Archivi tag: comunicazione

Il cervello è nelle mani

ringiovanire-il-cervello-620x350

I gesti delle mani meritano la nostra attenzione in quanto ricca fonte di comunicazione non verbale per comprendere meglio i pensieri e i sentimenti degli altri. Un aspetto che spesso viene trascurato  sia da docenti che da discenti in ambiti didattici,nonostante i nostri cervelli siano ancora “cablati” per coinvolgere le nostre mani nel comunicare come fossero le EMOTICON delle nostre emozioni (Psychology of Communications); Il motivo è da ricercarsi probabilmente nel fatto che il nostro primo contatto è con le nostre mani quando cerchiamo i nostri genitori per infonderci sicurezza.

Tra tutte le specie animali, le nostre mani umane sono uniche – non solo per ciò che possono compiere, ma anche nel modo in cui comunicano.

Pertanto, sia che le persone parlino o meno, è interessante sapere che il nostro cervello dà una quantità sproporzionata di attenzione alle dita e le mani, rispetto al resto del corpo in quanto il nostro cervello sa benissimo che le mani rivelano molto su quello che sta succedendo nella nostra testa.

Come tocchiamo gli altri dipende da come ci sentiamo nei loro confronti: solitamente il contatto completo con il palmo della mano è caldo e affettuoso, mentre toccando con la punta delle dita si tradisce meno affetto.
Quando ci si sente a proprio agio in un contesto, il sangue nelle mani scorre in modo regolare rendendole calde e flessibili, al contrario lo stress rende le nostre mani più fredde e rigide, si ricorre quindi allo sfregamento delle mani  (auto massaggio o “pacificazione”), che consentirà di aumentare il flusso del sangue nelle mani sino a strofinare le mani insieme con le dita distese e intrecciate quando le cose vanno veramente male!
Non si può aver notato che quando ci si sente forti e sicuri di sé, lo spazio tra le dita cresce rendere le mani più territoriale. Quando ci si sente insicuri,  lo spazio scompare, sino a nascondere il pollice sotto le dita .

Lo Steepling Risultati immagini per steepling fingers è importante per rafforzare il concetto di quello che si sta dicendo, probabilmente è il display più potente di fiducia che possediamo.

La prima volta che tocchiamo gli altri è, di solito, con una stretta di mano. Può sembrare banale, ma sbagliare questo tipo di CONTATTO potrebbe lasciare un’impressione negativa duratura, in quanto ogni tocco influenza il nostro centro emozionale (positivamente o negativamente) in modo più o meno consapevole.

La  stretta di mano inoltre dovrebbe essere accompagnata SEMPRE da un buon contatto visivo.

Durante alcuni viaggi di lavoro all’estero ho potuto verificare che in alcune culture, una stretta di mano è un gesto di saluto secondario. Un abbraccio, anche un bacio, possono essere più adeguati.

In alcuni contesti come classi ma anche ambienti lavorativi  dove è importante lavorare in team, è SCONSIGLIABILE puntare con il dito indice, anche se si tratta di dirigere una persona a una sedia, E’ preferibile usare tutta la mano con le dita distese.

Come donna osservo spesso le mani dei miei interlocutori in quanto a mio parere indicano quanto ci prendiamo cura di noi stessi  e non solo per convenzione SOCIALE!

Questi sono solo alcuni dei messaggi che derivano dalle mani. Le mani sono davvero squisite trasmettitori delle nostre emozioni e pensieri. Non possiamo permetterci di ignorarli.

Ciao Roby

 

source: The Psychology of Communication W. Lambert Gardiner

Scuola : Emozioni Insostenibili?

professoriSento spesso parlare del concetto di sostenibilità, o meglio dell’importanza di educare allo sviluppo sostenibile cioè promuovere quei comportamenti che creano un equilibrio tra uomo ed ambiente naturale, tra bisogni e risorse, ma anche come riflesso ed attenzione alla qualità delle relazioni umane. In questo ambito infatti negli ultimi anni, le trasformazioni nella società, nelle menti delle persone e nella stessa legislazione scolastica, hanno prodotto dei mutamenti significativi. E questi cambiamenti hanno avuto effetti rilevanti sulle relazioni sociali delle persone che in essa abitano, lavorano, e sulle loro emozioni, cioè in sostanza sulla qualità della loro vita.

In questo caso si può parlare quindi di SOSTENIBILTA’ EMOTIVA che nasce dall’esigenza di rispondere a queste domande:quali emozioni provano gli studenti verso i compagni, gli insegnanti, e le materie che studiano? Quali emozioni provano gli insegnanti verso gli studenti, verso le materie che insegnano, verso i colleghi, il dirigente, i collaboratori? Le emozioni negative e positive degli studenti, verso l’insegnante e verso la materia, hanno effetti sul loro apprendimento, e di che tipo? Quali sono, nella loro mente e nel loro cuore, i rapporti fra emozione, motivazione e apprendimento? E le emozioni di un insegnante verso un dirigente troppo autoritario hanno una ricaduta sul suo lavoro in classe e sull’apprendimento dei ragazzi?

Nel corso della mia esperienza di “promotore” di progetti di ampliamento della formazione scolastica sia per docenti sia per studenti, devo constatare che queste domande mi vengono poste quasi esclusivamente dai ragazzi o dai loro genitori e sempre meno dai docenti o dirigenti scolastici sempre più “irretiti” da programmi rigidissimi.

Parte della degenerazione nei rapporti nella scuola, dipende da insufficiente o imperfetta autonomia delle persone: quanto più un lavoratore è davvero competente nelle mansioni che deve svolgere, tanto meno si troverà a dipendere, e quindi a scendere a patti, con altri lavoratori. Nella misura in cui la dipendenza ti pone in debito con l’altro, sei indotto a fargli concessioni anche illecite. E’ nelle maglie dell’incapacità che s’insinua l’ingiustizia. E’ per questo, ad esempio, che il docente con ambizioni di ascesa nella gerarchia “fiuta” il dirigente debole o insicuro e gli offre i suoi servigi: si comincia con i favori, i sorrisi e l’adulazione, si finisce col diventare un vicario che ha potere di “vita e di morte” sui colleghi.

Ma se nella scuola ogni lavoratore entrasse con un bagaglio effettivo e indiscusso, delle competenze, caratteristiche e capacità anche più esteso di quelle richieste, non vi sarebbero insicurezze e conseguenti dipendenze.

Nelle scuole in cui il personale docente è molto preparato e competente unitamente al dirigente, quest’ultimo è al di sopra delle parti e la soddisfazione dei lavoratori è alta, e alta è l’efficienza della scuola e quindi degli studenti.

Ciao

Roby

L.N.V. – la scorciatoia per comunicare ciò che è più importante

animal-children-photography-elena-shumilova-16Per milioni di anni, i nostri primi antenati hanno navigato sul nostro pianeta ma spesso la navigazione è stata molto pericolosa . Ci sono riusciti, comunicando efficacemente i loro bisogni, emozioni, paure e desideri con il prossimo. Soprattutto attraverso l’uso di comunicazioni non verbali , quali i cambiamenti fisiologici ( arrossamento del viso ) , gesti ( puntare il dito verso qualcosa o qualcuno ) , rumori (grugniti e fischi ) e reazioni viso-corpo ( sguardo interrogativo o spaventato) . Tutto ciò è diventato parte del nostro patrimonio biologico per così tanto tempo che ancora oggi abbiamo bisogno di comunicare non verbalmente e questo è anche il motivo per cui abbiamo bisogno  di icone emotive nella nostra comunicazione scritta. 🙂 😉 ❤ .

Fortunatamente ci siamo ulteriormente evoluti per reagire a minacce o qualsiasi cosa che possa rappresentare un pericolo e riusciamo a reagire  “senza pensare” con strategie di difesa quali  freezing o fight or flight!

Questo sistema che si è evoluto nel corso del tempo , non solo  ci avverte immediatamente del pericolo percepito, ma inoltre comunica immediatamente agli altri intorno a noi .  Così ad esempio: il nostro cervello ci costringe a congelarci sul posto (freezing) quando vediamo un cane aggressivo , siamo in grado di comunicare anche agli altri immediatamente attraverso i nostri corpi . Il vantaggio è duplice , REAGIAMO al mondo intorno a noi e gli altri BENIFICIANO delle nostre prime reazioni in modo che possano adottarle anche loro; oppure quando assaggiamo qualcosa di veramente disgustoso tutti intorno dalla nostra espressione capiranno 🙂  e non hanno bisogno di assaggiarlo anche loro .

Veloce , autentico e affidabile : il Linguaggio Non Verbale è come la ” scorciatoia per comunicare ciò che è più importante “, perché è evolutivamente più vantaggiosa .

E non si tratta solo di sopravvivenza o minacce , anche se questo è il motivo principale per cui reagiamo a certe cose   (suoni forti ci fanno congelare o rannicchiarci sul posto ) . Il nostro cervello telegrafa anche le nostre intenzioni . Questo è il motivo per cui quando si parla con qualcuno piacevolmente  e improvvisamente ci accorgiamo che uno dei loro piedi punta verso la loro auto o un ascensore , si sa che la persona  ha bisogno di andare via . Oppure quando una persona è  in ritardo , il corpo, attraverso le gambe, comunica che qualcosa di urgente è pressante ( causando disagio psicologico ) , anche se continua la conversazione . È per questo che diciamo quando si tratta di comunicazione , il linguaggio del corpo è più veritiero rispetto alla parola parlata .

Cosa c’è psicologicamente dietro tutto questo ? Semplicemente questo : i nostri bisogni , i sentimenti , i pensieri, le emozioni e le intenzioni vengono elaborati con eleganza da ciò che è noto come: il ” sistema limbico ” del cervello . Non deve pensare, reagisce solo al mondo in tempo reale e i nostri corpi mostrano come ci sentiamo . Qualcuno ci dà cattive notizie e le nostre labbra si serrano , l’autobus parte senza di noi e  stringiamo le nostre mascelle e ci strofiniamo il collo . Ci viene chiesto di lavorare un altro fine settimana e serriamo i nostri occhi stretti e abbassiamo il mento . Si tratta di manifestazioni di disagio fissate dal nostro cervello limbico che ha perfezionato nel corso di milioni di anni , e questo equivale sia che siamo in Cina o in Europa.

Al contrario, quando vediamo qualcuno che ci piace davvero , le sopracciglia si arcuano verso l’alto, i nostri muscoli facciali si rilassano , e le braccia diventano più flessibili (anche distendendosi) in modo che possiamo accogliere questa persona . In presenza di qualcuno che amiamo , ci rispecchiamo nel loro comportamento ( isopraxis ), incliniamo la testa in modo da consentire al sangue scorrere verso le nostre labbra rendendole piene, anche le nostre pupille si dilatano . Ancora una volta , il nostro cervello limbico comunica attraverso i nostri corpi con precisione i veri sentimenti che sentiamo . ❤

In un certo senso , ci siamo evoluti per dimostrare che siamo animali sociali che hanno bisogno di comunicare sia verbalmente che non verbalmente . Questo vale anche per i bambini che sono nati ciechi , pur non avendo mai visto questi comportamenti sanno anche loro come difendersi: un bambino cieco copre gli occhi quando sente qualcosa che non gli piace ,  questi comportamenti vengo definiti hard- wired .

Sia nel mondo del lavoro,  in famiglia o nelle relazioni, possiamo sempre essere certi che i veri sentimenti si riflettono nel nostro linguaggio del corpo attraverso posture di comfort e disagio . Questo sistema binario di comunicare come ci sentiamo veramente,  ha resistito alla prove del tempo allo scopo di aiutarci attraverso la sua elegante semplicità .

Ovviamente questo può essere molto efficace nel determinare come gli altri si sentono con noi e nel valutare come un rapporto si sta evolvendo . Spesso quando le persone sentono che qualcosa non va in un rapporto , quello che stanno percependo sono cambiamenti nel display del  linguaggio del corpo . Un esempio sono le così dette  distanze di comportamento o altri comportamenti più evidenti  (Indizi di Inganno ) .

E così ci sono molti aspetti della comunicazione non verbale e del linguaggio del corpo , che possono aiutare a vedere più chiaramente ciò che i nostri interlocutori stanno veramente sentendo, pensando, temendo o desiderando da NOI .

“INSTALLARE” questa abilità di comunicare in modo più efficace e con empatia per una comprensione più profonda si può  :-), se vuoi approfondire questo argomento con me scrivimi , mi farà piacere rispondere su questa disciplina che tanto mi appassiona .

Roberta

Fonte: Joe Navarro Body Language basics

Imparare ad entrare nella corrente australiana

Alcune recenti ricerche svolte sui posti di lavoro, sia nel pubblico sia nel privato, mostrano che un gran numero di persone si trovano in uno stato cerebrale e fisiologico quasi del tutto “spento” : passano ore a navigare su Internet o You Tube sognando ad occhi aperti e lavorando il minimo indispensabile provocando una vera e propria DISPERSIONE dell’attenzione; questi atteggiamenti di apatia ed indifferenza sono molto più diffusi nei lavori più semplici e ripetitivi. Per risolvere questo disagio lo psicologo comportamentista Csikszentmihalyi,teorico della felicità e del benessere, nel corso di una ricerca si è soffermato su quello che le persone intendevano con la definizione di  “buon lavoro” , ne è emerso un mix di ciò che si è bravi a fare con ciò che è legato agli interessi personali e che rispetta pienamente i propri principi etici. Si tratta di quelle professioni dove le persone sono talmente assorbite da perdere la cognizione del tempo; quando si ama quello che si sta facendo e questo ci fa sentire bene, in psicologia viene definita l’esperienza ottimale o di “flusso”.

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

Purtroppo nella vita quotidiana gli adulti si trovano molto più raramente in uno stato di flusso a differenza dei bambini che riescono ad essere completamente assorbiti dai loro giochi tanto da non accorgersi del tempo che passa e della mamma che chiama! 😉  Eppure ritrovare questa condizione cerebrale perfetta è veramente importante in quanto le persone che hanno più successo in ogni ambito sono proprio quelle che possono contare su questa felice combinazione.

Uno degli obbiettivi primari del mio lavoro con gli adolescenti consiste quindi nel far recuperare loro quelle abilità per riportarli proprio in questo stato di flusso e ci sono diversi modi per farli accedere a questo tipo di esperienza:

uno si manifesta quando devono affrontare un compito che richiede loro di spingere al massimo le loro capacità, una prova che per loro è considerata ai “limiti della realizzabilità”;

un altro quando si dedicano a qualcosa che li appassiona – la MOTIVAZIONE spinge automaticamente verso il flusso.

Una volta che un giovane si trova in questo stato ottimale c’è una ricca interconnessione fra diverse aree del cervello che gli consente di lavorare al meglio delle loro potenzialità, qualsiasi sia l’attività stiano svolgendo: studio, sportiva o creativa in genere .

Come dico spesso nelle scuole: “… è come entrare nella corrente australiana del film Nemo, è tutto più leggero, veloce e soprattutto divertente!” 😉

A presto

Roberta

A cosa serve “costruire” l’empatia

parole sante !

parole sante !

Alcuni studi sul cervello mostrano che quando le persone ascoltano qualcuno che racconta una storia avvincente, i loro cervelli si ” sintonizzano” con quelli dell’oratore, è come se nel cervello di chi ascolta facessero l’eco gli argomenti di chi parla con uno scarto temporale di un secondo o due. Questa sintonia neuronale si rafforza se si aggiunge la concentrazione – gli ascoltatori più concentrati infatti fanno qualcosa di ancora più sorprendente: certi schemi delle loro attività cerebrali anticipano di un secondo o due, quelli di chi racconta la storia!

Attraverso questo tipo di concentrazione “sintonizzata” con il Maestro, il cervello di uno studente si ritrova nelle condizioni più propizie per imparare: ogni insegnante sa che affinché i suoi alunni possano inziare a comprendere la lezione di matematica o storia deve prima creare questo tipo di sintonia.

I circuiti cerebrali responsabili di questa tipo di “sintonia” sono i neuroni a specchio che leggono le emozioni, le intenzioni e le azioni degli altri e , simultaneamente attivano le regioni corrispondenti del nostro cervello, dandoci una percezione interiore di ciò che sta accadendo nell’altra persona, in altre parole leggiamo gli altri sintonizzandoci su noi stessi. Se ad esempio un insegnante si sente irritato, questo è il segnale che anche lo studente potrebbe sentirsi allo stesso modo!

L’addestramento per docenti a cogliere gli indizi non verbali include quindi l’interpretazione  delle emozioni di uno studente a partire dal tono della sua voce, dalla postura in classe e soprattutto dalle espressioni del suo volto. Basandosi sul lavoro di Paul Ekman, un esperto che ha identificato con precisione i movimenti dei muscoli facciali sotto l’effetto di tutte le principali emozioni, il programma insegna ai docenti a riconoscere le fugaci espressioni dei loro studenti attraverso la lettura del loro volto.

In base alla mia esperienza costruire questo tipo di abilità si è dimostrata particolarmente efficace in quanto più i docenti sono stati in grado di cogliere i sottili indizi dei loro studenti, più quest’ultimi si sentivano  coinvolti in quanto “percepivano veramente quanto l’insegnante avesse a cuore loro ed il loro futuro” .

Ciao

Roberta

Social Coaching

Social Coaching.

Il regalo migliore per un figlio

Tutti insieme siamo più intelligenti di ciascuno di noi

memoria collettiva

memoria collettiva

Prendo in prestito questo detto giapponese perché dopo il mio ultimo articolo sulla tecnologia e sulla sua capacità di catturare l’attenzione di giovani ed adulti, molte persone mi hanno chiesto se a causa di internet ed i social media la nostra attenzione si sia in qualche modo ristretta 🙂

Premessa: la nostra mente cerca di sfruttare nel modo migliore le sue risorse che comunque sono limitate, così come hanno dimostrato anche recenti ricerche di uno scienziato cognitivista chiamato Halberda, ricorriamo a giochini mnemonici che ci sono di aiuto per combinare diverse informazioni.

L’origine delle nostre distrazioni si trova in gran parte nella nostra testa e non nella tecnologia che usiamo. Anzi quest’ultima ha contribuito ad espandere notevolmente il potere della nostra memoria creando la  cosiddetta “memoria collettiva” e Wikipedia ne è la prova.

Attraverso  Social come Facebook si imparano a costruire relazioni, pochi sono i legami forti, gli “amici più stretti”, ed innumerevoli legami deboli come le conoscenze superficiali che rappresentano una sorta di espansione della nostra attenzione, dandoci informazioni di qualunque tipo: ricette, shopping, luoghi da visitare, possibilità di lavoro, notizie di cronaca in tempo reale etc.

Durante il percorso di mentoring punto l’attenzione pertanto sull’abilità di coordinare quello che sappiamo con quello che apprendiamo attraverso i nostri mille occhi di amici, nemici, parenti colleghi e familiari che rappresentano  la nostra attenzione/memoria collettiva 😉 .

Ai ragazzi che seguo ricordo sempre quello che afferma un gruppo di ricerca della Carnegie University e cioè che “la risorsa più preziosa in un computer non è il processore o la memoria, né l’hard disc o la rete, ma l’attenzione umana”.

Se vuoi sapere come sfruttare al meglio la TUA memoria collettiva e migliorare quella individuale, prenota una sessione di Mentoring, ti aspetto.

Ciao a tutti

Roberta

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Come diventare simpatici a prof e compagni

Evitiamo di fare la sua fine

Evitiamo di fare la sua fine

Mentre surfavo sulla rete sono rimasta colpita da un articolo pubblicato sul sito Cracked.com intitolato 5 WAYS You’re Accidental Making  Everyone Hate You e cioè i 5 comportamenti inconsapevoli che ti fanno odiare da tutti.

Nonostante spesso quando si parla di comportamenti si tende un po’ troppo a generalizzare devo dire che non ho potuto fare a meno di notare che  esistono degli atteggiamenti inconsapevoli che provocano effetti davvero NON voluti da chi li ha tenuti con conseguenze a volte importanti soprattutto se si parla di scuola, un colloquio di lavoro, un nuovo impiego oppure un nuovo incarico.

Per questo motivo mi sento di consigliare una serie di strategie agli studenti che si accingono ad entrare in una nuova scuola allo scopo di evitare che possano risultare, loro malgrado, antipatici a compagni e professori. 😦

Gli atteggiamenti di SUPERIORITA’ o DOMINANZA pur non potendo prescindere dalle relazioni umane perché fanno parte dell’inconscio, sono senza dubbio quelli che creano più problemi nelle interazioni sia fra i pari, compagni di classe, amici, fratelli sia con gli adulti come i professori o genitori.

Queste dinamiche sociali di superiorità o dominanza proprio perché entrano in  ogni interazione, è possibile attuarle anche attraverso dei comportamenti INCONSAPEVOLI che possono sembrare assolutamente naturali per chi li assume ma che  in realtà possono offendere gli altri e questo perché le persone al mondo sono DIVERSE ed hanno preferenze che per qualcuno possono non aver alcun senso, così come le nostre possono non essere comprese da tutti.

Iniziamo:

Atteggiamento del  “VA BENE A ME , VA BENE A TUTTI”.Esempio: Il professore propone di fare una verifica fra due giorni, TU, senza confrontarti con i tuoi compagni di classe, proponi di posticiparlo alla prossima settimana, dando per sottinteso che TUTTI sono d’accordo ad avere più tempo per ripassare. Nonostante non tutti i tuoi compagni siano d’accordo nessuno ha il coraggio di intervenire ma stai suscitando un odio profondo nei confronti di alcuini di loro e probabilmente nei confronti del professore che rendendosi conto che la tua proposta non è condivisa da tutti, il tuo in realtà è un atto di PREPOTENZA. In entrambe i casi il meccanismo involontario è quello della DOMINANZA con la conseguenza che non capendo come mai provochi stizza in compagni e professori ti rende frustrato e magari per non mostrare tale frustrazione ostenti indifferenza, che ti rende agli occhi degli altri ancora più antipatico. 

Atteggiamento del  “QUANTO SO’ BRAVO, QUANTO SO’ FORTE”.Esempio: sei appena tornato dalle vacanze estive che non vedi l’ora di raccontare ai tuoi compagni : Mega Party in piscina, torneo di calcetto vinto oppure quel costosissimo regalo ricevuto per la promozione.  Improvvisamente ti rendi conto che qualcuno ti guarda strano o peggio smette di parlarti perché magari la sua famiglia non si è potuta permettere neanche di andare in vacanza. Le dinamiche sociali e direi anche la buona educazione, IMPONGONO di non parlare delle propria superiorità sociale anche nel caso fosse davvero evidente. Puoi lasciarti andare solo in caso ti trovi a parlare con un vero amico ma non vantarti troppo altrimenti risulteresti antipatico anche a lui.;-) 

Atteggiamento del “LA MIA SITUAZIONE E’ DIVERSA”.Esempio: Quando parli con un tuo compagno a scuola che non ha mai ricevuto un voto insufficiente pensi che sia stato “fortunato” e che gli è andato sempre tutto bene perché la famiglia lo aiuta o perché ai professori risulta simpatico, al contrario di quello che accade a te che hai tanti problemi e risulti antipatico. Quindi pensi che gli altri hanno successo perché non hanno avuto problemi, mentre tu sei bloccato dalle difficoltà; dai per scontato che gli altri sono “fortunati” solo perché non hai visto le difficoltà  che hanno dovuto affrontare. In realtà l’unica differenza è che loro non hanno fatto il ragionamento de  “la mia situazione è diversa” e si sono impegnati.;-) Anche in questo caso possono nascere delle incomprensioni date dal senso di superiorità dato da un presunto DEBITO MORALE che i fortunati avrebbero nei tuoi confronti.

Atteggiamento del “SE NON DICO NIENTE NON POSSO FARE BRUTTA FIGURA”. Esempio: Quando si parla in classe durante la ricreazione eviti di intervenire per non metterti in imbarazzo, o se il professore ti rivolge uno sguardo in cerca di assenso durante la spiegazione abbassi lo sguardo, se ti invitano ad uscire con un SMS neanche rispondi. La timidezza ti suggerisce l’alibi che se fai così nessuno si può arrabbiare. Giusto? Sbagliato! Anche questo è un meccanismo psicologico inconscio che parte dalla DOMINANZA:

SILENZIO = IGNORARE L’ALTRA PARTE

Se ignori qualcuno è come se gli stessi dicendo che non è degno della tua attenzione ed abbassi la sua importanza, rifletti sull’effetto quindi che può provocare agli occhi di un tuo docente.

Non ti serve essere un genio della comunicazione come Antony Robbins, bastano tre secondi scarsi per far capire all’altro che non lo stai ignorando. :-)Anche se la tua risposta non è da manuale dei rapporti sociali, è sempre meglio del silenzio! ;-)

 Se ti riconosci in qualcuna di queste modalità involontare puoi contattarmi qui .

A presto

Roby

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: