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Social Coaching

Social Coaching.

Il successo è scritto nei Marshmallows

happy marshmallows

happy marshmallows

Nell’ambito dei progetti che propongo nelle scuole, il modulo che sicuramente crea più curiosità da parte di docenti e genitori è sicuramente quello relativo alle Strategie di Autocontrollo.

Questo tipo di progetto nasce dall’esperienza fatta nelle scuole sin dall’infanzia : tutti gli insegnanti infatti, soprattutto quelli della materna ci dicono che hanno bisogno di bambini che arrivino da loro già in grado di stare seduti composti e concentrati!

Infatti grazie ad una nota ricerca condotta dallo psicologo Walter Mischel della Stanford University, è stato dimostrato che questa semplice abilità è correlata alla media scolastica in modo più stretto rispetto a quanto non lo è QI.

Ecco la ricerca: il ricercatore aveva portò dei bambini di 4 anni, uno alla volta,  in una sala giochi di una scuola per l’infanzia, mostrando loro un vassoio con dei Marshmallow (tipico dolce goloso statunitense) dicendo che potevano prenderne uno. Subito dopo aggiunse: “Ora uscirò a fare un giro: se aspetti a mangiarlo fino al mio ritorno, potrai averne due”. Per un bambino di quell’età sicuramente una prova durissima considerato soprattutto che la stanza era priva di ogni altra possibile distrazione quali giocattoli, libri, colori per disegnare. Infatti circa un terzo prese subito il dolcetto, un altro terzo riuscì ad aspettare per quindici minuti e quindi furono ricompensati con due ed infine un altro terzo resistette per un po’ salvo poi cedere dopo qualche minuto. La cosa più sorprendente di questa ricerca fu quando vennero rintracciati tutti i bambini a distanza di anni, praticamente quelli che dimostrarono più autocontrollo non solo avevano ottenuto migliori risultati nello studio, indipendentemente dall’estrazione familiare , ma soprattutto avevano in media uno stato di salute ed economico migliore rispetto agli altri che invece “avevano ceduto”.

In sostanza, anche quando i ragazzi trascorrono un’infanzia nelle migliori condizioni economiche, se non sono in grado di rimandare delle gratificazioni immediate per raggiungere i loro obbiettivi futuri, i vantaggi iniziali rischiano di svanire nel corso della loro vita: sul lungo periodo dal punto di vista del successo l’autocontrollo sembra tanto determinante quanto le scuole d’elite ed i privilegi ad essa connessi e su questo principio molte discipline scientifiche concordano: gli psicologi dello sviluppo studiano come i bambini crescendo, acquistino via via una maggiore padronanza del loro autocontrollo, rimandare le gratificazioni, controllare gli impulsi, autoregolare le emozioni, pianificare le cose ed agire con coscienziosità; gli specialisti della salute hanno notato un collegamento tra autocontrollo e la durata della vita, mentre i sociologi si concentrano sulla scarsità di autocontrollo come un fattore che lascia presagire la disoccupazione e la tendenza al crimine addirittura; gli psichiatri esaminano i problemi come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività nei giovani e i disordini come il fumo, l’alcol e i rapporti sessuali non protetti, gli economisti infine riflettono sul fatto che l’autocontrollo potrebbe essere una chiave per il benessere economico e la riduzione del crimine.

A presto

Roberta

Sociopatici di successo ovvero il lato oscuro dell’empatia

il lato oscuro

il lato oscuro

L’empatia è quel radar emotivo che, se bene usato nel corso della nostra vita, ci consente di trovare numerose risorse per il raggiungimento dei nostri obbiettivi. Molto spesso quindi questa dote che ci consente di entrare in connessione emotiva con gli altri, viene promossa e favorita soprattutto negli ambiti didattici;  ma proprio a causa del suo grande potere, a volte presenta anche un suo utilizzo “oscuro” come nei casi di bullismo tra i giovani o ancora peggio nei casi di violenze sulle donne o in famiglia.

Il lato oscuro dell’empatia si manifesta quando una persona la utilizza per individuare i punti deboli delle altre persone per approfittare di loro, in sostanza per manipolarle.  Tali individui non provano alcun timore, la minaccia di una punizione (rimprovero dei genitori o nota disciplinare ad esempio) non rappresenta per loro alcun deterrente.

Secondo l’approccio psicologico classico questi soggetti vengono definiti sociopatici (circa l’un per cento della popolazione) che, una volta divenuti adulti, spesso “nascondono” questo loro disturbo attraverso “una IMITAZIONE perfetta delle normali emozioni, un’acuta intelligenza ed un atteggiamento di responsabilità sociale” , i cosiddetti  SOCIOPATICI DI SUCCESSO di cui il mondo del lavoro è pieno. Tra gli indicatori più  importanti, oltre al ricorso patologico alle bugie ed alla tendenza a vivere sulle “spalle degli altri”, vi sono anche:

grossi deficit di attenzione, quali facilità ad annoiarsi e a distrarsi che inoltre impedisce di “vedere le conseguenze delle loro azioni”;

scarsa capacità di controllare gli impulsi;

totale mancanza di solidarietà nei confronti di chi soffre.

Nel corso dei progetti scolastici pertanto, dedico una parte importante allo sviluppo delle strategie cognitive al fine di contrastare questo tipo di pericolo attraverso l’attivazione di una forma primitiva di EMPATIA DIFENSIVA.

Secondo la mia esperienza in ambienti didattici e non, costruire una EMPATIA COGNITIVA è possibile a qualsiasi età ma sicuramente attivarla in età adolescenziale consente la costruzione di legami professionali e personali di qualità, presupposto non trascurabile per lo sviluppo sano di un giovane.

Se siete interessati allo sviluppo delle strategie cognitive potete contattarmi qui

Ciao

Roberta

Il regalo migliore per un figlio

Pagellini primo quadrimestre : 1^ Round

genitori e figli: istruzioni per l'uso

genitori e figli: istruzioni per l’uso

Questo è il periodo dei pagellini del primo quadrimestre e spesso, in questo periodo, vengo contattata da genitori preoccupati ed ansiosi per il rendimento scolastico dei figli . Il disagio più grande che mi sento raccontare dai genitori è quello che, vedendo i scarsi risultati dei loro figli, ritengono non siano riusciti a trasmettere adeguatamente l’importanza del valore  “CULTURA” .  

A mio parere, questo è uno dei più grossi fraintesi nelle relazioni, responsabile di litigate estenuanti tra genitori e figli: gli uni a causa del senso di inadeguatezza che nasce dal “giudicarsi” dalle performance dei propri figli, gli altri dal senso di incomprensione da parte degli adulti di quelle che sono le proprie aspirazioni e passioni. 

Le presupposizioni alla base dei confronti tra genitori e figli su questo argomento, spostano l’attenzione da qualcosa – apparentemente – poco importante come fosse già dato per scontato, chiedendo una decisione su altri elementi – apparentemente – importanti; quindi nella maggior parte dei casi le presupposizioni sono incomplete o, nei casi peggiori, ERRATE.

“Senza un titolo di studio, non vai da nessuna parte!” Quale titolo? Andare dove? Sei certo dove vuole andare e perché? Siamo certi che con quel titolo troverà lavoro? 

“Tu non mi capisci e non ti interessa come sono fatto veramente!” Cosa c’è che non ha capito? C’era qualcosa in più da capire oltre a quello che comunichi? Da quali comportamenti deduci che non capisce e non gli interessa? Sei certo che è così? Se non sei capito dagli adulti, tu ti conosci veramente? Ma soprattutto: COSA VUOI? 

Uno dei primi benefici che ottengo degli studenti attraverso l’attività di Mentoring è proprio l’acquisizione di quelle abilità linguistiche che consentono loro una maggiore chiarezza comunicativa con gli adulti (Genitori/Insegnanti) , “riposizionando” i giovani nei confronti dello studio per cui la cultura diventa un mezzo e non uno scopo . 

La scuola, le lezioni, lo studio rappresentano quindi un investimento a lungo termine, lo SCOPO è vivere una vita professionale e personale che li rappresenti veramente in modo da renderli pienamente FELICI,  e questo diventa lo scopo COMUNE che unisce genitori e figli. 

Per riposizionare i giovani nei confronti dello studio in modo da renderli più consapevoli e partecipativi, chiedo sempre quali sono gli ambiti, anche occasionali, dove hanno raggiunto i risultati che desiderano e da questa posizione di pienezza e completezza li “accompagno” attraverso gli altri ambiti della loro vita . 

Cosa Succede? 

Si impara a comunicare ed interagire con gli altri efficacemente in modo da avere chiaro COSA SI VUOLE ed il percorso per raggiungerlo.

Tutto questo avviene in modo assolutamente naturale utilizzando aspetti somatici e linguistici di un modello di coaching che sto studiando e svilluppando appositamente per gli adolescenti, denominato ReSonance.

A prestissimo

Roberta 😉

Usiamo di più il pensiero laterale

Vi presento ora il mio MENTORE per quanto riguarda i miei studi sull’educazione e vi riassumo qui di seguito le idee alla base delle sue ricerche.

Sir Ken Robinson

Sir Ken Robinson

 Non fatevi ingannare da quel “sir” che potrebbe evocare la figura di un vecchio accademico prigioniero di biblioteche e antichi precetti. Robinson è l’esatto contrario. Presenza fissa al TED (le sue videoconferenze sono state viste in rete più di 7 milioni di volte), le sue idee sulla creatività e il “pensiero divergente” alla base di un nuovo sistema educativo, hanno fatto il giro del mondo. Su Wired trovate la trascrizione di un discorso che ha scritto per la Rsa, organizzazione che si impegna a cercare nuove soluzioni per il progresso e la ricerca.

La premessa alla tesi di Robinson è molto semplice: la scuola di oggi è una scuola antica, concepita “nel clima culturale e intellettuale dell’Illuminismo e nelle circostanze economiche della prima rivoluzione industriale”. La prova è che le scuole sono ancora organizzate sul modello della linea di produzione, come in una fabbrica (Taylorismo). “Ci sono le campanelle, delle strutture separate, gli alunni si specializzano in materie diverse. Educhiamo ancora i bambini per annate: li inseriamo nel sistema raggruppandoli per età”. La scuola, quindi, è come una catena di montaggio da cui possono uscire solo due tipi di prodotti: studiosi e svogliati.

Si tratta di un sistema educativo non al passo con i tempi, secondo Robinson. Non un tempo in cui, su bambini e adolescenti, convergono le informazioni passate da Internet, dai telefonini e dalla tv.

Ma allora, qual è il tipo di educazione adatta alla nostra epoca? Robinson prende in causa il “Pensiero laterale”, espressione coniata dallo psicologo maltese Edward De Bono che indica una capacità di risolvere i problemi in modo creativo e da diverse prospettive. Robinson cita l’esempio della graffetta: quanti modi ti vengono in mente per usarne una? “La maggior parte di noi adulti ne trova 10-15. I ragazzi sotto i 20 anni 50 o 60 i bambini sotto i 10 anni, ne trovano anche 200. E li trovano facendo domande del tipo: ‘La graffetta potrebbe essere alta 60 metri e fatta di gommapiuma?”.

La cosa tragica è che i bambini sono più portati a vedere le cose lateralmente – e quindi a fare più domande e a trovare più soluzioni – di quanto lo siano gli adulti. Questo non perché la crescita porti per forza di cose a una chiusura mentale, ma perché i luoghi in cui i bambini crescono invece di sviluppare e articolare il loro pensiero, lo standardizzano. “Il problema cruciale”, sostiene Sir Ken Robinson, “risiede nella cultura delle nostre istituzioni, nel clima che vi si respira e nelle abitudini che hanno consolidato”. 

RIGUARDO LA SCELTA DELLA SCUOLA La preoccupazione per le possibilità di occupazioni future dei figli è certamente ragionevole e  realistica però ritengo che questa variabile non debba essere sopravvalutata al punto di renderla DETERMINANTE nella scelta della scuola e questo per i seguenti motivi :
• L’evoluzione del mercato del lavoro non è PREVEDIBILE in modo realistico e con margini di sicurezza accettabile, e questo per ammissione degli stessi imprenditori ed esperti del settore del business;
• I settori occupazionali che attualmente si presentano come maggiormente interessanti dal punto di vista occupazionale (alta tecnologia ad esempio), saranno saturati a breve con possibili richieste di inserimento professionale solo ad altissima specializzazione;
• La sicurezza del posto di lavoro stabile sarà sempre più impensabile per i nostri figli: essi dovranno reinventarsi più di una biografia professionale nel corso della loro vita lavorativa;
• In qualsasi settore occupazionale le doti richieste sono sempre più relative a specifiche caratteristiche di personalità, oltre che al possesso del pur necessario titolo di studio. La creatività, la sicurezza di sé, la capacità di collaborare con gli altri e di adattarsi alle necessità del momento, rappresentano un capitale “umano” che sarà sempre più richiesto e valorizzato in qualsiasi ambiente lavorativo e che sarà considerato a parer mio alla stessa stregua del titolo di studio.

Le doti che ho accennato quindi: creatività, sicurezza nelle proprie capacità, saper lavorare in team e saper adeguare la propria offerta alle reali necessità del mercato, pazienza e tenacia nella ricerca del “loro posto” di lavoro, NON sono acquisibili in nessun percorso di studi o corso professionale ad hoc ma si sviluppano spontaneamente quando una persona si occupa in modo appassionato di una attività in cui crede quello che il pedagogista inglese Ken Robinson definisce il proprio “ELEMENTO”.  A presto.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

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Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

Come diventare simpatici a prof e compagni

Evitiamo di fare la sua fine

Evitiamo di fare la sua fine

Mentre surfavo sulla rete sono rimasta colpita da un articolo pubblicato sul sito Cracked.com intitolato 5 WAYS You’re Accidental Making  Everyone Hate You e cioè i 5 comportamenti inconsapevoli che ti fanno odiare da tutti.

Nonostante spesso quando si parla di comportamenti si tende un po’ troppo a generalizzare devo dire che non ho potuto fare a meno di notare che  esistono degli atteggiamenti inconsapevoli che provocano effetti davvero NON voluti da chi li ha tenuti con conseguenze a volte importanti soprattutto se si parla di scuola, un colloquio di lavoro, un nuovo impiego oppure un nuovo incarico.

Per questo motivo mi sento di consigliare una serie di strategie agli studenti che si accingono ad entrare in una nuova scuola allo scopo di evitare che possano risultare, loro malgrado, antipatici a compagni e professori. 😦

Gli atteggiamenti di SUPERIORITA’ o DOMINANZA pur non potendo prescindere dalle relazioni umane perché fanno parte dell’inconscio, sono senza dubbio quelli che creano più problemi nelle interazioni sia fra i pari, compagni di classe, amici, fratelli sia con gli adulti come i professori o genitori.

Queste dinamiche sociali di superiorità o dominanza proprio perché entrano in  ogni interazione, è possibile attuarle anche attraverso dei comportamenti INCONSAPEVOLI che possono sembrare assolutamente naturali per chi li assume ma che  in realtà possono offendere gli altri e questo perché le persone al mondo sono DIVERSE ed hanno preferenze che per qualcuno possono non aver alcun senso, così come le nostre possono non essere comprese da tutti.

Iniziamo:

Atteggiamento del  “VA BENE A ME , VA BENE A TUTTI”.Esempio: Il professore propone di fare una verifica fra due giorni, TU, senza confrontarti con i tuoi compagni di classe, proponi di posticiparlo alla prossima settimana, dando per sottinteso che TUTTI sono d’accordo ad avere più tempo per ripassare. Nonostante non tutti i tuoi compagni siano d’accordo nessuno ha il coraggio di intervenire ma stai suscitando un odio profondo nei confronti di alcuini di loro e probabilmente nei confronti del professore che rendendosi conto che la tua proposta non è condivisa da tutti, il tuo in realtà è un atto di PREPOTENZA. In entrambe i casi il meccanismo involontario è quello della DOMINANZA con la conseguenza che non capendo come mai provochi stizza in compagni e professori ti rende frustrato e magari per non mostrare tale frustrazione ostenti indifferenza, che ti rende agli occhi degli altri ancora più antipatico. 

Atteggiamento del  “QUANTO SO’ BRAVO, QUANTO SO’ FORTE”.Esempio: sei appena tornato dalle vacanze estive che non vedi l’ora di raccontare ai tuoi compagni : Mega Party in piscina, torneo di calcetto vinto oppure quel costosissimo regalo ricevuto per la promozione.  Improvvisamente ti rendi conto che qualcuno ti guarda strano o peggio smette di parlarti perché magari la sua famiglia non si è potuta permettere neanche di andare in vacanza. Le dinamiche sociali e direi anche la buona educazione, IMPONGONO di non parlare delle propria superiorità sociale anche nel caso fosse davvero evidente. Puoi lasciarti andare solo in caso ti trovi a parlare con un vero amico ma non vantarti troppo altrimenti risulteresti antipatico anche a lui.;-) 

Atteggiamento del “LA MIA SITUAZIONE E’ DIVERSA”.Esempio: Quando parli con un tuo compagno a scuola che non ha mai ricevuto un voto insufficiente pensi che sia stato “fortunato” e che gli è andato sempre tutto bene perché la famiglia lo aiuta o perché ai professori risulta simpatico, al contrario di quello che accade a te che hai tanti problemi e risulti antipatico. Quindi pensi che gli altri hanno successo perché non hanno avuto problemi, mentre tu sei bloccato dalle difficoltà; dai per scontato che gli altri sono “fortunati” solo perché non hai visto le difficoltà  che hanno dovuto affrontare. In realtà l’unica differenza è che loro non hanno fatto il ragionamento de  “la mia situazione è diversa” e si sono impegnati.;-) Anche in questo caso possono nascere delle incomprensioni date dal senso di superiorità dato da un presunto DEBITO MORALE che i fortunati avrebbero nei tuoi confronti.

Atteggiamento del “SE NON DICO NIENTE NON POSSO FARE BRUTTA FIGURA”. Esempio: Quando si parla in classe durante la ricreazione eviti di intervenire per non metterti in imbarazzo, o se il professore ti rivolge uno sguardo in cerca di assenso durante la spiegazione abbassi lo sguardo, se ti invitano ad uscire con un SMS neanche rispondi. La timidezza ti suggerisce l’alibi che se fai così nessuno si può arrabbiare. Giusto? Sbagliato! Anche questo è un meccanismo psicologico inconscio che parte dalla DOMINANZA:

SILENZIO = IGNORARE L’ALTRA PARTE

Se ignori qualcuno è come se gli stessi dicendo che non è degno della tua attenzione ed abbassi la sua importanza, rifletti sull’effetto quindi che può provocare agli occhi di un tuo docente.

Non ti serve essere un genio della comunicazione come Antony Robbins, bastano tre secondi scarsi per far capire all’altro che non lo stai ignorando. :-)Anche se la tua risposta non è da manuale dei rapporti sociali, è sempre meglio del silenzio! ;-)

 Se ti riconosci in qualcuna di queste modalità involontare puoi contattarmi qui .

A presto

Roby

Ripartire con il piede giusto dopo le vacanze

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La figura centrale nell’ambito di quello che io ho definito Apprendimento Generativo è il MENTORE;  i libri di Ken Robinson sono densi di esempi al riguardo, a volte sono stati vicini di casa, altre volte insegnanti come nel caso del disegnatore e creatore dei Simpsons, raramente purtroppo lo sono i genitori. Queste persone ispirano e meravigliano mostrando le potenzialità umane, fanno aprire gli occhi persino spingendo a seguire il loro esempio, ma la cosa più importante che sono in grado di fare è quella di aiutare a condurre le persone verso il proprio ELEMENTO dove è possibile unire talento e passione. Come afferma lo stesso pedagogista:”I mentori giocano un ruolo senza pari nell’aiutare le persone a raggiungere il proprio Elemento. Può sembrare che io stia esagerando affermando che il solo modo per raggiungere l’Elemento implichi la guida di un mentore, ma è un’esagerazione relativa. Tutti incontriamo numerosi ostacoli e limitazioni nel nostro viaggio alla scoperta di chi siamo veramente. Senza una guida esperta che ci aiuti ad identificare le nostre passioni, che incoraggi i nostri interessi, che ci spiani il cammino e che ci spinga a sfruttare al massimo le nostre capacità il viaggio è notevolmente più difficile”.

Anche per Joseph Campbell, uno dei più importanti esperti di mitologia comparata, che arrivò a formulare il modello di sviluppo personale denominato il Viaggio dell’Eroe, uno dei ruoli fondamentali all’interno di tale modello è occupato da quello che lui stesso definisce come Magic Helper, letteralmente l’aiutante magico . “Durante il viaggio, l’eroe troverà davanti a se diversi ostacoli ed impedimenti ed è proprio durante queste sfide e questi periodi che i Magic Helper offrono il loro supporto all’eroe. A volte lo sostengono per qualche passo, altre volte per un tratto più lungo del suo viaggio”.

Il mentoring, naturalmente è un percorso a doppio senso. Per quanto sia importante avere un mentore nella propria vita è altrettanto importante per i mentori ricoprire questo ruolo. E’ persino possibile che scopriate che il vostro vero ELEMENTO sia essere mentori per altre persone, così come è successo a me.  🙂

Antony Robbins, formatore motivazionale Self-Help, è uno dei mentori e personal coach di maggior successo del mondo, anzi viene ritenuto colui che ha gettato le basi di questa professione che è in continua crescita per il ruolo sempre più profondo che possono ricoprire in molte vite anche perché sempre più persone stanno scoprendo che essere mentori, per loro, significa aver trovato il loro ELEMENTO.

Come MENTORE ho elaborato il progetto di Apprendimento Generativo dove ho deciso di utilizzare molte tecniche di PNL in funzione di uno degli scopi principali che si propongono la Pedagogia e  la Psicologia dello Sviluppo: studio dell’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte.

Attraverso questo blog  e le sessioni di Mentoring ho deciso di raccogliere la mia formazione personale in queste discipline. Questo perché spesso queste discipline si incontrano e trascendono nel loro scopo più alto e cioè educare il comportamento umano al miglioramento personale.

L’apprendimento che ti propongo, differisce da quello meramente informativo che mettiamo in atto fin dal primo giorno di scuola, che è costituito da una sorta di bombardamento di informazioni che restano nella nostra mente per un tempo limitato, l’Apprendimento Generativo è l’apprendimento che porta al cambiamento: è quello che sperimenterai durante le sessioni personalizzate  e poi mettendo in pratica gli esercizi e le tecniche che imparerai .

Se ti interessa “ripartire con il piede giusto”  contattami e prenota la sessione personalizzata di Mentoring scolastico o professionale o anche solo per sapere se il mio progetto può esserti utile.  😉

TI saluto

Roberta

Per le vacanze un pò di Spreeder

Super velociQuanto tempo passi a leggere ogni giorno? Mettendo insieme lettura al computer e su carta stampata, sono sicura che vi verrà fuori un bel malloppo di tempo. E ora poniti una seconda domanda: quanto tempo risparmieresti se potessi raddoppiare la velocità di lettura già da oggi?

La mia classe virtuale sa bene che avere una buona tecnica di lettura è alla base di un buon metodo di studio 😉  

Però con l’evoluzione della tecnologia anche la lettura si è evoluta: ormai si leggono sempre meno libri o documenti stampati, e ad essi si preferiscono le comode pagine di un sito internet o di un documento Word.

Fortunatamente esistono programmi appositamente studiati per aiutarci nel compito. Non devi nemmeno installare niente sul computer: tutto quello che devi fare è andare sul sito ufficiale Spreeder, inserire il testo e iniziare a leggere.

Per quanto sulla pagina sia presente una spiegazione dettagliata, chi non mastica l’inglese ( …cosa aspetti?)  potrebbe trovarsi in difficoltà. È davvero molto semplice comunque: prima di tutto, incolla il testo che vuoi leggere nel box di testo che trovate sulla pagina. A questo punto fai click su spreed! e infine sul tasto play. Per cambiare testo, utilizzate il tasto new sulla destra. Il tasto settings, invece, permette di regolare due importanti parametri: la velocità del testo (words per minute o WPM, parole per minuto) e il numero di parole per blocco di testo (chunk size).

L’applicazione non fa altro che prendere il testo inserito e spezzettarlo parola per parola, per poi mostrarle una alla volta alla velocità che hai scelto. Inizialmente, la velocità è impostata su 300 parole al minuto (una parola alla volta), una velocità abbastanza bassa che permette a tutti di comprendere il significato del testo: un risultato niente male, visto che in media la velocità di lettura tradizionale si attesta sulle 200 parole al minuto! Bene, dopo aver provato ad una velocità bassa, raddoppiala: 600 parole al minuto (visualizzando sempre una parola alla volta), il triplo della lettura normale. Con tutta probabilità non capirai niente: nessun problema, è normale. Adesso abbassate la velocità a 400: il tuo cervello ha appena cercato di capire 600 parole al minuto, quindi 400 gli sembrerà poco. E infatti sono sicuro che capirai tutto lo scritto: sono passati pochi minuti e riesci già a leggere a velocità doppia!

Continua questo procedimento: alza e abbassa la velocità, vai avanti a piccoli passi, fino a quando non raggiungerai una velocità ottimale.

A questo punto, puoi passare alla seconda opzione: le parole per minuto. Per quanto fin dalle elementari ti venga insegnato a leggere una parola alla volta, è stato scientificamente provato che il cervello è capace di comprendere una frase intera in una frazione di secondo, perché sprechare una potenza simile? Scegli di visualizzare due parole alla volta invece che una: in questo modo potrai aumentare ancora di più il numero di parole al minuto, perché il cervello ci mette più o meno lo stesso tempo a comprendere una o due parole. Con l’esercizio potrai poi passare a tre o quattro parole contemporaneamente, sta a te trovare il limite.

Buon divertimento e Buone Vacanze!

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