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Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

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Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

Come diventare simpatici a prof e compagni

Evitiamo di fare la sua fine

Evitiamo di fare la sua fine

Mentre surfavo sulla rete sono rimasta colpita da un articolo pubblicato sul sito Cracked.com intitolato 5 WAYS You’re Accidental Making  Everyone Hate You e cioè i 5 comportamenti inconsapevoli che ti fanno odiare da tutti.

Nonostante spesso quando si parla di comportamenti si tende un po’ troppo a generalizzare devo dire che non ho potuto fare a meno di notare che  esistono degli atteggiamenti inconsapevoli che provocano effetti davvero NON voluti da chi li ha tenuti con conseguenze a volte importanti soprattutto se si parla di scuola, un colloquio di lavoro, un nuovo impiego oppure un nuovo incarico.

Per questo motivo mi sento di consigliare una serie di strategie agli studenti che si accingono ad entrare in una nuova scuola allo scopo di evitare che possano risultare, loro malgrado, antipatici a compagni e professori. 😦

Gli atteggiamenti di SUPERIORITA’ o DOMINANZA pur non potendo prescindere dalle relazioni umane perché fanno parte dell’inconscio, sono senza dubbio quelli che creano più problemi nelle interazioni sia fra i pari, compagni di classe, amici, fratelli sia con gli adulti come i professori o genitori.

Queste dinamiche sociali di superiorità o dominanza proprio perché entrano in  ogni interazione, è possibile attuarle anche attraverso dei comportamenti INCONSAPEVOLI che possono sembrare assolutamente naturali per chi li assume ma che  in realtà possono offendere gli altri e questo perché le persone al mondo sono DIVERSE ed hanno preferenze che per qualcuno possono non aver alcun senso, così come le nostre possono non essere comprese da tutti.

Iniziamo:

Atteggiamento del  “VA BENE A ME , VA BENE A TUTTI”.Esempio: Il professore propone di fare una verifica fra due giorni, TU, senza confrontarti con i tuoi compagni di classe, proponi di posticiparlo alla prossima settimana, dando per sottinteso che TUTTI sono d’accordo ad avere più tempo per ripassare. Nonostante non tutti i tuoi compagni siano d’accordo nessuno ha il coraggio di intervenire ma stai suscitando un odio profondo nei confronti di alcuini di loro e probabilmente nei confronti del professore che rendendosi conto che la tua proposta non è condivisa da tutti, il tuo in realtà è un atto di PREPOTENZA. In entrambe i casi il meccanismo involontario è quello della DOMINANZA con la conseguenza che non capendo come mai provochi stizza in compagni e professori ti rende frustrato e magari per non mostrare tale frustrazione ostenti indifferenza, che ti rende agli occhi degli altri ancora più antipatico. 

Atteggiamento del  “QUANTO SO’ BRAVO, QUANTO SO’ FORTE”.Esempio: sei appena tornato dalle vacanze estive che non vedi l’ora di raccontare ai tuoi compagni : Mega Party in piscina, torneo di calcetto vinto oppure quel costosissimo regalo ricevuto per la promozione.  Improvvisamente ti rendi conto che qualcuno ti guarda strano o peggio smette di parlarti perché magari la sua famiglia non si è potuta permettere neanche di andare in vacanza. Le dinamiche sociali e direi anche la buona educazione, IMPONGONO di non parlare delle propria superiorità sociale anche nel caso fosse davvero evidente. Puoi lasciarti andare solo in caso ti trovi a parlare con un vero amico ma non vantarti troppo altrimenti risulteresti antipatico anche a lui.;-) 

Atteggiamento del “LA MIA SITUAZIONE E’ DIVERSA”.Esempio: Quando parli con un tuo compagno a scuola che non ha mai ricevuto un voto insufficiente pensi che sia stato “fortunato” e che gli è andato sempre tutto bene perché la famiglia lo aiuta o perché ai professori risulta simpatico, al contrario di quello che accade a te che hai tanti problemi e risulti antipatico. Quindi pensi che gli altri hanno successo perché non hanno avuto problemi, mentre tu sei bloccato dalle difficoltà; dai per scontato che gli altri sono “fortunati” solo perché non hai visto le difficoltà  che hanno dovuto affrontare. In realtà l’unica differenza è che loro non hanno fatto il ragionamento de  “la mia situazione è diversa” e si sono impegnati.;-) Anche in questo caso possono nascere delle incomprensioni date dal senso di superiorità dato da un presunto DEBITO MORALE che i fortunati avrebbero nei tuoi confronti.

Atteggiamento del “SE NON DICO NIENTE NON POSSO FARE BRUTTA FIGURA”. Esempio: Quando si parla in classe durante la ricreazione eviti di intervenire per non metterti in imbarazzo, o se il professore ti rivolge uno sguardo in cerca di assenso durante la spiegazione abbassi lo sguardo, se ti invitano ad uscire con un SMS neanche rispondi. La timidezza ti suggerisce l’alibi che se fai così nessuno si può arrabbiare. Giusto? Sbagliato! Anche questo è un meccanismo psicologico inconscio che parte dalla DOMINANZA:

SILENZIO = IGNORARE L’ALTRA PARTE

Se ignori qualcuno è come se gli stessi dicendo che non è degno della tua attenzione ed abbassi la sua importanza, rifletti sull’effetto quindi che può provocare agli occhi di un tuo docente.

Non ti serve essere un genio della comunicazione come Antony Robbins, bastano tre secondi scarsi per far capire all’altro che non lo stai ignorando. :-)Anche se la tua risposta non è da manuale dei rapporti sociali, è sempre meglio del silenzio! ;-)

 Se ti riconosci in qualcuna di queste modalità involontare puoi contattarmi qui .

A presto

Roby

Ripartire con il piede giusto dopo le vacanze

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La figura centrale nell’ambito di quello che io ho definito Apprendimento Generativo è il MENTORE;  i libri di Ken Robinson sono densi di esempi al riguardo, a volte sono stati vicini di casa, altre volte insegnanti come nel caso del disegnatore e creatore dei Simpsons, raramente purtroppo lo sono i genitori. Queste persone ispirano e meravigliano mostrando le potenzialità umane, fanno aprire gli occhi persino spingendo a seguire il loro esempio, ma la cosa più importante che sono in grado di fare è quella di aiutare a condurre le persone verso il proprio ELEMENTO dove è possibile unire talento e passione. Come afferma lo stesso pedagogista:”I mentori giocano un ruolo senza pari nell’aiutare le persone a raggiungere il proprio Elemento. Può sembrare che io stia esagerando affermando che il solo modo per raggiungere l’Elemento implichi la guida di un mentore, ma è un’esagerazione relativa. Tutti incontriamo numerosi ostacoli e limitazioni nel nostro viaggio alla scoperta di chi siamo veramente. Senza una guida esperta che ci aiuti ad identificare le nostre passioni, che incoraggi i nostri interessi, che ci spiani il cammino e che ci spinga a sfruttare al massimo le nostre capacità il viaggio è notevolmente più difficile”.

Anche per Joseph Campbell, uno dei più importanti esperti di mitologia comparata, che arrivò a formulare il modello di sviluppo personale denominato il Viaggio dell’Eroe, uno dei ruoli fondamentali all’interno di tale modello è occupato da quello che lui stesso definisce come Magic Helper, letteralmente l’aiutante magico . “Durante il viaggio, l’eroe troverà davanti a se diversi ostacoli ed impedimenti ed è proprio durante queste sfide e questi periodi che i Magic Helper offrono il loro supporto all’eroe. A volte lo sostengono per qualche passo, altre volte per un tratto più lungo del suo viaggio”.

Il mentoring, naturalmente è un percorso a doppio senso. Per quanto sia importante avere un mentore nella propria vita è altrettanto importante per i mentori ricoprire questo ruolo. E’ persino possibile che scopriate che il vostro vero ELEMENTO sia essere mentori per altre persone, così come è successo a me.  🙂

Antony Robbins, formatore motivazionale Self-Help, è uno dei mentori e personal coach di maggior successo del mondo, anzi viene ritenuto colui che ha gettato le basi di questa professione che è in continua crescita per il ruolo sempre più profondo che possono ricoprire in molte vite anche perché sempre più persone stanno scoprendo che essere mentori, per loro, significa aver trovato il loro ELEMENTO.

Come MENTORE ho elaborato il progetto di Apprendimento Generativo dove ho deciso di utilizzare molte tecniche di PNL in funzione di uno degli scopi principali che si propongono la Pedagogia e  la Psicologia dello Sviluppo: studio dell’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte.

Attraverso questo blog  e le sessioni di Mentoring ho deciso di raccogliere la mia formazione personale in queste discipline. Questo perché spesso queste discipline si incontrano e trascendono nel loro scopo più alto e cioè educare il comportamento umano al miglioramento personale.

L’apprendimento che ti propongo, differisce da quello meramente informativo che mettiamo in atto fin dal primo giorno di scuola, che è costituito da una sorta di bombardamento di informazioni che restano nella nostra mente per un tempo limitato, l’Apprendimento Generativo è l’apprendimento che porta al cambiamento: è quello che sperimenterai durante le sessioni personalizzate  e poi mettendo in pratica gli esercizi e le tecniche che imparerai .

Se ti interessa “ripartire con il piede giusto”  contattami e prenota la sessione personalizzata di Mentoring scolastico o professionale o anche solo per sapere se il mio progetto può esserti utile.  😉

TI saluto

Roberta

Voglio ricordare tutto come Cicerone

memoria-di-ferroPresa dall’entusiasmo per la visione del film Now You See Me …..ho comprato e letto subito il libro di uno dei mentalisti più forti al mondo Derren Brown. Sono rimasta sbalordita della semplicità con cui spiega molte tecniche utilizzate per memorizzare le carte e che a parer mie possono essere riprodotte da chiunque abbia bisogno di riuscire a ricordare informazioni nella “sequenza perfetta”.;-) 

Una di queste si chiama TECNICA DEI LOCI (da “locus” che significa luoghi) Considera che questa tecnica è molto utilizzata al “World Memory Championship” nella prova della memorizzazione delle carte da gioco.
Su internet puoi  vedere un estratto dal documentario realizzato dalla BBC sulle potenzialità del cervello intitolato “BBC-Get smart”. E’ in inglese ma anche nel caso in cui non lo sapessi il messaggio si capisce molto bene grazie all’uso delle immagini. Descrive la tecnica utilizzata dal campione del mondo nel 2002 Andy Bell per memorizzare 10 mazzi di carte da gioco in 20 minuti. Utilizzando la tecnica dei loci ha memorizzato le 520 carte ed è in grado di rievocare la posizione di ogni singola carta. Ha impiegato 2,3 secondi a carta! ;-) 

loci 2Non ci crederai ma questa tecnica  risale a più di 2000 anni fà. Porta il nome del suo inventore, Cicerone, che, senza avere a disposizione le informazioni che sono state scoperte negli ultimi anni sul funzionamento della nostra mente, si era reso conto che, facendo un certo tipo di pensieri, riusciva a ricordare le sue orazioni senza aver bisogno di alcun appunto.

La tecnica da lui utilizzata era molto semplice e altrettanto efficace. Immagina che volesse parlare di quattro argomenti principali (o capitoli)  Ovviamente, le cose che voleva dire su ciascun di questi le aveva ben presenti. Gli serviva soltanto una strategia per ricordare la giusta sequenza. Pensava semplicemente ad un tragitto: un esempio poteva essere quello che portava da casa sua al foro dove teneva le sue orazioni e, ad ogni cosa particolare che incontrava, associava un oggetto che gli ricordasse l’argomento del quale doveva parlare. Se gli argomenti dei quali voleva parlare erano Catilina, i soldi, la guerra e la memoria, associava idee che gli ricordassero questi argomenti alle cose che incontrava nel tragitto. Questo gli permetteva di ripercorrere il discorso avendo sempre il filo conduttore, senza perdersi e senza saltare da un argomento all’altro senza una logica.
Possiamo usare questa tecnica per ricordare una sequenza di punti chiave di una presentazione con slides, di un esame o di qualunque altra cosa che ritieni opportuno

Ovviamente, possiamo prendere uno qualsiasi dei percorsi che abbiamo fatto anche senza conoscerlo nel dettaglio, io solitamente consiglio il tragitto che si è soliti fare per andare al lavoro o scuola. Questo perché prenderemo come ganci mentali soltanto i punti che ricordiamo, ripercorrendo mentalmente quel tragitto: sono i punti che più ci hanno lasciato un’emozione (ah quel bellissimo negozio di scarpe sotto casa mia  ;-) ) e che, quindi, ci torneranno in mente ogni volta che penseremo a quel percorso. Questa tecnica a differenza delle mappe che ci costruiamo per ricordare,  è solo mentale, quindi, non scriveremo nulla e, prima di riutilizzare uno stesso tragitto per memorizzare altri concetti, dobbiamo aver portato a lungo termine le informazioni che avevamo studiato precedentemente.

Comunque i loci devono essere impressi saldamente nella memoria, perché è fondamentale che tu non faccia mai fatica a ricordarli, non più di quanto faccia fatica a ricordare le stanze della tua casa.

Ti faccio un esempio immaginiamo che tu abbia una serie di cose da ricordare da fare nella giornata:

  1. Comprare dei francobolli
  2. passare dalla lavanderia
  3. al lavoro chiamare Tizio
  4. dar riparare il tuo cellulare
  5. dare da mangiare al gatto
  6. telefonare a Caio

Ora inizia così il percorso dei loci, la prima cosa è comprare sono i francobolli quindi posiziona una immagine nitida dei “francobolli” la tua prima localizzazione, se è un negozio magari immagina un enorme francobollo appiccicato sulla vetrina, poi passiamo alla lavanderia immagina il tuo tailleur preferito indossato dalla ragazza del bar (2° locus) continua così la lista sostituendo le cose da fare con una immagine localizzata sul tuo percorso . Se devi telefonare a Tizio immaginalo in chiesa (3 locus) mentre serve la messa!

Ti assicuro che una volta terminato avrai in mente un percorso familiare che puoi ripassare con la fantasia ogni volta che vuoi!

Questa è una delle tecniche che insegno ad i ragazzi durante le sessioni di mentoring, se ti interessa saperne di più contattami,  ti risponderò subito  .;-) 

Ti saluto

Roby

Follow your bliss

Molti studenti universitari, giovani in cerca di un nuovo lavoro, impiegati che desiderano fare carriera nell’ambito delle aziende di cui fanno parte  mi contattano per chiedere qualche consiglio sulle strategie migliori per prepararsi ad hoc ed uscirne quindi vincenti. 

Follow your blissJoseph Campbell, a mio parere il più importante esperto di mitologia dell’uomo, era solito rispondere ai suoi studenti che gli chiedevano come raggiungere il loro successo “Follow your bliss” (segui la tua beatitudine) . E’ proprio questo il punto di partenza efficace per raggiungere qualunque obbiettivo e per mettere le mani sul proprio futuro. E’ quasi impossibile superare un esame che non ti piace, o risultare simpatico al capo ufficio di una azienda di cui non condividi la mission.

Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di incontrare presso l’Università di Tor Vergata alcune persone che lavorano per Amazon.com di Seattle, mi hanno raccontato una cosa abbastanza curiosa, almeno per noi italiani, ogni dipendente riceve al loro arrivo : una “scrivania-porta”. Proprio così, una porta che serve letteralmente come una scrivania su questa “scrivania” il fondatore, Jeff Bezos, ha pensato bene di scrivere i valori ai quali si ispira la società e sulla base del quale vengono gestiti gli impiegati
“GIORNO 1 :Ci sono così ancora tante cose che devono essere inventate. C’è ancora tanto  di nuovo che sta per accadere.
La gente non ha idea di quale impatto Internet stia per provocare e questo è ancora ancora il  1 ° giorno in grande stile” Jeff Bezos.
Amazon pertanto dopo aver annunciato quale sia la sua politica per il successo, assume solo coloro che hanno il talento di adattarsi meglio a questa cultura organizzativa . 

E’ come se punto di partenza (colloqui di lavoro) e punto di arrivo (assunzione) siano legati da un filo e cioè chi sei, le tue passioni ed i valori ai quali ti ispiri,   quindi …scegli bene il punto dove partire  🙂 .

Per i  primi giorni di settembre  ho intenzione quindi di effettuare una sessione di mentoring con un gruppo ristretto di giovani intenzionati a conoscere se hanno scelto il punto giusto dove partire, se hai intenzione di prenotarti pui farlo QUI .

Ti saluto a presto

Roby

Trova il tuo QUINTO ELEMENTO per far vivere le tue passioni

ogmmDi recente ho avuto l’opportunità di assistere ad un orchestra itinerante formata da giovani, quasi tutti minorenni, davvero talentuosi, tra di loro vi era anche una giovane ragazza tenore, di soli 15 anni davvero molto brava; non ho potuto fare a meno di chiedere alla madre come mai la figlia si fosse avvicinata a questa arte davvero poco comune trai i giovani e questo è quello che mia ha risposto:“in famiglia nessuno di noi si è mai avvicinato alla lirica, però avevo notato che quando casualmente mia figlia ascoltava cantare un opera era quasi ipnotizzata, allora l’ho accompagnata a vederne una quando aveva solo 8 anni, pensando che da lì a mezzora me ne sarei andata, invece è rimasta ferma per circa 2 ore! Alla fine dell’opera mi ha detto “mamma, io voglio stare là sopra” indicandomi il palco(ELEMENTO)” .

In ambito sportivo mi ha colpito la storia di Bart Conner, ginnasta americano aveva sei anni quando scoprì di poter camminare sulle mani facilmente così come faceva sui piedi. Più tardi scoprì che poteva farlo anche sulle scale ; aveva una naturale destrezza, la madre di Bart non poteva di certo immaginare cosa sarebbe successo ma gli ha riconosciuto un attitudine lo ha quindi accompagnato in una palestra (ELEMENTO) che Bart ha trovato un luogo inebriante! Più tardi divenne il giovane ginnasta americano più medagliato della storia .

L’ELEMENTO, è il concetto descritto dal pedagogista inglese Sir Ken Robinson nel corso del Benchmark Business svoltosi a Londranel 2012 che ha riunito i più grandi leader di pensiero che potessero ispirare i partecipanti ad essere leader migliori e rendere più sane le loro organizzazioni ed aziende.

Durante la conferenza è emerso che non basta  essere solo BRAVI a fare qualcosa bisogna trovare l’ELEMENTO in cui talento naturale e passione personale si incontrano.

Per vari motivi il tipo di educazione attuale è più orientata nel fare delle previsioni su quello che sarà UTILE nel corso della nostra vita e per la nostra carriera più che essere focalizzata su quello che veramente ci piace fare, su chi siamo veramente.

La madre del ginnasta non poteva immaginare quello che sarebbe successo a suo figlio e di certo non lo potrà mai sapere la medre del tenore  ma fortunatamente i ragazzi hanno trovato il loro ELEMENTO ed un MENTORE che sono riusciti ad individuare i loro talenti ead insegnare loro come farli conoscere al mondo esterno.

I 3 principi da cui parto per i miei studi orientati all’attività di Mentoring rivolta ai giovani sono:

  • TUTTI ABBIAMO GIA’ QUELLO CHE CI SERVE PER ESSERE DELLE PERSONE BRILLANTI ED APPAGATE
  • TUTTI NOI ABBIAMO UNA RISORSA ENORME DI TALENTO
  • LA CREATIVITA’ SI IMPARA ED E’ FONDAMENTALE PER ESTERNARE IL
    TUO TALENTO

L’attività di mentoring consente di rientrare in contatto con i propri talenti e passioni riportando chiunque verso il PROPRIO ELEMENTO cioè quel luogo virtuale attraverso il quale vengono vagliate tutta una serie di possibilità più che di limitazioni.

Il processo trasformativo più efficace ch esto studiando  è il ReSonance   in quanto a differenza della PNL Classica, quella di Bandler per intenderci,  parte da come sei quando tutto è “perfetto” ed espande a partire da questa posizione. Inoltre questa evoluzione della PNL, affronta il problema di come riconoscere la propria ABILITA’ UNICA o se preferiamo chiamarlo TALENTO e soprattutto come utilizzarla !

Se ti interessa riconoscere la TUA ABILITA’ UNICA contattami via Twitter o FB page oppure attraverso la pagina dei contatti .

A presto Roby

Find Your Tribe

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“Per molte persone, una componente primaria per entrare nel proprio ELEMENTO (inteso come luogo ideale per la realizzazione delle proprie passioni) è la connessione con altre persone che condividono la loro stessa  passione e il desiderio di dare il meglio di loro stessi attraverso di essa.” 

Qundi metteti in contatto con le persone che condividono i tui stessi interessi e con le quali un giorno potresti costruire il tuo SUCCESSO attraverso questo link    Find Your Tribe.

Never complain, never explain ovvero l’arte di NON lamentarsi

camera caffeA chi non è capitato di incontrare i “lamentosi professionisti”? E’ quella categoria di persone che si può trovare un po’ dappertutto : nei bar, in fila al supermercato,  nei corridoi degli uffici, magari intorno i distributori di caffè.

Lamentarsi rappresenta un Pattern comune ad ogni età ed ambiente in quanto è soprattutto uno sfogo e lo sfogo è una forma sottile di piacere in quanto permette di esprimere pubblicamente un fastidio “privato”.

A mio parere lamentarsi è sbagliato non solo per ragioni psicologiche ma perché costituisce una perdita di tempo ed un discreto consumo di energie : una lamentala ben articolata richiede infatti tempo a disposizione, capacità narrative (per non risultare troppo noiosi) e dedizione.

Anche l’abilità di non lamentarsi rientra secondo me tra quelle più importanti per gli esseri umani e che sono sostanzialmente “non allenabili” come dice Simone Pacchiele nel suo ultimo articolo,  ma non averla è assai rischioso in quanto porta a quella forma di indolenza e resistenza ai cambiamenti che vengono quindi sempre percepiti come pericolosi. 

Esercitarsi a non lamentarsi è sicuramente un esercizio complesso soprattutto quando si è giovani ma il nostro cervello per esprimere delle valutazioni ha bisogno di unità di misura e termini di paragone e quindi è ovvio capire perché uno studente di 16 anni non ragioni come uno storico di 80 anni!

Bisogna imparare, davanti alle scelte di vita e di lavoro a usare la prospettiva . 

“C’è un famoso racconto che parla di Milone di Crotone, il celebre lottatore della Grecia antica: in breve il senso della storia è:“solleva un vitello ogni giorno, e quando cresci sarai in grado di sollevare una mucca”.La storia racconta che Milone divenne fortissimo iniziando quand’era ancora poco più che un bambino a sollevare un vitellino appena nato, e continuando ad alzarlo ogni giorno mentre cresceva.  Ed in pochi anni mentre Milone diventava uomo fu in grado di sollevare il vitello che… nel frattempo era cresciuto anche lui”.

Mi trovo ogni giorno a parlare con studenti che vorrebbero cambiare il loro stile di vita e possibilmente in breve tempo e qualsiasi “suggerimento” venga loro dato per avvicinarli “a chi sono veramente” viene percepito come irrilevante, rispetto ai grossi cambiamenti che vorrebbero nella loro vita;  in realtà  ad ogni azione compiuta corrispondono tutta una serie di informazioni o meglio “DATA” come descritto in un mio precedente articolo che vanno assolutamente interpretati per poter decidere se continuare sulla strada intrapresa o effettuare una serie di aggiustamenti di “rotta”. 

E’ possibile acquisire tutte le conoscenze di cui si ha bisogno per arrivare a dove si vuole arrivare nello studio e nel lavoro ma è fondamentale a mio parere per poter crescere personalmente e professionalmente, avere la capacità di adattarsi alla stessa velocità in cui è maturato il contesto in cui si vive. 

Se ti interessa avere qualche dritta in merito….ti aspetto attraverso la pagina dei contatti o via Skype.

 Ciao Roby

Non condannatevi da soli … Average is over

Avere l’onestà di ammettere che un determinato talento od attitudine proprio non si ha, è come un farmaco “salva-vita”.

Nel mondo del lavoro infatti è pieno di gente che svolge con piacere una professione per cui è predisposta, per cui non possedere nel proprio curriculum la combinazione “passione – talento” significa partire senza bagagli!

A mio parere ….l’entusiasmo non è una dote sufficiente.

Utilizzare il proprio talento oltre ad essere veramente molto meno “faticoso” è davvero divertente e nel momento in cui viene riconosciuto è davvero una grandissima gratificazione, che non ha niente a che fare con carriera e successo economico . Svegliarsi al mattino con questo tipo di “entusiasmo” corrisponde alla mia idea di successo e libertà.

Average is over: la media è finita con questo titolo all’inizio di quest anno Thomas Friedman scrive sul New York Times; attraverso un aneddoto spiega la seguente  tesi: in passato un lavoratore con competenze medie, svolgendo un lavoro medio, poteva ottenere un salario medio. Oggi la media non c’è più.  Average is over … appunto “Essere medi oggi non porta i benefici di una volta … visto che i datori di lavoro hanno abbondanza di mano d’opera straniera a buon mercato ed automazione in genere a buon mercato. … ognuno di noi deve essere in grado di capire quale potrebbe essere il suo contributo originale,  il suo valore aggiunto che lo distingue e gli permette di trovare il proprio spazio sul mercato del lavoro.”

QUINDI SE NON INDISPENSABILI ALMENO UTILI …  ALTRIMENTI KAPUT.

Cercare un impiego che NON richieda né talento né passione è davvero difficile da trovare, questi mestieri diventano sempre più scarsi e pagano davvero poco… quindi Average is over vale davvero per tutti, giovani ed adulti, l’impegno da solo non basta più.  Dovete individuare il vostro talento e capire come usarlo. Perché qualcun altro, state certi, capirà come usare il suo.

P.S. Pur rivolgendomi in particolre ai giovani, queste poche righe le ho scritte per tutti gli “adulti” che si mettono in contatto con me per saperne di più sul mio lavoro.

A presto

Roby!

Se uno ha un perché sopporta molti come

Questa bella citazione di Nietzsche mi viene sempre in mente quando conosco studenti che riescono ad affrontare esami verso il quale non hanno alcuna propensione o attitudine, ma che riescono a superare grazie alla determinazione interiore di raggiungere un determinato obiettivo.

Qualunque sia il traguardo prescelto, quando parlo con loro cerco di spostare l’attenzione sul “valore”  più che sulla realizzazione personale e questo perché la decisione di perseguire un valore rende meno drammatico l’eventualità di non raggiungere gli obiettivi scolastici e professionali prefissati, faccio un esempio: ho conosciuto una ragazza che era caduta in crisi perché per diverse circostanze il suo sogno di diventare pediatra non si era realizzato ed avendo lei una grossa propensione per l’infanzia ha vissuto questo momento come una vera propria debacle personale. Attraverso l’ attività di mentoring le ho dimostrato  che il valore “attenzione per l’infanzia”  era per lei molto più importante di quanto fosse la sua identificazione con la professione di pediatra pertanto se avesse esercitato maggiormente la sua abilità di raccogliere i dati dall’esterno si sarebbe resa conto che fare la pediatra non era assolutamente l’unico modo per vivere questa sua passione, diventando ad esempio insegnante o semplicemente una brava mamma!

Questo è uno dei punti di partenza del mio lavoro che consiste nel dare la possibilità ai giovani di aprire i loro occhi di fronte un’attualità assolutamente NUOVA  da quella che era stata fino al giorno prima che iniziasse l’attività di mentoring;  è un’abilità che si costruisce dopo pochissime sessioni così come è accaduto con la ragazza di cui parlavo prima che ha avuto la possibilità attraverso un semplice  lavoro di commessa in un negozio di articoli per l’infanzia di fare rapidamente carriera e diventare una importante area-manager per una nota catena di negozi.
Allo stesso modo un ragazzo che è appassionato d’arte può sognare di diventare giornalista e critico d’arte ma se poi nella vita accade qualcosa che gli impedisce di raggiungere questo obbiettivo potrebbe sentirsi ugualmente appagato insegnando storia dell’arte oppure diventando accompagnatore turistico .

Per cui attraverso l’attività di mentoring cerco di portare l’attenzione sul fatto che la vera realizzazione personale non dipende dalla professione che si svolge, ma dal “valore” che essa permette di vivere e questo perchè a mio parere si può svolgere una professione anche di successo senza però che questo garantisca felicità ed appagamento se non ci si “identifica” con la professione stessa.

La  distinzione fra professione ed identificazione è molto semplice da vedere nella realtà, sappiamo distinguere facilmente le persone che lavorano per lo stipendio da quelle che  amano il loro lavoro… NO?

Se  si prende in considerazione la vita di artisti o imprenditori famosi, persone al massimo livello nel loro campo di interesse la prima frase che viene in mente parlando delle loro opere è del “lavoro di una vita”.

Ed in effetti, per la maggior parte di loro il  lavoro è la loro vita.

NON c’è nessuna separazione o distinzione tra chi sono e quello che fanno.

A presto.

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