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Motivare a Proteggersi, perché?

open mind projectRecentemente mi è stato chiesto di dare il mio contributo ad un brillante progetto per un  Corso Teorico – Pratico di Protezione Personale ed Antiaggressione Femminile che si è svolto presso il Centro Polifunzionale della Polizia di Stato di Roma. Essendo il mio campo di studio ed applicazione l’attività di mentoring in tutti gli aspetti di sviluppo e formazione dell’individuo ho voluto affrontare le radici delle azioni di auto-sabotaggio .

Molte persone infatti  sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale sulle loro azioni, in realtà quello che succede e che, nella maggior parte dei casi, sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di smettere di fumare, iniziare a svolgere un’attività sportiva o INTERROMPERE UNA RELAZIONE INSODDISFACENTE O PEGGIO PERICOLOSA.

Le radici del sabotaggio sono profonde, vengono da lontano, risiedono in un insieme di convinzioni, emozioni, presupposizioni che una persona ha riguardo a se stessi. Il sabotaggio della propria esistenza viene inoltre alimentato da un insieme di fattori che se conosciuti possono essere “controllati” .

Quello che accade QUINDI è di auto sabotarsi! In quanto il processo cognitivo di valutazione del rischio o della vulnerabilità personale è soggetto ad una serie di ERRORI DI GIUDIZIO. Uno di questi è ad esempio l’ottimismo irrealistico, in base a cui le persone valutano di essere meno a rischio rispetto ad altri. Di questo parla ad esempio un LIBRO “DONNE CHE AMANO TROPPO” : Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia, si occupa dei problemi di “dipendenza” e ha lavorato nel campo delle tossicodipendenze e dell’alcolismo. Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo.

I motivi principali per cui si incorre negli ERRORI DI GIUDIZIO sono:

  1. la percezione del rischio per l’individuo è determinato dalla sua esperienza personale nei confronti della malattia, dalle credenze, dai valori, inclusi quelli morali;
  2. abbassamento del livello di percezione e controllo sull’evento rischioso;
  3. sottovalutazione degli aspetti dinamici della valutazione del rischio, la quale può variare da un istante all’altro, in funzione dei fattori dipendenti dal contesto sociale e culturale.

In ogni autentica soluzione per non incorrere in questi ERRORI di GIUDIZIO c’è un “ingrediente nascosto”, ovvero rafforzare la nostra attenzione e la nostra comprensione nella triplice dimensione noi stessi/altri/il mondo che ci circonda .

Se vuoi conoscere alcune delle strategie più efficaci che conosco per alzare la tua soglia di attenzione “naturalmente” e che ti permettono di dirigerti nella direzione che vuoi e ti portano a ottenere i risultati che desideri., contattami qui.

Ciao Roby

Decidere con la “pancia” è una strategia ragionevole

pensareQuando frequentavo le superiori a volte venivo assalita da dubbi grammaticali che riuscivo a risolvere soltanto dopo averli scritti su un foglio bianco  (tipo coscienza :con la i o senza, dibattito 2b??? etc) e non capivo perché’ mentre li scrivevo azzeccavo  quella giusta soltanto  perché mi “suonava bene” , a livello di sensazione … di pancia appunto.

Più avanti ho scoperto che gli imprenditori di maggior successo raccolgono innumerevoli dati attingendo a molte più fonti (e di più varia natura) non solo quelle che la maggioranza delle persone riterrebbero importanti ma anche quelle che la maggioranza delle persone non riterrebbero importanti ed anche loro, infatti si rendevano conto che, di fronte a una decisione vitale, le sensazioni di “pancia”  dovevano  comunque essere prese in considerazione.

Studiando l’attività cerebrale ho scoperto che quando prendiamo una decisione di questo tipo i sistemi subcorticali (tra cui l’amigdala e l’insula) operano al di fori della consapevolezza cosciente, raccogliendo le regole decisionali che ci guidano ed immagazzinando la nostra saggezza di vita (facendoci poi arrivare il risultato dei loro procedimenti sotto forma di una percezione interiore . Questa impressione sottile (come quando ci diciamo appunto “mi suona bene”) ci indirizza ancor prima che possiamo esprimere la nostra decisione razionalmente o a parole.

Se non fosse così ci resterebbe solo quella fredda razionalità che trova espressione nella cosiddetta “teoria dell’utilità attesa” grazie ai quali soppesiamo e calcoliamo i pro e contro di tutti i fattori che riteniamo rilevanti, teoria che però mi fa sorgere un paio di dubbi perché:

  1. raramente la vita si presenta in termini così ordinati e netti
  2. la nostra mente, automatica ed involontaria, che conserva le informazioni più rilevanti per una corretta decisione, è inaccessibile razionalmente.

Uno studio accademico sulle intuizioni di “pancia” è giunto alla conclusione che utilizzare queste sensazioni, al pari di vere e proprie informazioni è “in genere una ragionevole strategia di giudizio” (e non una perenne fonte di errori come vorrebbero gli iper-razionalisti).

Per prendere decisioni intelligenti quindi non basta non basta essere degli esperti in un particolare campo 😦 , occorre avere anche una accentuata autoconsapevolezza .

Se conosciamo bene NOI stessi oltre che i nostri affari, possiamo muoverci con scaltrezza nell’interpretazione dei fatti – attenzione però alle nostre DISTORSIONI interiori che possono manipolare la nostra capacità di giudizio ma questo gli studenti del mio corso sulle strategie per lo sviluppo dell’attenzione,  lo sanno bene  😉 .

Ciao

Roberta

Source

FOCUS D. Goleman

Personality and Social Psychology Review

L.N.V. – la scorciatoia per comunicare ciò che è più importante

animal-children-photography-elena-shumilova-16Per milioni di anni, i nostri primi antenati hanno navigato sul nostro pianeta ma spesso la navigazione è stata molto pericolosa . Ci sono riusciti, comunicando efficacemente i loro bisogni, emozioni, paure e desideri con il prossimo. Soprattutto attraverso l’uso di comunicazioni non verbali , quali i cambiamenti fisiologici ( arrossamento del viso ) , gesti ( puntare il dito verso qualcosa o qualcuno ) , rumori (grugniti e fischi ) e reazioni viso-corpo ( sguardo interrogativo o spaventato) . Tutto ciò è diventato parte del nostro patrimonio biologico per così tanto tempo che ancora oggi abbiamo bisogno di comunicare non verbalmente e questo è anche il motivo per cui abbiamo bisogno  di icone emotive nella nostra comunicazione scritta. 🙂 😉 ❤ .

Fortunatamente ci siamo ulteriormente evoluti per reagire a minacce o qualsiasi cosa che possa rappresentare un pericolo e riusciamo a reagire  “senza pensare” con strategie di difesa quali  freezing o fight or flight!

Questo sistema che si è evoluto nel corso del tempo , non solo  ci avverte immediatamente del pericolo percepito, ma inoltre comunica immediatamente agli altri intorno a noi .  Così ad esempio: il nostro cervello ci costringe a congelarci sul posto (freezing) quando vediamo un cane aggressivo , siamo in grado di comunicare anche agli altri immediatamente attraverso i nostri corpi . Il vantaggio è duplice , REAGIAMO al mondo intorno a noi e gli altri BENIFICIANO delle nostre prime reazioni in modo che possano adottarle anche loro; oppure quando assaggiamo qualcosa di veramente disgustoso tutti intorno dalla nostra espressione capiranno 🙂  e non hanno bisogno di assaggiarlo anche loro .

Veloce , autentico e affidabile : il Linguaggio Non Verbale è come la ” scorciatoia per comunicare ciò che è più importante “, perché è evolutivamente più vantaggiosa .

E non si tratta solo di sopravvivenza o minacce , anche se questo è il motivo principale per cui reagiamo a certe cose   (suoni forti ci fanno congelare o rannicchiarci sul posto ) . Il nostro cervello telegrafa anche le nostre intenzioni . Questo è il motivo per cui quando si parla con qualcuno piacevolmente  e improvvisamente ci accorgiamo che uno dei loro piedi punta verso la loro auto o un ascensore , si sa che la persona  ha bisogno di andare via . Oppure quando una persona è  in ritardo , il corpo, attraverso le gambe, comunica che qualcosa di urgente è pressante ( causando disagio psicologico ) , anche se continua la conversazione . È per questo che diciamo quando si tratta di comunicazione , il linguaggio del corpo è più veritiero rispetto alla parola parlata .

Cosa c’è psicologicamente dietro tutto questo ? Semplicemente questo : i nostri bisogni , i sentimenti , i pensieri, le emozioni e le intenzioni vengono elaborati con eleganza da ciò che è noto come: il ” sistema limbico ” del cervello . Non deve pensare, reagisce solo al mondo in tempo reale e i nostri corpi mostrano come ci sentiamo . Qualcuno ci dà cattive notizie e le nostre labbra si serrano , l’autobus parte senza di noi e  stringiamo le nostre mascelle e ci strofiniamo il collo . Ci viene chiesto di lavorare un altro fine settimana e serriamo i nostri occhi stretti e abbassiamo il mento . Si tratta di manifestazioni di disagio fissate dal nostro cervello limbico che ha perfezionato nel corso di milioni di anni , e questo equivale sia che siamo in Cina o in Europa.

Al contrario, quando vediamo qualcuno che ci piace davvero , le sopracciglia si arcuano verso l’alto, i nostri muscoli facciali si rilassano , e le braccia diventano più flessibili (anche distendendosi) in modo che possiamo accogliere questa persona . In presenza di qualcuno che amiamo , ci rispecchiamo nel loro comportamento ( isopraxis ), incliniamo la testa in modo da consentire al sangue scorrere verso le nostre labbra rendendole piene, anche le nostre pupille si dilatano . Ancora una volta , il nostro cervello limbico comunica attraverso i nostri corpi con precisione i veri sentimenti che sentiamo . ❤

In un certo senso , ci siamo evoluti per dimostrare che siamo animali sociali che hanno bisogno di comunicare sia verbalmente che non verbalmente . Questo vale anche per i bambini che sono nati ciechi , pur non avendo mai visto questi comportamenti sanno anche loro come difendersi: un bambino cieco copre gli occhi quando sente qualcosa che non gli piace ,  questi comportamenti vengo definiti hard- wired .

Sia nel mondo del lavoro,  in famiglia o nelle relazioni, possiamo sempre essere certi che i veri sentimenti si riflettono nel nostro linguaggio del corpo attraverso posture di comfort e disagio . Questo sistema binario di comunicare come ci sentiamo veramente,  ha resistito alla prove del tempo allo scopo di aiutarci attraverso la sua elegante semplicità .

Ovviamente questo può essere molto efficace nel determinare come gli altri si sentono con noi e nel valutare come un rapporto si sta evolvendo . Spesso quando le persone sentono che qualcosa non va in un rapporto , quello che stanno percependo sono cambiamenti nel display del  linguaggio del corpo . Un esempio sono le così dette  distanze di comportamento o altri comportamenti più evidenti  (Indizi di Inganno ) .

E così ci sono molti aspetti della comunicazione non verbale e del linguaggio del corpo , che possono aiutare a vedere più chiaramente ciò che i nostri interlocutori stanno veramente sentendo, pensando, temendo o desiderando da NOI .

“INSTALLARE” questa abilità di comunicare in modo più efficace e con empatia per una comprensione più profonda si può  :-), se vuoi approfondire questo argomento con me scrivimi , mi farà piacere rispondere su questa disciplina che tanto mi appassiona .

Roberta

Fonte: Joe Navarro Body Language basics

Pagellini primo quadrimestre : 1^ Round

genitori e figli: istruzioni per l'uso

genitori e figli: istruzioni per l’uso

Questo è il periodo dei pagellini del primo quadrimestre e spesso, in questo periodo, vengo contattata da genitori preoccupati ed ansiosi per il rendimento scolastico dei figli . Il disagio più grande che mi sento raccontare dai genitori è quello che, vedendo i scarsi risultati dei loro figli, ritengono non siano riusciti a trasmettere adeguatamente l’importanza del valore  “CULTURA” .  

A mio parere, questo è uno dei più grossi fraintesi nelle relazioni, responsabile di litigate estenuanti tra genitori e figli: gli uni a causa del senso di inadeguatezza che nasce dal “giudicarsi” dalle performance dei propri figli, gli altri dal senso di incomprensione da parte degli adulti di quelle che sono le proprie aspirazioni e passioni. 

Le presupposizioni alla base dei confronti tra genitori e figli su questo argomento, spostano l’attenzione da qualcosa – apparentemente – poco importante come fosse già dato per scontato, chiedendo una decisione su altri elementi – apparentemente – importanti; quindi nella maggior parte dei casi le presupposizioni sono incomplete o, nei casi peggiori, ERRATE.

“Senza un titolo di studio, non vai da nessuna parte!” Quale titolo? Andare dove? Sei certo dove vuole andare e perché? Siamo certi che con quel titolo troverà lavoro? 

“Tu non mi capisci e non ti interessa come sono fatto veramente!” Cosa c’è che non ha capito? C’era qualcosa in più da capire oltre a quello che comunichi? Da quali comportamenti deduci che non capisce e non gli interessa? Sei certo che è così? Se non sei capito dagli adulti, tu ti conosci veramente? Ma soprattutto: COSA VUOI? 

Uno dei primi benefici che ottengo degli studenti attraverso l’attività di Mentoring è proprio l’acquisizione di quelle abilità linguistiche che consentono loro una maggiore chiarezza comunicativa con gli adulti (Genitori/Insegnanti) , “riposizionando” i giovani nei confronti dello studio per cui la cultura diventa un mezzo e non uno scopo . 

La scuola, le lezioni, lo studio rappresentano quindi un investimento a lungo termine, lo SCOPO è vivere una vita professionale e personale che li rappresenti veramente in modo da renderli pienamente FELICI,  e questo diventa lo scopo COMUNE che unisce genitori e figli. 

Per riposizionare i giovani nei confronti dello studio in modo da renderli più consapevoli e partecipativi, chiedo sempre quali sono gli ambiti, anche occasionali, dove hanno raggiunto i risultati che desiderano e da questa posizione di pienezza e completezza li “accompagno” attraverso gli altri ambiti della loro vita . 

Cosa Succede? 

Si impara a comunicare ed interagire con gli altri efficacemente in modo da avere chiaro COSA SI VUOLE ed il percorso per raggiungerlo.

Tutto questo avviene in modo assolutamente naturale utilizzando aspetti somatici e linguistici di un modello di coaching che sto studiando e svilluppando appositamente per gli adolescenti, denominato ReSonance.

A prestissimo

Roberta 😉

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Ripartire con il piede giusto dopo le vacanze

ripartire-dopo-vacanze-freelance

La figura centrale nell’ambito di quello che io ho definito Apprendimento Generativo è il MENTORE;  i libri di Ken Robinson sono densi di esempi al riguardo, a volte sono stati vicini di casa, altre volte insegnanti come nel caso del disegnatore e creatore dei Simpsons, raramente purtroppo lo sono i genitori. Queste persone ispirano e meravigliano mostrando le potenzialità umane, fanno aprire gli occhi persino spingendo a seguire il loro esempio, ma la cosa più importante che sono in grado di fare è quella di aiutare a condurre le persone verso il proprio ELEMENTO dove è possibile unire talento e passione. Come afferma lo stesso pedagogista:”I mentori giocano un ruolo senza pari nell’aiutare le persone a raggiungere il proprio Elemento. Può sembrare che io stia esagerando affermando che il solo modo per raggiungere l’Elemento implichi la guida di un mentore, ma è un’esagerazione relativa. Tutti incontriamo numerosi ostacoli e limitazioni nel nostro viaggio alla scoperta di chi siamo veramente. Senza una guida esperta che ci aiuti ad identificare le nostre passioni, che incoraggi i nostri interessi, che ci spiani il cammino e che ci spinga a sfruttare al massimo le nostre capacità il viaggio è notevolmente più difficile”.

Anche per Joseph Campbell, uno dei più importanti esperti di mitologia comparata, che arrivò a formulare il modello di sviluppo personale denominato il Viaggio dell’Eroe, uno dei ruoli fondamentali all’interno di tale modello è occupato da quello che lui stesso definisce come Magic Helper, letteralmente l’aiutante magico . “Durante il viaggio, l’eroe troverà davanti a se diversi ostacoli ed impedimenti ed è proprio durante queste sfide e questi periodi che i Magic Helper offrono il loro supporto all’eroe. A volte lo sostengono per qualche passo, altre volte per un tratto più lungo del suo viaggio”.

Il mentoring, naturalmente è un percorso a doppio senso. Per quanto sia importante avere un mentore nella propria vita è altrettanto importante per i mentori ricoprire questo ruolo. E’ persino possibile che scopriate che il vostro vero ELEMENTO sia essere mentori per altre persone, così come è successo a me.  🙂

Antony Robbins, formatore motivazionale Self-Help, è uno dei mentori e personal coach di maggior successo del mondo, anzi viene ritenuto colui che ha gettato le basi di questa professione che è in continua crescita per il ruolo sempre più profondo che possono ricoprire in molte vite anche perché sempre più persone stanno scoprendo che essere mentori, per loro, significa aver trovato il loro ELEMENTO.

Come MENTORE ho elaborato il progetto di Apprendimento Generativo dove ho deciso di utilizzare molte tecniche di PNL in funzione di uno degli scopi principali che si propongono la Pedagogia e  la Psicologia dello Sviluppo: studio dell’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte.

Attraverso questo blog  e le sessioni di Mentoring ho deciso di raccogliere la mia formazione personale in queste discipline. Questo perché spesso queste discipline si incontrano e trascendono nel loro scopo più alto e cioè educare il comportamento umano al miglioramento personale.

L’apprendimento che ti propongo, differisce da quello meramente informativo che mettiamo in atto fin dal primo giorno di scuola, che è costituito da una sorta di bombardamento di informazioni che restano nella nostra mente per un tempo limitato, l’Apprendimento Generativo è l’apprendimento che porta al cambiamento: è quello che sperimenterai durante le sessioni personalizzate  e poi mettendo in pratica gli esercizi e le tecniche che imparerai .

Se ti interessa “ripartire con il piede giusto”  contattami e prenota la sessione personalizzata di Mentoring scolastico o professionale o anche solo per sapere se il mio progetto può esserti utile.  😉

TI saluto

Roberta

Follow your bliss

Molti studenti universitari, giovani in cerca di un nuovo lavoro, impiegati che desiderano fare carriera nell’ambito delle aziende di cui fanno parte  mi contattano per chiedere qualche consiglio sulle strategie migliori per prepararsi ad hoc ed uscirne quindi vincenti. 

Follow your blissJoseph Campbell, a mio parere il più importante esperto di mitologia dell’uomo, era solito rispondere ai suoi studenti che gli chiedevano come raggiungere il loro successo “Follow your bliss” (segui la tua beatitudine) . E’ proprio questo il punto di partenza efficace per raggiungere qualunque obbiettivo e per mettere le mani sul proprio futuro. E’ quasi impossibile superare un esame che non ti piace, o risultare simpatico al capo ufficio di una azienda di cui non condividi la mission.

Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di incontrare presso l’Università di Tor Vergata alcune persone che lavorano per Amazon.com di Seattle, mi hanno raccontato una cosa abbastanza curiosa, almeno per noi italiani, ogni dipendente riceve al loro arrivo : una “scrivania-porta”. Proprio così, una porta che serve letteralmente come una scrivania su questa “scrivania” il fondatore, Jeff Bezos, ha pensato bene di scrivere i valori ai quali si ispira la società e sulla base del quale vengono gestiti gli impiegati
“GIORNO 1 :Ci sono così ancora tante cose che devono essere inventate. C’è ancora tanto  di nuovo che sta per accadere.
La gente non ha idea di quale impatto Internet stia per provocare e questo è ancora ancora il  1 ° giorno in grande stile” Jeff Bezos.
Amazon pertanto dopo aver annunciato quale sia la sua politica per il successo, assume solo coloro che hanno il talento di adattarsi meglio a questa cultura organizzativa . 

E’ come se punto di partenza (colloqui di lavoro) e punto di arrivo (assunzione) siano legati da un filo e cioè chi sei, le tue passioni ed i valori ai quali ti ispiri,   quindi …scegli bene il punto dove partire  🙂 .

Per i  primi giorni di settembre  ho intenzione quindi di effettuare una sessione di mentoring con un gruppo ristretto di giovani intenzionati a conoscere se hanno scelto il punto giusto dove partire, se hai intenzione di prenotarti pui farlo QUI .

Ti saluto a presto

Roby

Pagellino scolastico ad effetto Barnum

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P. T. Barnum, l’impresario del celebre circo americano, soleva dire che i suoi spettacoli avevano tanto successo perché in essi si poteva trovare “qualcosa per ciascuno:” i numeri erano talmente vari che tutti trovavano qualcosa di loro gusto.

Per capire come sia possibile applicare questo principio alla stesura di un pagellino scolastico, bisogna fare un salto in avanti di quasi un secolo dai tempi di Barnum. Alla fine degli anni ’40 lo psicologo americano Bertram R. Forer teneva un corso introduttivo ad una quarantina di studenti del primo anno in un’università della California. Aveva appena parlato del “Diagnostic Interest Blank”, un questionario standardizzato da lui sviluppato per cercare di descrivere in maniera sintetica ed oggettiva il carattere di una persona. Per mostrare il funzionamento del sistema, chiese ai suoi studenti di compilare il questionario stesso: sulla base dei risultati, avrebbe tracciato un breve profilo caratteristico di ciascuno.

Trascorso il tempo necessario per esaminare i questionari, Forer consegnò ad ogni studente una busta contenente un profilo caratteriale in tredici punti, chiedendo di esprimere con un punteggio da zero a cinque quanto buona fosse la descrizione.

Il risultato fu quello che il professore si aspettava: quasi tutti gli studenti avevano dato un punteggio alto, quattro o cinque (i punteggio medio risultò essere 4.2), mentre nessuno aveva dato zero o uno: i profili preparati da Forer erano veramente azzeccati!

Ma Forer aveva imbrogliato, a fin di bene, i suoi studenti. I profili caratteristici “personalizzati” erano tutti uguali! Ecco la traduzione dei tredici punti del testo originale:

  1. Hai molto bisogno che gli altri ti apprezzino e ti stimino.
  2. Hai una tendenza ad essere critico nei confronti di te stesso.
  3. Hai molte capacità inutilizzate che non hai volto a tuo vantaggio.
  4. Pur avendo alcune debolezze nel carattere, sei generalmente in grado di porvi rimedio.
  5. Il tuo equilibrio sessuale è stato in qualche modo problematico.
  6. Disciplinato e controllato all’esterno, tendi ad essere preoccupato ed insicuro dentro di te.
  7. A volte dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta.
  8. Preferisci una certa dose di cambiamento e varietà e ti senti insoddisfatto se obbligato a restrizioni e limitazioni.
  9. Ti vanti di essere indipendente nelle tue idee e di non accettare le opinioni degli altri senza una prova che ti soddisfi.
  10. Hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri.
  11. A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato.
  12. Alcune delle tue aspirazioni tendono ad essere davvero irrealistiche.
  13. La sicurezza è uno degli obiettivi principali nella tua vita.

Forer, proprio come Barnum, aveva messo nel testo consegnato agli studenti “qualcosa per ciascuno”: un po’ di tutto in modo che chiunque trovasse qualcosa (o anche più di qualcosa) che si adattava al proprio carattere.

Esaminando i tredici punti del profilo ci si accorge subito di alcuni trucchi che si possono usare: primo di tutti, fare affermazioni contraddittorie (ed esempio la 6 o la 11). Dato che sono frasi che affermano sia una cosa sia il suo contrario, nella peggiore delle ipotesi saranno sbagliate soltanto a metà. Tuttavia, dato che raramente il carattere di una persona è monolitico, le probabilità che la persona si riconosca nella contraddizione stessa più ancora che in una delle due metà è molto alta.

Un altro trucco, quasi ovvio, è fare affermazioni talmente scontate da essere vere per chiunque, come ad esempio la numero 7: chi è così sicuro di sé da essere sempre certo di aver fatto la scelta giusta? Un terzo trucco è quello di sbilanciarsi leggermente verso una descrizione positiva del carattere, cercando sempre di compensare eventuali “difetti” (come nel punto numero 4): lasciando stare le lodi sperticate, un profilo “positivo” non solo compiace chi lo legge, ma lo rende anche più disposto a crederci.

Perché ho voluto parlare dell’“effetto Barnum”? La lezione che anche Forer trae, nell’articolo in cui descrive l’esperimento, è che è molto difficile far valutare SOLO al soggetto stesso, ad esempio uno studente, la bontà di una descrizione del proprio carattere ed inclinazioni.

Inoltre  che è facile scrivere un giudizio od un consiglio di orientamento completamente generico, in cui tutti possano riconoscersi: “ Vista la sensibilità dello studente dimostrata durante il percorso di studio, si consiglia l’indirizzo umanistico” – “l’alunno ha raggiunto in modo adeguato gli obbiettivi programmati ed ha acquisito una buona capacità di organizzare i tempi si consiglia pertanto qualsiasi indirizzo di studio”- “l’alunno ha mostrato maggiore interesse per le materie che utilizzano strumenti tecnologici, si consiglia pertanto un indirizzo di studio tecnico o professonale”

Il percorso di Mentoring che propongo ai miei studenti si propone di indirizzare i giovani verso esperienze educative che possano coinvolgerli emotivamente e questo perché parto da una prospettiva assolutamente NUOVA, e nella maggior parte dei casi con dei risultati eccellenti. 

Se ti interessa sapere come funziona il percorso puoi contattarmi anche via Skype. 

Ciao

Roby

Never complain, never explain ovvero l’arte di NON lamentarsi

camera caffeA chi non è capitato di incontrare i “lamentosi professionisti”? E’ quella categoria di persone che si può trovare un po’ dappertutto : nei bar, in fila al supermercato,  nei corridoi degli uffici, magari intorno i distributori di caffè.

Lamentarsi rappresenta un Pattern comune ad ogni età ed ambiente in quanto è soprattutto uno sfogo e lo sfogo è una forma sottile di piacere in quanto permette di esprimere pubblicamente un fastidio “privato”.

A mio parere lamentarsi è sbagliato non solo per ragioni psicologiche ma perché costituisce una perdita di tempo ed un discreto consumo di energie : una lamentala ben articolata richiede infatti tempo a disposizione, capacità narrative (per non risultare troppo noiosi) e dedizione.

Anche l’abilità di non lamentarsi rientra secondo me tra quelle più importanti per gli esseri umani e che sono sostanzialmente “non allenabili” come dice Simone Pacchiele nel suo ultimo articolo,  ma non averla è assai rischioso in quanto porta a quella forma di indolenza e resistenza ai cambiamenti che vengono quindi sempre percepiti come pericolosi. 

Esercitarsi a non lamentarsi è sicuramente un esercizio complesso soprattutto quando si è giovani ma il nostro cervello per esprimere delle valutazioni ha bisogno di unità di misura e termini di paragone e quindi è ovvio capire perché uno studente di 16 anni non ragioni come uno storico di 80 anni!

Bisogna imparare, davanti alle scelte di vita e di lavoro a usare la prospettiva . 

“C’è un famoso racconto che parla di Milone di Crotone, il celebre lottatore della Grecia antica: in breve il senso della storia è:“solleva un vitello ogni giorno, e quando cresci sarai in grado di sollevare una mucca”.La storia racconta che Milone divenne fortissimo iniziando quand’era ancora poco più che un bambino a sollevare un vitellino appena nato, e continuando ad alzarlo ogni giorno mentre cresceva.  Ed in pochi anni mentre Milone diventava uomo fu in grado di sollevare il vitello che… nel frattempo era cresciuto anche lui”.

Mi trovo ogni giorno a parlare con studenti che vorrebbero cambiare il loro stile di vita e possibilmente in breve tempo e qualsiasi “suggerimento” venga loro dato per avvicinarli “a chi sono veramente” viene percepito come irrilevante, rispetto ai grossi cambiamenti che vorrebbero nella loro vita;  in realtà  ad ogni azione compiuta corrispondono tutta una serie di informazioni o meglio “DATA” come descritto in un mio precedente articolo che vanno assolutamente interpretati per poter decidere se continuare sulla strada intrapresa o effettuare una serie di aggiustamenti di “rotta”. 

E’ possibile acquisire tutte le conoscenze di cui si ha bisogno per arrivare a dove si vuole arrivare nello studio e nel lavoro ma è fondamentale a mio parere per poter crescere personalmente e professionalmente, avere la capacità di adattarsi alla stessa velocità in cui è maturato il contesto in cui si vive. 

Se ti interessa avere qualche dritta in merito….ti aspetto attraverso la pagina dei contatti o via Skype.

 Ciao Roby

Non condannatevi da soli … Average is over

Avere l’onestà di ammettere che un determinato talento od attitudine proprio non si ha, è come un farmaco “salva-vita”.

Nel mondo del lavoro infatti è pieno di gente che svolge con piacere una professione per cui è predisposta, per cui non possedere nel proprio curriculum la combinazione “passione – talento” significa partire senza bagagli!

A mio parere ….l’entusiasmo non è una dote sufficiente.

Utilizzare il proprio talento oltre ad essere veramente molto meno “faticoso” è davvero divertente e nel momento in cui viene riconosciuto è davvero una grandissima gratificazione, che non ha niente a che fare con carriera e successo economico . Svegliarsi al mattino con questo tipo di “entusiasmo” corrisponde alla mia idea di successo e libertà.

Average is over: la media è finita con questo titolo all’inizio di quest anno Thomas Friedman scrive sul New York Times; attraverso un aneddoto spiega la seguente  tesi: in passato un lavoratore con competenze medie, svolgendo un lavoro medio, poteva ottenere un salario medio. Oggi la media non c’è più.  Average is over … appunto “Essere medi oggi non porta i benefici di una volta … visto che i datori di lavoro hanno abbondanza di mano d’opera straniera a buon mercato ed automazione in genere a buon mercato. … ognuno di noi deve essere in grado di capire quale potrebbe essere il suo contributo originale,  il suo valore aggiunto che lo distingue e gli permette di trovare il proprio spazio sul mercato del lavoro.”

QUINDI SE NON INDISPENSABILI ALMENO UTILI …  ALTRIMENTI KAPUT.

Cercare un impiego che NON richieda né talento né passione è davvero difficile da trovare, questi mestieri diventano sempre più scarsi e pagano davvero poco… quindi Average is over vale davvero per tutti, giovani ed adulti, l’impegno da solo non basta più.  Dovete individuare il vostro talento e capire come usarlo. Perché qualcun altro, state certi, capirà come usare il suo.

P.S. Pur rivolgendomi in particolre ai giovani, queste poche righe le ho scritte per tutti gli “adulti” che si mettono in contatto con me per saperne di più sul mio lavoro.

A presto

Roby!

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