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Decidere con la “pancia” è una strategia ragionevole

pensareQuando frequentavo le superiori a volte venivo assalita da dubbi grammaticali che riuscivo a risolvere soltanto dopo averli scritti su un foglio bianco  (tipo coscienza :con la i o senza, dibattito 2b??? etc) e non capivo perché’ mentre li scrivevo azzeccavo  quella giusta soltanto  perché mi “suonava bene” , a livello di sensazione … di pancia appunto.

Più avanti ho scoperto che gli imprenditori di maggior successo raccolgono innumerevoli dati attingendo a molte più fonti (e di più varia natura) non solo quelle che la maggioranza delle persone riterrebbero importanti ma anche quelle che la maggioranza delle persone non riterrebbero importanti ed anche loro, infatti si rendevano conto che, di fronte a una decisione vitale, le sensazioni di “pancia”  dovevano  comunque essere prese in considerazione.

Studiando l’attività cerebrale ho scoperto che quando prendiamo una decisione di questo tipo i sistemi subcorticali (tra cui l’amigdala e l’insula) operano al di fori della consapevolezza cosciente, raccogliendo le regole decisionali che ci guidano ed immagazzinando la nostra saggezza di vita (facendoci poi arrivare il risultato dei loro procedimenti sotto forma di una percezione interiore . Questa impressione sottile (come quando ci diciamo appunto “mi suona bene”) ci indirizza ancor prima che possiamo esprimere la nostra decisione razionalmente o a parole.

Se non fosse così ci resterebbe solo quella fredda razionalità che trova espressione nella cosiddetta “teoria dell’utilità attesa” grazie ai quali soppesiamo e calcoliamo i pro e contro di tutti i fattori che riteniamo rilevanti, teoria che però mi fa sorgere un paio di dubbi perché:

  1. raramente la vita si presenta in termini così ordinati e netti
  2. la nostra mente, automatica ed involontaria, che conserva le informazioni più rilevanti per una corretta decisione, è inaccessibile razionalmente.

Uno studio accademico sulle intuizioni di “pancia” è giunto alla conclusione che utilizzare queste sensazioni, al pari di vere e proprie informazioni è “in genere una ragionevole strategia di giudizio” (e non una perenne fonte di errori come vorrebbero gli iper-razionalisti).

Per prendere decisioni intelligenti quindi non basta non basta essere degli esperti in un particolare campo 😦 , occorre avere anche una accentuata autoconsapevolezza .

Se conosciamo bene NOI stessi oltre che i nostri affari, possiamo muoverci con scaltrezza nell’interpretazione dei fatti – attenzione però alle nostre DISTORSIONI interiori che possono manipolare la nostra capacità di giudizio ma questo gli studenti del mio corso sulle strategie per lo sviluppo dell’attenzione,  lo sanno bene  😉 .

Ciao

Roberta

Source

FOCUS D. Goleman

Personality and Social Psychology Review

Il successo è scritto nei Marshmallows

happy marshmallows

happy marshmallows

Nell’ambito dei progetti che propongo nelle scuole, il modulo che sicuramente crea più curiosità da parte di docenti e genitori è sicuramente quello relativo alle Strategie di Autocontrollo.

Questo tipo di progetto nasce dall’esperienza fatta nelle scuole sin dall’infanzia : tutti gli insegnanti infatti, soprattutto quelli della materna ci dicono che hanno bisogno di bambini che arrivino da loro già in grado di stare seduti composti e concentrati!

Infatti grazie ad una nota ricerca condotta dallo psicologo Walter Mischel della Stanford University, è stato dimostrato che questa semplice abilità è correlata alla media scolastica in modo più stretto rispetto a quanto non lo è QI.

Ecco la ricerca: il ricercatore aveva portò dei bambini di 4 anni, uno alla volta,  in una sala giochi di una scuola per l’infanzia, mostrando loro un vassoio con dei Marshmallow (tipico dolce goloso statunitense) dicendo che potevano prenderne uno. Subito dopo aggiunse: “Ora uscirò a fare un giro: se aspetti a mangiarlo fino al mio ritorno, potrai averne due”. Per un bambino di quell’età sicuramente una prova durissima considerato soprattutto che la stanza era priva di ogni altra possibile distrazione quali giocattoli, libri, colori per disegnare. Infatti circa un terzo prese subito il dolcetto, un altro terzo riuscì ad aspettare per quindici minuti e quindi furono ricompensati con due ed infine un altro terzo resistette per un po’ salvo poi cedere dopo qualche minuto. La cosa più sorprendente di questa ricerca fu quando vennero rintracciati tutti i bambini a distanza di anni, praticamente quelli che dimostrarono più autocontrollo non solo avevano ottenuto migliori risultati nello studio, indipendentemente dall’estrazione familiare , ma soprattutto avevano in media uno stato di salute ed economico migliore rispetto agli altri che invece “avevano ceduto”.

In sostanza, anche quando i ragazzi trascorrono un’infanzia nelle migliori condizioni economiche, se non sono in grado di rimandare delle gratificazioni immediate per raggiungere i loro obbiettivi futuri, i vantaggi iniziali rischiano di svanire nel corso della loro vita: sul lungo periodo dal punto di vista del successo l’autocontrollo sembra tanto determinante quanto le scuole d’elite ed i privilegi ad essa connessi e su questo principio molte discipline scientifiche concordano: gli psicologi dello sviluppo studiano come i bambini crescendo, acquistino via via una maggiore padronanza del loro autocontrollo, rimandare le gratificazioni, controllare gli impulsi, autoregolare le emozioni, pianificare le cose ed agire con coscienziosità; gli specialisti della salute hanno notato un collegamento tra autocontrollo e la durata della vita, mentre i sociologi si concentrano sulla scarsità di autocontrollo come un fattore che lascia presagire la disoccupazione e la tendenza al crimine addirittura; gli psichiatri esaminano i problemi come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività nei giovani e i disordini come il fumo, l’alcol e i rapporti sessuali non protetti, gli economisti infine riflettono sul fatto che l’autocontrollo potrebbe essere una chiave per il benessere economico e la riduzione del crimine.

A presto

Roberta
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