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Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

La timidizza a scuola si vince con “LIE TO ME”

Nel corso dei miei studi universitari fui molto colpita dalle ricerche dello psicologo americano Paul Ekman, denominate Facial Action Coding System (FACS) e certo non avrei mai potuto immaginare che l’avrei utilizzato per la mia attività di Mentoring: la ricerca più famosa pubblicata nel 1978 codificava le espressioni facciali che l’essere umano utilizza istintivamente quando prova alcune emozioni . Ovunque nel mondo esistono solo 6 espressioni facciali riconoscibili : tristezza, sorpresa, rabbia, disgusto, paura e gioia. La scoperta vera e propria fu quella di “codificare” l’esatta combinazione di muscoli che gli esseri umani mettono in atto ogni volta che si trovano a provare una delle 6 emozioni oltre ad un grande numero di microespressioni ,della durata massima di un venticinquesimo di secondo, che rivelano se la persona sia sincera o meno. Vi ricordate il telefilm “lie to me” 🙂 .
Dopo aver Studiato Ekman mi chiesi immediatamente:
“Cosa succederebbe se tutti gli studenti timidi che durante le interrogazioni risultano poco credibili o convincenti fossero riusciti ad utilizzare i muscoli facciali giusti durante la loro esposizione orale?”
La risposta mi è arrivata molto più tardi quando madre di una ragazza che frequentava la scuola media le consigliai di ripetere quanto aveva studiato di fronte uno specchio; le prime volte questo consiglio ha generato grande divertimento ma con l’andare del tempo mia figlia, così come gli altri studenti che seguivo nel percorso di mentoring, si “scoprivano” immediatamente quando stavano dicendo cose sbagliate oppure poco convincenti, un po’ come fa il dr. Lightman nel telefilm “Lie to me”!
Inoltre la necessità di dover parlare di fronte a qualcuno che ti osserva pone automaticamente la necessità di doversi organizzare per superare quei drammatici 5 minuti iniziali che in fondo caratterizzano tutto l’andamento psicologico e quindi il rendimento di un esame .
In altri campi, quali quelli della vendita, questi fatidici 5 minuti dove lo studente vuole convincere l’insegnante di aver studiato, viene definito APPROCCIO ed è fondamentale saperlo gestire nel modo giusto in modo da “PILOTARE” ( si è proprio vero è così) tutto il resto dell’esame od interrogazione o colloquio di lavoro e tutte le altre mediazioni dove si vuole far scaturire nel nostro interlocutore emozioni positive.

La buona notizia è che imparare a “PILOTARE” un esame si può, pertanto se ti interessa contattami attraverso il formulario della pagina dei contatti verrai richiamato al più presto
Ciao
Roby

Per superare gli esami ricorda la regola del 7% – 38% – 55%

Secondo due studi condotti dallo psicologo americano Albert Mehrabian, professore della UCLA University, che pubblicò nei libri “Silent Messages” e “Nonverbal communication”, quando comunichiamo la credibilità è data al 38% dalla voce(paraverbale), al 55% dal non verbale(linguaggio del corpo) e solo dal 7%(verbale) dal contenuto di ciò che diciamo .
Quindi avere una voce che si esprime con l’emotività giusta (coerente) per quel particolare momento è utile in ogni campo professionale: avvocati, venditori, impiegati che hanno contatto con il pubblico, insegnanti e studenti senza contare anche nell’ambito privato e cioè nelle relazioni tra genitori e figli oppure con gli amici .
La voce infatti è percepita da chiunque come molto importante, in quanto rispecchia la personalità e riuscire a modularla nel modo adeguato al messaggio che si vuole comunicare, provoca in chi ascolta delle reazioni POSITIVE che suscitano apprezzamenti e RINFORZANO la sicurezza nelle proprie capacità, diventando delle leve per un “cambiamento” di cui a volte non ci si rende neanche conto.
Nel corso della mia attività di mentoring infatti focalizzo l’attenzione sull’importanza di una esposizione (durante prove di esame ad esempio) CONVINCENTE. Ci sono infatti molti studenti che pur studiando tantissimo nel corso delle interrogazioni od esami non risultano CONVINCENTI a causa soprattutto di una TIMIDEZZA rafforzata anche da un certo retaggio culturale che porta a separare CORPO e MENTE. Durante i corsi fornisco agli studenti gli strumenti per rendere più convincente la loro esposizione che porta AUTOMATICAMENTE il loro corpo ad essere più espressivo e quindi la comunicazione molto più EFFICACE.
Ad esempio quando uno studente espone con ENTUSIASMO un argomento che gli è stato richiesto dall’insegnante, quest’ultimo si convince che gli è piaciuto e quindi che ha studiato!!!! Piccolo trucchetto per svangarla…. ;-).
Imparare ad essere convincenti è utile non solo durante il percorso di studio ma anche per affrontare le prime esperienze professionali: colloqui di lavoro, inserimenti in nuovi impieghi, desiderio di voler fare carriera.

Non essere CONVINCENTE è una delle maggiori cause di INSUCCESSO nel comunicare e quindi in buona parte della vita e questo perché esiste una regola aurea della comunicazione:

IN UNA COMUNICAZIONE NON E’ IMPORTANTE IL MESSAGGIO CHE PARTE
MA QUELLO CHE ARRIVA!

A questo proposito sto organizzando i percorsi di Mentoring per piccoli gruppi di studenti mi potete quindi contattare con il formulario sotto indicato o attraverso la pagina dei contatti

La trappola del primo anno di liceo

Secondo una recentissima rilevazione ISTAT circa il 20% degli studenti dopo il primo anno si iscriverebbero ad un istituto superiore diverso da quello che sta frequentando.

Ma il conto alla rovescia è chiuso per una delle decisioni più complicate della vita: dove iscrivere i ragazzi alle superiori, e magari perché.

Durante la mia attività di mentoring scolastico mi sono resa conto che le motivazioni che hanno portato alla scelta di un istituto piuttosto che un altro solitamente sono :perché i genitori hanno studiato lì, perché altri amici e compagni delle medie ci vanno; perché si va per ESCLUSIONE chi odia la matematica finisce al classico, come se là non esistesse!

Nella maggior parte degli studenti che incontro è come si fosse installata la CREDENZA che la scuola è soprattutto un sacrificio da fare in attesa di avere l’età ed il titolo per trovare un impiego; un po’ come quello relativo al lavoro visto soprattutto come un sacrificio per guadagnare soldi e sopravvivere al contrario delle PASSIONI che sono viste come qualcosa che ci fanno perdere tempo è soldi.

Questa è una delle CREDENZE più comuni e più forti che riscontro con i ragazzi che inevitabilmente li trasportano in posizioni INIBITORIE dalla quale poi fanno scelte altrettanto INIBITORIE : “vado al liceo classico perché vado male in matematica”.

In realtà le persone di SUCCESSO che ho conosciuto, mi hanno rivelato che uno dei loro segreti è stato proprio quello di aver sempre fatto scelte sulla base di posizioni di POSSIBILITA’ :”ho scelto di fare questo tipo di attività perché “stavo bene” in quello specifico ambiente di lavoro” oppure “ho scelto di studiare archeologia perché la curiosità di questi argomenti era tale che superavo gli esami con estrema facilità … anche se alle medie a storia andavo decisamente male”, “ho scelto di studiare le lingue straniere per avere la possibilità di venire a contatto con altre culture”.

Nessuno delle persone di successo con cui ho parlato mi ha mai detto che la loro attività rappresenta davvero un sacrificio ANZI preferiscono di gran lunga lavorare che rimanere a casa! Come per certi studenti studiare diverse ore una materia rappresenta una forma di curiosità soddisfatta e mai una forma di supplizio!

Nel corso della mia attività con gli studenti cerco proprio di traghettarli da una posizione inibitoria ad una posizione di assoluta POSSIBILITA’ e per fare questo parto innanzitutto attraverso una serie di esercizi sull’uso del linguaggio.

Dal mio punto di vista è proprio attraverso certe strutture linguistiche che si annidano certe POSIZIONI INIBITORIE CAMUFFATE e svelarle produce degli effetti davvero sorprendenti.
Se vuoi avere maggiori informazione su come migliorare le esperienze di studio dei tuoi figli contattami ti risponderò al più presto
Roby

La differenza tra Vittoria e Successo

Nel corso della mia esperienza di educatore, come madre, insegnante di inglese, formatore professionale e coach sportivo ho cercato una definizione unica di SUCCESSO qualcosa che desse ai giovani, sotto la mia “supervisione”,  😉  sia nello sport che nell’insegnamento …qualcosa a cui aspirare che NON fosse solo un voto più alto in classe o il punteggio più alto in una gara sportiva!

Infatti già in un  mio precedente articolo “Battere se stessi” avevo evidenziato la mediocrità dell’educare i giovani a essere migliore di qualcun altro; suggerendo invece  di trasmettere l’idea di “imparare dagli altri” cercando di abbattere le PROPRIE barriere mentali ed abbattere i PROPRI limiti, lavorare per raggiungere la capacità di esprimersi al meglio perché  questo è qualcosa che si puo’ controllare; lasciarsi assorbire, coinvolgere o preoccupare troppo dalle cose su cui non si ha il controllo (la performance di un altro atleta o l’interrogazione di un compagno di classe) INFLUENZA NEGATIVAMENTE  le cose su cui si ha il controllo ( le proprie abilità ). 

Se ci si sforza a fare del proprio meglio, cercando di migliorare la situazione in cui ci si trova ritengo che quello sia il SUCCESSO. E non  ritengo che gli “altri” lo possano giudicare . 

E’ un po’ come la differenza tra la REPUTAZIONE ed il CARATTERE; la reputazione è come tu sei percepito il carattere è ciò che si è realmente e credo proprio che il carattere sia molto più importante di come tu sia percepito e questo perché nel corso della vita non saranno necessariamente uguali, e questa è una delle idee che cerco di trasmettere ai giovani. 

Per quanto mi riguarda  ho realizzato che finalmente, sono diventata una persona più autentica e più simile a chi ho sempre sentito di essere e questo per me rappresenta il mio vero personale SUCCESSO.

Quindi mi piacerebbe sapere: quale è il SUCCESSO che desiderate per vostro figlio? 

Vi aspetto per parlarne insieme sulla pagina di FB o attraverso twitter

 Ciao

Non c’é vento a favore per il marinaio che non sa dove andare … quindi datti una mossa e trova la TUA direzione.

Ho una confessione da fare, ogni qual volta affronto una discussione sui bambini e l’istruzione tendo ad INFERVORARMI ed ultimamente questo accade sempre più spesso, ed anche questo credo sia un indicatore dei tempi in cui viviamo. Sono arcistufa di leggere articoli o peggio sentire professori e genitori che dicono “i Social Media (Facebook o Twitter) allontanano dallo studio delle materie FONDAMENTALI per la formazione accademica”, come se quest’ultima fosse la soluzione all’attuale crisi economica MONDIALE!

Al riguardo sposo pienamente la tesi del Pedagogista inglese Ken Robinson: “il nostro intero sistema EDUCATIVO è ancora basato sull’idea di abilità accademiche” e questo per una ragione fondamentale: tutto il sistema è stato inventato – in tutto il mondo non c’erano scuole prima del XIX secolo – secondo lo stile economico dell’epoca, infatti il 20° secolo era caratterizzato da una economia dominata dal pensiero di Frederick Taylor e il suo lavoro THE SCIENCE OF PRODUCTIVITY, secondo cui la produttività proveniva da una maggiore efficienza per cui anche il SUCCESSO era correlato alla possibilità di creare beni e servizi nel modo più VELOCE ed ECONOMICO possibile con una forza lavoro che riuscisse a TESTA BASSA a sopportare cicli di lavoro incessanti e che incoraggiassero sempre maggiore velocità e precisione.

L’intero sistema educativo quindi era stato progettato e strutturato per venire incontro ai fabbisogni industriali, per creare cioè una massa di persone che fossero in grado di funzionare secondo criteri di MECCANICA ed EFFICENZA, ma I TEMPI SONO CAMBIATI!

L’attuale sistema economico e la sua IMPREDICIBILITA’ hanno delineato i NUOVI criteri correlati al successo economico e cioè:

INNOVAZIONECREATIVITA’SPIRITO IMPRENDITORIALE

Si assiste a quello che da molti viene definito un vero e proprio cambio di paradigma : da una società basata sui TITOLI di STUDIO a SOCIETA’ della CONOSCENZA, quest’ultima strettissimamente legata alla Tecnologia (Social Media compresi) ed alle informazioni cosiddette OPEN SOURCE cioè accessibili gratuitamente in rete.

E’ assolutamente vero che sono spariti tanti “mestieri” di una volta ma è altrettanto vero che ce ne sono di NUOVI e sono sicuramente MOLTI DI PIU’; INNOVAZIONE – CREATIVITA’ – SPIRITO IMPRENDITORIALE sono accessibili a CHIUNQUE purché in linea a quelle che sono le

TUE REALI ABILITA’ E TALENTI

E per questo ti chiedo

SEI A CONOSCENZA DI QUALI SONO LE TUE REALI ABILITA’ ? SAI “CONNETTERLE” ALLE ENORMI OPPORTUNITA’ PROFESSIONALI CHE CI SONO ATTUALMENTE?

Il sistema più efficace che conosco e che è oggetto dei miei studi è il ReSonance che sto strutturando appositamente per i ragazzi in età evolutiva, se vuoi saperne di più puoi contattarmi attraverso FB o Twitter.

Nessuna scuola è migliore……rispetto ad un buon Plum-cake alle mele!

Nessuna scuola è migliore……. rispetto a un buon Plumcake alle mele. 

Gli insegnanti/educatori più aggiornati conoscono il valore della creatività

più del cosiddetto “PROGRAMMA SCOLASTICO”.


La creatività è INDISPENSABILE per applicare l’immaginazione .
Spesso si ha una visione ristretta della creatività in generale, ma si può essere creativi con qualsiasi cosa, dalla cucina alla gestione di un’impresa; tutto ciò che riguarda la nostra intelligenza  quindi, in quanto la creatività è un processo di produzione di idee originali che hanno valore. Ogni attività creativa, infatti ha un suo VALORE intrinseco ma le persone spesso non ne riconoscono la potenzialità anche se arrivano a TRASFORMARE le nostre culture come è acceduto per l’IPhone che nessuno ci ha detto di comprare, MA E’ SUCCESSO! 

La buona notizia è che la creatività si può IMPARARE, non è innata in quanto:

1. Ognuno ha potenziale creativo

2. L’innovazione è  figlia della fantasia

Come afferma lo stesso Sir Ken Robinson, la vera  INNOVAZIONE consiste nel mettere in pratica le buone idee e questo vale per un leader manager di una impresa come per un MENTORE  per i suoi allievi.

L’attuale sistema scolastico/educativo non si è ancora adeguato a questo nuovo cambio di paradigma che mette in primo piano la personale creatività e questo è stato evidenziato anche da alcune ricerche effettuate su 1500 persone intervistate in età diverse, allo scopo di verificare la loro propensione alla GENIALITA’, ed  i risultati sono stati sbalorditivi:

  • i bambini dell’asilo di età compresa tra 3-5 hanno mostrato un tasso di propensione alla genialità pari al 98%;
  • si è effettuato lo stesso test cinque anni dopo ed il tasso è sceso vertiginosamente al 32%;
  • per i ragazzi di età compresa tra 13-15 si scende nuovamente al 10%  sino ad arrivare alla media evidenziata dai ragazzi di 25 anni, di solo il 2%!

Nella mia esperienza di Consulente Educativo ho potuto riscontrare che riappropriarsi di queste capacità consente di migliorare in vari aspetti della propria vita: scolastica, lavorativa e delle relazioni, e la sua efficacia è dimostrata dal fatto che oramai già da qualche anno in molte Università italiane si è inserita la figura del TUTOR UNIVERSITARIO .

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul percorso attraverso il quale è possibile imparare a comunicare ed interagire con gli altri efficamente per ottenere ciò che vuoi per tuo figlio puoi contattarmi via twitter o attraverso la FB page oppure visita il sito www.somaticamente.com

Ciao Ti aspetto

E se l’Erasmus non finisse mai?

Mentre scrivo questo pezzo mi trovo a Madrid(insostituibile IPad!) in viaggio di piacere con mia figlia  e mi rendo conto che lei è la mia più grande fonte di ispirazione.

Infatti mentre giriamo tra le piazze di questa bellissima città, mia figlia viene colpita dalla movida spagnola caratterizzata per la maggior parte dai ragazzi che si trovano qui per frequentare l’Erasmus cioè il progetto che da la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo limitato di studio. Perché quando si chiede dell’Erasmus a qualcuno che l’ha fatto gli si illumina lo sguardo, la bocca si spalanca in un sorriso a 36 denti e gli occhi gli diventano lucidi di nostalgia, gioia e commozione? Possiamo definirla una sorta di “sindrome da Post Erasmus”, quella strana luce negli occhi ed il tremolio nella voce quando un giovane studente parla della sua esperienza all’estero? I più entusiasti e soddisfatti sono convinti di aver vissuto un’esperienza bellissima, che li ha arricchiti personalmente e culturalmente. Di aver allargato i propri orizzonti (mentali e non). Hanno apprezzato il clima multiculturale, la possibilità di toccare con mano un mondo variegato. Solitamente dicono di avere conosciuto delle belle persone, fatto un’esperienza irripetibile, vissuto in una città bellissima. Insomma si sono divertiti un sacco! Sono infine dispiaciuti che sia finita, ma sapevano che ci sarebbe stato un principio e una fine e se ne fanno una ragione, prima o poi.

La sensazione che si vive generalmente è assolutamente “generativa” e questo perché si arriva in un posto dove nessuno ti conosce ed ha particolari aspettative  per cui si è in qualche modo finalmente liberi di essere “se stessi” . I giovani reagiscono a questi stimoli fissando nella loro mente piazze strade, angoli, locali e soprattutto diventando particolarmente EMPATICI con le persone anche con vite ed esperienze totalmente differenti dalla propria . In questo particolare stato d’animo dove si è liberi dai condizionamenti esterni e dove si impara a prendere decisioni per se stessi è più facile trovare chiarezza su chi sei o chi vuoi essere sia nella vita personale che in quella professionale agendo da una posizione in cui ci si sente “al meglio” .

E se fosse possibile non guarire mai dalla “Sindrome da Post Erasmus” ?

Ho approfondito lo studio del Modello di Trasformazione Personale e Professionale ReSonance proprio perché il suo punto di partenza è quello di rendere disponibile SEMPRE una posizione in cui si prendono decisioni e si compiono azioni coerenti con CHI SEI. Integrandola con una serie di esercizi creativi ispirati dalla nuova prospettiva pedagogica di Ken Robinson si può effettuare quello che io ho definito in un mio precedente articolo un UPDATE YOUR PERSONAL STORY.

Per chiunque fosse interessato ai miei studi può contattarmi direttamente attraverso twitter o attraverso la FB page.

Tante cattiverie per … NIENTE!

Da quando lavoro più assiduamente nella rete mi sono accorta che a volte internet esacerba gli animi, e  che fa sentire le persone in grado di emettere giudizi netti e severi e a volte anche cattivi, giudizi che magari non azzarderebbero parlando con me  di persona ed osservando il mio stile di vita.

Le domande che più spesso mi sento fare è “Scusa ma tu, che dispensi consigli sull’educazione cosa fai?” “Chi sei?” ed è per questo che sento il dovere di spiegare innanzitutto chi NON sono:

NON sono di certo la classica mammina stile pubblicità dell’Ikea  che indossa perennemente un sorriso da mogliettina anni ’50 ;

nonostante molti attestati di stima, inviti, nuove amicizie preziosissime, alcune diventate indispensabili, mi rendo conto che NIENTE di me è cambiato rispetto a quando mi dividevo tra un impiego pubblico ed i normali doveri casalinghi di una mamma.

Ed allora  cosa pensi di DARE scrivendo certi articoli sull’educazione?

La mia risposta è la seguente :”NIENTE”, si proprio così NIENTE.

Mi rendo conto che sono tantissimi i percorsi educativi e tecniche di sviluppo personale proposti in rete e tutti si propongono DI DARE QUALCOSA IN PIU’ qualcosa che fino ad allora non si è riusciti ad ottenere successo soldi, performance d’eccellenza, al contrario il lavoro su cui voglio portare l’attenzione consiste nel TOGLIERE più che nell’AGGIUNGERE.

Essendo un persona con un innato spirito per le relazioni  ho avuto la possibilità di conoscere molte persone soprattutto giovani, che rimanevano “tra le mura” delle aspettative proprie e quelle altrui (spesso i genitori), tra quello che avrebbero voluto fare e quello che avrebbero “dovuto” fare, ragazzi con doti eccezionali che volontariamente si collocavano in una posizione di “SVANTAGGIO”. Quello che cercavo di fare con loro quindi, in modo totalmente naturale e spontaneo, era di metterli in un contesto dove potessero sperimentare SE STESSI, cercando di TOGLIERE il senso di giudizio ed i condizionamenti esterni. Questa condizione di benessere creata attorno a loro ha fatto sì che sempre più spesso venivo chiamata in causa ogni qual volta dovessero prendere decisioni importanti quali il loro percorso di studi o le scelte lavorative.

Ho deciso pertanto di approfondire questo mio interesse attraverso lo studio e la pratica della PNL partendo però da una prospettiva pedagogica nuova, quella di Ken Robinson ed integrandola con le esperienze accumulate in centri di recupero per minori a Roma e Firenze.

Il modello di trasformazione di cui ho deciso di approfondire i miei studi è il ReSonance che genera un cambiamento assolutamente semplice e spontaneo basato sul lavoro di Joseph Riggio, Joseph Campbell, Milton Erikson, Stanley Keleman, Clare Graves, Richard Bandler, Roye Fraser.

Se vuoi sapere di più sul mio NIENTE o se vuoi scoprire se può essere in linea con te puoi contattarmi direttamente attraverso twitter o FB o visitare il sito http://www.somaticamente.com/

Quanto “vale” il tuo titolo di studio?

Sono rimasta favorevolmente colpita dalla notizia che a partire nei mesi marzo ed aprile sul portale Internet del Ministero dell’ Istruzione sono cliccabili 15 domande cui tutti potranno rispondere per esprimere la loro opinione sul tema: “Come giudicate la necessità di possedere uno specifico titolo di studio per poter esercitare una determinata professione?” oppure “Ritenete necessario il possesso di uno specifico titolo di studio per l’accesso al pubblico impiego?” o “Come giudichereste una differenziazione qualitativa di titoli di studio nominalmente equivalenti?”.

Si tratta di mettere in discussione uno dei concetti fondamentali legati al titolo di studio e cioè il suo REALE valore in un mercato del lavoro sempre più efficiente e snello dove spesso viene visto più come un ostacolo OBSOLETO che come una GARANZIA di formazione.

Finalmente il paradigma + TITOLI = + SOLDI viene demolito ma allora

  • COSA FARE DOPO LE SCUOLE SUPERIORI ?
  • QUALI SONO I PERCORSI DI STUDIO PIU’ PROIETTATI SULLE POSSIBILITA’ FUTURE DEL MERCATO DEL LAVORO?
  • 5 ANNI DI UNIVERSITA’ O INIZIARE AD ARRICCHIRE IL PROPRIO CURRICULUM LAVORATIVO?

Nella mia esperienza di educatore ho potuto riscontrare che i giovani sono in grado di rispondere AUTONOMAMENTE a queste domande soltanto DOPO che sono riusciti ad individuare COSA VOGLIANO e la realtà lavorativa o di studio in cui vogliono muoversi, praticamente attraverso un percorso che ha consentito loro di esprimersi e capire “CHI SONO” nel mondo.

Una volta che i ragazzi riescono ad essere consapevoli del filtro attraverso il quale “VEDONO” il loro mondo riescono a prendere decisioni con estrema facilità ed ottenere il massimo da tutto quello che desiderano studio o lavoro che sia.

L’attività che è oggetto dei miei studi si ispira ai principi del pedagogista inglese KEN ROBINSON al quale è stato affidato il compito di riordinare il sistema educativo/scolastico anglosassone, attraverso uno dei suoi progetti più importanti “Unlocking Creativity” sta infatti promuovendo in tutto il mondo una serie di attività specifiche e mirate appunto al RECUPERO della CREATIVITA che come afferma lui stesso :

è una dote di ogni essere umano e NON di pochi eletti;

è l’unico vero ANTIDOTO all’attuale crisi del lavoro.

Se vuoi saperne di più puoi contattarmi sul blog o attraverso twitter @robertatarsitan

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