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#educazione #finanziaria

paghettaDare la classica “paghetta” ai figli, già dalla tenera età dei 7-8 anni li può aiutare a diventare investitori oculati, a patto, ovviamente, di non sforare la cifra pattuita. Al riguardo è stato fatto uno studio da una Banca Olandese su un campione di 12.000 clienti in 13 paesi europei, secondo cui coloro che ricevono dai genitori una piccola somma di denaro ogni settimana sviluppano solide capacità di pianificazione finanziaria e sono meno esposti al rischio di contrarre debiti una volta raggiunta l’età adulta. Oltre la metà degli intervistati, che hanno dichiarato di averla ricevuta da piccoli, oggi accantona i risparmi con regolarità.

Queste capacità consistono in un maggiore controllo delle spese, minori probabilità di trovarsi con il conto in rosso, più propensione al risparmio sviluppata grazie all’uso più responsabile del denaro. Sono gli stessi genitori che riconoscono i vantaggi di questo metodo: il 70% di chi remunera i figli si dice certo che una volta usciti di casa diventeranno autosufficienti, mentre l’83% la considera una valida strategia per far comprendere ai bambini il valore dei soldi.  –

A mio parere quindi è giusto approcciare l’argomento già in tenera età senza farsi troppi problemi, ma occorre dare l’esempio e soprattutto non essere ipocriti.

Da una ricerca  (clicca qui per approfondire) di un Manager di una grande impresa tedesca alcune regole da tenere a mente quando si vuole (o non si vuole) parlare di denaro coi propri figli.

I soldi sono come il sesso
Un altro argomento difficile da approcciare con i ragazzini è la sfera sessuale. Nella maggior parte dei casi i figli ne sanno molto di più di quanto noi immaginiamo. Certe cose non si possono tenere segrete. Lo stesso principio vale per i soldi. I bambini hanno occhi e orecchie, e anche se forse non riescono a percepire il valore reale di ogni cosa, ci vedono pagare, comprare, litigare per denaro. Osservano e traggono le loro impressioni. Il compito dei genitori è aiutarli a contestualizzare quello che sanno, imparare il valore delle cose e non solo il loro prezzo.

Pensare prima di parlare
L’esempio è più forte di ogni parola. Non si può spendere il proprio stipendio in gratta e vinci e poi dire ai figli di risparmiare, così come non si è credibili se ci si compra una nuova automobile ogni anno e poi si tengono lezioni sulla futilità delle cose materiali. “Se c’è una forte discrepanza tra quello che si dice e quello che si fa, loro se ne accorgeranno presto e cominceranno a ignorare quello che viene loro detto”, afferma il consulente.

Parlare, parlare, parlare
A scuola non si parla di soldi. I genitori sono coloro che dovrebbero insegnare come gestire il proprio capitale, anche se esiguo, incluso il non indebitarsi troppo e il pensare anche alla propria vita post-lavorativa.

Parlare CON loro, non a loro
E’ fondamentale non “tenere lezioni” dove a parlare è uno solo, il genitore, ma di avere conversazioni con scambi di opinioni e domande a cui loro devono cercare le proprie risposte.

La “paghetta” può essere un buon allenamento
Questo argomento è molto discusso : dare una paghetta settimanale può essere utile a responsabilizzare e allenare i ragazzi a una pianificazione delle proprie risorse finanziarie, già a partire dai sette anni. Con la condizione di non sforare la cifra pattuita, altrimenti diventa inutile.

Investire nei propri figli
Significa ad esempio : se vostro figlio vi chiede un telefono o una bicicletta nuova, pagatene metà e offritegli un modo per guadagnarsi l’altra metà”.

Non si finisce mai
Parlare coi propri figli di soldi non è una cosa che si fa una volta, ma anzi andrebbe fatto per tutto il corso della vita. Ovviamente, man mano che i figli crescono, dovrebbe cambiare anche l’approccio e la qualità di questo tipo di conversazioni.

Source:

http://www.morningstar.it/

Il successo è scritto nei Marshmallows

happy marshmallows

happy marshmallows

Nell’ambito dei progetti che propongo nelle scuole, il modulo che sicuramente crea più curiosità da parte di docenti e genitori è sicuramente quello relativo alle Strategie di Autocontrollo.

Questo tipo di progetto nasce dall’esperienza fatta nelle scuole sin dall’infanzia : tutti gli insegnanti infatti, soprattutto quelli della materna ci dicono che hanno bisogno di bambini che arrivino da loro già in grado di stare seduti composti e concentrati!

Infatti grazie ad una nota ricerca condotta dallo psicologo Walter Mischel della Stanford University, è stato dimostrato che questa semplice abilità è correlata alla media scolastica in modo più stretto rispetto a quanto non lo è QI.

Ecco la ricerca: il ricercatore aveva portò dei bambini di 4 anni, uno alla volta,  in una sala giochi di una scuola per l’infanzia, mostrando loro un vassoio con dei Marshmallow (tipico dolce goloso statunitense) dicendo che potevano prenderne uno. Subito dopo aggiunse: “Ora uscirò a fare un giro: se aspetti a mangiarlo fino al mio ritorno, potrai averne due”. Per un bambino di quell’età sicuramente una prova durissima considerato soprattutto che la stanza era priva di ogni altra possibile distrazione quali giocattoli, libri, colori per disegnare. Infatti circa un terzo prese subito il dolcetto, un altro terzo riuscì ad aspettare per quindici minuti e quindi furono ricompensati con due ed infine un altro terzo resistette per un po’ salvo poi cedere dopo qualche minuto. La cosa più sorprendente di questa ricerca fu quando vennero rintracciati tutti i bambini a distanza di anni, praticamente quelli che dimostrarono più autocontrollo non solo avevano ottenuto migliori risultati nello studio, indipendentemente dall’estrazione familiare , ma soprattutto avevano in media uno stato di salute ed economico migliore rispetto agli altri che invece “avevano ceduto”.

In sostanza, anche quando i ragazzi trascorrono un’infanzia nelle migliori condizioni economiche, se non sono in grado di rimandare delle gratificazioni immediate per raggiungere i loro obbiettivi futuri, i vantaggi iniziali rischiano di svanire nel corso della loro vita: sul lungo periodo dal punto di vista del successo l’autocontrollo sembra tanto determinante quanto le scuole d’elite ed i privilegi ad essa connessi e su questo principio molte discipline scientifiche concordano: gli psicologi dello sviluppo studiano come i bambini crescendo, acquistino via via una maggiore padronanza del loro autocontrollo, rimandare le gratificazioni, controllare gli impulsi, autoregolare le emozioni, pianificare le cose ed agire con coscienziosità; gli specialisti della salute hanno notato un collegamento tra autocontrollo e la durata della vita, mentre i sociologi si concentrano sulla scarsità di autocontrollo come un fattore che lascia presagire la disoccupazione e la tendenza al crimine addirittura; gli psichiatri esaminano i problemi come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività nei giovani e i disordini come il fumo, l’alcol e i rapporti sessuali non protetti, gli economisti infine riflettono sul fatto che l’autocontrollo potrebbe essere una chiave per il benessere economico e la riduzione del crimine.

A presto

Roberta

Il regalo migliore per un figlio

Tutti insieme siamo più intelligenti di ciascuno di noi

memoria collettiva

memoria collettiva

Prendo in prestito questo detto giapponese perché dopo il mio ultimo articolo sulla tecnologia e sulla sua capacità di catturare l’attenzione di giovani ed adulti, molte persone mi hanno chiesto se a causa di internet ed i social media la nostra attenzione si sia in qualche modo ristretta 🙂

Premessa: la nostra mente cerca di sfruttare nel modo migliore le sue risorse che comunque sono limitate, così come hanno dimostrato anche recenti ricerche di uno scienziato cognitivista chiamato Halberda, ricorriamo a giochini mnemonici che ci sono di aiuto per combinare diverse informazioni.

L’origine delle nostre distrazioni si trova in gran parte nella nostra testa e non nella tecnologia che usiamo. Anzi quest’ultima ha contribuito ad espandere notevolmente il potere della nostra memoria creando la  cosiddetta “memoria collettiva” e Wikipedia ne è la prova.

Attraverso  Social come Facebook si imparano a costruire relazioni, pochi sono i legami forti, gli “amici più stretti”, ed innumerevoli legami deboli come le conoscenze superficiali che rappresentano una sorta di espansione della nostra attenzione, dandoci informazioni di qualunque tipo: ricette, shopping, luoghi da visitare, possibilità di lavoro, notizie di cronaca in tempo reale etc.

Durante il percorso di mentoring punto l’attenzione pertanto sull’abilità di coordinare quello che sappiamo con quello che apprendiamo attraverso i nostri mille occhi di amici, nemici, parenti colleghi e familiari che rappresentano  la nostra attenzione/memoria collettiva 😉 .

Ai ragazzi che seguo ricordo sempre quello che afferma un gruppo di ricerca della Carnegie University e cioè che “la risorsa più preziosa in un computer non è il processore o la memoria, né l’hard disc o la rete, ma l’attenzione umana”.

Se vuoi sapere come sfruttare al meglio la TUA memoria collettiva e migliorare quella individuale, prenota una sessione di Mentoring, ti aspetto.

Ciao a tutti

Roberta

Usiamo di più il pensiero laterale

Vi presento ora il mio MENTORE per quanto riguarda i miei studi sull’educazione e vi riassumo qui di seguito le idee alla base delle sue ricerche.

Sir Ken Robinson

Sir Ken Robinson

 Non fatevi ingannare da quel “sir” che potrebbe evocare la figura di un vecchio accademico prigioniero di biblioteche e antichi precetti. Robinson è l’esatto contrario. Presenza fissa al TED (le sue videoconferenze sono state viste in rete più di 7 milioni di volte), le sue idee sulla creatività e il “pensiero divergente” alla base di un nuovo sistema educativo, hanno fatto il giro del mondo. Su Wired trovate la trascrizione di un discorso che ha scritto per la Rsa, organizzazione che si impegna a cercare nuove soluzioni per il progresso e la ricerca.

La premessa alla tesi di Robinson è molto semplice: la scuola di oggi è una scuola antica, concepita “nel clima culturale e intellettuale dell’Illuminismo e nelle circostanze economiche della prima rivoluzione industriale”. La prova è che le scuole sono ancora organizzate sul modello della linea di produzione, come in una fabbrica (Taylorismo). “Ci sono le campanelle, delle strutture separate, gli alunni si specializzano in materie diverse. Educhiamo ancora i bambini per annate: li inseriamo nel sistema raggruppandoli per età”. La scuola, quindi, è come una catena di montaggio da cui possono uscire solo due tipi di prodotti: studiosi e svogliati.

Si tratta di un sistema educativo non al passo con i tempi, secondo Robinson. Non un tempo in cui, su bambini e adolescenti, convergono le informazioni passate da Internet, dai telefonini e dalla tv.

Ma allora, qual è il tipo di educazione adatta alla nostra epoca? Robinson prende in causa il “Pensiero laterale”, espressione coniata dallo psicologo maltese Edward De Bono che indica una capacità di risolvere i problemi in modo creativo e da diverse prospettive. Robinson cita l’esempio della graffetta: quanti modi ti vengono in mente per usarne una? “La maggior parte di noi adulti ne trova 10-15. I ragazzi sotto i 20 anni 50 o 60 i bambini sotto i 10 anni, ne trovano anche 200. E li trovano facendo domande del tipo: ‘La graffetta potrebbe essere alta 60 metri e fatta di gommapiuma?”.

La cosa tragica è che i bambini sono più portati a vedere le cose lateralmente – e quindi a fare più domande e a trovare più soluzioni – di quanto lo siano gli adulti. Questo non perché la crescita porti per forza di cose a una chiusura mentale, ma perché i luoghi in cui i bambini crescono invece di sviluppare e articolare il loro pensiero, lo standardizzano. “Il problema cruciale”, sostiene Sir Ken Robinson, “risiede nella cultura delle nostre istituzioni, nel clima che vi si respira e nelle abitudini che hanno consolidato”. 

RIGUARDO LA SCELTA DELLA SCUOLA La preoccupazione per le possibilità di occupazioni future dei figli è certamente ragionevole e  realistica però ritengo che questa variabile non debba essere sopravvalutata al punto di renderla DETERMINANTE nella scelta della scuola e questo per i seguenti motivi :
• L’evoluzione del mercato del lavoro non è PREVEDIBILE in modo realistico e con margini di sicurezza accettabile, e questo per ammissione degli stessi imprenditori ed esperti del settore del business;
• I settori occupazionali che attualmente si presentano come maggiormente interessanti dal punto di vista occupazionale (alta tecnologia ad esempio), saranno saturati a breve con possibili richieste di inserimento professionale solo ad altissima specializzazione;
• La sicurezza del posto di lavoro stabile sarà sempre più impensabile per i nostri figli: essi dovranno reinventarsi più di una biografia professionale nel corso della loro vita lavorativa;
• In qualsasi settore occupazionale le doti richieste sono sempre più relative a specifiche caratteristiche di personalità, oltre che al possesso del pur necessario titolo di studio. La creatività, la sicurezza di sé, la capacità di collaborare con gli altri e di adattarsi alle necessità del momento, rappresentano un capitale “umano” che sarà sempre più richiesto e valorizzato in qualsiasi ambiente lavorativo e che sarà considerato a parer mio alla stessa stregua del titolo di studio.

Le doti che ho accennato quindi: creatività, sicurezza nelle proprie capacità, saper lavorare in team e saper adeguare la propria offerta alle reali necessità del mercato, pazienza e tenacia nella ricerca del “loro posto” di lavoro, NON sono acquisibili in nessun percorso di studi o corso professionale ad hoc ma si sviluppano spontaneamente quando una persona si occupa in modo appassionato di una attività in cui crede quello che il pedagogista inglese Ken Robinson definisce il proprio “ELEMENTO”.  A presto.

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

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Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

Ripartire con il piede giusto dopo le vacanze

ripartire-dopo-vacanze-freelance

La figura centrale nell’ambito di quello che io ho definito Apprendimento Generativo è il MENTORE;  i libri di Ken Robinson sono densi di esempi al riguardo, a volte sono stati vicini di casa, altre volte insegnanti come nel caso del disegnatore e creatore dei Simpsons, raramente purtroppo lo sono i genitori. Queste persone ispirano e meravigliano mostrando le potenzialità umane, fanno aprire gli occhi persino spingendo a seguire il loro esempio, ma la cosa più importante che sono in grado di fare è quella di aiutare a condurre le persone verso il proprio ELEMENTO dove è possibile unire talento e passione. Come afferma lo stesso pedagogista:”I mentori giocano un ruolo senza pari nell’aiutare le persone a raggiungere il proprio Elemento. Può sembrare che io stia esagerando affermando che il solo modo per raggiungere l’Elemento implichi la guida di un mentore, ma è un’esagerazione relativa. Tutti incontriamo numerosi ostacoli e limitazioni nel nostro viaggio alla scoperta di chi siamo veramente. Senza una guida esperta che ci aiuti ad identificare le nostre passioni, che incoraggi i nostri interessi, che ci spiani il cammino e che ci spinga a sfruttare al massimo le nostre capacità il viaggio è notevolmente più difficile”.

Anche per Joseph Campbell, uno dei più importanti esperti di mitologia comparata, che arrivò a formulare il modello di sviluppo personale denominato il Viaggio dell’Eroe, uno dei ruoli fondamentali all’interno di tale modello è occupato da quello che lui stesso definisce come Magic Helper, letteralmente l’aiutante magico . “Durante il viaggio, l’eroe troverà davanti a se diversi ostacoli ed impedimenti ed è proprio durante queste sfide e questi periodi che i Magic Helper offrono il loro supporto all’eroe. A volte lo sostengono per qualche passo, altre volte per un tratto più lungo del suo viaggio”.

Il mentoring, naturalmente è un percorso a doppio senso. Per quanto sia importante avere un mentore nella propria vita è altrettanto importante per i mentori ricoprire questo ruolo. E’ persino possibile che scopriate che il vostro vero ELEMENTO sia essere mentori per altre persone, così come è successo a me.  🙂

Antony Robbins, formatore motivazionale Self-Help, è uno dei mentori e personal coach di maggior successo del mondo, anzi viene ritenuto colui che ha gettato le basi di questa professione che è in continua crescita per il ruolo sempre più profondo che possono ricoprire in molte vite anche perché sempre più persone stanno scoprendo che essere mentori, per loro, significa aver trovato il loro ELEMENTO.

Come MENTORE ho elaborato il progetto di Apprendimento Generativo dove ho deciso di utilizzare molte tecniche di PNL in funzione di uno degli scopi principali che si propongono la Pedagogia e  la Psicologia dello Sviluppo: studio dell’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte.

Attraverso questo blog  e le sessioni di Mentoring ho deciso di raccogliere la mia formazione personale in queste discipline. Questo perché spesso queste discipline si incontrano e trascendono nel loro scopo più alto e cioè educare il comportamento umano al miglioramento personale.

L’apprendimento che ti propongo, differisce da quello meramente informativo che mettiamo in atto fin dal primo giorno di scuola, che è costituito da una sorta di bombardamento di informazioni che restano nella nostra mente per un tempo limitato, l’Apprendimento Generativo è l’apprendimento che porta al cambiamento: è quello che sperimenterai durante le sessioni personalizzate  e poi mettendo in pratica gli esercizi e le tecniche che imparerai .

Se ti interessa “ripartire con il piede giusto”  contattami e prenota la sessione personalizzata di Mentoring scolastico o professionale o anche solo per sapere se il mio progetto può esserti utile.  😉

TI saluto

Roberta

Voglio ricordare tutto come Cicerone

memoria-di-ferroPresa dall’entusiasmo per la visione del film Now You See Me …..ho comprato e letto subito il libro di uno dei mentalisti più forti al mondo Derren Brown. Sono rimasta sbalordita della semplicità con cui spiega molte tecniche utilizzate per memorizzare le carte e che a parer mie possono essere riprodotte da chiunque abbia bisogno di riuscire a ricordare informazioni nella “sequenza perfetta”.;-) 

Una di queste si chiama TECNICA DEI LOCI (da “locus” che significa luoghi) Considera che questa tecnica è molto utilizzata al “World Memory Championship” nella prova della memorizzazione delle carte da gioco.
Su internet puoi  vedere un estratto dal documentario realizzato dalla BBC sulle potenzialità del cervello intitolato “BBC-Get smart”. E’ in inglese ma anche nel caso in cui non lo sapessi il messaggio si capisce molto bene grazie all’uso delle immagini. Descrive la tecnica utilizzata dal campione del mondo nel 2002 Andy Bell per memorizzare 10 mazzi di carte da gioco in 20 minuti. Utilizzando la tecnica dei loci ha memorizzato le 520 carte ed è in grado di rievocare la posizione di ogni singola carta. Ha impiegato 2,3 secondi a carta! ;-) 

loci 2Non ci crederai ma questa tecnica  risale a più di 2000 anni fà. Porta il nome del suo inventore, Cicerone, che, senza avere a disposizione le informazioni che sono state scoperte negli ultimi anni sul funzionamento della nostra mente, si era reso conto che, facendo un certo tipo di pensieri, riusciva a ricordare le sue orazioni senza aver bisogno di alcun appunto.

La tecnica da lui utilizzata era molto semplice e altrettanto efficace. Immagina che volesse parlare di quattro argomenti principali (o capitoli)  Ovviamente, le cose che voleva dire su ciascun di questi le aveva ben presenti. Gli serviva soltanto una strategia per ricordare la giusta sequenza. Pensava semplicemente ad un tragitto: un esempio poteva essere quello che portava da casa sua al foro dove teneva le sue orazioni e, ad ogni cosa particolare che incontrava, associava un oggetto che gli ricordasse l’argomento del quale doveva parlare. Se gli argomenti dei quali voleva parlare erano Catilina, i soldi, la guerra e la memoria, associava idee che gli ricordassero questi argomenti alle cose che incontrava nel tragitto. Questo gli permetteva di ripercorrere il discorso avendo sempre il filo conduttore, senza perdersi e senza saltare da un argomento all’altro senza una logica.
Possiamo usare questa tecnica per ricordare una sequenza di punti chiave di una presentazione con slides, di un esame o di qualunque altra cosa che ritieni opportuno

Ovviamente, possiamo prendere uno qualsiasi dei percorsi che abbiamo fatto anche senza conoscerlo nel dettaglio, io solitamente consiglio il tragitto che si è soliti fare per andare al lavoro o scuola. Questo perché prenderemo come ganci mentali soltanto i punti che ricordiamo, ripercorrendo mentalmente quel tragitto: sono i punti che più ci hanno lasciato un’emozione (ah quel bellissimo negozio di scarpe sotto casa mia  ;-) ) e che, quindi, ci torneranno in mente ogni volta che penseremo a quel percorso. Questa tecnica a differenza delle mappe che ci costruiamo per ricordare,  è solo mentale, quindi, non scriveremo nulla e, prima di riutilizzare uno stesso tragitto per memorizzare altri concetti, dobbiamo aver portato a lungo termine le informazioni che avevamo studiato precedentemente.

Comunque i loci devono essere impressi saldamente nella memoria, perché è fondamentale che tu non faccia mai fatica a ricordarli, non più di quanto faccia fatica a ricordare le stanze della tua casa.

Ti faccio un esempio immaginiamo che tu abbia una serie di cose da ricordare da fare nella giornata:

  1. Comprare dei francobolli
  2. passare dalla lavanderia
  3. al lavoro chiamare Tizio
  4. dar riparare il tuo cellulare
  5. dare da mangiare al gatto
  6. telefonare a Caio

Ora inizia così il percorso dei loci, la prima cosa è comprare sono i francobolli quindi posiziona una immagine nitida dei “francobolli” la tua prima localizzazione, se è un negozio magari immagina un enorme francobollo appiccicato sulla vetrina, poi passiamo alla lavanderia immagina il tuo tailleur preferito indossato dalla ragazza del bar (2° locus) continua così la lista sostituendo le cose da fare con una immagine localizzata sul tuo percorso . Se devi telefonare a Tizio immaginalo in chiesa (3 locus) mentre serve la messa!

Ti assicuro che una volta terminato avrai in mente un percorso familiare che puoi ripassare con la fantasia ogni volta che vuoi!

Questa è una delle tecniche che insegno ad i ragazzi durante le sessioni di mentoring, se ti interessa saperne di più contattami,  ti risponderò subito  .;-) 

Ti saluto

Roby

Follow your bliss

Molti studenti universitari, giovani in cerca di un nuovo lavoro, impiegati che desiderano fare carriera nell’ambito delle aziende di cui fanno parte  mi contattano per chiedere qualche consiglio sulle strategie migliori per prepararsi ad hoc ed uscirne quindi vincenti. 

Follow your blissJoseph Campbell, a mio parere il più importante esperto di mitologia dell’uomo, era solito rispondere ai suoi studenti che gli chiedevano come raggiungere il loro successo “Follow your bliss” (segui la tua beatitudine) . E’ proprio questo il punto di partenza efficace per raggiungere qualunque obbiettivo e per mettere le mani sul proprio futuro. E’ quasi impossibile superare un esame che non ti piace, o risultare simpatico al capo ufficio di una azienda di cui non condividi la mission.

Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di incontrare presso l’Università di Tor Vergata alcune persone che lavorano per Amazon.com di Seattle, mi hanno raccontato una cosa abbastanza curiosa, almeno per noi italiani, ogni dipendente riceve al loro arrivo : una “scrivania-porta”. Proprio così, una porta che serve letteralmente come una scrivania su questa “scrivania” il fondatore, Jeff Bezos, ha pensato bene di scrivere i valori ai quali si ispira la società e sulla base del quale vengono gestiti gli impiegati
“GIORNO 1 :Ci sono così ancora tante cose che devono essere inventate. C’è ancora tanto  di nuovo che sta per accadere.
La gente non ha idea di quale impatto Internet stia per provocare e questo è ancora ancora il  1 ° giorno in grande stile” Jeff Bezos.
Amazon pertanto dopo aver annunciato quale sia la sua politica per il successo, assume solo coloro che hanno il talento di adattarsi meglio a questa cultura organizzativa . 

E’ come se punto di partenza (colloqui di lavoro) e punto di arrivo (assunzione) siano legati da un filo e cioè chi sei, le tue passioni ed i valori ai quali ti ispiri,   quindi …scegli bene il punto dove partire  🙂 .

Per i  primi giorni di settembre  ho intenzione quindi di effettuare una sessione di mentoring con un gruppo ristretto di giovani intenzionati a conoscere se hanno scelto il punto giusto dove partire, se hai intenzione di prenotarti pui farlo QUI .

Ti saluto a presto

Roby

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