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Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

La forza del sorriso

Con le Apps si diventa bravi a scuola

Nel corso del mio ultimo viaggio a Madrid ho potuto nuovamente constatare di persona come sia totalmente cambiato il sistema di apprendimento da parte dei giovani, attraverso una  App  GRATUITA (applicazione per IPhone) era possibile conoscere la storia di ogni quadro presente nell’ imponente Museo del Prado; in un modo quindi semplice, veloce e vi assicuro assai più divertente era possibile venire a conoscenza di informazioni che prima ci venivano impartite in maniera, diciamo la verità assai più noiosa!!! Quanti sbadigli durante le visite guidate delle gite scolastiche , o no? 😛

L’andare a scuola,  come dice Bandura, lo si può considerare la sfida cognitiva e motivazionale più impegnativa che il bambino affronta nel suo percorso di crescita. Non a caso la definisco una sfida perché:

1) il cervello opera in modo sinergico costruendo enormi strutture sulle basi di altre già preesistenti, pertanto una mancanza momentanea può avere una ricaduta che può produrre, in seguito, delle difficoltà nella stessa disciplina o in altre materie, correlate ad essa;

2)  la scuola mette in evidenza  agli “altri” le proprie capacità o incapacità per cui, per alcuni studenti, l’essere esposti al giudizio degli altri o essere solo oggetto di osservazione è fonte di stress, tensione, ansia.

Numerosi studi hanno dimostrato e confermato che molti insuccessi scolastici sono dovuti ad una semplice incompatibilità tra lo stile d’insegnamento e quello di apprendimento (Stemberg 1996). Tutto questo porta alcuni studenti a credere di “non essere portati” per questa o quella disciplina scolastica, solo perché è stata insegnata in modo da essere percepita ostica e complicata, proprio a causa del  diverso modo di spiegare (ad esempio in modo descrittivo, per immagini) e di apprendere (ad esempio in modo più dinamico e coinvolgente). Questo può portare lo studente ad andare incontro all’insuccesso scolastico malgrado le sue capacità, ed impegno nello studio.

Nella mia esperienza ho potuto riscontrare inoltre la persistenza di un insuccesso scolastico porta, in genere, ad una serie di processi(comportamenti) che concorrono a realizzare la profezia autoavverantesi, cioè lo studente si aspetta di non riuscire e adotta un comportamento posto a confermare questa sua previsione.

Indipendentemente dalla motivazione, ai primi insuccessi egli incomincia a considerare le sue capacità di prevedere di riuscire o meno riducendo il grado di autoefficacia. Questo significa che il risultato sarà piuttosto quello di non riuscire nello svolgimento di un compito che di farcela.

Se lo studente si trova nelle condizioni di non poter evitare di affrontare  un compito che pensa di non riuscire a fare, entra in uno stato di ansia che comporta un’alterazione del suo stato fisiologico e ciò induce la sua mente ad occuparsi di queste variazioni fisiche con conseguente riduzione delle sue capacità cognitive. Si ha, inoltre, un aumento della motivazione a SOTTRARSI a queste condizioni di malessere, ed ecco perché gli studenti che hanno difficoltà a portare a termine la loro preparazione hanno sempre meno motivazione ad andare avanti.

Nella mia attività di Mentoring scolastico la prima sfida che cerco di vincere quindi con lo studente è quella di FAR CESSARE tutta quella serie di COMPORTAMENTI che concorrono a CONFERMARE le sue CREDENZE NEGATIVE sullo studio.

Il mio obbiettivo finale è quello di frar accedere lo studente in quello stato prima somatico e poi emotivo attraverso il quale tutto quello che si fa, avviene NATURALMENTE e  BENE.

Il processo attraverso il quale si accede in questo stato generativo di cui ho potuto riscontrare, personalmente, la sua efficacia è il ReSonance che sto strutturando appositamente per i giovani dai 12 ai 25 anni.

Se vuoi saperne di più puoi contattarmi attraverso la Pagina di FB Roberta Tarsitano Advising o attraverso twitter.

A presto!

Quando il talento non basta….

Gli allenatori  più aggiornati cioè quelli che svolgono anche la funzione di mental coach sanno benissimo che il talento da solo non basta per raggiungere certi obbiettivi sportivi e questo è valido anche nella vita personale e professionale.

IL TALENTO VA COLTIVATO

Il tutto sta nella Teoria delle 10.000 ore. Per fartela brevissima, alcuni scienziati hanno seguito dei violinisti e, con esperti del settore, li hanno divisi in tre categorie:

Quelli con un futuro brillante; Quelli bravi; Quelli scarsi.

Tutte e tre le tipologie di violinisti avevano cominciato a suonare il violino a 5 anni. I ricercatori hanno fatto delle analisi approfondite e hanno notato che:

  • Gli “scarsi” si erano esercitati per meno di 4.000 ore;
  • I “bravi” si erano esercitati per un massimo di 8.000 ore;
  • Quelli giudicati con un “futuro brillante” si erano esercitati per una media di 3 ore al giorno… per un totale di minimo 10.000 ore!

10.000 ore sono tantine… tanto per capirci sono: per 9 anni circa 3 ore al giorno.

Questa teoria mi piace molto perché risponde a tutti quelli che diconoEh va beh grazie…..ma quello ha talento!insomma possiamo dirlo apertamente che questo modo di pensare è una gran cavolata!

Eppure attraverso l’osservazione dei percorsi professionali seguiti da molti personaggi di successo tipo Carolina Kostner, attuale campionessa mondiale ma anche Bill Gates, i Beatles o i giovanissimi One Direction, hanno dimostrato che anche questo spesso NON BASTA!

C’é qualcosa che ti fa alzare la mattina presto anche quando potresti dormire, ti da una grande sensazione di benessere quando fai quello che devi e soprattutto se sai di averlo fatto bene, ti fa sentire in colpa se non riesci ad organizzarti per fare quello che ti piace, non ti fa sentire il peso dei sacrifici che fai per dedicarti a quel tipo di allenamento, insomma quello di cui sto parlando si chiama ….PASSIONE!

Anche questo gli allenatori, mentori, mental coach, maestri o comunque si vogliano chiamare, i più bravi lo sanno,  come sanno che l’unico modo per innescare una vera e propria PASSIONE per quello che fai e’

IL DIVERTIMENTO

Creare un AMBIENTE MOTIVANTE attorno alla persona che vuole raggiungere certi risultati (anche prima delle 10.000 ore 😉  ) è l’elemento comune a tutte le storie delle persone che hanno raggiunto il LORO PERSONALE SUCCESSO!

Se vuoi sapere come fare, contattami attraverso twitter o la Fan page di FB Roberta Tarsitano Advising

Non c’é vento a favore per il marinaio che non sa dove andare … quindi datti una mossa e trova la TUA direzione.

Ho una confessione da fare, ogni qual volta affronto una discussione sui bambini e l’istruzione tendo ad INFERVORARMI ed ultimamente questo accade sempre più spesso, ed anche questo credo sia un indicatore dei tempi in cui viviamo. Sono arcistufa di leggere articoli o peggio sentire professori e genitori che dicono “i Social Media (Facebook o Twitter) allontanano dallo studio delle materie FONDAMENTALI per la formazione accademica”, come se quest’ultima fosse la soluzione all’attuale crisi economica MONDIALE!

Al riguardo sposo pienamente la tesi del Pedagogista inglese Ken Robinson: “il nostro intero sistema EDUCATIVO è ancora basato sull’idea di abilità accademiche” e questo per una ragione fondamentale: tutto il sistema è stato inventato – in tutto il mondo non c’erano scuole prima del XIX secolo – secondo lo stile economico dell’epoca, infatti il 20° secolo era caratterizzato da una economia dominata dal pensiero di Frederick Taylor e il suo lavoro THE SCIENCE OF PRODUCTIVITY, secondo cui la produttività proveniva da una maggiore efficienza per cui anche il SUCCESSO era correlato alla possibilità di creare beni e servizi nel modo più VELOCE ed ECONOMICO possibile con una forza lavoro che riuscisse a TESTA BASSA a sopportare cicli di lavoro incessanti e che incoraggiassero sempre maggiore velocità e precisione.

L’intero sistema educativo quindi era stato progettato e strutturato per venire incontro ai fabbisogni industriali, per creare cioè una massa di persone che fossero in grado di funzionare secondo criteri di MECCANICA ed EFFICENZA, ma I TEMPI SONO CAMBIATI!

L’attuale sistema economico e la sua IMPREDICIBILITA’ hanno delineato i NUOVI criteri correlati al successo economico e cioè:

INNOVAZIONECREATIVITA’SPIRITO IMPRENDITORIALE

Si assiste a quello che da molti viene definito un vero e proprio cambio di paradigma : da una società basata sui TITOLI di STUDIO a SOCIETA’ della CONOSCENZA, quest’ultima strettissimamente legata alla Tecnologia (Social Media compresi) ed alle informazioni cosiddette OPEN SOURCE cioè accessibili gratuitamente in rete.

E’ assolutamente vero che sono spariti tanti “mestieri” di una volta ma è altrettanto vero che ce ne sono di NUOVI e sono sicuramente MOLTI DI PIU’; INNOVAZIONE – CREATIVITA’ – SPIRITO IMPRENDITORIALE sono accessibili a CHIUNQUE purché in linea a quelle che sono le

TUE REALI ABILITA’ E TALENTI

E per questo ti chiedo

SEI A CONOSCENZA DI QUALI SONO LE TUE REALI ABILITA’ ? SAI “CONNETTERLE” ALLE ENORMI OPPORTUNITA’ PROFESSIONALI CHE CI SONO ATTUALMENTE?

Il sistema più efficace che conosco e che è oggetto dei miei studi è il ReSonance che sto strutturando appositamente per i ragazzi in età evolutiva, se vuoi saperne di più puoi contattarmi attraverso FB o Twitter.

Quanto “vale” il tuo titolo di studio?

Sono rimasta favorevolmente colpita dalla notizia che a partire nei mesi marzo ed aprile sul portale Internet del Ministero dell’ Istruzione sono cliccabili 15 domande cui tutti potranno rispondere per esprimere la loro opinione sul tema: “Come giudicate la necessità di possedere uno specifico titolo di studio per poter esercitare una determinata professione?” oppure “Ritenete necessario il possesso di uno specifico titolo di studio per l’accesso al pubblico impiego?” o “Come giudichereste una differenziazione qualitativa di titoli di studio nominalmente equivalenti?”.

Si tratta di mettere in discussione uno dei concetti fondamentali legati al titolo di studio e cioè il suo REALE valore in un mercato del lavoro sempre più efficiente e snello dove spesso viene visto più come un ostacolo OBSOLETO che come una GARANZIA di formazione.

Finalmente il paradigma + TITOLI = + SOLDI viene demolito ma allora

  • COSA FARE DOPO LE SCUOLE SUPERIORI ?
  • QUALI SONO I PERCORSI DI STUDIO PIU’ PROIETTATI SULLE POSSIBILITA’ FUTURE DEL MERCATO DEL LAVORO?
  • 5 ANNI DI UNIVERSITA’ O INIZIARE AD ARRICCHIRE IL PROPRIO CURRICULUM LAVORATIVO?

Nella mia esperienza di educatore ho potuto riscontrare che i giovani sono in grado di rispondere AUTONOMAMENTE a queste domande soltanto DOPO che sono riusciti ad individuare COSA VOGLIANO e la realtà lavorativa o di studio in cui vogliono muoversi, praticamente attraverso un percorso che ha consentito loro di esprimersi e capire “CHI SONO” nel mondo.

Una volta che i ragazzi riescono ad essere consapevoli del filtro attraverso il quale “VEDONO” il loro mondo riescono a prendere decisioni con estrema facilità ed ottenere il massimo da tutto quello che desiderano studio o lavoro che sia.

L’attività che è oggetto dei miei studi si ispira ai principi del pedagogista inglese KEN ROBINSON al quale è stato affidato il compito di riordinare il sistema educativo/scolastico anglosassone, attraverso uno dei suoi progetti più importanti “Unlocking Creativity” sta infatti promuovendo in tutto il mondo una serie di attività specifiche e mirate appunto al RECUPERO della CREATIVITA che come afferma lui stesso :

è una dote di ogni essere umano e NON di pochi eletti;

è l’unico vero ANTIDOTO all’attuale crisi del lavoro.

Se vuoi saperne di più puoi contattarmi sul blog o attraverso twitter @robertatarsitan

Battere se stessi.

Da sempre sono appassionata di sport e questo non solo perché ho praticato atletica a livello agonistico da adolescente ma anche perché ho sempre ritenuto che lo sport potesse rappresentare un ottimo “apprendistato” per la vita.

Essendo riuscita a trasmettere questa stessa passione anche a mia figlia ho la fortuna di assistere a numerose competizioni a livello regionale e quello che mi salta immediatamente agli occhi è come sin da piccoli è possibile oltre ad  allenare il corpo anche il cervello.

Durante le gare ci sono sostanzialmente 2 tipi di atleti:

  • quelli preparati per “battere gli altri”;
  • quelli preparati per “battere se stessi” .

Gli atleti allenati per “battere gli altri” pensano che gli avversari sono molto forti e che quindi bisogna raggiungerli per vincere, esultano se gli avversari sbagliano perché ritengono di avere così più possibilità, pensano come evitare anche i loro errori  durante la  prestazione, pensano che solo se giungeranno sul podio avranno successo e quindi saranno felici; insomma tutta una serie di variabili negative per la maggior parte SLEGATE dalle loro azioni o comportamenti;

gli atleti allenati per “battere se stessi” guardano molto distrattamente gli avversari e questo perché sono assolutamente focalizzati sulle PROPRIE possibilità del presente, il loro sforzo è incentrato sulla possibilità di REPLICARE quello che sono in grado di fare BENE durante gli allenamenti in palestra, in questo stato POSITIVO  i centri di apprendimento del cervello sono talmente reattivi e presenti che l’atleta è assolutamente “COSCIENTE”  quando fa una buona prestazione tanto che ESULTA ancor prima che sia stato giudicato! E’ già FELICE per il suo personale SUCCESSO.

E questo è assolutamente vero come ha detto Josefa Idem la pluricampionessa mondiale e olimpica di kayak che presto concorrerà per la sua ottava olimpiade:

Motivazione è cercare e riuscire ad abbattere le  PROPRIE barriere mentali, indagare ed abbattere i PROPRI limiti, lavorare per raggiungere la capacità di esprimersi al meglio.

Nella mia esperienza di educatore quello che cerco di fare con i giovani è appunto “facilitarli” nelle loro decisioni ed azioni che rientrano in ogni ambito della loro vita:  studio, relazioni, lavoro etc. in modo che possano  essere FELICI dei LORO successi personali.

Il modello di sviluppo personale e professionale più efficace che conosco e che è al centro dei miei studi è L’apprendimento generativo attraverso il quale è possibile accedere ad una “posizione generativa” dove percepisci il mondo da una posizione di possibilità più che di limitazione.

Se vuoi saperne di più puoi contattarmi attraverso twitter @robertatarsitan

Per saperne di più sul ReSonance

http://www.simonepacchiele.com/

I “secchioni” di oggi, disoccupati di domani!

Milhouse secchione dei SimpsonNella mia esperienza di Educatore mi è capitato di notare, a qualsiasi livello sociale, il seguente paradosso i bambini sono CERTI di essere molto creativi mentre se chiedi ad un adolescente/adulto se è creativo questi è certo di non esserlo

In parte la responsabilità di questa “CREDENZA” è dovuto al fatto che la maggior parte delle persone associano la creatività SOLO a particolari attività artistiche, o design o marketing  ma RARAMENTE vengono associati alla scienza, la matematica, all’insegnamento o nelle attività che richiedono il rapporto con il pubblico.

Altra “CREDENZA” limitante è quella che la creatività sia un talento raro di cui sono dotate solo persone speciali infatti a rafforzare questa tesi spesso si citano personaggi eccezionali come Pablo Picasso, Albert Einstein, Thomas Edison o lo stesso Steve Jobs etc. 

Lo “starting point” dell’attività al centro dei miei studi è : 

Ognuno di noi ha una grande capacità creativa e pertanto la vera SFIDA per me è dare la possibilità ai ragazzi di svilupparla in modo tale che una “cultura creativa” non sia una prerogativa solo di pochi. 

Ma perché ritengo così importante promuovere la CREATIVITA’

  • In primo luogo ritengo che l’imprevedibilità del sistema economico attuale ha comportato una serie di repentini cambi di paradigmi  relativamente al mondo del  lavoro da richiedere un “asset” su se stessi e le proprie competenze;
  • in secondo luogo il mercato del lavoro richiede sempre maggiore flessibilità ed adattabilità ;
  • in fine, secondo quanto confermato anche dal Pedagogista inglese Ken Robinson, al quale è stato affidato il compito della riforma dell’intero sistema scolastico britannico, attualmente il nostro sistema educativo/scolastico è basato sull’idea di abilità esclusivamente ACCADEMICHE per cui le materie sono gerarchizzate secondo un criterio oramai OBSLETO

Per spiegarmi meglio: uno studente che attualmente va anche molto bene a scuola, il cosiddetto “SECCHIONE”,  NON garantisce assolutamente che possa avere SUCCESSO anche nella vita adulta, se non in quello assai limitato dell’insegnamento, e questo perché le abilità acquisite a scuola “OGGI”,  non rappresentano un VALORE per il “FUTURO” mondo del lavoro.

L’attività al centro dei miei studi consiste quindi nel favorire questa transizione verso l’acquisizione di quelle abilità che sono alla base di ogni cambiamento personale e professionale .

 Per ogni domanda potete contattarmi attraverso twitter @robertatarsitan

 Roby

Laurea? No Grazie!

Da più di 20 anni lavoro in un’amministrazione pubblica dove mi sono occupata anche di Gestione delle Risorse Umane, e da qualche anno sto approfondendo lo studio e l’applicazione attraverso un modello di sviluppo personale, ReSonance, dove si è guidati verso L’ACQUISIZIONE DI NUOVE ABILITÀ E COMPETENZE .

Sono tantissime le influenze che mi hanno portato a questo specifico modello di trasformazione personale; ho attinto alle esperienze maturate anche nella mia esperienza personale professionale, avendo lavorato per qualche anno in strutture ove il disagio dei giovani è palpabile quali le strutture penitenziarie, anche minorili, di Firenze e Roma, oltre che allo studio e all’applicazione professionale e quotidiana, del lavoro di Richard Bandler e Joseph Riggio e di Joseph Campbell, sino al modello di educazione suggeriti da Sir Ken Robinson, pedagogista inglese, che a dispetto del nome è un accademico assolutamente fuori dagli schemi, che ha gettato i principi base di un nuovo manifesto educativo britannico.

Di contro a quanto è stato dichiarato  per cui è necessario accorciare i tempi per ottenere una laurea, è emerso da uno “special report” dell’ECONOMIST del mese di ottobre del 2011 che ad un tratto i TITOLI DI STUDIO NON VALGONO PIÙ NULLA. Una volta se avevi una laurea avevi un lavoro assicurato, oggi invece molti giovani con una laurea in tasca sono a ancora a casa a fare i “BAMBOCCIONI” e non per loro volontà ma magari perché serve una laurea specialistica dove prima ti serviva quella normale e questa è la conseguenza logica se l’attenzione viene portata sui titoli e non su quello che sai fare .

Quello del guadagno quindi in relazione ai ‘titoli’ è un paradigma OBSOLETO e non più valido. Non è che sia di per sè giusto o sbagliato avere una o due lauree, Semplicemente quello che era vero 40 o 50 anni fa, oggi non è più vero. Non funziona più così. Non basta più il ‘titolo’.

Durante il World Wide Rome del 9 marzo 2012 si sono incontrati i “makers” (“smettetela di annoiarvi fate qualcosa” questo è il loro motto) di tutto il mondo dove è emerso che esiste un NUOVO MONDO DEL LAVORO, “deve cambiare l’approccio dei giovani al mondo del lavoro e sfruttare Internet e l’open source per “INVENTARSI”, magari partendo dalle proprie PASSIONI anche bizzarre!”. Questo è stato il MANTRA di tutto l’evento al quale hanno partecipato i nuovi creativi digitali : gente che, complici le nuove tecnologie e le conoscenze open source, ha trasformato la propria passione in una piccola impresa.

Nella mia esperienza di educatore ho riscontrato che uno degli ostacoli che impedisce ai giovani di “lanciarsi” nel lavoro o verso un particolare indirizzo di studi è rappresentato dal NON SAPERE QUELLO CHE SI è BRAVI A FARE. Se non conoscono quello in cui sono davvero bravi, le loro abilità specifiche, anche nell’ambito del loro percorso di studi è molto difficile che mostrino al mondo la fiducia necessaria a CONVINCERE che sono la persona ad hoc per  quel tipo di impiego.

L’attività al centro dei miei studi consiste pertanto in un percorso guidato verso la scoperta dei propri talenti da convertire in una serie di azioni/decisioni coerenti con le proprie ambizioni.

Per chiunque fosse interessato alla mia attività  di  Mentoring può contattarmi attraverso la pagina dei contatti.

Roby

Se preferisci puoi ascoltare l’audio di questo articolo fai click qui

Model Thinker Course ossia Patentino del Genitore

In molti paesi europei quali Francia ed Inghilterra alcuni provveditorati agli studi hanno deciso di organizzare dei corsi di “coaching” per genitori di bambini dagli undici anni in su, delle vere e proprie sessioni di studio per insegnare a mamme e papà smarriti, cose all’ apparenza semplici (ma in realtà assai ardue) che spaziano dall’ organizzazione della giornata dei figli al rapporto con la scuola, dalla preparazione dello zaino alle ore consentite davanti a computer e tv.

«In effetti questi corsi in Italia sono una realtà già da tempo, e spesso sono proprio le scuole ad organizzarli, quando gli insegnanti si rendono conto del “disordine educativo” in cui vivono gli adolescenti», spiega Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’ università La Sapienza di Roma.

Planning quotidiano con il quale fino a poco tempo fa le famiglie si industriavano da sole, ma che oggi, visto il successo dei “corsi per genitori”, sembra aver bisogno di supporto e guide.

A dire la verità è difficile trovare un genitore che non si sia sentito impotente di fronte alla preadolescenza incalzante e ai sempre maggiori compiti a casa assegnati dalla scuola, d’ un tratto i figli non sono più bambini, e hanno bisogno di guide, di regole, di ordine. Il tempo di ascolto e pazienza è sempre insufficiente e sempre più difficile da ricavare per gli adulti affogati dagli impegni quotidiani.

Senza contare che i giovani utilizzano linguaggi tecnologici che madri e padri spesso non conoscono, si muovono in mondi ermetici, che sembrano inavvicinabili. Per cui la semplice organizzazione della giornata dei ragazzi può assembrare una corsa a ostacoli, a cui potrebbe aggiungersi un disordine “interno” delle famiglie.

Un altro esempio della sopravvenuta necessità di saper pianificare quotidianamente i propri impegni è dimostrato dall’incredibile successo avuto dal corso on-line organizzato dalla Stanford University di Model Thinking. Come afferma uno dei prestigiosi docenti della predetta università  il prof. Scott E. Page,  il corso è stato istituito proprio per “conoscere la varietà dei modelli di pensiero, in modo da saper raccogliere i dati che ci circondano e sapere prendere le decisioni strategicamente più efficaci per la realizzazione dei nostri scopi” .

Tra i modelli di trasformazione formazione e sviluppo che ho cominciato a studiare quello che ritengo più efficace ed attuale è il ReSonance , a differenza dei modelli tradizionali proposti dalla PNL, quest’ultimo ti rende innanzitutto consapevole degli effetti che certe situazioni che si vivono generano nel proprio corpo. Permettendoti di utilizzare questa consapevolezza per generare i risultati che si desiderano.

A questo si ispira il manuale Scaricabile Gratuitamente attraverso la pagina delle risorse che puoi trovare QUI

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