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Scarica il nuovo e-book per il METODO DI STUDIO PERFETTO

studente_libri E’ uscito FINALMENTE  su Amazon il nuovissimo  manuale su come trarre il massimo dal tuo studio! Anche se il titolo si spiega piuttosto bene da solo, sento che una piccola introduzione è comunque necessaria per farti capire cos’è e cosa non è questo e-book.
Il mio obiettivo sarà quello di spiegarti tutte le più importanti tecniche per studiare e riuscire a dare il meglio di se durante le interrogazioni od esami e perché no anche un colloquio di lavoro a cui tieni tanto.
Questo ti tornerà molto utile se hai leggeri problemi di apprendimento e memoria e potrebbe risolvere completamente il problema, ma trarrai degli indiscutibili vantaggi anche se pensi di avere già adottato un ritmo di studio regolare già strutturato: chissà, potresti imparare dei trucchetti che prima non conoscevi e che ti torneranno utili in futuro! 🙂
Alcune delle tecniche che spiegherò sono di immediata applicazione,mentre altre richiederanno un po’ di impegno e magari una piccola spesa. In quel caso sta a te decidere se vale la pena di investire su certi strumenti.
Bene, adesso che ho detto quello che è, voglio dirti cosa NON è questo manuale.
Di certo non è una guida miracolosa che risolverà qualsiasi problema della tua vita: semplicemente migliorerà l’efficacia del tuo studio, e scusami se è poco!
Perché se studi meglio sarai più rilassato e concentrato durante il giorno, e questo potrebbe portare ad una lunga serie di belle conseguenze come quella di non lasciarsi scappare le opportunità della vita.
http://www.amazon.it/manuale-metodo-studio-perfetto-professionale-ebook/dp/B01ALW00ME
Aspetto che mi dici cosa ne pensi. 😉

A presto
Roby

Decidere con la “pancia” è una strategia ragionevole

pensareQuando frequentavo le superiori a volte venivo assalita da dubbi grammaticali che riuscivo a risolvere soltanto dopo averli scritti su un foglio bianco  (tipo coscienza :con la i o senza, dibattito 2b??? etc) e non capivo perché’ mentre li scrivevo azzeccavo  quella giusta soltanto  perché mi “suonava bene” , a livello di sensazione … di pancia appunto.

Più avanti ho scoperto che gli imprenditori di maggior successo raccolgono innumerevoli dati attingendo a molte più fonti (e di più varia natura) non solo quelle che la maggioranza delle persone riterrebbero importanti ma anche quelle che la maggioranza delle persone non riterrebbero importanti ed anche loro, infatti si rendevano conto che, di fronte a una decisione vitale, le sensazioni di “pancia”  dovevano  comunque essere prese in considerazione.

Studiando l’attività cerebrale ho scoperto che quando prendiamo una decisione di questo tipo i sistemi subcorticali (tra cui l’amigdala e l’insula) operano al di fori della consapevolezza cosciente, raccogliendo le regole decisionali che ci guidano ed immagazzinando la nostra saggezza di vita (facendoci poi arrivare il risultato dei loro procedimenti sotto forma di una percezione interiore . Questa impressione sottile (come quando ci diciamo appunto “mi suona bene”) ci indirizza ancor prima che possiamo esprimere la nostra decisione razionalmente o a parole.

Se non fosse così ci resterebbe solo quella fredda razionalità che trova espressione nella cosiddetta “teoria dell’utilità attesa” grazie ai quali soppesiamo e calcoliamo i pro e contro di tutti i fattori che riteniamo rilevanti, teoria che però mi fa sorgere un paio di dubbi perché:

  1. raramente la vita si presenta in termini così ordinati e netti
  2. la nostra mente, automatica ed involontaria, che conserva le informazioni più rilevanti per una corretta decisione, è inaccessibile razionalmente.

Uno studio accademico sulle intuizioni di “pancia” è giunto alla conclusione che utilizzare queste sensazioni, al pari di vere e proprie informazioni è “in genere una ragionevole strategia di giudizio” (e non una perenne fonte di errori come vorrebbero gli iper-razionalisti).

Per prendere decisioni intelligenti quindi non basta non basta essere degli esperti in un particolare campo 😦 , occorre avere anche una accentuata autoconsapevolezza .

Se conosciamo bene NOI stessi oltre che i nostri affari, possiamo muoverci con scaltrezza nell’interpretazione dei fatti – attenzione però alle nostre DISTORSIONI interiori che possono manipolare la nostra capacità di giudizio ma questo gli studenti del mio corso sulle strategie per lo sviluppo dell’attenzione,  lo sanno bene  😉 .

Ciao

Roberta

Source

FOCUS D. Goleman

Personality and Social Psychology Review

LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE

#degrado #scuolaNel 1969, presso l’Università di Stanford (USA), il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento di psicologia sociale. Lasciò due auto abbandonata in strada, due automobili identiche, la stessa marca, modello e colore. Una l’ ha lasciata nel Bronx, quindi una zona povera e conflittuale di New York ; l’altra a Palo Alto, una zona ricca e tranquilla della California. Due identiche auto abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di specialisti in psicologia sociale, a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito.

Si è scoperto che l’automobile abbandonata nel Bronx ha cominciato ad essere smantellato in poche ore. Ha perso le ruote, il motore, specchi, la radio, ecc. Tutti i materiali che potevano essere utilizzati sono stati presi, e quelli non utilizzabili sono stati distrutti. Dall’altra parte , l’automobile abbandonata a Palo Alto, è rimasta intatta.

È comune attribuire le cause del crimine alla povertà. Attribuzione nella quale si trovano d’accordo le ideologie più conservatrici (destra e sinistra). Tuttavia, l’esperimento in questione non finì lì: quando la vettura abbandonata nel Bronx fu demolita e quella a Palo Alto dopo una settimana era ancora illesa, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto, California. Il risultato fu che scoppiò lo stesso processo, come nel Bronx di New York : furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato come era accaduto nel Bronx.

Perchè il vetro rotto in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?

Non è la povertà, ovviamente ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali.

Un vetro rotto in un’auto abbandonata trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di non curanza,  sensazioni di rottura dei codici di convivenza, di assenza di norme, di regole, che tutto è inutile. Ogni nuovo attacco subito dall’auto ribadisce e moltiplicare quell’idea, fino all’escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col risultato finale di una violenza irrazionale.

In esperimenti successivi James q. Wilson e George Kelling hanno sviluppato la teoria delle finestre rotte, con la stessa conclusione da un punto di vista criminologico, che la criminalità è più alta nelle aree dove l’incuria, la sporcizia, il disordine e l’abuso sono più alti.

Se si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare  a nessuno, allora lì si genererà la criminalità. Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato, superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti, si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi.

Se parchi e altri spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene, questi luoghi saranno abbandonati dalla maggior parte delle persone (che smettono di uscire dalle loro case per paura di bande) e questi stessi spazi lasciati dalla comunità, saranno progressivamente occupato dai criminali.

Gli studiosi hanno risposto in una forma più forte ancora, dichiarando che l’incuria ed il disordine accrescono molti mali sociali e contribuiscono a far degenerare l’ambiente.

A casa, tanto per fare un esempio, se il capofamiglia lascia degradare progressivamente la  sua casa, come la mancanza di tinteggiature alle pareti che stanno in pessime condizioni, cattive abitudini di pulizia, proliferazioni di cattive abitudine alimentari, utilizzo di parolacce, mancanza di rispetto tra i membri della famiglia, ecc, ecc, ecc. poi, anche gradualmente,  cadranno anche la qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia ed inizieranno a crearsi cattivi rapporti con la società in generale. Forse alcuni, perfino un giorno, entreranno in carcere.

Questa teoria delle finestre rotte può essere un’ipotesi valida a comprendere la degradazione della società e la mancanza di attaccamento ai valori universali, la mancanza di rispetto per l’altro e alle autorità (estorsione e le tangenti) , la degenerazione della società e la corruzioni  a tutti i livelli. La mancanza di istruzione e di formazione della cultura sociale, la mancanza di opportunità, generano un paese con finestre rotte, con tante finestre rotte e nessuno sembra disposto a ripararle.

La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata per la prima volta alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City, che era divenuto il punto più pericoloso della città. Si cominciò combattendo le piccole trasgressioni: graffiti che deterioravano il posto, lo sporco dalle stazioni, ubriachezza tra il pubblico, evasione del pagamento del biglietto, piccoli furti e disturbi. I risultati sono stati evidenti: a partire della correzione delle piccole trasgressioni si è riusciti a fare della Metro un luogo sicuro.

Successivamente, nel 1994, Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte e l’esperienza della metropolitana, ha promosso una politica di tolleranza zero. La strategia era quella di creare comunità pulite ed ordinate, non permettendo violazioni alle leggi e agli standard della convivenza sociale e civile. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità a New York City.

La frase “tolleranza zero” suona come una sorta di soluzione autoritaria e repressiva, ma il concetto principale è più prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza. Non è questione di  violenza ai trasgressori, né manifestazione di arroganza da parte della polizia. Infatti, anche in materia di abuso di autorità, dovrebbe valere la tolleranza zero. Non è tolleranza zero nei confronti della persona che commette il reato, ma è tolleranza zero di fronte al reato stesso. L’idea è di creare delle comunità pulite, ordinate, rispettose della legge e delle regole che sono alla base della convivenza  umana in modo civile e socialmente accettabile.

È bene di tornare a leggere questa teoria e di diffonderla .

Scuola : Emozioni Insostenibili?

professoriSento spesso parlare del concetto di sostenibilità, o meglio dell’importanza di educare allo sviluppo sostenibile cioè promuovere quei comportamenti che creano un equilibrio tra uomo ed ambiente naturale, tra bisogni e risorse, ma anche come riflesso ed attenzione alla qualità delle relazioni umane. In questo ambito infatti negli ultimi anni, le trasformazioni nella società, nelle menti delle persone e nella stessa legislazione scolastica, hanno prodotto dei mutamenti significativi. E questi cambiamenti hanno avuto effetti rilevanti sulle relazioni sociali delle persone che in essa abitano, lavorano, e sulle loro emozioni, cioè in sostanza sulla qualità della loro vita.

In questo caso si può parlare quindi di SOSTENIBILTA’ EMOTIVA che nasce dall’esigenza di rispondere a queste domande:quali emozioni provano gli studenti verso i compagni, gli insegnanti, e le materie che studiano? Quali emozioni provano gli insegnanti verso gli studenti, verso le materie che insegnano, verso i colleghi, il dirigente, i collaboratori? Le emozioni negative e positive degli studenti, verso l’insegnante e verso la materia, hanno effetti sul loro apprendimento, e di che tipo? Quali sono, nella loro mente e nel loro cuore, i rapporti fra emozione, motivazione e apprendimento? E le emozioni di un insegnante verso un dirigente troppo autoritario hanno una ricaduta sul suo lavoro in classe e sull’apprendimento dei ragazzi?

Nel corso della mia esperienza di “promotore” di progetti di ampliamento della formazione scolastica sia per docenti sia per studenti, devo constatare che queste domande mi vengono poste quasi esclusivamente dai ragazzi o dai loro genitori e sempre meno dai docenti o dirigenti scolastici sempre più “irretiti” da programmi rigidissimi.

Parte della degenerazione nei rapporti nella scuola, dipende da insufficiente o imperfetta autonomia delle persone: quanto più un lavoratore è davvero competente nelle mansioni che deve svolgere, tanto meno si troverà a dipendere, e quindi a scendere a patti, con altri lavoratori. Nella misura in cui la dipendenza ti pone in debito con l’altro, sei indotto a fargli concessioni anche illecite. E’ nelle maglie dell’incapacità che s’insinua l’ingiustizia. E’ per questo, ad esempio, che il docente con ambizioni di ascesa nella gerarchia “fiuta” il dirigente debole o insicuro e gli offre i suoi servigi: si comincia con i favori, i sorrisi e l’adulazione, si finisce col diventare un vicario che ha potere di “vita e di morte” sui colleghi.

Ma se nella scuola ogni lavoratore entrasse con un bagaglio effettivo e indiscusso, delle competenze, caratteristiche e capacità anche più esteso di quelle richieste, non vi sarebbero insicurezze e conseguenti dipendenze.

Nelle scuole in cui il personale docente è molto preparato e competente unitamente al dirigente, quest’ultimo è al di sopra delle parti e la soddisfazione dei lavoratori è alta, e alta è l’efficienza della scuola e quindi degli studenti.

Ciao

Roby

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

keep-calm-and-have-fun

Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

Come diventare simpatici a prof e compagni

Evitiamo di fare la sua fine

Evitiamo di fare la sua fine

Mentre surfavo sulla rete sono rimasta colpita da un articolo pubblicato sul sito Cracked.com intitolato 5 WAYS You’re Accidental Making  Everyone Hate You e cioè i 5 comportamenti inconsapevoli che ti fanno odiare da tutti.

Nonostante spesso quando si parla di comportamenti si tende un po’ troppo a generalizzare devo dire che non ho potuto fare a meno di notare che  esistono degli atteggiamenti inconsapevoli che provocano effetti davvero NON voluti da chi li ha tenuti con conseguenze a volte importanti soprattutto se si parla di scuola, un colloquio di lavoro, un nuovo impiego oppure un nuovo incarico.

Per questo motivo mi sento di consigliare una serie di strategie agli studenti che si accingono ad entrare in una nuova scuola allo scopo di evitare che possano risultare, loro malgrado, antipatici a compagni e professori. 😦

Gli atteggiamenti di SUPERIORITA’ o DOMINANZA pur non potendo prescindere dalle relazioni umane perché fanno parte dell’inconscio, sono senza dubbio quelli che creano più problemi nelle interazioni sia fra i pari, compagni di classe, amici, fratelli sia con gli adulti come i professori o genitori.

Queste dinamiche sociali di superiorità o dominanza proprio perché entrano in  ogni interazione, è possibile attuarle anche attraverso dei comportamenti INCONSAPEVOLI che possono sembrare assolutamente naturali per chi li assume ma che  in realtà possono offendere gli altri e questo perché le persone al mondo sono DIVERSE ed hanno preferenze che per qualcuno possono non aver alcun senso, così come le nostre possono non essere comprese da tutti.

Iniziamo:

Atteggiamento del  “VA BENE A ME , VA BENE A TUTTI”.Esempio: Il professore propone di fare una verifica fra due giorni, TU, senza confrontarti con i tuoi compagni di classe, proponi di posticiparlo alla prossima settimana, dando per sottinteso che TUTTI sono d’accordo ad avere più tempo per ripassare. Nonostante non tutti i tuoi compagni siano d’accordo nessuno ha il coraggio di intervenire ma stai suscitando un odio profondo nei confronti di alcuini di loro e probabilmente nei confronti del professore che rendendosi conto che la tua proposta non è condivisa da tutti, il tuo in realtà è un atto di PREPOTENZA. In entrambe i casi il meccanismo involontario è quello della DOMINANZA con la conseguenza che non capendo come mai provochi stizza in compagni e professori ti rende frustrato e magari per non mostrare tale frustrazione ostenti indifferenza, che ti rende agli occhi degli altri ancora più antipatico. 

Atteggiamento del  “QUANTO SO’ BRAVO, QUANTO SO’ FORTE”.Esempio: sei appena tornato dalle vacanze estive che non vedi l’ora di raccontare ai tuoi compagni : Mega Party in piscina, torneo di calcetto vinto oppure quel costosissimo regalo ricevuto per la promozione.  Improvvisamente ti rendi conto che qualcuno ti guarda strano o peggio smette di parlarti perché magari la sua famiglia non si è potuta permettere neanche di andare in vacanza. Le dinamiche sociali e direi anche la buona educazione, IMPONGONO di non parlare delle propria superiorità sociale anche nel caso fosse davvero evidente. Puoi lasciarti andare solo in caso ti trovi a parlare con un vero amico ma non vantarti troppo altrimenti risulteresti antipatico anche a lui.;-) 

Atteggiamento del “LA MIA SITUAZIONE E’ DIVERSA”.Esempio: Quando parli con un tuo compagno a scuola che non ha mai ricevuto un voto insufficiente pensi che sia stato “fortunato” e che gli è andato sempre tutto bene perché la famiglia lo aiuta o perché ai professori risulta simpatico, al contrario di quello che accade a te che hai tanti problemi e risulti antipatico. Quindi pensi che gli altri hanno successo perché non hanno avuto problemi, mentre tu sei bloccato dalle difficoltà; dai per scontato che gli altri sono “fortunati” solo perché non hai visto le difficoltà  che hanno dovuto affrontare. In realtà l’unica differenza è che loro non hanno fatto il ragionamento de  “la mia situazione è diversa” e si sono impegnati.;-) Anche in questo caso possono nascere delle incomprensioni date dal senso di superiorità dato da un presunto DEBITO MORALE che i fortunati avrebbero nei tuoi confronti.

Atteggiamento del “SE NON DICO NIENTE NON POSSO FARE BRUTTA FIGURA”. Esempio: Quando si parla in classe durante la ricreazione eviti di intervenire per non metterti in imbarazzo, o se il professore ti rivolge uno sguardo in cerca di assenso durante la spiegazione abbassi lo sguardo, se ti invitano ad uscire con un SMS neanche rispondi. La timidezza ti suggerisce l’alibi che se fai così nessuno si può arrabbiare. Giusto? Sbagliato! Anche questo è un meccanismo psicologico inconscio che parte dalla DOMINANZA:

SILENZIO = IGNORARE L’ALTRA PARTE

Se ignori qualcuno è come se gli stessi dicendo che non è degno della tua attenzione ed abbassi la sua importanza, rifletti sull’effetto quindi che può provocare agli occhi di un tuo docente.

Non ti serve essere un genio della comunicazione come Antony Robbins, bastano tre secondi scarsi per far capire all’altro che non lo stai ignorando. :-)Anche se la tua risposta non è da manuale dei rapporti sociali, è sempre meglio del silenzio! ;-)

 Se ti riconosci in qualcuna di queste modalità involontare puoi contattarmi qui .

A presto

Roby

Ripartire con il piede giusto dopo le vacanze

ripartire-dopo-vacanze-freelance

La figura centrale nell’ambito di quello che io ho definito Apprendimento Generativo è il MENTORE;  i libri di Ken Robinson sono densi di esempi al riguardo, a volte sono stati vicini di casa, altre volte insegnanti come nel caso del disegnatore e creatore dei Simpsons, raramente purtroppo lo sono i genitori. Queste persone ispirano e meravigliano mostrando le potenzialità umane, fanno aprire gli occhi persino spingendo a seguire il loro esempio, ma la cosa più importante che sono in grado di fare è quella di aiutare a condurre le persone verso il proprio ELEMENTO dove è possibile unire talento e passione. Come afferma lo stesso pedagogista:”I mentori giocano un ruolo senza pari nell’aiutare le persone a raggiungere il proprio Elemento. Può sembrare che io stia esagerando affermando che il solo modo per raggiungere l’Elemento implichi la guida di un mentore, ma è un’esagerazione relativa. Tutti incontriamo numerosi ostacoli e limitazioni nel nostro viaggio alla scoperta di chi siamo veramente. Senza una guida esperta che ci aiuti ad identificare le nostre passioni, che incoraggi i nostri interessi, che ci spiani il cammino e che ci spinga a sfruttare al massimo le nostre capacità il viaggio è notevolmente più difficile”.

Anche per Joseph Campbell, uno dei più importanti esperti di mitologia comparata, che arrivò a formulare il modello di sviluppo personale denominato il Viaggio dell’Eroe, uno dei ruoli fondamentali all’interno di tale modello è occupato da quello che lui stesso definisce come Magic Helper, letteralmente l’aiutante magico . “Durante il viaggio, l’eroe troverà davanti a se diversi ostacoli ed impedimenti ed è proprio durante queste sfide e questi periodi che i Magic Helper offrono il loro supporto all’eroe. A volte lo sostengono per qualche passo, altre volte per un tratto più lungo del suo viaggio”.

Il mentoring, naturalmente è un percorso a doppio senso. Per quanto sia importante avere un mentore nella propria vita è altrettanto importante per i mentori ricoprire questo ruolo. E’ persino possibile che scopriate che il vostro vero ELEMENTO sia essere mentori per altre persone, così come è successo a me.  🙂

Antony Robbins, formatore motivazionale Self-Help, è uno dei mentori e personal coach di maggior successo del mondo, anzi viene ritenuto colui che ha gettato le basi di questa professione che è in continua crescita per il ruolo sempre più profondo che possono ricoprire in molte vite anche perché sempre più persone stanno scoprendo che essere mentori, per loro, significa aver trovato il loro ELEMENTO.

Come MENTORE ho elaborato il progetto di Apprendimento Generativo dove ho deciso di utilizzare molte tecniche di PNL in funzione di uno degli scopi principali che si propongono la Pedagogia e  la Psicologia dello Sviluppo: studio dell’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte.

Attraverso questo blog  e le sessioni di Mentoring ho deciso di raccogliere la mia formazione personale in queste discipline. Questo perché spesso queste discipline si incontrano e trascendono nel loro scopo più alto e cioè educare il comportamento umano al miglioramento personale.

L’apprendimento che ti propongo, differisce da quello meramente informativo che mettiamo in atto fin dal primo giorno di scuola, che è costituito da una sorta di bombardamento di informazioni che restano nella nostra mente per un tempo limitato, l’Apprendimento Generativo è l’apprendimento che porta al cambiamento: è quello che sperimenterai durante le sessioni personalizzate  e poi mettendo in pratica gli esercizi e le tecniche che imparerai .

Se ti interessa “ripartire con il piede giusto”  contattami e prenota la sessione personalizzata di Mentoring scolastico o professionale o anche solo per sapere se il mio progetto può esserti utile.  😉

TI saluto

Roberta

Voglio ricordare tutto come Cicerone

memoria-di-ferroPresa dall’entusiasmo per la visione del film Now You See Me …..ho comprato e letto subito il libro di uno dei mentalisti più forti al mondo Derren Brown. Sono rimasta sbalordita della semplicità con cui spiega molte tecniche utilizzate per memorizzare le carte e che a parer mie possono essere riprodotte da chiunque abbia bisogno di riuscire a ricordare informazioni nella “sequenza perfetta”.;-) 

Una di queste si chiama TECNICA DEI LOCI (da “locus” che significa luoghi) Considera che questa tecnica è molto utilizzata al “World Memory Championship” nella prova della memorizzazione delle carte da gioco.
Su internet puoi  vedere un estratto dal documentario realizzato dalla BBC sulle potenzialità del cervello intitolato “BBC-Get smart”. E’ in inglese ma anche nel caso in cui non lo sapessi il messaggio si capisce molto bene grazie all’uso delle immagini. Descrive la tecnica utilizzata dal campione del mondo nel 2002 Andy Bell per memorizzare 10 mazzi di carte da gioco in 20 minuti. Utilizzando la tecnica dei loci ha memorizzato le 520 carte ed è in grado di rievocare la posizione di ogni singola carta. Ha impiegato 2,3 secondi a carta! ;-) 

loci 2Non ci crederai ma questa tecnica  risale a più di 2000 anni fà. Porta il nome del suo inventore, Cicerone, che, senza avere a disposizione le informazioni che sono state scoperte negli ultimi anni sul funzionamento della nostra mente, si era reso conto che, facendo un certo tipo di pensieri, riusciva a ricordare le sue orazioni senza aver bisogno di alcun appunto.

La tecnica da lui utilizzata era molto semplice e altrettanto efficace. Immagina che volesse parlare di quattro argomenti principali (o capitoli)  Ovviamente, le cose che voleva dire su ciascun di questi le aveva ben presenti. Gli serviva soltanto una strategia per ricordare la giusta sequenza. Pensava semplicemente ad un tragitto: un esempio poteva essere quello che portava da casa sua al foro dove teneva le sue orazioni e, ad ogni cosa particolare che incontrava, associava un oggetto che gli ricordasse l’argomento del quale doveva parlare. Se gli argomenti dei quali voleva parlare erano Catilina, i soldi, la guerra e la memoria, associava idee che gli ricordassero questi argomenti alle cose che incontrava nel tragitto. Questo gli permetteva di ripercorrere il discorso avendo sempre il filo conduttore, senza perdersi e senza saltare da un argomento all’altro senza una logica.
Possiamo usare questa tecnica per ricordare una sequenza di punti chiave di una presentazione con slides, di un esame o di qualunque altra cosa che ritieni opportuno

Ovviamente, possiamo prendere uno qualsiasi dei percorsi che abbiamo fatto anche senza conoscerlo nel dettaglio, io solitamente consiglio il tragitto che si è soliti fare per andare al lavoro o scuola. Questo perché prenderemo come ganci mentali soltanto i punti che ricordiamo, ripercorrendo mentalmente quel tragitto: sono i punti che più ci hanno lasciato un’emozione (ah quel bellissimo negozio di scarpe sotto casa mia  ;-) ) e che, quindi, ci torneranno in mente ogni volta che penseremo a quel percorso. Questa tecnica a differenza delle mappe che ci costruiamo per ricordare,  è solo mentale, quindi, non scriveremo nulla e, prima di riutilizzare uno stesso tragitto per memorizzare altri concetti, dobbiamo aver portato a lungo termine le informazioni che avevamo studiato precedentemente.

Comunque i loci devono essere impressi saldamente nella memoria, perché è fondamentale che tu non faccia mai fatica a ricordarli, non più di quanto faccia fatica a ricordare le stanze della tua casa.

Ti faccio un esempio immaginiamo che tu abbia una serie di cose da ricordare da fare nella giornata:

  1. Comprare dei francobolli
  2. passare dalla lavanderia
  3. al lavoro chiamare Tizio
  4. dar riparare il tuo cellulare
  5. dare da mangiare al gatto
  6. telefonare a Caio

Ora inizia così il percorso dei loci, la prima cosa è comprare sono i francobolli quindi posiziona una immagine nitida dei “francobolli” la tua prima localizzazione, se è un negozio magari immagina un enorme francobollo appiccicato sulla vetrina, poi passiamo alla lavanderia immagina il tuo tailleur preferito indossato dalla ragazza del bar (2° locus) continua così la lista sostituendo le cose da fare con una immagine localizzata sul tuo percorso . Se devi telefonare a Tizio immaginalo in chiesa (3 locus) mentre serve la messa!

Ti assicuro che una volta terminato avrai in mente un percorso familiare che puoi ripassare con la fantasia ogni volta che vuoi!

Questa è una delle tecniche che insegno ad i ragazzi durante le sessioni di mentoring, se ti interessa saperne di più contattami,  ti risponderò subito  .;-) 

Ti saluto

Roby

Trova il tuo QUINTO ELEMENTO per far vivere le tue passioni

ogmmDi recente ho avuto l’opportunità di assistere ad un orchestra itinerante formata da giovani, quasi tutti minorenni, davvero talentuosi, tra di loro vi era anche una giovane ragazza tenore, di soli 15 anni davvero molto brava; non ho potuto fare a meno di chiedere alla madre come mai la figlia si fosse avvicinata a questa arte davvero poco comune trai i giovani e questo è quello che mia ha risposto:“in famiglia nessuno di noi si è mai avvicinato alla lirica, però avevo notato che quando casualmente mia figlia ascoltava cantare un opera era quasi ipnotizzata, allora l’ho accompagnata a vederne una quando aveva solo 8 anni, pensando che da lì a mezzora me ne sarei andata, invece è rimasta ferma per circa 2 ore! Alla fine dell’opera mi ha detto “mamma, io voglio stare là sopra” indicandomi il palco(ELEMENTO)” .

In ambito sportivo mi ha colpito la storia di Bart Conner, ginnasta americano aveva sei anni quando scoprì di poter camminare sulle mani facilmente così come faceva sui piedi. Più tardi scoprì che poteva farlo anche sulle scale ; aveva una naturale destrezza, la madre di Bart non poteva di certo immaginare cosa sarebbe successo ma gli ha riconosciuto un attitudine lo ha quindi accompagnato in una palestra (ELEMENTO) che Bart ha trovato un luogo inebriante! Più tardi divenne il giovane ginnasta americano più medagliato della storia .

L’ELEMENTO, è il concetto descritto dal pedagogista inglese Sir Ken Robinson nel corso del Benchmark Business svoltosi a Londranel 2012 che ha riunito i più grandi leader di pensiero che potessero ispirare i partecipanti ad essere leader migliori e rendere più sane le loro organizzazioni ed aziende.

Durante la conferenza è emerso che non basta  essere solo BRAVI a fare qualcosa bisogna trovare l’ELEMENTO in cui talento naturale e passione personale si incontrano.

Per vari motivi il tipo di educazione attuale è più orientata nel fare delle previsioni su quello che sarà UTILE nel corso della nostra vita e per la nostra carriera più che essere focalizzata su quello che veramente ci piace fare, su chi siamo veramente.

La madre del ginnasta non poteva immaginare quello che sarebbe successo a suo figlio e di certo non lo potrà mai sapere la medre del tenore  ma fortunatamente i ragazzi hanno trovato il loro ELEMENTO ed un MENTORE che sono riusciti ad individuare i loro talenti ead insegnare loro come farli conoscere al mondo esterno.

I 3 principi da cui parto per i miei studi orientati all’attività di Mentoring rivolta ai giovani sono:

  • TUTTI ABBIAMO GIA’ QUELLO CHE CI SERVE PER ESSERE DELLE PERSONE BRILLANTI ED APPAGATE
  • TUTTI NOI ABBIAMO UNA RISORSA ENORME DI TALENTO
  • LA CREATIVITA’ SI IMPARA ED E’ FONDAMENTALE PER ESTERNARE IL
    TUO TALENTO

L’attività di mentoring consente di rientrare in contatto con i propri talenti e passioni riportando chiunque verso il PROPRIO ELEMENTO cioè quel luogo virtuale attraverso il quale vengono vagliate tutta una serie di possibilità più che di limitazioni.

Il processo trasformativo più efficace ch esto studiando  è il ReSonance   in quanto a differenza della PNL Classica, quella di Bandler per intenderci,  parte da come sei quando tutto è “perfetto” ed espande a partire da questa posizione. Inoltre questa evoluzione della PNL, affronta il problema di come riconoscere la propria ABILITA’ UNICA o se preferiamo chiamarlo TALENTO e soprattutto come utilizzarla !

Se ti interessa riconoscere la TUA ABILITA’ UNICA contattami via Twitter o FB page oppure attraverso la pagina dei contatti .

A presto Roby

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