Archivi tag: lavoro

Imparare ad entrare nella corrente australiana

Alcune recenti ricerche svolte sui posti di lavoro, sia nel pubblico sia nel privato, mostrano che un gran numero di persone si trovano in uno stato cerebrale e fisiologico quasi del tutto “spento” : passano ore a navigare su Internet o You Tube sognando ad occhi aperti e lavorando il minimo indispensabile provocando una vera e propria DISPERSIONE dell’attenzione; questi atteggiamenti di apatia ed indifferenza sono molto più diffusi nei lavori più semplici e ripetitivi. Per risolvere questo disagio lo psicologo comportamentista Csikszentmihalyi,teorico della felicità e del benessere, nel corso di una ricerca si è soffermato su quello che le persone intendevano con la definizione di  “buon lavoro” , ne è emerso un mix di ciò che si è bravi a fare con ciò che è legato agli interessi personali e che rispetta pienamente i propri principi etici. Si tratta di quelle professioni dove le persone sono talmente assorbite da perdere la cognizione del tempo; quando si ama quello che si sta facendo e questo ci fa sentire bene, in psicologia viene definita l’esperienza ottimale o di “flusso”.

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

Purtroppo nella vita quotidiana gli adulti si trovano molto più raramente in uno stato di flusso a differenza dei bambini che riescono ad essere completamente assorbiti dai loro giochi tanto da non accorgersi del tempo che passa e della mamma che chiama! 😉  Eppure ritrovare questa condizione cerebrale perfetta è veramente importante in quanto le persone che hanno più successo in ogni ambito sono proprio quelle che possono contare su questa felice combinazione.

Uno degli obbiettivi primari del mio lavoro con gli adolescenti consiste quindi nel far recuperare loro quelle abilità per riportarli proprio in questo stato di flusso e ci sono diversi modi per farli accedere a questo tipo di esperienza:

uno si manifesta quando devono affrontare un compito che richiede loro di spingere al massimo le loro capacità, una prova che per loro è considerata ai “limiti della realizzabilità”;

un altro quando si dedicano a qualcosa che li appassiona – la MOTIVAZIONE spinge automaticamente verso il flusso.

Una volta che un giovane si trova in questo stato ottimale c’è una ricca interconnessione fra diverse aree del cervello che gli consente di lavorare al meglio delle loro potenzialità, qualsiasi sia l’attività stiano svolgendo: studio, sportiva o creativa in genere .

Come dico spesso nelle scuole: “… è come entrare nella corrente australiana del film Nemo, è tutto più leggero, veloce e soprattutto divertente!” 😉

A presto

Roberta

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Andreste all’estero a dirigere una fabbrica che fa lavorare i bambini?

sai entrare in un altra cultura?

Lavorando con i giovani molto spesso mi capita di sentire che hanno intenzione di iniziare una carriera lavorativa all’estero; solitamente si scoraggiano pensando alle mole di conoscenza e di abilità  che pensano di dover avere prima di svolgere con successo una professione in un ambiente culturale diverso.

Ecco quindi le strategie  che personalmente ho trovato più utili 😉

Primo fra tutti esaminare la propria  MOTIVAZIONE : una sana curiosità è essenziale se si ha voglia di integrarsi con quella specifica cultura . E’ necessario essere davvero curiosi di imparare tutto circa le persone con la quale andremo ad interagire: abitudini alimentari, modi di dire, modo di relazionarsi. Se non si ha questo tipo di curiosità, risulta davvero difficile poter interagire con chiunque soprattutto nel proprio posto di lavoro. 

Secondo, imparare a “DECENTRARSI” : avere cioè la volontà di interpretare le cose vedendole secondo un altro punto di vista. Sapersi mettere nelle scarpe dell’altro e vedere le cose secondo la loro prospettiva,  la considero una abilità fondamentale . Se ad esempio una persona sposta lo sguardo mentre state parlando non date per scontato che sia una persona scortese. In alcune culture asiatiche come ad esempio la Tailandia , guardare qualcuno negli occhi denota invece una forma estrema di insubordinazione o provocazione, quindi distolgono lo sguardo per educazione. Lo stesso dicasi se qualcuno entra nel vostro ufficio ed immediatamente si siede senza chiedervelo, in alcune culture orientali risulta sgarbato rimanere fisicamente alla stessa altezza del proprio superiore! Pertanto sedersi immediatamente deve essere interpretato come un atto di deferenza. DECENTRARSI include anche chiudere il proprio manuale delle buone maniere accettando che le persone che ci circondano hanno davvero un altro manuale! 🙂

Un’altra abilità fondamentale per essere un vero “cittadino del mondo” è conoscersi a fondo, CONOSCERE I NOSTRI PUNTI DI FORZA E LE NOSTRE DEBOLEZZE e riflettere su come possano essere interpretate da un’altra cultura . In passato spesso avevo la necessità di comunicare via Skype con alcuni colleghi dell’area arabica, Kuwait ed Arabia Saudita, spesso ricevevo delle lamentale circa il mio inglese . A dire la verità il mio inglese era ottimo quello che sbagliavo era il mio tono, spesso stridente ed autoritario, agli occhi dei miei interlocutori uomini, di quella cultura,  risultava offensivo. Esercitandomi ad usare un tono molto più simile a a quello utilizzato dalle donne arabe ho migliorato considerevolmente la mia comunicazione.

Il punto è che è necessario “modularsi” senza trasformare totalmente la nostra condotta, altrimenti rischieremmo di diventare delle persone false e quindi difficilmente riusciremmo a mantenere sempre tale maschera.

 RIMANERE FEDELI AI NOSTRI VALORI è estremamente importante soprattutto quando si ha a che fare con situazioni di responsabilità sociale. Immaginate ad esempio vi venga chiesto di dirigere uno stabilimento in una qualsiasi parte del mondo dove sono impiegati regolarmente bambini nelle fabbriche. Sareste in grado di farlo sapendo che molte famiglie fanno affidamento proprio su questo reddito? O preferireste aderire al principio per cui i bambini non dovrebbero lavorare ma andare a scuola che rispecchia il nostro paradigma culturale?

Questo tipo di dilemma culturale può diventare davvero difficoltoso da gestire e lo si può fare unicamente se si è in grado di conoscere quali sono i nostri valori di riferimento e fino a che punto siamo elastici su questi.

Questo ragionamento porta verso quella che è l’abilità principale, e cioè un altissimo livello di INTELLIGENZA EMOTIVA. Questa consiste nella capacità di andare avanti anche quando le cose non sembrano andare per il verso giusto. Delusioni e fallimenti sono inevitabili e fanno parte del processo di apprendimento . Uscire dalla propria zona di confort non è sempre facile ma saper accettare nuove sfide e perseverare attraverso le difficoltà è l’unico modo per uscirne definitivamente, consentendo anche di rafforzare la propria personalità e performare molto bene anche in ambienti culturali molto diversi.

A presto

Roby 

Source : Speak Up – Culture beyond language

Ripartire con il piede giusto dopo le vacanze

ripartire-dopo-vacanze-freelance

La figura centrale nell’ambito di quello che io ho definito Apprendimento Generativo è il MENTORE;  i libri di Ken Robinson sono densi di esempi al riguardo, a volte sono stati vicini di casa, altre volte insegnanti come nel caso del disegnatore e creatore dei Simpsons, raramente purtroppo lo sono i genitori. Queste persone ispirano e meravigliano mostrando le potenzialità umane, fanno aprire gli occhi persino spingendo a seguire il loro esempio, ma la cosa più importante che sono in grado di fare è quella di aiutare a condurre le persone verso il proprio ELEMENTO dove è possibile unire talento e passione. Come afferma lo stesso pedagogista:”I mentori giocano un ruolo senza pari nell’aiutare le persone a raggiungere il proprio Elemento. Può sembrare che io stia esagerando affermando che il solo modo per raggiungere l’Elemento implichi la guida di un mentore, ma è un’esagerazione relativa. Tutti incontriamo numerosi ostacoli e limitazioni nel nostro viaggio alla scoperta di chi siamo veramente. Senza una guida esperta che ci aiuti ad identificare le nostre passioni, che incoraggi i nostri interessi, che ci spiani il cammino e che ci spinga a sfruttare al massimo le nostre capacità il viaggio è notevolmente più difficile”.

Anche per Joseph Campbell, uno dei più importanti esperti di mitologia comparata, che arrivò a formulare il modello di sviluppo personale denominato il Viaggio dell’Eroe, uno dei ruoli fondamentali all’interno di tale modello è occupato da quello che lui stesso definisce come Magic Helper, letteralmente l’aiutante magico . “Durante il viaggio, l’eroe troverà davanti a se diversi ostacoli ed impedimenti ed è proprio durante queste sfide e questi periodi che i Magic Helper offrono il loro supporto all’eroe. A volte lo sostengono per qualche passo, altre volte per un tratto più lungo del suo viaggio”.

Il mentoring, naturalmente è un percorso a doppio senso. Per quanto sia importante avere un mentore nella propria vita è altrettanto importante per i mentori ricoprire questo ruolo. E’ persino possibile che scopriate che il vostro vero ELEMENTO sia essere mentori per altre persone, così come è successo a me.  🙂

Antony Robbins, formatore motivazionale Self-Help, è uno dei mentori e personal coach di maggior successo del mondo, anzi viene ritenuto colui che ha gettato le basi di questa professione che è in continua crescita per il ruolo sempre più profondo che possono ricoprire in molte vite anche perché sempre più persone stanno scoprendo che essere mentori, per loro, significa aver trovato il loro ELEMENTO.

Come MENTORE ho elaborato il progetto di Apprendimento Generativo dove ho deciso di utilizzare molte tecniche di PNL in funzione di uno degli scopi principali che si propongono la Pedagogia e  la Psicologia dello Sviluppo: studio dell’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte.

Attraverso questo blog  e le sessioni di Mentoring ho deciso di raccogliere la mia formazione personale in queste discipline. Questo perché spesso queste discipline si incontrano e trascendono nel loro scopo più alto e cioè educare il comportamento umano al miglioramento personale.

L’apprendimento che ti propongo, differisce da quello meramente informativo che mettiamo in atto fin dal primo giorno di scuola, che è costituito da una sorta di bombardamento di informazioni che restano nella nostra mente per un tempo limitato, l’Apprendimento Generativo è l’apprendimento che porta al cambiamento: è quello che sperimenterai durante le sessioni personalizzate  e poi mettendo in pratica gli esercizi e le tecniche che imparerai .

Se ti interessa “ripartire con il piede giusto”  contattami e prenota la sessione personalizzata di Mentoring scolastico o professionale o anche solo per sapere se il mio progetto può esserti utile.  😉

TI saluto

Roberta

Per farti assumere, conta fino a 10!

colloquio-di-lavoroQuello che ti consiglio è di contare fino a 10. Infatti grazie al mio lavoro di investigatore ho imparato a “leggere” le persone: in dieci secondi so già più o meno se sono seri e ingessati, o tranquilli e sorridenti. E ti assicuro non è un’abilità difficile da sviluppare, quindi ti consiglio di allenarti a farlo da subito: quando parli con qualcuno per la prima volta, cerca di capire entro i primi dieci secondi come sono (come dice una famosa ricerca denominata Thin Slices).

Le persone vanno d’accordo con le persone simili a loro, (questo se non l’hai capito è una super dritta 😉 ) un datore assume quelli con cui pensa di andare d’accordo. Se tu ti adatti al carattere del capo, le possibilità di ottenere un lavoro aumentano considerevolmente. La cosa più importante da tenere a mente è l’ottimismo (ricorda la regola aurea): vai con un sorriso, carico e sicuro delle tue possibilità. Sii convinto(esercizio Bolt) che il tuo futuro sarà straordinario. Ricorda che il colloquio non è un interrogatorio, non è una guerra, non è una lotta per la supremazia. È un incontro per raggiungere un accordo che dia benefici a entrambi: tu vuoi i soldi, il tuo datore vuole affidarti dei compiti che da solo non può svolgere. È uno scambio equo, un accordo pacifico. Se prendi il colloquio in maniera amichevole, il tuo linguaggio non verbale si adatterà alle tue convinzioni e sarai più aperto e disponibile, due qualità che un dirigente apprezza.

Altra dritta 😉 … OSSERVA ATTENTAMENTE L’UFFICIO DEL GRANDE CAPO OSSERVA L’ORDINE: se l’ufficio è perfetto il capo cercherà una persona ordinata, mostra quelle qualità. Se le penne sono sparse per la scrivania, gli aspetti da sottolineare saranno dinamicità e autonomia.

Inoltre non dimenticare … OSSERVA LA SCRIVANIA: dall’ambiente puoi capire molto. Se ci sono oggetti personali, foto della famiglia e racchette da tennis appese alle pareti, sai già che puoi partire con un approccio informale ma educato.

Ad ogni modo, apri con una battuta simpatica: devi capire fin da subito se chi hai di fronte ha voglia di scherzare oppure no. Sii originale e divertente, non recitare un copione. A seconda della reazione, saprai il tono che dovrai mantenere per il colloquio: se il datore sorride, punta sulla simpatia. Se ti guarda male mantieni il sorriso ed evita altre uscite del genere. Essere simpatico con la persona giusta ti garantirà un lavoro, se non fai errori grossolani.

Durante il colloquio orale  devi confermare la stessa linea espressa nel tuo CV: non usare tre parole per dire quello che puoi sintetizzare in una. Non evitare le domande, rispondi a tutto in maniera chiara e semplice. Se cerchi di nascondere qualcosa, lo darai a vedere. Soprattutto per esperti in selezione del personale( e quindi molto allenati a riconoscere i Segnali Non Verbali)  non si è mai sufficientemente bravi a mentire. Anche se le domande che ti vengono poste non sono sempre a te gradevoli, rispondi con sincerità.

ATTENZIONE:Se hai avuto problemi con il capo precedente ti prego non insultarlo o non parlarne MALE! Altrimenti la persona che ti sta ascoltando penserà che sei un gran rompiscatole e piantagrane e che se un giorno te ne andrai parlerai male di LUI. Quindi, con un tono pacato e privo di rancore, ti suggerisco di usare frasi del tipo : “Purtroppo i nostri punti di vista erano divergenti e non siamo riusciti a risolvere i problemi che ne derivavano, quindi abbiamo deciso di porre fine al contratto” … suona assolutamente molto meglio a chi ti ascolta! 

SII ONESTO: Non addolcire la pillola, non cercare scuse, non inventarti particolari inutili: “sì, due anni fa sono stato fermato perché cantavo di notte per strada dopo aver bevuto troppo.” Puro e semplice.

NON STARE SULLA DIFENSIVA, MAI. SEI LÌ PER PARLARE, E QUINDI PARLA 🙂  NON SPRECARE PAROLE, MA NON SPRECARE NEMMENO OPPORTUNITÀ PER METTERTI IN LUCE.

Se desideri prenotare una sessione di Mentoring prima di un colloquio di lavoro a cui tieni, puoi prenotare una sessione di Mentoring privato, da fare anche attraverso Skype, contatta la mia mail rtarsitano@gmail.com

Ti saluto ed in bocca al lupo per il tuo lavoro!

Roby

P.S. Leggi sotto i preziosi consigli dati da un Manager Vodafone!

Find Your Tribe

find-your-tribe

“Per molte persone, una componente primaria per entrare nel proprio ELEMENTO (inteso come luogo ideale per la realizzazione delle proprie passioni) è la connessione con altre persone che condividono la loro stessa  passione e il desiderio di dare il meglio di loro stessi attraverso di essa.” 

Qundi metteti in contatto con le persone che condividono i tui stessi interessi e con le quali un giorno potresti costruire il tuo SUCCESSO attraverso questo link    Find Your Tribe.

Michelangelo avrebbe messo tutti 10 ai suoi studenti

I voti a scuola molto spesso NON indicano veramente l’esito di una performance di uno studente sono magari indicatori di una momentanea abilità/inabilità dello studente dettatata magari da altri fattori, quali timidezza, difficoltà a gestire l’emozione, difficoltà di espressione, ma la conseguenza dei VOTI è che stimolano un tipo di competizione o peggio di confronto degli studenti fra di loro. Tutte le persone diventano quindi consapevoli a livello esplicito di questo modo di competere e di confrontarsi già dai primi anni che frequentano le scuole e spesso questo limita le collaborazioni, le relazioni e l’amicizia costringendo gli studenti ad una “lotta” ed un viaggio in solitudine sin da quando sono piccoli verso la “VITTORIA”.

Michelangelo diceva che in ogni blocco di marmo c’era una statua bellissima, tutto quello che serve era rimuovere tutto il materiale in eccesso per rivelare il pezzo prezioso che vi è nascosto, se trasferiamo questo concetto forse un po’ visionario all’educazione mi viene da chiedere: “quanto sarebbe più utile iniziare a portare l’attenzione sull’individuo stesso anziché comparare un bambino ad un altro?
Non sarebbe molto meglio utilizzare tutte le nostre energie di educatore sul LEVARE quello che c’è in più e favorire lo sviluppo delle abilità, dei talenti, delle maestrie e dell’espressione di ciascun studente?

Mi rendo conto che sono tantissimi i percorsi educativi e tecniche di sviluppo personale proposti in rete e tutti si propongono DI DARE QUALCOSA IN PIU’ qualcosa che fino ad allora non si è riusciti ad ottenere: successo, soldi, performance d’eccellenza, al contrario il lavoro su cui voglio portare l’attenzione consiste nel TOGLIERE più che nell’AGGIUNGERE.
Attraverso l’attività di mentoring scolastico ho avuto la possibilità di conoscere molti studenti, che rimanevano “tra le mura” delle aspettative proprie e quelle altrui (spesso i genitori), tra quello che avrebbero “voluto fare” e quello che avrebbero “dovuto” fare, ragazzi con doti eccezionali che volontariamente si collocavano in una posizione di “SVANTAGGIO”.
Quello che cerco di fare con loro quindi, in modo totalmente naturale e spontaneo, è di metterli in un contesto dove possono sperimentare SE STESSI, cercando di TOGLIERE il senso di giudizio ed i condizionamenti esterni come quello, molto comune, di dover svolgere una professione NECESSARIAMENTE UTILE alla società. In realtà le persone veramente di SUCCESSO che ho conosciuto e di cui ho studiato accuratamente le loro biografie hanno quale primo obbiettivo quello di appagare un LORO bisogno, una LORO esclusiva passione e solo successivamente valutano i risvolti positivi sulla società che li circonda!

Ho deciso pertanto di approfondire questo mio interesse attraverso lo studio e la pratica dell’attività di Mentoring partendo però da una prospettiva pedagogica nuova, quella di Ken Robinson ed integrandola con le esperienze accumulate in centri di recupero per minori di Roma e Firenze.

Se vuoi quindi contattarmi compila i seguenti campi

Per superare gli esami ricorda la regola del 7% – 38% – 55%

Secondo due studi condotti dallo psicologo americano Albert Mehrabian, professore della UCLA University, che pubblicò nei libri “Silent Messages” e “Nonverbal communication”, quando comunichiamo la credibilità è data al 38% dalla voce(paraverbale), al 55% dal non verbale(linguaggio del corpo) e solo dal 7%(verbale) dal contenuto di ciò che diciamo .
Quindi avere una voce che si esprime con l’emotività giusta (coerente) per quel particolare momento è utile in ogni campo professionale: avvocati, venditori, impiegati che hanno contatto con il pubblico, insegnanti e studenti senza contare anche nell’ambito privato e cioè nelle relazioni tra genitori e figli oppure con gli amici .
La voce infatti è percepita da chiunque come molto importante, in quanto rispecchia la personalità e riuscire a modularla nel modo adeguato al messaggio che si vuole comunicare, provoca in chi ascolta delle reazioni POSITIVE che suscitano apprezzamenti e RINFORZANO la sicurezza nelle proprie capacità, diventando delle leve per un “cambiamento” di cui a volte non ci si rende neanche conto.
Nel corso della mia attività di mentoring infatti focalizzo l’attenzione sull’importanza di una esposizione (durante prove di esame ad esempio) CONVINCENTE. Ci sono infatti molti studenti che pur studiando tantissimo nel corso delle interrogazioni od esami non risultano CONVINCENTI a causa soprattutto di una TIMIDEZZA rafforzata anche da un certo retaggio culturale che porta a separare CORPO e MENTE. Durante i corsi fornisco agli studenti gli strumenti per rendere più convincente la loro esposizione che porta AUTOMATICAMENTE il loro corpo ad essere più espressivo e quindi la comunicazione molto più EFFICACE.
Ad esempio quando uno studente espone con ENTUSIASMO un argomento che gli è stato richiesto dall’insegnante, quest’ultimo si convince che gli è piaciuto e quindi che ha studiato!!!! Piccolo trucchetto per svangarla…. ;-).
Imparare ad essere convincenti è utile non solo durante il percorso di studio ma anche per affrontare le prime esperienze professionali: colloqui di lavoro, inserimenti in nuovi impieghi, desiderio di voler fare carriera.

Non essere CONVINCENTE è una delle maggiori cause di INSUCCESSO nel comunicare e quindi in buona parte della vita e questo perché esiste una regola aurea della comunicazione:

IN UNA COMUNICAZIONE NON E’ IMPORTANTE IL MESSAGGIO CHE PARTE
MA QUELLO CHE ARRIVA!

A questo proposito sto organizzando i percorsi di Mentoring per piccoli gruppi di studenti mi potete quindi contattare con il formulario sotto indicato o attraverso la pagina dei contatti

Non c’é vento a favore per il marinaio che non sa dove andare … quindi datti una mossa e trova la TUA direzione.

Ho una confessione da fare, ogni qual volta affronto una discussione sui bambini e l’istruzione tendo ad INFERVORARMI ed ultimamente questo accade sempre più spesso, ed anche questo credo sia un indicatore dei tempi in cui viviamo. Sono arcistufa di leggere articoli o peggio sentire professori e genitori che dicono “i Social Media (Facebook o Twitter) allontanano dallo studio delle materie FONDAMENTALI per la formazione accademica”, come se quest’ultima fosse la soluzione all’attuale crisi economica MONDIALE!

Al riguardo sposo pienamente la tesi del Pedagogista inglese Ken Robinson: “il nostro intero sistema EDUCATIVO è ancora basato sull’idea di abilità accademiche” e questo per una ragione fondamentale: tutto il sistema è stato inventato – in tutto il mondo non c’erano scuole prima del XIX secolo – secondo lo stile economico dell’epoca, infatti il 20° secolo era caratterizzato da una economia dominata dal pensiero di Frederick Taylor e il suo lavoro THE SCIENCE OF PRODUCTIVITY, secondo cui la produttività proveniva da una maggiore efficienza per cui anche il SUCCESSO era correlato alla possibilità di creare beni e servizi nel modo più VELOCE ed ECONOMICO possibile con una forza lavoro che riuscisse a TESTA BASSA a sopportare cicli di lavoro incessanti e che incoraggiassero sempre maggiore velocità e precisione.

L’intero sistema educativo quindi era stato progettato e strutturato per venire incontro ai fabbisogni industriali, per creare cioè una massa di persone che fossero in grado di funzionare secondo criteri di MECCANICA ed EFFICENZA, ma I TEMPI SONO CAMBIATI!

L’attuale sistema economico e la sua IMPREDICIBILITA’ hanno delineato i NUOVI criteri correlati al successo economico e cioè:

INNOVAZIONECREATIVITA’SPIRITO IMPRENDITORIALE

Si assiste a quello che da molti viene definito un vero e proprio cambio di paradigma : da una società basata sui TITOLI di STUDIO a SOCIETA’ della CONOSCENZA, quest’ultima strettissimamente legata alla Tecnologia (Social Media compresi) ed alle informazioni cosiddette OPEN SOURCE cioè accessibili gratuitamente in rete.

E’ assolutamente vero che sono spariti tanti “mestieri” di una volta ma è altrettanto vero che ce ne sono di NUOVI e sono sicuramente MOLTI DI PIU’; INNOVAZIONE – CREATIVITA’ – SPIRITO IMPRENDITORIALE sono accessibili a CHIUNQUE purché in linea a quelle che sono le

TUE REALI ABILITA’ E TALENTI

E per questo ti chiedo

SEI A CONOSCENZA DI QUALI SONO LE TUE REALI ABILITA’ ? SAI “CONNETTERLE” ALLE ENORMI OPPORTUNITA’ PROFESSIONALI CHE CI SONO ATTUALMENTE?

Il sistema più efficace che conosco e che è oggetto dei miei studi è il ReSonance che sto strutturando appositamente per i ragazzi in età evolutiva, se vuoi saperne di più puoi contattarmi attraverso FB o Twitter.

Dinosauri, Simpsons ed un diploma … regalato!

Uno dei motivi per cui molto spesso nei miei articoli inserisco immagini dei Simpsons è perchè nel corso dei miei studi delle persone che hanno raggiunto il loro personale successo, mi ha colpito la storia di di Matt Groening il creatore appunto dei Simpsons. Nato il 15 Febbraio 1954, Matt Groening è cresciuto a Portland, Oregon. Comincia la sua carriera di disegnatore giovanissimo: già alle scuole elementari disegna, distraendosi spesso e volentieri, storie e personaggi sui quaderni, malgrado le sollecitazioni negative dei professori . Questi ultimi ed i genitori – persino il padre cartoonista e filmaker – tentarono di dissuaderlo dal suo “Hobby” per orientarlo verso un lavoro più SOLIDO e quindi lo iscrissero  all’Evergreen State College di Olympia, nello stato di Washington. Secondo un articolo del libro “Simpson Mania”, l’Evergreen State College non era proprio un college modello, visto che non dava voti e non aveva corsi obbligatori,si diploma quindi abbastanza  facilmente nel 1977.

                                           

In questo particolare college incontrò l’insegnante Elisabeth Hoover che conservava con cura tutte le sue vignette per farle vedere agli altri suoi studenti e l’idea che altri ragazzi potessero divertirsi vedendo i suoi disegni lo colpì tantissimo tanto che diede proprio il suo nome ad uno dei personaggi dei Simpsons.

Nonostante le sollecitazioni negative dei genitori e della maggior parte dei suoi professori a causa del suo tratto imperfetto, egli sapeva dentro di se cosa veramente lo entusiasmava: ” Sin da quando ero piccolo ed inventavo storie con i miei pupazzetti Dinosauri e simili, ero certo che avrei fatto questo per tutta la vita, inventare e raccontare storie su personaggi di fantasia!”. Il giovane e caparbio Matt decide quindi di trascorrere i suoi pomeriggi con amici che condividevano i suoi stessi interessi ed una volta  ASSOLTI  il prima possibile i suoi obblighi scolastici fa altri temporanei lavori per permettersi di pagare le spese del suo REALE interesse.

Prima del clamoroso successo dei Simpson, la sua produzione si limitava alla stesure delle strisce altamente ciniche di “Life in Hell”, basato su esperienze autobiografiche del primo periodo di vita a Los Angeles, dove l’autore si era trasferito. Anche “Life in Hell” è comunque un successo, anche se non planetario, e arriva ad essere pubblicato su più di 250 quotidiani negli Stati Uniti e in Canada.

Nel 1986, infine la grande occasione: un regista gli chiede di realizzare una serie animata per il popolare show televisivo di Tracey Ullman. E’ il debutto ufficiale della famiglia Simpson.

La cosa che mi paice di Matt G. è che lui non ha mai pensato al suo HOBBY come ad una VERA e PROPRIA professione perchè raccontare e designare storie era SOLO la cosa che sapeva fare meglio e che lo DIVERTIVA di più.

Ognuno di noi ha la possibilità di trovare il luogo (fisico e non) dove talento e passione si incontrano ma purtroppo molte persone NON CI CREDONO a causa delle loro convinzioni “limitanti” che lo studioso Pedagogista Ken Robinson ha sostanzialmente racchiuso in 3 punti:

  1. NON  si crede nel “range” di capacità di ognuno di noi che è veramante straordinario a livello di immagiazione intelligenza, intuito empatia e sensibilità;
  2. NON si crede come queste capicità siano collegate le une con le altre a livello olistico, molti credono infatti che corpo, mente e relazioni seguano sistemi indipendenti;
  3. NON si crede nella potenzialità di queste capacità che sono in grado di farci crescere, aggiornare rinnovare continuamete sino a farci vedere sempre nuove possibilità

Se vuoi sapere come far recuperare fiducia sulle capacità che GIA’ HAI,  puoi contattami via twitter o attraverso la pagina pubblica di FB.

Ti saluto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: