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Find Your Tribe

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“Per molte persone, una componente primaria per entrare nel proprio ELEMENTO (inteso come luogo ideale per la realizzazione delle proprie passioni) è la connessione con altre persone che condividono la loro stessa  passione e il desiderio di dare il meglio di loro stessi attraverso di essa.” 

Qundi metteti in contatto con le persone che condividono i tui stessi interessi e con le quali un giorno potresti costruire il tuo SUCCESSO attraverso questo link    Find Your Tribe.

Promosso o Bocciato ? … decidi TU

studentsSolo questa ultima settimana 1012 download gratuiti delle risorse presenti nella mia pagina del blog.
Ciò significa che tutte queste persone hanno compreso pienamente il mio obbiettivo: dare suggerimenti per studiare efficacemente in poco tempo, così da poter prendere bei voti a scuola e stare con gli amici per più tempo di quello che si ammazza di studio con pochi risultati.
Questi 1012 click mi fanno pensare che questi studenti hanno capito che la quantità nello studio non basta ma è la QUALITA’ l’unica cosa che differenzia un SECCHIONE da un BOCCIATO e questo perché i SECCHIONI hanno intuito (o semplicemente hanno copiato 😉 ) le tecniche giuste per studiare efficacemente in 1 ora quello che per molti comporta 3 ore di studio per ottenere una sufficienza striminzita.
Quindi per essere Bravi @ Scuola! NON bisogna essere predisposti e nemmeno dei geni e questo non lo dico solo per la mia esperienza personale, ma gli oltre 300 studenti di successo che ho interpellato in questi 3 anni per farmi dare delle dritte!
Se vuoi prendere dei bei voti devi SOLO studiare bene! E questo perché, voglio rivelarti un segreto, il principio :”PIU’ FATICA = PIU’ RISULTATI” è una credenza davvero FALSA ed in questo articolo spiego perché . E lo spiega anche il pedagogista anglosassone Ken Robinson, che ha gettato le linee guida per la riforma della scuola britannica, nel suo libro “THE ELEMENT”.
Inoltre sono qui anche perché, se ancora non ce l’hai, ti darò una mano a costruire i PILASTRI del tuo personale METODO DI STUDIO e quindi ad avere l’atteggiamento giusto per essere uno studente di SUCCESSO.
A proposito, cosa significa per TE essere uno studente di successo? Prima di rispondere voglio dirti il CONTRARIO di quello che molte persone ti hanno portato a pensare e cioé che: a scuola ci si diverte, all’università ci si diverte ancora di PIU’. Avrai un sacco di tempo libero che potrai usare per passare gli anni migliori della tua vita. Certo c’è un piccolo problema: dovrai superare verifiche ed esami.
Quindi?
Per me essere uno studente di Successo significa riuscire ad avere il tempo per stare con i TUOI amici e coltivare i Tuoi interessi ed andare bene a scuola!
Quello che faccio con il Blog Bravi @ Scuola! e con la mia attività di Mentoring consiste quindi non “solo” nel farti conoscere tutti i trucchi per studiare meglio (e già questo è difficile da trovare), ma anche portarti ad acquisire la mentalità con la quale affrontare lo studio .
L’APPRENDIMENTO GENERATIVO è un processo di sviluppo personale che ho modulato appositamente per gli studenti che vogliono ottenere questo tipo di risultati e che risulta essere particolarmente efficace perché parte da una prospettiva diversa dai tradizionali sistemi di sviluppo/coaching, si articola in 3 fasi principali attraverso il quale:
1. Ti insegnerò a “riconoscere” i tuoi TALENTI attraverso il Metodo “ReSonance”;
2. Ti insegnerò a coltivarli ed accrescerli attraverso le metodologie tecnologicamente più avanzate che conosco e strumenti di e-learning;
3. Ti insegnerò come far emergere i tuoi TALENTI nell’ambito dello studio e successivamente nel mondo del lavoro.

A presto e … stay Tuned!
Roby

Pagellino scolastico ad effetto Barnum

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P. T. Barnum, l’impresario del celebre circo americano, soleva dire che i suoi spettacoli avevano tanto successo perché in essi si poteva trovare “qualcosa per ciascuno:” i numeri erano talmente vari che tutti trovavano qualcosa di loro gusto.

Per capire come sia possibile applicare questo principio alla stesura di un pagellino scolastico, bisogna fare un salto in avanti di quasi un secolo dai tempi di Barnum. Alla fine degli anni ’40 lo psicologo americano Bertram R. Forer teneva un corso introduttivo ad una quarantina di studenti del primo anno in un’università della California. Aveva appena parlato del “Diagnostic Interest Blank”, un questionario standardizzato da lui sviluppato per cercare di descrivere in maniera sintetica ed oggettiva il carattere di una persona. Per mostrare il funzionamento del sistema, chiese ai suoi studenti di compilare il questionario stesso: sulla base dei risultati, avrebbe tracciato un breve profilo caratteristico di ciascuno.

Trascorso il tempo necessario per esaminare i questionari, Forer consegnò ad ogni studente una busta contenente un profilo caratteriale in tredici punti, chiedendo di esprimere con un punteggio da zero a cinque quanto buona fosse la descrizione.

Il risultato fu quello che il professore si aspettava: quasi tutti gli studenti avevano dato un punteggio alto, quattro o cinque (i punteggio medio risultò essere 4.2), mentre nessuno aveva dato zero o uno: i profili preparati da Forer erano veramente azzeccati!

Ma Forer aveva imbrogliato, a fin di bene, i suoi studenti. I profili caratteristici “personalizzati” erano tutti uguali! Ecco la traduzione dei tredici punti del testo originale:

  1. Hai molto bisogno che gli altri ti apprezzino e ti stimino.
  2. Hai una tendenza ad essere critico nei confronti di te stesso.
  3. Hai molte capacità inutilizzate che non hai volto a tuo vantaggio.
  4. Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio.
  5. Il tuo equilibrio sessuale è stato in qualche modo problematico.
  6. Disciplinato e controllato all’esterno, tendi ad essere preoccupato ed insicuro dentro di te.
  7. A volte dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta.
  8. Preferisci una certa dose di cambiamento e varietà e ti senti insoddisfatto se obbligato a restrizioni e limitazioni.
  9. Ti vanti di essere indipendente nelle tue idee e di non accettare le opinioni degli altri senza una prova che ti soddisfi.
  10. Hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri.
  11. A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato.
  12. Alcune delle tue aspirazioni tendono ad essere davvero irrealistiche.
  13. La sicurezza è uno degli obiettivi principali nella tua vita.

Forer, proprio come Barnum, aveva messo nel testo consegnato agli studenti “qualcosa per ciascuno”: un po’ di tutto in modo che chiunque trovasse qualcosa (o anche più di qualcosa) che si adattava al proprio carattere.

Esaminando i tredici punti del profilo ci si accorge subito di alcuni trucchi che si possono usare: primo di tutti, fare affermazioni contraddittorie (ed esempio la 6 o la 11). Dato che sono frasi che affermano sia una cosa sia il suo contrario, nella peggiore delle ipotesi saranno sbagliate soltanto a metà. Tuttavia, dato che raramente il carattere di una persona è monolitico, le probabilità che la persona si riconosca nella contraddizione stessa più ancora che in una delle due metà è molto alta.

Un altro trucco, quasi ovvio, è fare affermazioni talmente scontate da essere vere per chiunque, come ad esempio la numero 7: chi è così sicuro di sé da essere sempre certo di aver fatto la scelta giusta? Un terzo trucco è quello di sbilanciarsi leggermente verso una descrizione positiva del carattere, cercando sempre di compensare eventuali “difetti” (come nel punto numero 4): lasciando stare le lodi sperticate, un profilo “positivo” non solo compiace chi lo legge, ma lo rende anche più disposto a crederci.

Perché ho voluto parlare dell’“effetto Barnum”? La lezione che anche Forer trae, nell’articolo in cui descrive l’esperimento, è che è molto difficile far valutare SOLO al soggetto stesso, ad esempio uno studente, la bontà di una descrizione del proprio carattere ed inclinazioni.

Inoltre  che è facile scrivere un giudizio od un consiglio di orientamento completamente generico, in cui tutti possano riconoscersi: “ Vista la sensibilità dello studente dimostrata durante il percorso di studio, si consiglia l’indirizzo umanistico” – “l’alunno ha raggiunto in modo adeguato gli obbiettivi programmati ed ha acquisito una buona capacità di organizzare i tempi si consiglia pertanto qualsiasi indirizzo di studio”- “l’alunno ha mostrato maggiore interesse per le materie che utilizzano strumenti tecnologici, si consiglia pertanto un indirizzo di studio tecnico o professonale”

Il percorso di Mentoring che propongo ai miei studenti si propone di indirizzare i giovani verso esperienze educative che possano coinvolgerli emotivamente e questo perché parto da una prospettiva assolutamente NUOVA, e nella maggior parte dei casi con dei risultati eccellenti. 

Se ti interessa sapere come funziona il percorso puoi contattarmi anche via Skype. 

Ciao

Roby

Never complain, never explain ovvero l’arte di NON lamentarsi

camera caffeA chi non è capitato di incontrare i “lamentosi professionisti”? E’ quella categoria di persone che si può trovare un po’ dappertutto : nei bar, in fila al supermercato,  nei corridoi degli uffici, magari intorno i distributori di caffè.

Lamentarsi rappresenta un Pattern comune ad ogni età ed ambiente in quanto è soprattutto uno sfogo e lo sfogo è una forma sottile di piacere in quanto permette di esprimere pubblicamente un fastidio “privato”.

A mio parere lamentarsi è sbagliato non solo per ragioni psicologiche ma perché costituisce una perdita di tempo ed un discreto consumo di energie : una lamentala ben articolata richiede infatti tempo a disposizione, capacità narrative (per non risultare troppo noiosi) e dedizione.

Anche l’abilità di non lamentarsi rientra secondo me tra quelle più importanti per gli esseri umani e che sono sostanzialmente “non allenabili” come dice Simone Pacchiele nel suo ultimo articolo,  ma non averla è assai rischioso in quanto porta a quella forma di indolenza e resistenza ai cambiamenti che vengono quindi sempre percepiti come pericolosi. 

Esercitarsi a non lamentarsi è sicuramente un esercizio complesso soprattutto quando si è giovani ma il nostro cervello per esprimere delle valutazioni ha bisogno di unità di misura e termini di paragone e quindi è ovvio capire perché uno studente di 16 anni non ragioni come uno storico di 80 anni!

Bisogna imparare, davanti alle scelte di vita e di lavoro a usare la prospettiva . 

“C’è un famoso racconto che parla di Milone di Crotone, il celebre lottatore della Grecia antica: in breve il senso della storia è:“solleva un vitello ogni giorno, e quando cresci sarai in grado di sollevare una mucca”.La storia racconta che Milone divenne fortissimo iniziando quand’era ancora poco più che un bambino a sollevare un vitellino appena nato, e continuando ad alzarlo ogni giorno mentre cresceva.  Ed in pochi anni mentre Milone diventava uomo fu in grado di sollevare il vitello che… nel frattempo era cresciuto anche lui”.

Mi trovo ogni giorno a parlare con studenti che vorrebbero cambiare il loro stile di vita e possibilmente in breve tempo e qualsiasi “suggerimento” venga loro dato per avvicinarli “a chi sono veramente” viene percepito come irrilevante, rispetto ai grossi cambiamenti che vorrebbero nella loro vita;  in realtà  ad ogni azione compiuta corrispondono tutta una serie di informazioni o meglio “DATA” come descritto in un mio precedente articolo che vanno assolutamente interpretati per poter decidere se continuare sulla strada intrapresa o effettuare una serie di aggiustamenti di “rotta”. 

E’ possibile acquisire tutte le conoscenze di cui si ha bisogno per arrivare a dove si vuole arrivare nello studio e nel lavoro ma è fondamentale a mio parere per poter crescere personalmente e professionalmente, avere la capacità di adattarsi alla stessa velocità in cui è maturato il contesto in cui si vive. 

Se ti interessa avere qualche dritta in merito….ti aspetto attraverso la pagina dei contatti o via Skype.

 Ciao Roby

Se uno ha un perché sopporta molti come

Questa bella citazione di Nietzsche mi viene sempre in mente quando conosco studenti che riescono ad affrontare esami verso il quale non hanno alcuna propensione o attitudine, ma che riescono a superare grazie alla determinazione interiore di raggiungere un determinato obiettivo.

Qualunque sia il traguardo prescelto, quando parlo con loro cerco di spostare l’attenzione sul “valore”  più che sulla realizzazione personale e questo perché la decisione di perseguire un valore rende meno drammatico l’eventualità di non raggiungere gli obiettivi scolastici e professionali prefissati, faccio un esempio: ho conosciuto una ragazza che era caduta in crisi perché per diverse circostanze il suo sogno di diventare pediatra non si era realizzato ed avendo lei una grossa propensione per l’infanzia ha vissuto questo momento come una vera propria debacle personale. Attraverso l’ attività di mentoring le ho dimostrato  che il valore “attenzione per l’infanzia”  era per lei molto più importante di quanto fosse la sua identificazione con la professione di pediatra pertanto se avesse esercitato maggiormente la sua abilità di raccogliere i dati dall’esterno si sarebbe resa conto che fare la pediatra non era assolutamente l’unico modo per vivere questa sua passione, diventando ad esempio insegnante o semplicemente una brava mamma!

Questo è uno dei punti di partenza del mio lavoro che consiste nel dare la possibilità ai giovani di aprire i loro occhi di fronte un’attualità assolutamente NUOVA  da quella che era stata fino al giorno prima che iniziasse l’attività di mentoring;  è un’abilità che si costruisce dopo pochissime sessioni così come è accaduto con la ragazza di cui parlavo prima che ha avuto la possibilità attraverso un semplice  lavoro di commessa in un negozio di articoli per l’infanzia di fare rapidamente carriera e diventare una importante area-manager per una nota catena di negozi.
Allo stesso modo un ragazzo che è appassionato d’arte può sognare di diventare giornalista e critico d’arte ma se poi nella vita accade qualcosa che gli impedisce di raggiungere questo obbiettivo potrebbe sentirsi ugualmente appagato insegnando storia dell’arte oppure diventando accompagnatore turistico .

Per cui attraverso l’attività di mentoring cerco di portare l’attenzione sul fatto che la vera realizzazione personale non dipende dalla professione che si svolge, ma dal “valore” che essa permette di vivere e questo perchè a mio parere si può svolgere una professione anche di successo senza però che questo garantisca felicità ed appagamento se non ci si “identifica” con la professione stessa.

La  distinzione fra professione ed identificazione è molto semplice da vedere nella realtà, sappiamo distinguere facilmente le persone che lavorano per lo stipendio da quelle che  amano il loro lavoro… NO?

Se  si prende in considerazione la vita di artisti o imprenditori famosi, persone al massimo livello nel loro campo di interesse la prima frase che viene in mente parlando delle loro opere è del “lavoro di una vita”.

Ed in effetti, per la maggior parte di loro il  lavoro è la loro vita.

NON c’è nessuna separazione o distinzione tra chi sono e quello che fanno.

A presto.

Saper ascoltare i “messaggi dal futuro”

Durante i miei progetti scolastici spesso mi servo delle “immagini dal futuro” che possono lasciar trasparire quando il giovane si sente piamente realizzato ed i valori che lo ispirano. Queste “fantasie dal futuro” le ritengo assolutamente utili, l’importante è che non siano il frutto di suggestioni ed entusiasmi occasionali (ricollegabili magari a qualcosa visto in tv o cinema), in quanto forniscono numerosi indizi sulla loro VERA identità .
Altri indicatori di una passione autentica mi vengono dati quando sento gli studenti dire: “quando faccio questa cosa perdo il senso del tempo” oppure “rinuncio a tutto pur di fare questa attività, anche di uscire con gli amici” e queste affermazioni vengono spesso supportate da quelle dei genitori che mi raccontano con frasi del tipo:“per fare quella cosa ci perde delle ore”, “fa più di quello che gli viene richiesto dall’insegnante” “rinuncia a tutto pur di fare quello che gli piace”.
Tutto questo tenendo conto che amare una disciplina è cosa ben diversa dal riuscire bene in una materia: si può essere dei bravissimi disegnatori senza amare né il disegno né l’arte.
Quindi immagini ed esperienze che lo studente vuole vivere nel corso della sua esperienza scolastica, gli indicano con sufficiente chiarezza,  il tipo di obbiettivo/esperienza che  vuole perseguire e quasi senza accorgersene lo rendendono molto più flessibile ed adattabile, proprio perché maggiormente motivato nel suo scopo .
Proprio in virtù di questa forte spinta data dalla determinazione ad IDENTIFICARSI con una  professione, rende tutte le sue capacità “attuali” suscettibili di altissimi margini di miglioramento; nella realtà quotidiana infatti è abbastanza facile riconoscere l’insegnante che ama il suo lavoro “da quello che lavora per lo stipendio” oppure il medico che si dedica alla cura degli ammalati, da quello che si serve della sua professione solo per fare carriera e questo perché l’identificazione personale riguarda sia il ruolo professionale ma anche i valori e le esperienze con le quali la professione stessa viene vissuta.
Il mio lavoro inizia proprio nel momento in cui lo studente inizia ad organizzarsi in modo che la sua esperienza riflette chi è veramente.
“Per me l’unica differenza tra chi ottiene risultati (non solo professionali) e chi non li ottiene, risiede semplicemente nel modo in cui organizzano i dati che percepiscono, e la loro esperienza nel mondo, così da essere più vicini a quello che succede davvero piuttosto che crearsi dei modelli che nel mondo reale non funzionano”. Cit. Simone Pacchiele
Solo per il mese di ottobre sto promuovendo delle sessioni di mentoring GRATUITO organizzati in piccoli gruppi di studenti, max 6.
Potete prenotarvi quindi attraverso la pagina dei contatti

I segnali premonitori della scelta della scuola sbagliata

Nel corso della mia esperienza ho potuto verificare che nel corso del terzo anno della scuola superiore e’ molto frequente una “crisi” degli studenti, questi studenti appartengono a quella parte ragguardevole che afferma che non sceglierebbe più la stessa scuola. Questo desiderio di trovarsi “altrove” non e’ una semplice fuga dall’impegno scolastico, o da eventuali difficoltà incontrate nel rapporto con i compagni o i professori, ma segnala un POSITIVO passaggio di consapevolezza importante dove i propri interessi culturali e professionali NON COINCIDONO con gli studi prescelti.
E’ pur vero che il genitore si assume inconsapevolmente la maggior parte della fatica e della difficoltà della scelta della scuola superiore proprio perché a causa di una immaturità psicologica, tipica dell’età preadolescenziale, che si manifesta in atteggiamenti incerti, confusi e contraddittori, sente il dovere di “aiutarlo”.
I genitori quindi si sentono legittimati nel sostituirsi nella scelta, lasciando quindi il proprio figlio in un posizione cosiddetta di “comfort”, proprio perché “non e’ possibile chiedere al proprio figlio ciò che non e’ ancora in grado di dare”. Nella maggior parte dei casi pero’ questo sostituirsi completamente nella scelta non e’ in grado di evitare la “crisi” cioè il momento della vera scelta del figlio che sarà solamente rimandata di qualche anno.
E’ molto comune quindi sentire un genitore che afferma:”Tu cosa fai fare a tuo figlio l’anno prossimo?, “io non ho ancora deciso cosa fargli fare dopo la terza media” oppure “Io invece lo manderò a quel liceo perché so che e’ molto buono” etc…
Eppure esistono quelli che io amo definire dei “segnali premonitori” dei loro veri interessi, sicuramente già presenti al momento della scelta della scuola superiore, che a causa di condizionamenti esterni di varia natura ed insicurezze fisiologiche per l’età che sta attraversando il giovane, non sono stati valutati nella loro giusta importanza ne INTERPRETATI nella maniera giusta.
La mia attività di Mentoring consiste proprio nell’individuare questi segnali e portare lo studente, quasi inconsapevolmente, fuori dalla zona di “comfort” rendendoli liberi di conoscere se stessi con realismo per non rimanere “intrappolati” da certe convinzioni che “remano contro” la loro capacita’ di compiere scelte in linea con quelli che sono i loro veri obbiettivi e valori.
Il mio compito e’ quindi supportare i genitori nel trasformare i SOGNI dei propri figli in PROGETTI reali e concreti, mettendo a disposizione la mia conoscenza ed esperienza.
Se ti interessa il mio lavoro puoi contattarmi attraverso FB o twitter o riempendo i seguenti campi.

Michelangelo avrebbe messo tutti 10 ai suoi studenti

I voti a scuola molto spesso NON indicano veramente l’esito di una performance di uno studente sono magari indicatori di una momentanea abilità/inabilità dello studente dettatata magari da altri fattori, quali timidezza, difficoltà a gestire l’emozione, difficoltà di espressione, ma la conseguenza dei VOTI è che stimolano un tipo di competizione o peggio di confronto degli studenti fra di loro. Tutte le persone diventano quindi consapevoli a livello esplicito di questo modo di competere e di confrontarsi già dai primi anni che frequentano le scuole e spesso questo limita le collaborazioni, le relazioni e l’amicizia costringendo gli studenti ad una “lotta” ed un viaggio in solitudine sin da quando sono piccoli verso la “VITTORIA”.

Michelangelo diceva che in ogni blocco di marmo c’era una statua bellissima, tutto quello che serve era rimuovere tutto il materiale in eccesso per rivelare il pezzo prezioso che vi è nascosto, se trasferiamo questo concetto forse un po’ visionario all’educazione mi viene da chiedere: “quanto sarebbe più utile iniziare a portare l’attenzione sull’individuo stesso anziché comparare un bambino ad un altro?
Non sarebbe molto meglio utilizzare tutte le nostre energie di educatore sul LEVARE quello che c’è in più e favorire lo sviluppo delle abilità, dei talenti, delle maestrie e dell’espressione di ciascun studente?

Mi rendo conto che sono tantissimi i percorsi educativi e tecniche di sviluppo personale proposti in rete e tutti si propongono DI DARE QUALCOSA IN PIU’ qualcosa che fino ad allora non si è riusciti ad ottenere: successo, soldi, performance d’eccellenza, al contrario il lavoro su cui voglio portare l’attenzione consiste nel TOGLIERE più che nell’AGGIUNGERE.
Attraverso l’attività di mentoring scolastico ho avuto la possibilità di conoscere molti studenti, che rimanevano “tra le mura” delle aspettative proprie e quelle altrui (spesso i genitori), tra quello che avrebbero “voluto fare” e quello che avrebbero “dovuto” fare, ragazzi con doti eccezionali che volontariamente si collocavano in una posizione di “SVANTAGGIO”.
Quello che cerco di fare con loro quindi, in modo totalmente naturale e spontaneo, è di metterli in un contesto dove possono sperimentare SE STESSI, cercando di TOGLIERE il senso di giudizio ed i condizionamenti esterni come quello, molto comune, di dover svolgere una professione NECESSARIAMENTE UTILE alla società. In realtà le persone veramente di SUCCESSO che ho conosciuto e di cui ho studiato accuratamente le loro biografie hanno quale primo obbiettivo quello di appagare un LORO bisogno, una LORO esclusiva passione e solo successivamente valutano i risvolti positivi sulla società che li circonda!

Ho deciso pertanto di approfondire questo mio interesse attraverso lo studio e la pratica dell’attività di Mentoring partendo però da una prospettiva pedagogica nuova, quella di Ken Robinson ed integrandola con le esperienze accumulate in centri di recupero per minori di Roma e Firenze.

Se vuoi quindi contattarmi compila i seguenti campi

Per superare gli esami ricorda la regola del 7% – 38% – 55%

Secondo due studi condotti dallo psicologo americano Albert Mehrabian, professore della UCLA University, che pubblicò nei libri “Silent Messages” e “Nonverbal communication”, quando comunichiamo la credibilità è data al 38% dalla voce(paraverbale), al 55% dal non verbale(linguaggio del corpo) e solo dal 7%(verbale) dal contenuto di ciò che diciamo .
Quindi avere una voce che si esprime con l’emotività giusta (coerente) per quel particolare momento è utile in ogni campo professionale: avvocati, venditori, impiegati che hanno contatto con il pubblico, insegnanti e studenti senza contare anche nell’ambito privato e cioè nelle relazioni tra genitori e figli oppure con gli amici .
La voce infatti è percepita da chiunque come molto importante, in quanto rispecchia la personalità e riuscire a modularla nel modo adeguato al messaggio che si vuole comunicare, provoca in chi ascolta delle reazioni POSITIVE che suscitano apprezzamenti e RINFORZANO la sicurezza nelle proprie capacità, diventando delle leve per un “cambiamento” di cui a volte non ci si rende neanche conto.
Nel corso della mia attività di mentoring infatti focalizzo l’attenzione sull’importanza di una esposizione (durante prove di esame ad esempio) CONVINCENTE. Ci sono infatti molti studenti che pur studiando tantissimo nel corso delle interrogazioni od esami non risultano CONVINCENTI a causa soprattutto di una TIMIDEZZA rafforzata anche da un certo retaggio culturale che porta a separare CORPO e MENTE. Durante i corsi fornisco agli studenti gli strumenti per rendere più convincente la loro esposizione che porta AUTOMATICAMENTE il loro corpo ad essere più espressivo e quindi la comunicazione molto più EFFICACE.
Ad esempio quando uno studente espone con ENTUSIASMO un argomento che gli è stato richiesto dall’insegnante, quest’ultimo si convince che gli è piaciuto e quindi che ha studiato!!!! Piccolo trucchetto per svangarla…. ;-).
Imparare ad essere convincenti è utile non solo durante il percorso di studio ma anche per affrontare le prime esperienze professionali: colloqui di lavoro, inserimenti in nuovi impieghi, desiderio di voler fare carriera.

Non essere CONVINCENTE è una delle maggiori cause di INSUCCESSO nel comunicare e quindi in buona parte della vita e questo perché esiste una regola aurea della comunicazione:

IN UNA COMUNICAZIONE NON E’ IMPORTANTE IL MESSAGGIO CHE PARTE
MA QUELLO CHE ARRIVA!

A questo proposito sto organizzando i percorsi di Mentoring per piccoli gruppi di studenti mi potete quindi contattare con il formulario sotto indicato o attraverso la pagina dei contatti

La trappola del primo anno di liceo

La trappola del primo anno di liceo.

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