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L.N.V. – la scorciatoia per comunicare ciò che è più importante

animal-children-photography-elena-shumilova-16Per milioni di anni, i nostri primi antenati hanno navigato sul nostro pianeta ma spesso la navigazione è stata molto pericolosa . Ci sono riusciti, comunicando efficacemente i loro bisogni, emozioni, paure e desideri con il prossimo. Soprattutto attraverso l’uso di comunicazioni non verbali , quali i cambiamenti fisiologici ( arrossamento del viso ) , gesti ( puntare il dito verso qualcosa o qualcuno ) , rumori (grugniti e fischi ) e reazioni viso-corpo ( sguardo interrogativo o spaventato) . Tutto ciò è diventato parte del nostro patrimonio biologico per così tanto tempo che ancora oggi abbiamo bisogno di comunicare non verbalmente e questo è anche il motivo per cui abbiamo bisogno  di icone emotive nella nostra comunicazione scritta. 🙂 😉 ❤ .

Fortunatamente ci siamo ulteriormente evoluti per reagire a minacce o qualsiasi cosa che possa rappresentare un pericolo e riusciamo a reagire  “senza pensare” con strategie di difesa quali  freezing o fight or flight!

Questo sistema che si è evoluto nel corso del tempo , non solo  ci avverte immediatamente del pericolo percepito, ma inoltre comunica immediatamente agli altri intorno a noi .  Così ad esempio: il nostro cervello ci costringe a congelarci sul posto (freezing) quando vediamo un cane aggressivo , siamo in grado di comunicare anche agli altri immediatamente attraverso i nostri corpi . Il vantaggio è duplice , REAGIAMO al mondo intorno a noi e gli altri BENIFICIANO delle nostre prime reazioni in modo che possano adottarle anche loro; oppure quando assaggiamo qualcosa di veramente disgustoso tutti intorno dalla nostra espressione capiranno 🙂  e non hanno bisogno di assaggiarlo anche loro .

Veloce , autentico e affidabile : il Linguaggio Non Verbale è come la ” scorciatoia per comunicare ciò che è più importante “, perché è evolutivamente più vantaggiosa .

E non si tratta solo di sopravvivenza o minacce , anche se questo è il motivo principale per cui reagiamo a certe cose   (suoni forti ci fanno congelare o rannicchiarci sul posto ) . Il nostro cervello telegrafa anche le nostre intenzioni . Questo è il motivo per cui quando si parla con qualcuno piacevolmente  e improvvisamente ci accorgiamo che uno dei loro piedi punta verso la loro auto o un ascensore , si sa che la persona  ha bisogno di andare via . Oppure quando una persona è  in ritardo , il corpo, attraverso le gambe, comunica che qualcosa di urgente è pressante ( causando disagio psicologico ) , anche se continua la conversazione . È per questo che diciamo quando si tratta di comunicazione , il linguaggio del corpo è più veritiero rispetto alla parola parlata .

Cosa c’è psicologicamente dietro tutto questo ? Semplicemente questo : i nostri bisogni , i sentimenti , i pensieri, le emozioni e le intenzioni vengono elaborati con eleganza da ciò che è noto come: il ” sistema limbico ” del cervello . Non deve pensare, reagisce solo al mondo in tempo reale e i nostri corpi mostrano come ci sentiamo . Qualcuno ci dà cattive notizie e le nostre labbra si serrano , l’autobus parte senza di noi e  stringiamo le nostre mascelle e ci strofiniamo il collo . Ci viene chiesto di lavorare un altro fine settimana e serriamo i nostri occhi stretti e abbassiamo il mento . Si tratta di manifestazioni di disagio fissate dal nostro cervello limbico che ha perfezionato nel corso di milioni di anni , e questo equivale sia che siamo in Cina o in Europa.

Al contrario, quando vediamo qualcuno che ci piace davvero , le sopracciglia si arcuano verso l’alto, i nostri muscoli facciali si rilassano , e le braccia diventano più flessibili (anche distendendosi) in modo che possiamo accogliere questa persona . In presenza di qualcuno che amiamo , ci rispecchiamo nel loro comportamento ( isopraxis ), incliniamo la testa in modo da consentire al sangue scorrere verso le nostre labbra rendendole piene, anche le nostre pupille si dilatano . Ancora una volta , il nostro cervello limbico comunica attraverso i nostri corpi con precisione i veri sentimenti che sentiamo . ❤

In un certo senso , ci siamo evoluti per dimostrare che siamo animali sociali che hanno bisogno di comunicare sia verbalmente che non verbalmente . Questo vale anche per i bambini che sono nati ciechi , pur non avendo mai visto questi comportamenti sanno anche loro come difendersi: un bambino cieco copre gli occhi quando sente qualcosa che non gli piace ,  questi comportamenti vengo definiti hard- wired .

Sia nel mondo del lavoro,  in famiglia o nelle relazioni, possiamo sempre essere certi che i veri sentimenti si riflettono nel nostro linguaggio del corpo attraverso posture di comfort e disagio . Questo sistema binario di comunicare come ci sentiamo veramente,  ha resistito alla prove del tempo allo scopo di aiutarci attraverso la sua elegante semplicità .

Ovviamente questo può essere molto efficace nel determinare come gli altri si sentono con noi e nel valutare come un rapporto si sta evolvendo . Spesso quando le persone sentono che qualcosa non va in un rapporto , quello che stanno percependo sono cambiamenti nel display del  linguaggio del corpo . Un esempio sono le così dette  distanze di comportamento o altri comportamenti più evidenti  (Indizi di Inganno ) .

E così ci sono molti aspetti della comunicazione non verbale e del linguaggio del corpo , che possono aiutare a vedere più chiaramente ciò che i nostri interlocutori stanno veramente sentendo, pensando, temendo o desiderando da NOI .

“INSTALLARE” questa abilità di comunicare in modo più efficace e con empatia per una comprensione più profonda si può  :-), se vuoi approfondire questo argomento con me scrivimi , mi farà piacere rispondere su questa disciplina che tanto mi appassiona .

Roberta

Fonte: Joe Navarro Body Language basics

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Come diventare simpatici a prof e compagni

Evitiamo di fare la sua fine

Evitiamo di fare la sua fine

Mentre surfavo sulla rete sono rimasta colpita da un articolo pubblicato sul sito Cracked.com intitolato 5 WAYS You’re Accidental Making  Everyone Hate You e cioè i 5 comportamenti inconsapevoli che ti fanno odiare da tutti.

Nonostante spesso quando si parla di comportamenti si tende un po’ troppo a generalizzare devo dire che non ho potuto fare a meno di notare che  esistono degli atteggiamenti inconsapevoli che provocano effetti davvero NON voluti da chi li ha tenuti con conseguenze a volte importanti soprattutto se si parla di scuola, un colloquio di lavoro, un nuovo impiego oppure un nuovo incarico.

Per questo motivo mi sento di consigliare una serie di strategie agli studenti che si accingono ad entrare in una nuova scuola allo scopo di evitare che possano risultare, loro malgrado, antipatici a compagni e professori. 😦

Gli atteggiamenti di SUPERIORITA’ o DOMINANZA pur non potendo prescindere dalle relazioni umane perché fanno parte dell’inconscio, sono senza dubbio quelli che creano più problemi nelle interazioni sia fra i pari, compagni di classe, amici, fratelli sia con gli adulti come i professori o genitori.

Queste dinamiche sociali di superiorità o dominanza proprio perché entrano in  ogni interazione, è possibile attuarle anche attraverso dei comportamenti INCONSAPEVOLI che possono sembrare assolutamente naturali per chi li assume ma che  in realtà possono offendere gli altri e questo perché le persone al mondo sono DIVERSE ed hanno preferenze che per qualcuno possono non aver alcun senso, così come le nostre possono non essere comprese da tutti.

Iniziamo:

Atteggiamento del  “VA BENE A ME , VA BENE A TUTTI”.Esempio: Il professore propone di fare una verifica fra due giorni, TU, senza confrontarti con i tuoi compagni di classe, proponi di posticiparlo alla prossima settimana, dando per sottinteso che TUTTI sono d’accordo ad avere più tempo per ripassare. Nonostante non tutti i tuoi compagni siano d’accordo nessuno ha il coraggio di intervenire ma stai suscitando un odio profondo nei confronti di alcuini di loro e probabilmente nei confronti del professore che rendendosi conto che la tua proposta non è condivisa da tutti, il tuo in realtà è un atto di PREPOTENZA. In entrambe i casi il meccanismo involontario è quello della DOMINANZA con la conseguenza che non capendo come mai provochi stizza in compagni e professori ti rende frustrato e magari per non mostrare tale frustrazione ostenti indifferenza, che ti rende agli occhi degli altri ancora più antipatico. 

Atteggiamento del  “QUANTO SO’ BRAVO, QUANTO SO’ FORTE”.Esempio: sei appena tornato dalle vacanze estive che non vedi l’ora di raccontare ai tuoi compagni : Mega Party in piscina, torneo di calcetto vinto oppure quel costosissimo regalo ricevuto per la promozione.  Improvvisamente ti rendi conto che qualcuno ti guarda strano o peggio smette di parlarti perché magari la sua famiglia non si è potuta permettere neanche di andare in vacanza. Le dinamiche sociali e direi anche la buona educazione, IMPONGONO di non parlare delle propria superiorità sociale anche nel caso fosse davvero evidente. Puoi lasciarti andare solo in caso ti trovi a parlare con un vero amico ma non vantarti troppo altrimenti risulteresti antipatico anche a lui.;-) 

Atteggiamento del “LA MIA SITUAZIONE E’ DIVERSA”.Esempio: Quando parli con un tuo compagno a scuola che non ha mai ricevuto un voto insufficiente pensi che sia stato “fortunato” e che gli è andato sempre tutto bene perché la famiglia lo aiuta o perché ai professori risulta simpatico, al contrario di quello che accade a te che hai tanti problemi e risulti antipatico. Quindi pensi che gli altri hanno successo perché non hanno avuto problemi, mentre tu sei bloccato dalle difficoltà; dai per scontato che gli altri sono “fortunati” solo perché non hai visto le difficoltà  che hanno dovuto affrontare. In realtà l’unica differenza è che loro non hanno fatto il ragionamento de  “la mia situazione è diversa” e si sono impegnati.;-) Anche in questo caso possono nascere delle incomprensioni date dal senso di superiorità dato da un presunto DEBITO MORALE che i fortunati avrebbero nei tuoi confronti.

Atteggiamento del “SE NON DICO NIENTE NON POSSO FARE BRUTTA FIGURA”. Esempio: Quando si parla in classe durante la ricreazione eviti di intervenire per non metterti in imbarazzo, o se il professore ti rivolge uno sguardo in cerca di assenso durante la spiegazione abbassi lo sguardo, se ti invitano ad uscire con un SMS neanche rispondi. La timidezza ti suggerisce l’alibi che se fai così nessuno si può arrabbiare. Giusto? Sbagliato! Anche questo è un meccanismo psicologico inconscio che parte dalla DOMINANZA:

SILENZIO = IGNORARE L’ALTRA PARTE

Se ignori qualcuno è come se gli stessi dicendo che non è degno della tua attenzione ed abbassi la sua importanza, rifletti sull’effetto quindi che può provocare agli occhi di un tuo docente.

Non ti serve essere un genio della comunicazione come Antony Robbins, bastano tre secondi scarsi per far capire all’altro che non lo stai ignorando. :-)Anche se la tua risposta non è da manuale dei rapporti sociali, è sempre meglio del silenzio! ;-)

 Se ti riconosci in qualcuna di queste modalità involontare puoi contattarmi qui .

A presto

Roby

Voglio ricordare tutto come Cicerone

memoria-di-ferroPresa dall’entusiasmo per la visione del film Now You See Me …..ho comprato e letto subito il libro di uno dei mentalisti più forti al mondo Derren Brown. Sono rimasta sbalordita della semplicità con cui spiega molte tecniche utilizzate per memorizzare le carte e che a parer mie possono essere riprodotte da chiunque abbia bisogno di riuscire a ricordare informazioni nella “sequenza perfetta”.;-) 

Una di queste si chiama TECNICA DEI LOCI (da “locus” che significa luoghi) Considera che questa tecnica è molto utilizzata al “World Memory Championship” nella prova della memorizzazione delle carte da gioco.
Su internet puoi  vedere un estratto dal documentario realizzato dalla BBC sulle potenzialità del cervello intitolato “BBC-Get smart”. E’ in inglese ma anche nel caso in cui non lo sapessi il messaggio si capisce molto bene grazie all’uso delle immagini. Descrive la tecnica utilizzata dal campione del mondo nel 2002 Andy Bell per memorizzare 10 mazzi di carte da gioco in 20 minuti. Utilizzando la tecnica dei loci ha memorizzato le 520 carte ed è in grado di rievocare la posizione di ogni singola carta. Ha impiegato 2,3 secondi a carta! ;-) 

loci 2Non ci crederai ma questa tecnica  risale a più di 2000 anni fà. Porta il nome del suo inventore, Cicerone, che, senza avere a disposizione le informazioni che sono state scoperte negli ultimi anni sul funzionamento della nostra mente, si era reso conto che, facendo un certo tipo di pensieri, riusciva a ricordare le sue orazioni senza aver bisogno di alcun appunto.

La tecnica da lui utilizzata era molto semplice e altrettanto efficace. Immagina che volesse parlare di quattro argomenti principali (o capitoli)  Ovviamente, le cose che voleva dire su ciascun di questi le aveva ben presenti. Gli serviva soltanto una strategia per ricordare la giusta sequenza. Pensava semplicemente ad un tragitto: un esempio poteva essere quello che portava da casa sua al foro dove teneva le sue orazioni e, ad ogni cosa particolare che incontrava, associava un oggetto che gli ricordasse l’argomento del quale doveva parlare. Se gli argomenti dei quali voleva parlare erano Catilina, i soldi, la guerra e la memoria, associava idee che gli ricordassero questi argomenti alle cose che incontrava nel tragitto. Questo gli permetteva di ripercorrere il discorso avendo sempre il filo conduttore, senza perdersi e senza saltare da un argomento all’altro senza una logica.
Possiamo usare questa tecnica per ricordare una sequenza di punti chiave di una presentazione con slides, di un esame o di qualunque altra cosa che ritieni opportuno

Ovviamente, possiamo prendere uno qualsiasi dei percorsi che abbiamo fatto anche senza conoscerlo nel dettaglio, io solitamente consiglio il tragitto che si è soliti fare per andare al lavoro o scuola. Questo perché prenderemo come ganci mentali soltanto i punti che ricordiamo, ripercorrendo mentalmente quel tragitto: sono i punti che più ci hanno lasciato un’emozione (ah quel bellissimo negozio di scarpe sotto casa mia  ;-) ) e che, quindi, ci torneranno in mente ogni volta che penseremo a quel percorso. Questa tecnica a differenza delle mappe che ci costruiamo per ricordare,  è solo mentale, quindi, non scriveremo nulla e, prima di riutilizzare uno stesso tragitto per memorizzare altri concetti, dobbiamo aver portato a lungo termine le informazioni che avevamo studiato precedentemente.

Comunque i loci devono essere impressi saldamente nella memoria, perché è fondamentale che tu non faccia mai fatica a ricordarli, non più di quanto faccia fatica a ricordare le stanze della tua casa.

Ti faccio un esempio immaginiamo che tu abbia una serie di cose da ricordare da fare nella giornata:

  1. Comprare dei francobolli
  2. passare dalla lavanderia
  3. al lavoro chiamare Tizio
  4. dar riparare il tuo cellulare
  5. dare da mangiare al gatto
  6. telefonare a Caio

Ora inizia così il percorso dei loci, la prima cosa è comprare sono i francobolli quindi posiziona una immagine nitida dei “francobolli” la tua prima localizzazione, se è un negozio magari immagina un enorme francobollo appiccicato sulla vetrina, poi passiamo alla lavanderia immagina il tuo tailleur preferito indossato dalla ragazza del bar (2° locus) continua così la lista sostituendo le cose da fare con una immagine localizzata sul tuo percorso . Se devi telefonare a Tizio immaginalo in chiesa (3 locus) mentre serve la messa!

Ti assicuro che una volta terminato avrai in mente un percorso familiare che puoi ripassare con la fantasia ogni volta che vuoi!

Questa è una delle tecniche che insegno ad i ragazzi durante le sessioni di mentoring, se ti interessa saperne di più contattami,  ti risponderò subito  .;-) 

Ti saluto

Roby

Follow your bliss

Molti studenti universitari, giovani in cerca di un nuovo lavoro, impiegati che desiderano fare carriera nell’ambito delle aziende di cui fanno parte  mi contattano per chiedere qualche consiglio sulle strategie migliori per prepararsi ad hoc ed uscirne quindi vincenti. 

Follow your blissJoseph Campbell, a mio parere il più importante esperto di mitologia dell’uomo, era solito rispondere ai suoi studenti che gli chiedevano come raggiungere il loro successo “Follow your bliss” (segui la tua beatitudine) . E’ proprio questo il punto di partenza efficace per raggiungere qualunque obbiettivo e per mettere le mani sul proprio futuro. E’ quasi impossibile superare un esame che non ti piace, o risultare simpatico al capo ufficio di una azienda di cui non condividi la mission.

Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di incontrare presso l’Università di Tor Vergata alcune persone che lavorano per Amazon.com di Seattle, mi hanno raccontato una cosa abbastanza curiosa, almeno per noi italiani, ogni dipendente riceve al loro arrivo : una “scrivania-porta”. Proprio così, una porta che serve letteralmente come una scrivania su questa “scrivania” il fondatore, Jeff Bezos, ha pensato bene di scrivere i valori ai quali si ispira la società e sulla base del quale vengono gestiti gli impiegati
“GIORNO 1 :Ci sono così ancora tante cose che devono essere inventate. C’è ancora tanto  di nuovo che sta per accadere.
La gente non ha idea di quale impatto Internet stia per provocare e questo è ancora ancora il  1 ° giorno in grande stile” Jeff Bezos.
Amazon pertanto dopo aver annunciato quale sia la sua politica per il successo, assume solo coloro che hanno il talento di adattarsi meglio a questa cultura organizzativa . 

E’ come se punto di partenza (colloqui di lavoro) e punto di arrivo (assunzione) siano legati da un filo e cioè chi sei, le tue passioni ed i valori ai quali ti ispiri,   quindi …scegli bene il punto dove partire  🙂 .

Per i  primi giorni di settembre  ho intenzione quindi di effettuare una sessione di mentoring con un gruppo ristretto di giovani intenzionati a conoscere se hanno scelto il punto giusto dove partire, se hai intenzione di prenotarti pui farlo QUI .

Ti saluto a presto

Roby

La timidizza a scuola si vince con “LIE TO ME”

Nel corso dei miei studi universitari fui molto colpita dalle ricerche dello psicologo americano Paul Ekman, denominate Facial Action Coding System (FACS) e certo non avrei mai potuto immaginare che l’avrei utilizzato per la mia attività di Mentoring: la ricerca più famosa pubblicata nel 1978 codificava le espressioni facciali che l’essere umano utilizza istintivamente quando prova alcune emozioni . Ovunque nel mondo esistono solo 6 espressioni facciali riconoscibili : tristezza, sorpresa, rabbia, disgusto, paura e gioia. La scoperta vera e propria fu quella di “codificare” l’esatta combinazione di muscoli che gli esseri umani mettono in atto ogni volta che si trovano a provare una delle 6 emozioni oltre ad un grande numero di microespressioni ,della durata massima di un venticinquesimo di secondo, che rivelano se la persona sia sincera o meno. Vi ricordate il telefilm “lie to me” 🙂 .
Dopo aver Studiato Ekman mi chiesi immediatamente:
“Cosa succederebbe se tutti gli studenti timidi che durante le interrogazioni risultano poco credibili o convincenti fossero riusciti ad utilizzare i muscoli facciali giusti durante la loro esposizione orale?”
La risposta mi è arrivata molto più tardi quando madre di una ragazza che frequentava la scuola media le consigliai di ripetere quanto aveva studiato di fronte uno specchio; le prime volte questo consiglio ha generato grande divertimento ma con l’andare del tempo mia figlia, così come gli altri studenti che seguivo nel percorso di mentoring, si “scoprivano” immediatamente quando stavano dicendo cose sbagliate oppure poco convincenti, un po’ come fa il dr. Lightman nel telefilm “Lie to me”!
Inoltre la necessità di dover parlare di fronte a qualcuno che ti osserva pone automaticamente la necessità di doversi organizzare per superare quei drammatici 5 minuti iniziali che in fondo caratterizzano tutto l’andamento psicologico e quindi il rendimento di un esame .
In altri campi, quali quelli della vendita, questi fatidici 5 minuti dove lo studente vuole convincere l’insegnante di aver studiato, viene definito APPROCCIO ed è fondamentale saperlo gestire nel modo giusto in modo da “PILOTARE” ( si è proprio vero è così) tutto il resto dell’esame od interrogazione o colloquio di lavoro e tutte le altre mediazioni dove si vuole far scaturire nel nostro interlocutore emozioni positive.

La buona notizia è che imparare a “PILOTARE” un esame si può, pertanto se ti interessa contattami attraverso il formulario della pagina dei contatti verrai richiamato al più presto
Ciao
Roby

Per superare gli esami ricorda la regola del 7% – 38% – 55%

Secondo due studi condotti dallo psicologo americano Albert Mehrabian, professore della UCLA University, che pubblicò nei libri “Silent Messages” e “Nonverbal communication”, quando comunichiamo la credibilità è data al 38% dalla voce(paraverbale), al 55% dal non verbale(linguaggio del corpo) e solo dal 7%(verbale) dal contenuto di ciò che diciamo .
Quindi avere una voce che si esprime con l’emotività giusta (coerente) per quel particolare momento è utile in ogni campo professionale: avvocati, venditori, impiegati che hanno contatto con il pubblico, insegnanti e studenti senza contare anche nell’ambito privato e cioè nelle relazioni tra genitori e figli oppure con gli amici .
La voce infatti è percepita da chiunque come molto importante, in quanto rispecchia la personalità e riuscire a modularla nel modo adeguato al messaggio che si vuole comunicare, provoca in chi ascolta delle reazioni POSITIVE che suscitano apprezzamenti e RINFORZANO la sicurezza nelle proprie capacità, diventando delle leve per un “cambiamento” di cui a volte non ci si rende neanche conto.
Nel corso della mia attività di mentoring infatti focalizzo l’attenzione sull’importanza di una esposizione (durante prove di esame ad esempio) CONVINCENTE. Ci sono infatti molti studenti che pur studiando tantissimo nel corso delle interrogazioni od esami non risultano CONVINCENTI a causa soprattutto di una TIMIDEZZA rafforzata anche da un certo retaggio culturale che porta a separare CORPO e MENTE. Durante i corsi fornisco agli studenti gli strumenti per rendere più convincente la loro esposizione che porta AUTOMATICAMENTE il loro corpo ad essere più espressivo e quindi la comunicazione molto più EFFICACE.
Ad esempio quando uno studente espone con ENTUSIASMO un argomento che gli è stato richiesto dall’insegnante, quest’ultimo si convince che gli è piaciuto e quindi che ha studiato!!!! Piccolo trucchetto per svangarla…. ;-).
Imparare ad essere convincenti è utile non solo durante il percorso di studio ma anche per affrontare le prime esperienze professionali: colloqui di lavoro, inserimenti in nuovi impieghi, desiderio di voler fare carriera.

Non essere CONVINCENTE è una delle maggiori cause di INSUCCESSO nel comunicare e quindi in buona parte della vita e questo perché esiste una regola aurea della comunicazione:

IN UNA COMUNICAZIONE NON E’ IMPORTANTE IL MESSAGGIO CHE PARTE
MA QUELLO CHE ARRIVA!

A questo proposito sto organizzando i percorsi di Mentoring per piccoli gruppi di studenti mi potete quindi contattare con il formulario sotto indicato o attraverso la pagina dei contatti

Le “bufale” del web e del nostro cervello

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Le nostre credenze e i nostri pregiudizi cadono sempre in piedi come i gatti. Fenomeno che del resto è all’ordine del giorno sui social network. Un esempio? L’ormai celeberrima foto del bacio di Vancouver, numerosi giornalisti di tutto il mondo hanno dato le loro interpretazioni sul motivo per cui quei due giovani si trovassero così abbarbicati nel mezzo di una manifestazione:

Vancouver Sun La polizia che cercava di disperdere la folla ha travolto la ragazza che è caduta per terra!

il Daily Times “Amore tra le rovine: due giovani che si baciano stesi in mezzo alla strada mentre accanto a loro scoppia il finimondo”

Times “Avevo visto come in un lampo la coppia stesa a terra in una sorta di terra di nessuno tra manifestanti e polizia”

Alex Knapp scrisse per Forbes un eccellente articolo dal titolo Why your brain is not a computer, in cui illustrava i limiti nelle attuali ricerche sull’intelligenza artificiale, in poche parole secondo questo giornalista esistono alcune proprietà della mente umana che NON sono riducibili a un modello matematico e quindi logico ed obbiettivo.

Tra queste, due particolari caratteristiche tipicamente umane: la dissonanza cognitiva e il pregiudizio confermante.

La dissonanza cognitiva è la capacità della mente di credere ciò che vuole anche di fronte all’evidenza opposta.

Il pregiudizio di conferma è la capacità della mente di cercare la prova che meglio si adatta alle proprie teorie e sorvolare o ignorare completamente le prove che le contraddicono.

Pertanto ogni cervello umano tende ad interpretare più che ad osservare il mondo che lo circonda in base appunto alle proprie esperienze e CREDENZE .

E’ per questo che uno dei primissimi esercizi che propongo agli adolescenti nel corso dell’attività di Mentoring è quella far scegliere il loro personaggio o soggetto preferito quali un attore, un cantante ma anche una squadra di calcio, una volta scelta chiedo di DEMOLIRLI, trovare cioè tutta una serie di difetti convincenti che possano stroncare i loro IDOLI!

Il risultato è sorprendente in quanto le credenze sono così forti e radicate che diventa un esercizio, apparentemente semplice ma nella sostanza DIFFICILISSIMO; se non si riesce a percepire la fragilità di certe CONVINZIONI su argomentazioni banali, figuriamoci su quelle sulle quali spesso fondiamo una vita intera!

Così come dice il simpaticissimo personaggio interpretato da Paola Minaccioni Cosa 38 Kiss Kiss “se lo dice internet ci credo”

A proposito di BUFALE eccone alcune segnalate da WIRED

Perché parlo di educazione attraverso il social network

Da anni mi dedico alla comunicazione su temi relativi all’educazione e benessere. L’ho fatto, e continuo a farlo, con tutti i mezzi a mia disposizione: libri, radio, televisione, web, newsletter, webinar, twitter e conferenze…chi mi conosce bene, e da tempo, sa quanto questo sia vero.

La scoperta dei social network mi ha fatto apprezzare uno strumento di comunicazione, a mio parere, ancora più potente. Mi spiego meglio. Pur non potendo prescindere dal lavoro fatto sugli altri media (che va comunque mantenuto) il social network permette un intervento di comunicazione su più livelli simultaneamente ( scrittura, video, audio…) e in tempo reale, con la simultanea interattività con chi ti segue.

Vi dico di più, è proprio chi partecipa a tutto questo (amici di facebook, followers..) che dà ancora più forza alla comunicazione. Faccio un esempio: un conto è che sia solo io a dire che solo se si impara a riconoscere e seguire le proprie passioni si potrà essere veramente felici, un altro conto è leggere un post con 10-20 commenti e talvolta anche di più, di persone di tutte le estrazioni, età, sesso, interessi, cultura… che raccontano la stessa cosa con la forza e l’entusiasmo di chi vive in prima persona tutto questo. E così potrei fare decine di altri esempi dove le notizie, i file audio o i video che io pubblico sono magnificate da commenti ulteriori, pubblicazioni, condivisioni su altre bacheche da parte di chi vive insieme a me questo entusiasmo per l’educazione e la realizzazione personale degli adolescenti .

Tutto questo, e molto altro, mi spingono a continuare e a incrementare l’uso di questo strumento come mezzo per diffondere le mie conoscenze sullo sviluppo personale e professionale.

Grazie di cuore quindi a tutti i miei circa 7500 click sui miei articoli!!!

La differenza tra Vittoria e Successo

Nel corso della mia esperienza di educatore, come madre, insegnante di inglese, formatore professionale e coach sportivo ho cercato una definizione unica di SUCCESSO qualcosa che desse ai giovani, sotto la mia “supervisione”,  😉  sia nello sport che nell’insegnamento …qualcosa a cui aspirare che NON fosse solo un voto più alto in classe o il punteggio più alto in una gara sportiva!

Infatti già in un  mio precedente articolo “Battere se stessi” avevo evidenziato la mediocrità dell’educare i giovani a essere migliore di qualcun altro; suggerendo invece  di trasmettere l’idea di “imparare dagli altri” cercando di abbattere le PROPRIE barriere mentali ed abbattere i PROPRI limiti, lavorare per raggiungere la capacità di esprimersi al meglio perché  questo è qualcosa che si puo’ controllare; lasciarsi assorbire, coinvolgere o preoccupare troppo dalle cose su cui non si ha il controllo (la performance di un altro atleta o l’interrogazione di un compagno di classe) INFLUENZA NEGATIVAMENTE  le cose su cui si ha il controllo ( le proprie abilità ). 

Se ci si sforza a fare del proprio meglio, cercando di migliorare la situazione in cui ci si trova ritengo che quello sia il SUCCESSO. E non  ritengo che gli “altri” lo possano giudicare . 

E’ un po’ come la differenza tra la REPUTAZIONE ed il CARATTERE; la reputazione è come tu sei percepito il carattere è ciò che si è realmente e credo proprio che il carattere sia molto più importante di come tu sia percepito e questo perché nel corso della vita non saranno necessariamente uguali, e questa è una delle idee che cerco di trasmettere ai giovani. 

Per quanto mi riguarda  ho realizzato che finalmente, sono diventata una persona più autentica e più simile a chi ho sempre sentito di essere e questo per me rappresenta il mio vero personale SUCCESSO.

Quindi mi piacerebbe sapere: quale è il SUCCESSO che desiderate per vostro figlio? 

Vi aspetto per parlarne insieme sulla pagina di FB o attraverso twitter

 Ciao

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