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Chi sta con i giovani diventa giovane : cosa possiamo imparare da loro?

figli insegnanoDurante la campagna elettorale mi sono ritrovata a leggere un articolo il cui titolo diceva così: “Dall’emergenza educativa all’allarme educativo“.

Non mi è mai piaciuto parlare di emergenza educativa. L’emergenza mi riporta alla memoria guerre, disastri, allarmi. Di fronte ai problemi del mondo attuale, legati in buona parte alla crisi dell’educazione e del ruolo degli adulti, preferisco parlare di sfida educativa: la sfida ci chiede di metterci in gioco, di osare di più, di crederci, di puntare in alto. A qualcuno forse sembrerà un eccesso di zelo lessicale, ma probabilmente è molto di più; perché le parole che usiamo nel nostro linguaggio condizionano inevitabilmente il modo di vedere la vita. Davanti ad un ostacolo è molto meglio parlare di un obiettivo da conquistare piuttosto che di una difficoltà da superare. Per questo all’emergenza preferisco la sfida educativa.

Questo Blog nasce proprio dall’esigenza di riflettere sul nostro stile educativo e sul modo con cui affrontiamo le sfide del mondo attuale. E lo faccio però partendo dalla considerazione che senza formazione e competenze specifiche la battaglia è persa in partenza. Per educare, oggi, non è più possibile affidarsi al solo buon senso. Bisogna studiare, formarsi, aggiornarsi. Il mondo cambia rapidamente e un educatore non può permettersi di rimanere indietro: il prezzo da pagare sarebbe troppo alto, perché ci andrebbero di mezzo i nostri figli.

Per questo Studio, formazione ed aggiornamento: condizioni indispensabili per affrontare la sfida dell’educazione, una sfida che è sempre nuova. Innanzitutto perché sempre nuove sono le persone che costituiscono la relazione educativa: come scrive Benedetto XVI nella bellissima Lettera sul compito urgente dell’educazione, “il rapporto educativo è però anzitutto l’incontro di due libertà e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà“. Questa duplice libertà rende ogni azione educativa sempre nuova e mai uguale ad un’altra, oltreché imprevedibile. L’educazione non è mai la stessa perché un ragazzo cambia nel tempo; e perché cambia anche l’educatore.

Ma non è solo per questo motivo che l’educazione è una sfida sempre nuova. Ci sono anche delle novità oggettive che ci impongono di cambiare gli schemi mentali con cui interagiamo con i ragazzi. Il rapido avvento dei digital media, per esempio, ha provocato una vera e propria rivoluzione copernicana per cui spesso i ruoli tra docente e discente non sono così netti. Perché pc, cellulari, tablet etc danno ai ragazzi un potere  assolutamente inedito nei confronti di chi, come noi, con le tecnologie informatiche si trova spesso a fare i conti in maniera imbarazzante: alzi la mano il genitore che non abbia sentito la frustrazione di dover farsi spigare lo smartphone dai propri figli!

La struttura della famiglia, poi, si è modificata profondamente :dalla famiglia delle regole, che aveva al centro l’autorità del padre, siamo passati oggi alla famiglia degli affetti, che mette al centro le relazioni. A fronte di un indubbio arricchimento affettivo dei rapporti familiari, si presenta però un indebolimento dei ruoli educativi: l’autorità è sempre più in crisi, a volte i genitori assomigliano più a figure fraterne o amicali fino ad arrivare ad una vera e propria latitanza educativa.

Anche questa novità, condiziona l’educazione.

Un’altra difficoltà tipica dei nostri tempi è la generalizzata crisi dei modelli educativi, che rende tutto estremamente più difficile, dato che le agenzie educative esterne alla famiglia – scuola, internet, TV, solo per citare quelle principali – spesso remano contro quello che si insegna in famiglia, o quanto meno mandano messaggi che spesso sono contraddittori anche tra di loro.

Tutto ciò comporta la necessità di avere un nuovo approccio da parte degli educatori. Come già scritto, oggi non basta più la sola buona volontà; ci vuole un grande sforzo per comprendere un mondo che è cambiato con una rapidità mai vista prima. È cambiato il linguaggio ed è cambiato il modo di comunicare dei ragazzi rispetto a come lo facevano i genitori quando avevano la loro età. Il punto di partenza per affrontare la sfida dell’educazione è allora l’umiltà di rimetterci in gioco. Non solo lo studio, la formazione, le competenze educative; è necessario anche cambiare l’atteggiamento nei confronti dei ragazzi, chiedendoci: oltre quello che noi siamo in grado di dare ai ragazzi, che cosa possiamo imparare da loro?

Chi sta con i giovani diventa giovane“, diceva Giovanni Paolo II negli ultimi anni della sua vita. Non basta però stare semplicemente a contatto con loro e lui stesso ce lo ha insegnato. Dei giovani bisogna saper prendere tutto ciò che essi hanno da insegnarci: la fiducia, la capacità di sognare, la voglia di cambiare il mondo. Aggiungete a queste qualità la maturità di una persona adulta e avrete ottenuto l’identikit dell’educatore del terzo millennio.

Vi saluto

Roberta

Ecco come si prendono le decisioni

Che direzione prendere?Qual’è l’unica forza che determina la qualità della nostra vita? Quella sola forza che ha il POTERE di cambiare ogni situazione intorno a te? Eppure ognuno di noi possiede questa forza UNICA ed INDIVIDUALE che può cambiare il corso della nostra vita a prescindere di quello che succede intorno a noi.

La risposta è: il potere di prendere delle decisioni-.

Al di là delle situazioni esterne NOI possiamo decidere dove porre la nostra attenzione, che significato attribuire agli eventi quali azioni compiere. PENSACI anche solo una piccola decisione può’ cambiare la tua vita, magari un giorno decidi di frequentare una certa scuola e dopo vai a mangiare in un certo posto dove incontri la persona che diventerà l’amore della tua vita 😉

Non sei soddisfatto della tua carriera? Dei tuoi risultati?  CAMBIALI !

Non ami il tuo corpo? CAMBIALO !

Cambia TU per primo ! Ogni cosa nella tua vita cambia , quando prendi una decisione.

Una GRANDE decisione comincia sempre da una piccola decisione come quella di scegliere dove porre la tua ATTENZIONE, perché lì dove poni la tua attenzione è lì che scorre l’energia. Se ti FOCALIZZI solo sulle cose negative, la tua vita ti sembrerà uno SCHIFO 😦

Se ti focalizzi sulle cose straordinarie della vita, sulle persone importanti che hai incontrato, sui tuoi successi,  sui tuoi risultati, sui tuoi amici, colleghi, sul tuo compagno/a, sul perché eri proprio lì il giorno che li hai incontrati, allora TI SENTIRAI DAVVERO BENE.

Se ti FOCALIZZI sulle persone che non ti piacciono, sulle ragioni per cui NON andate d’accordo, NON riuscirai a liberartene, se invece vai alla ricerche di persone più simili a te, TI SENTIRAI BENE.

“CERCA E TROVERAI LA RISPOSTA”

Tutto questo è la sintesi di alcuni studi sul comportamento umano fatti da Antony Robins e Daniel Goleman che ho approfondito ed applicato personalmente e che ti assicuro producono risultati IMMEDIATI.

Questa è la risposta alla domanda che più spesso mi sento fare dagli studenti che si sentono BLOCCATI in determinate situazioni perché hanno paura di prendere una qualsiasi DECISIONE su una situazione che li preoccupa e quindi si TRASCINANO, nell’attesa che succeda qualcosa AL DI FUORI DI LORO STESSI.

Ti saluto

Roberta

A cosa serve “costruire” l’empatia

parole sante !

parole sante !

Alcuni studi sul cervello mostrano che quando le persone ascoltano qualcuno che racconta una storia avvincente, i loro cervelli si ” sintonizzano” con quelli dell’oratore, è come se nel cervello di chi ascolta facessero l’eco gli argomenti di chi parla con uno scarto temporale di un secondo o due. Questa sintonia neuronale si rafforza se si aggiunge la concentrazione – gli ascoltatori più concentrati infatti fanno qualcosa di ancora più sorprendente: certi schemi delle loro attività cerebrali anticipano di un secondo o due, quelli di chi racconta la storia!

Attraverso questo tipo di concentrazione “sintonizzata” con il Maestro, il cervello di uno studente si ritrova nelle condizioni più propizie per imparare: ogni insegnante sa che affinché i suoi alunni possano inziare a comprendere la lezione di matematica o storia deve prima creare questo tipo di sintonia.

I circuiti cerebrali responsabili di questa tipo di “sintonia” sono i neuroni a specchio che leggono le emozioni, le intenzioni e le azioni degli altri e , simultaneamente attivano le regioni corrispondenti del nostro cervello, dandoci una percezione interiore di ciò che sta accadendo nell’altra persona, in altre parole leggiamo gli altri sintonizzandoci su noi stessi. Se ad esempio un insegnante si sente irritato, questo è il segnale che anche lo studente potrebbe sentirsi allo stesso modo!

L’addestramento per docenti a cogliere gli indizi non verbali include quindi l’interpretazione  delle emozioni di uno studente a partire dal tono della sua voce, dalla postura in classe e soprattutto dalle espressioni del suo volto. Basandosi sul lavoro di Paul Ekman, un esperto che ha identificato con precisione i movimenti dei muscoli facciali sotto l’effetto di tutte le principali emozioni, il programma insegna ai docenti a riconoscere le fugaci espressioni dei loro studenti attraverso la lettura del loro volto.

In base alla mia esperienza costruire questo tipo di abilità si è dimostrata particolarmente efficace in quanto più i docenti sono stati in grado di cogliere i sottili indizi dei loro studenti, più quest’ultimi si sentivano  coinvolti in quanto “percepivano veramente quanto l’insegnante avesse a cuore loro ed il loro futuro” .

Ciao

Roberta

Il regalo migliore per un figlio

Usiamo di più il pensiero laterale

Vi presento ora il mio MENTORE per quanto riguarda i miei studi sull’educazione e vi riassumo qui di seguito le idee alla base delle sue ricerche.

Sir Ken Robinson

Sir Ken Robinson

 Non fatevi ingannare da quel “sir” che potrebbe evocare la figura di un vecchio accademico prigioniero di biblioteche e antichi precetti. Robinson è l’esatto contrario. Presenza fissa al TED (le sue videoconferenze sono state viste in rete più di 7 milioni di volte), le sue idee sulla creatività e il “pensiero divergente” alla base di un nuovo sistema educativo, hanno fatto il giro del mondo. Su Wired trovate la trascrizione di un discorso che ha scritto per la Rsa, organizzazione che si impegna a cercare nuove soluzioni per il progresso e la ricerca.

La premessa alla tesi di Robinson è molto semplice: la scuola di oggi è una scuola antica, concepita “nel clima culturale e intellettuale dell’Illuminismo e nelle circostanze economiche della prima rivoluzione industriale”. La prova è che le scuole sono ancora organizzate sul modello della linea di produzione, come in una fabbrica (Taylorismo). “Ci sono le campanelle, delle strutture separate, gli alunni si specializzano in materie diverse. Educhiamo ancora i bambini per annate: li inseriamo nel sistema raggruppandoli per età”. La scuola, quindi, è come una catena di montaggio da cui possono uscire solo due tipi di prodotti: studiosi e svogliati.

Si tratta di un sistema educativo non al passo con i tempi, secondo Robinson. Non un tempo in cui, su bambini e adolescenti, convergono le informazioni passate da Internet, dai telefonini e dalla tv.

Ma allora, qual è il tipo di educazione adatta alla nostra epoca? Robinson prende in causa il “Pensiero laterale”, espressione coniata dallo psicologo maltese Edward De Bono che indica una capacità di risolvere i problemi in modo creativo e da diverse prospettive. Robinson cita l’esempio della graffetta: quanti modi ti vengono in mente per usarne una? “La maggior parte di noi adulti ne trova 10-15. I ragazzi sotto i 20 anni 50 o 60 i bambini sotto i 10 anni, ne trovano anche 200. E li trovano facendo domande del tipo: ‘La graffetta potrebbe essere alta 60 metri e fatta di gommapiuma?”.

La cosa tragica è che i bambini sono più portati a vedere le cose lateralmente – e quindi a fare più domande e a trovare più soluzioni – di quanto lo siano gli adulti. Questo non perché la crescita porti per forza di cose a una chiusura mentale, ma perché i luoghi in cui i bambini crescono invece di sviluppare e articolare il loro pensiero, lo standardizzano. “Il problema cruciale”, sostiene Sir Ken Robinson, “risiede nella cultura delle nostre istituzioni, nel clima che vi si respira e nelle abitudini che hanno consolidato”. 

RIGUARDO LA SCELTA DELLA SCUOLA La preoccupazione per le possibilità di occupazioni future dei figli è certamente ragionevole e  realistica però ritengo che questa variabile non debba essere sopravvalutata al punto di renderla DETERMINANTE nella scelta della scuola e questo per i seguenti motivi :
• L’evoluzione del mercato del lavoro non è PREVEDIBILE in modo realistico e con margini di sicurezza accettabile, e questo per ammissione degli stessi imprenditori ed esperti del settore del business;
• I settori occupazionali che attualmente si presentano come maggiormente interessanti dal punto di vista occupazionale (alta tecnologia ad esempio), saranno saturati a breve con possibili richieste di inserimento professionale solo ad altissima specializzazione;
• La sicurezza del posto di lavoro stabile sarà sempre più impensabile per i nostri figli: essi dovranno reinventarsi più di una biografia professionale nel corso della loro vita lavorativa;
• In qualsasi settore occupazionale le doti richieste sono sempre più relative a specifiche caratteristiche di personalità, oltre che al possesso del pur necessario titolo di studio. La creatività, la sicurezza di sé, la capacità di collaborare con gli altri e di adattarsi alle necessità del momento, rappresentano un capitale “umano” che sarà sempre più richiesto e valorizzato in qualsiasi ambiente lavorativo e che sarà considerato a parer mio alla stessa stregua del titolo di studio.

Le doti che ho accennato quindi: creatività, sicurezza nelle proprie capacità, saper lavorare in team e saper adeguare la propria offerta alle reali necessità del mercato, pazienza e tenacia nella ricerca del “loro posto” di lavoro, NON sono acquisibili in nessun percorso di studi o corso professionale ad hoc ma si sviluppano spontaneamente quando una persona si occupa in modo appassionato di una attività in cui crede quello che il pedagogista inglese Ken Robinson definisce il proprio “ELEMENTO”.  A presto.

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

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Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

Ripartire con il piede giusto dopo le vacanze

ripartire-dopo-vacanze-freelance

La figura centrale nell’ambito di quello che io ho definito Apprendimento Generativo è il MENTORE;  i libri di Ken Robinson sono densi di esempi al riguardo, a volte sono stati vicini di casa, altre volte insegnanti come nel caso del disegnatore e creatore dei Simpsons, raramente purtroppo lo sono i genitori. Queste persone ispirano e meravigliano mostrando le potenzialità umane, fanno aprire gli occhi persino spingendo a seguire il loro esempio, ma la cosa più importante che sono in grado di fare è quella di aiutare a condurre le persone verso il proprio ELEMENTO dove è possibile unire talento e passione. Come afferma lo stesso pedagogista:”I mentori giocano un ruolo senza pari nell’aiutare le persone a raggiungere il proprio Elemento. Può sembrare che io stia esagerando affermando che il solo modo per raggiungere l’Elemento implichi la guida di un mentore, ma è un’esagerazione relativa. Tutti incontriamo numerosi ostacoli e limitazioni nel nostro viaggio alla scoperta di chi siamo veramente. Senza una guida esperta che ci aiuti ad identificare le nostre passioni, che incoraggi i nostri interessi, che ci spiani il cammino e che ci spinga a sfruttare al massimo le nostre capacità il viaggio è notevolmente più difficile”.

Anche per Joseph Campbell, uno dei più importanti esperti di mitologia comparata, che arrivò a formulare il modello di sviluppo personale denominato il Viaggio dell’Eroe, uno dei ruoli fondamentali all’interno di tale modello è occupato da quello che lui stesso definisce come Magic Helper, letteralmente l’aiutante magico . “Durante il viaggio, l’eroe troverà davanti a se diversi ostacoli ed impedimenti ed è proprio durante queste sfide e questi periodi che i Magic Helper offrono il loro supporto all’eroe. A volte lo sostengono per qualche passo, altre volte per un tratto più lungo del suo viaggio”.

Il mentoring, naturalmente è un percorso a doppio senso. Per quanto sia importante avere un mentore nella propria vita è altrettanto importante per i mentori ricoprire questo ruolo. E’ persino possibile che scopriate che il vostro vero ELEMENTO sia essere mentori per altre persone, così come è successo a me.  🙂

Antony Robbins, formatore motivazionale Self-Help, è uno dei mentori e personal coach di maggior successo del mondo, anzi viene ritenuto colui che ha gettato le basi di questa professione che è in continua crescita per il ruolo sempre più profondo che possono ricoprire in molte vite anche perché sempre più persone stanno scoprendo che essere mentori, per loro, significa aver trovato il loro ELEMENTO.

Come MENTORE ho elaborato il progetto di Apprendimento Generativo dove ho deciso di utilizzare molte tecniche di PNL in funzione di uno degli scopi principali che si propongono la Pedagogia e  la Psicologia dello Sviluppo: studio dell’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte.

Attraverso questo blog  e le sessioni di Mentoring ho deciso di raccogliere la mia formazione personale in queste discipline. Questo perché spesso queste discipline si incontrano e trascendono nel loro scopo più alto e cioè educare il comportamento umano al miglioramento personale.

L’apprendimento che ti propongo, differisce da quello meramente informativo che mettiamo in atto fin dal primo giorno di scuola, che è costituito da una sorta di bombardamento di informazioni che restano nella nostra mente per un tempo limitato, l’Apprendimento Generativo è l’apprendimento che porta al cambiamento: è quello che sperimenterai durante le sessioni personalizzate  e poi mettendo in pratica gli esercizi e le tecniche che imparerai .

Se ti interessa “ripartire con il piede giusto”  contattami e prenota la sessione personalizzata di Mentoring scolastico o professionale o anche solo per sapere se il mio progetto può esserti utile.  😉

TI saluto

Roberta

Follow your bliss

Molti studenti universitari, giovani in cerca di un nuovo lavoro, impiegati che desiderano fare carriera nell’ambito delle aziende di cui fanno parte  mi contattano per chiedere qualche consiglio sulle strategie migliori per prepararsi ad hoc ed uscirne quindi vincenti. 

Follow your blissJoseph Campbell, a mio parere il più importante esperto di mitologia dell’uomo, era solito rispondere ai suoi studenti che gli chiedevano come raggiungere il loro successo “Follow your bliss” (segui la tua beatitudine) . E’ proprio questo il punto di partenza efficace per raggiungere qualunque obbiettivo e per mettere le mani sul proprio futuro. E’ quasi impossibile superare un esame che non ti piace, o risultare simpatico al capo ufficio di una azienda di cui non condividi la mission.

Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di incontrare presso l’Università di Tor Vergata alcune persone che lavorano per Amazon.com di Seattle, mi hanno raccontato una cosa abbastanza curiosa, almeno per noi italiani, ogni dipendente riceve al loro arrivo : una “scrivania-porta”. Proprio così, una porta che serve letteralmente come una scrivania su questa “scrivania” il fondatore, Jeff Bezos, ha pensato bene di scrivere i valori ai quali si ispira la società e sulla base del quale vengono gestiti gli impiegati
“GIORNO 1 :Ci sono così ancora tante cose che devono essere inventate. C’è ancora tanto  di nuovo che sta per accadere.
La gente non ha idea di quale impatto Internet stia per provocare e questo è ancora ancora il  1 ° giorno in grande stile” Jeff Bezos.
Amazon pertanto dopo aver annunciato quale sia la sua politica per il successo, assume solo coloro che hanno il talento di adattarsi meglio a questa cultura organizzativa . 

E’ come se punto di partenza (colloqui di lavoro) e punto di arrivo (assunzione) siano legati da un filo e cioè chi sei, le tue passioni ed i valori ai quali ti ispiri,   quindi …scegli bene il punto dove partire  🙂 .

Per i  primi giorni di settembre  ho intenzione quindi di effettuare una sessione di mentoring con un gruppo ristretto di giovani intenzionati a conoscere se hanno scelto il punto giusto dove partire, se hai intenzione di prenotarti pui farlo QUI .

Ti saluto a presto

Roby

Per farti assumere, conta fino a 10!

colloquio-di-lavoroQuello che ti consiglio è di contare fino a 10. Infatti grazie al mio lavoro di investigatore ho imparato a “leggere” le persone: in dieci secondi so già più o meno se sono seri e ingessati, o tranquilli e sorridenti. E ti assicuro non è un’abilità difficile da sviluppare, quindi ti consiglio di allenarti a farlo da subito: quando parli con qualcuno per la prima volta, cerca di capire entro i primi dieci secondi come sono (come dice una famosa ricerca denominata Thin Slices).

Le persone vanno d’accordo con le persone simili a loro, (questo se non l’hai capito è una super dritta 😉 ) un datore assume quelli con cui pensa di andare d’accordo. Se tu ti adatti al carattere del capo, le possibilità di ottenere un lavoro aumentano considerevolmente. La cosa più importante da tenere a mente è l’ottimismo (ricorda la regola aurea): vai con un sorriso, carico e sicuro delle tue possibilità. Sii convinto(esercizio Bolt) che il tuo futuro sarà straordinario. Ricorda che il colloquio non è un interrogatorio, non è una guerra, non è una lotta per la supremazia. È un incontro per raggiungere un accordo che dia benefici a entrambi: tu vuoi i soldi, il tuo datore vuole affidarti dei compiti che da solo non può svolgere. È uno scambio equo, un accordo pacifico. Se prendi il colloquio in maniera amichevole, il tuo linguaggio non verbale si adatterà alle tue convinzioni e sarai più aperto e disponibile, due qualità che un dirigente apprezza.

Altra dritta 😉 … OSSERVA ATTENTAMENTE L’UFFICIO DEL GRANDE CAPO OSSERVA L’ORDINE: se l’ufficio è perfetto il capo cercherà una persona ordinata, mostra quelle qualità. Se le penne sono sparse per la scrivania, gli aspetti da sottolineare saranno dinamicità e autonomia.

Inoltre non dimenticare … OSSERVA LA SCRIVANIA: dall’ambiente puoi capire molto. Se ci sono oggetti personali, foto della famiglia e racchette da tennis appese alle pareti, sai già che puoi partire con un approccio informale ma educato.

Ad ogni modo, apri con una battuta simpatica: devi capire fin da subito se chi hai di fronte ha voglia di scherzare oppure no. Sii originale e divertente, non recitare un copione. A seconda della reazione, saprai il tono che dovrai mantenere per il colloquio: se il datore sorride, punta sulla simpatia. Se ti guarda male mantieni il sorriso ed evita altre uscite del genere. Essere simpatico con la persona giusta ti garantirà un lavoro, se non fai errori grossolani.

Durante il colloquio orale  devi confermare la stessa linea espressa nel tuo CV: non usare tre parole per dire quello che puoi sintetizzare in una. Non evitare le domande, rispondi a tutto in maniera chiara e semplice. Se cerchi di nascondere qualcosa, lo darai a vedere. Soprattutto per esperti in selezione del personale( e quindi molto allenati a riconoscere i Segnali Non Verbali)  non si è mai sufficientemente bravi a mentire. Anche se le domande che ti vengono poste non sono sempre a te gradevoli, rispondi con sincerità.

ATTENZIONE:Se hai avuto problemi con il capo precedente ti prego non insultarlo o non parlarne MALE! Altrimenti la persona che ti sta ascoltando penserà che sei un gran rompiscatole e piantagrane e che se un giorno te ne andrai parlerai male di LUI. Quindi, con un tono pacato e privo di rancore, ti suggerisco di usare frasi del tipo : “Purtroppo i nostri punti di vista erano divergenti e non siamo riusciti a risolvere i problemi che ne derivavano, quindi abbiamo deciso di porre fine al contratto” … suona assolutamente molto meglio a chi ti ascolta! 

SII ONESTO: Non addolcire la pillola, non cercare scuse, non inventarti particolari inutili: “sì, due anni fa sono stato fermato perché cantavo di notte per strada dopo aver bevuto troppo.” Puro e semplice.

NON STARE SULLA DIFENSIVA, MAI. SEI LÌ PER PARLARE, E QUINDI PARLA 🙂  NON SPRECARE PAROLE, MA NON SPRECARE NEMMENO OPPORTUNITÀ PER METTERTI IN LUCE.

Se desideri prenotare una sessione di Mentoring prima di un colloquio di lavoro a cui tieni, puoi prenotare una sessione di Mentoring privato, da fare anche attraverso Skype, contatta la mia mail rtarsitano@gmail.com

Ti saluto ed in bocca al lupo per il tuo lavoro!

Roby

P.S. Leggi sotto i preziosi consigli dati da un Manager Vodafone!

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