proliferazioni di cattive abitudine alimentari, utilizzo di parolacce, mancanza di rispetto tra i membri della famiglia, ecc, ecc, ecc. poi, anche gradualmente,  cadranno anche la qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia ed inizieranno a crearsi cattivi rapporti con la società in generale. Forse alcuni, perfino un giorno, entreranno in carcere.

Questa teoria delle finestre rotte può essere un’ipotesi valida a comprendere la degradazione della società e la mancanza di attaccamento ai valori universali, la mancanza di rispetto per l’altro e alle autorità (estorsione e le tangenti) , la degenerazione della società e la corruzioni  a tutti i livelli. La mancanza di istruzione e di formazione della cultura sociale, la mancanza di opportunità, generano un paese con finestre rotte, con tante finestre rotte e nessuno sembra disposto a ripararle.

La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata per la prima volta alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City, che era divenuto il punto più pericoloso della città. Si cominciò combattendo le piccole trasgressioni: graffiti che deterioravano il posto, lo sporco dalle stazioni, ubriachezza tra il pubblico, evasione del pagamento del biglietto, piccoli furti e disturbi. I risultati sono stati evidenti: a partire della correzione delle piccole trasgressioni si è riusciti a fare della Metro un luogo sicuro.

Successivamente, nel 1994, Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte e l’esperienza della metropolitana, ha promosso una politica di tolleranza zero. La strategia era quella di creare comunità pulite ed ordinate, non permettendo violazioni alle leggi e agli standard della convivenza sociale e civile. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità a New York City.

La frase “tolleranza zero” suona come una sorta di soluzione autoritaria e repressiva, ma il concetto principale è più prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza. Non è questione di  violenza ai trasgressori, né manifestazione di arroganza da parte della polizia. Infatti, anche in materia di abuso di autorità, dovrebbe valere la tolleranza zero. Non è tolleranza zero nei confronti della persona che commette il reato, ma è tolleranza zero di fronte al reato stesso. L’idea è di creare delle comunità pulite, ordinate, rispettose della legge e delle regole che sono alla base della convivenza  umana in modo civile e socialmente accettabile.

È bene di tornare a leggere questa teoria e di diffonderla .

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: