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Il cervello è nelle mani

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I gesti delle mani meritano la nostra attenzione in quanto ricca fonte di comunicazione non verbale per comprendere meglio i pensieri e i sentimenti degli altri. Un aspetto che spesso viene trascurato  sia da docenti che da discenti in ambiti didattici,nonostante i nostri cervelli siano ancora “cablati” per coinvolgere le nostre mani nel comunicare come fossero le EMOTICON delle nostre emozioni (Psychology of Communications); Il motivo è da ricercarsi probabilmente nel fatto che il nostro primo contatto è con le nostre mani quando cerchiamo i nostri genitori per infonderci sicurezza.

Tra tutte le specie animali, le nostre mani umane sono uniche – non solo per ciò che possono compiere, ma anche nel modo in cui comunicano.

Pertanto, sia che le persone parlino o meno, è interessante sapere che il nostro cervello dà una quantità sproporzionata di attenzione alle dita e le mani, rispetto al resto del corpo in quanto il nostro cervello sa benissimo che le mani rivelano molto su quello che sta succedendo nella nostra testa.

Come tocchiamo gli altri dipende da come ci sentiamo nei loro confronti: solitamente il contatto completo con il palmo della mano è caldo e affettuoso, mentre toccando con la punta delle dita si tradisce meno affetto.
Quando ci si sente a proprio agio in un contesto, il sangue nelle mani scorre in modo regolare rendendole calde e flessibili, al contrario lo stress rende le nostre mani più fredde e rigide, si ricorre quindi allo sfregamento delle mani  (auto massaggio o “pacificazione”), che consentirà di aumentare il flusso del sangue nelle mani sino a strofinare le mani insieme con le dita distese e intrecciate quando le cose vanno veramente male!
Non si può aver notato che quando ci si sente forti e sicuri di sé, lo spazio tra le dita cresce rendere le mani più territoriale. Quando ci si sente insicuri,  lo spazio scompare, sino a nascondere il pollice sotto le dita .

Lo Steepling Risultati immagini per steepling fingers è importante per rafforzare il concetto di quello che si sta dicendo, probabilmente è il display più potente di fiducia che possediamo.

La prima volta che tocchiamo gli altri è, di solito, con una stretta di mano. Può sembrare banale, ma sbagliare questo tipo di CONTATTO potrebbe lasciare un’impressione negativa duratura, in quanto ogni tocco influenza il nostro centro emozionale (positivamente o negativamente) in modo più o meno consapevole.

La  stretta di mano inoltre dovrebbe essere accompagnata SEMPRE da un buon contatto visivo.

Durante alcuni viaggi di lavoro all’estero ho potuto verificare che in alcune culture, una stretta di mano è un gesto di saluto secondario. Un abbraccio, anche un bacio, possono essere più adeguati.

In alcuni contesti come classi ma anche ambienti lavorativi  dove è importante lavorare in team, è SCONSIGLIABILE puntare con il dito indice, anche se si tratta di dirigere una persona a una sedia, E’ preferibile usare tutta la mano con le dita distese.

Come donna osservo spesso le mani dei miei interlocutori in quanto a mio parere indicano quanto ci prendiamo cura di noi stessi  e non solo per convenzione SOCIALE!

Questi sono solo alcuni dei messaggi che derivano dalle mani. Le mani sono davvero squisite trasmettitori delle nostre emozioni e pensieri. Non possiamo permetterci di ignorarli.

Ciao Roby

 

source: The Psychology of Communication W. Lambert Gardiner

Decidere con la “pancia” è una strategia ragionevole

pensareQuando frequentavo le superiori a volte venivo assalita da dubbi grammaticali che riuscivo a risolvere soltanto dopo averli scritti su un foglio bianco  (tipo coscienza :con la i o senza, dibattito 2b??? etc) e non capivo perché’ mentre li scrivevo azzeccavo  quella giusta soltanto  perché mi “suonava bene” , a livello di sensazione … di pancia appunto.

Più avanti ho scoperto che gli imprenditori di maggior successo raccolgono innumerevoli dati attingendo a molte più fonti (e di più varia natura) non solo quelle che la maggioranza delle persone riterrebbero importanti ma anche quelle che la maggioranza delle persone non riterrebbero importanti ed anche loro, infatti si rendevano conto che, di fronte a una decisione vitale, le sensazioni di “pancia”  dovevano  comunque essere prese in considerazione.

Studiando l’attività cerebrale ho scoperto che quando prendiamo una decisione di questo tipo i sistemi subcorticali (tra cui l’amigdala e l’insula) operano al di fori della consapevolezza cosciente, raccogliendo le regole decisionali che ci guidano ed immagazzinando la nostra saggezza di vita (facendoci poi arrivare il risultato dei loro procedimenti sotto forma di una percezione interiore . Questa impressione sottile (come quando ci diciamo appunto “mi suona bene”) ci indirizza ancor prima che possiamo esprimere la nostra decisione razionalmente o a parole.

Se non fosse così ci resterebbe solo quella fredda razionalità che trova espressione nella cosiddetta “teoria dell’utilità attesa” grazie ai quali soppesiamo e calcoliamo i pro e contro di tutti i fattori che riteniamo rilevanti, teoria che però mi fa sorgere un paio di dubbi perché:

  1. raramente la vita si presenta in termini così ordinati e netti
  2. la nostra mente, automatica ed involontaria, che conserva le informazioni più rilevanti per una corretta decisione, è inaccessibile razionalmente.

Uno studio accademico sulle intuizioni di “pancia” è giunto alla conclusione che utilizzare queste sensazioni, al pari di vere e proprie informazioni è “in genere una ragionevole strategia di giudizio” (e non una perenne fonte di errori come vorrebbero gli iper-razionalisti).

Per prendere decisioni intelligenti quindi non basta non basta essere degli esperti in un particolare campo 😦 , occorre avere anche una accentuata autoconsapevolezza .

Se conosciamo bene NOI stessi oltre che i nostri affari, possiamo muoverci con scaltrezza nell’interpretazione dei fatti – attenzione però alle nostre DISTORSIONI interiori che possono manipolare la nostra capacità di giudizio ma questo gli studenti del mio corso sulle strategie per lo sviluppo dell’attenzione,  lo sanno bene  😉 .

Ciao

Roberta

Source

FOCUS D. Goleman

Personality and Social Psychology Review

#educazione #finanziaria

paghettaDare la classica “paghetta” ai figli, già dalla tenera età dei 7-8 anni li può aiutare a diventare investitori oculati, a patto, ovviamente, di non sforare la cifra pattuita. Al riguardo è stato fatto uno studio da una Banca Olandese su un campione di 12.000 clienti in 13 paesi europei, secondo cui coloro che ricevono dai genitori una piccola somma di denaro ogni settimana sviluppano solide capacità di pianificazione finanziaria e sono meno esposti al rischio di contrarre debiti una volta raggiunta l’età adulta. Oltre la metà degli intervistati, che hanno dichiarato di averla ricevuta da piccoli, oggi accantona i risparmi con regolarità.

Queste capacità consistono in un maggiore controllo delle spese, minori probabilità di trovarsi con il conto in rosso, più propensione al risparmio sviluppata grazie all’uso più responsabile del denaro. Sono gli stessi genitori che riconoscono i vantaggi di questo metodo: il 70% di chi remunera i figli si dice certo che una volta usciti di casa diventeranno autosufficienti, mentre l’83% la considera una valida strategia per far comprendere ai bambini il valore dei soldi.  –

A mio parere quindi è giusto approcciare l’argomento già in tenera età senza farsi troppi problemi, ma occorre dare l’esempio e soprattutto non essere ipocriti.

Da una ricerca  (clicca qui per approfondire) di un Manager di una grande impresa tedesca alcune regole da tenere a mente quando si vuole (o non si vuole) parlare di denaro coi propri figli.

I soldi sono come il sesso
Un altro argomento difficile da approcciare con i ragazzini è la sfera sessuale. Nella maggior parte dei casi i figli ne sanno molto di più di quanto noi immaginiamo. Certe cose non si possono tenere segrete. Lo stesso principio vale per i soldi. I bambini hanno occhi e orecchie, e anche se forse non riescono a percepire il valore reale di ogni cosa, ci vedono pagare, comprare, litigare per denaro. Osservano e traggono le loro impressioni. Il compito dei genitori è aiutarli a contestualizzare quello che sanno, imparare il valore delle cose e non solo il loro prezzo.

Pensare prima di parlare
L’esempio è più forte di ogni parola. Non si può spendere il proprio stipendio in gratta e vinci e poi dire ai figli di risparmiare, così come non si è credibili se ci si compra una nuova automobile ogni anno e poi si tengono lezioni sulla futilità delle cose materiali. “Se c’è una forte discrepanza tra quello che si dice e quello che si fa, loro se ne accorgeranno presto e cominceranno a ignorare quello che viene loro detto”, afferma il consulente.

Parlare, parlare, parlare
A scuola non si parla di soldi. I genitori sono coloro che dovrebbero insegnare come gestire il proprio capitale, anche se esiguo, incluso il non indebitarsi troppo e il pensare anche alla propria vita post-lavorativa.

Parlare CON loro, non a loro
E’ fondamentale non “tenere lezioni” dove a parlare è uno solo, il genitore, ma di avere conversazioni con scambi di opinioni e domande a cui loro devono cercare le proprie risposte.

La “paghetta” può essere un buon allenamento
Questo argomento è molto discusso : dare una paghetta settimanale può essere utile a responsabilizzare e allenare i ragazzi a una pianificazione delle proprie risorse finanziarie, già a partire dai sette anni. Con la condizione di non sforare la cifra pattuita, altrimenti diventa inutile.

Investire nei propri figli
Significa ad esempio : se vostro figlio vi chiede un telefono o una bicicletta nuova, pagatene metà e offritegli un modo per guadagnarsi l’altra metà”.

Non si finisce mai
Parlare coi propri figli di soldi non è una cosa che si fa una volta, ma anzi andrebbe fatto per tutto il corso della vita. Ovviamente, man mano che i figli crescono, dovrebbe cambiare anche l’approccio e la qualità di questo tipo di conversazioni.

Source:

http://www.morningstar.it/

LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE

#degrado #scuolaNel 1969, presso l’Università di Stanford (USA), il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento di psicologia sociale. Lasciò due auto abbandonata in strada, due automobili identiche, la stessa marca, modello e colore. Una l’ ha lasciata nel Bronx, quindi una zona povera e conflittuale di New York ; l’altra a Palo Alto, una zona ricca e tranquilla della California. Due identiche auto abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di specialisti in psicologia sociale, a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito.

Si è scoperto che l’automobile abbandonata nel Bronx ha cominciato ad essere smantellato in poche ore. Ha perso le ruote, il motore, specchi, la radio, ecc. Tutti i materiali che potevano essere utilizzati sono stati presi, e quelli non utilizzabili sono stati distrutti. Dall’altra parte , l’automobile abbandonata a Palo Alto, è rimasta intatta.

È comune attribuire le cause del crimine alla povertà. Attribuzione nella quale si trovano d’accordo le ideologie più conservatrici (destra e sinistra). Tuttavia, l’esperimento in questione non finì lì: quando la vettura abbandonata nel Bronx fu demolita e quella a Palo Alto dopo una settimana era ancora illesa, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto, California. Il risultato fu che scoppiò lo stesso processo, come nel Bronx di New York : furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato come era accaduto nel Bronx.

Perchè il vetro rotto in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?

Non è la povertà, ovviamente ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali.

Un vetro rotto in un’auto abbandonata trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di non curanza,  sensazioni di rottura dei codici di convivenza, di assenza di norme, di regole, che tutto è inutile. Ogni nuovo attacco subito dall’auto ribadisce e moltiplicare quell’idea, fino all’escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col risultato finale di una violenza irrazionale.

In esperimenti successivi James q. Wilson e George Kelling hanno sviluppato la teoria delle finestre rotte, con la stessa conclusione da un punto di vista criminologico, che la criminalità è più alta nelle aree dove l’incuria, la sporcizia, il disordine e l’abuso sono più alti.

Se si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare  a nessuno, allora lì si genererà la criminalità. Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato, superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti, si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi.

Se parchi e altri spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene, questi luoghi saranno abbandonati dalla maggior parte delle persone (che smettono di uscire dalle loro case per paura di bande) e questi stessi spazi lasciati dalla comunità, saranno progressivamente occupato dai criminali.

Gli studiosi hanno risposto in una forma più forte ancora, dichiarando che l’incuria ed il disordine accrescono molti mali sociali e contribuiscono a far degenerare l’ambiente.

A casa, tanto per fare un esempio, se il capofamiglia lascia degradare progressivamente la  sua casa, come la mancanza di tinteggiature alle pareti che stanno in pessime condizioni, cattive abitudini di pulizia, proliferazioni di cattive abitudine alimentari, utilizzo di parolacce, mancanza di rispetto tra i membri della famiglia, ecc, ecc, ecc. poi, anche gradualmente,  cadranno anche la qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia ed inizieranno a crearsi cattivi rapporti con la società in generale. Forse alcuni, perfino un giorno, entreranno in carcere.

Questa teoria delle finestre rotte può essere un’ipotesi valida a comprendere la degradazione della società e la mancanza di attaccamento ai valori universali, la mancanza di rispetto per l’altro e alle autorità (estorsione e le tangenti) , la degenerazione della società e la corruzioni  a tutti i livelli. La mancanza di istruzione e di formazione della cultura sociale, la mancanza di opportunità, generano un paese con finestre rotte, con tante finestre rotte e nessuno sembra disposto a ripararle.

La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata per la prima volta alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City, che era divenuto il punto più pericoloso della città. Si cominciò combattendo le piccole trasgressioni: graffiti che deterioravano il posto, lo sporco dalle stazioni, ubriachezza tra il pubblico, evasione del pagamento del biglietto, piccoli furti e disturbi. I risultati sono stati evidenti: a partire della correzione delle piccole trasgressioni si è riusciti a fare della Metro un luogo sicuro.

Successivamente, nel 1994, Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte e l’esperienza della metropolitana, ha promosso una politica di tolleranza zero. La strategia era quella di creare comunità pulite ed ordinate, non permettendo violazioni alle leggi e agli standard della convivenza sociale e civile. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità a New York City.

La frase “tolleranza zero” suona come una sorta di soluzione autoritaria e repressiva, ma il concetto principale è più prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza. Non è questione di  violenza ai trasgressori, né manifestazione di arroganza da parte della polizia. Infatti, anche in materia di abuso di autorità, dovrebbe valere la tolleranza zero. Non è tolleranza zero nei confronti della persona che commette il reato, ma è tolleranza zero di fronte al reato stesso. L’idea è di creare delle comunità pulite, ordinate, rispettose della legge e delle regole che sono alla base della convivenza  umana in modo civile e socialmente accettabile.

È bene di tornare a leggere questa teoria e di diffonderla .

Insegnate Team Working a scuola!

"Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l'intelligenza che si vincono i campionati" Michael Jordan

“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati” Michael Jordan

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Scuola : Emozioni Insostenibili?

professoriSento spesso parlare del concetto di sostenibilità, o meglio dell’importanza di educare allo sviluppo sostenibile cioè promuovere quei comportamenti che creano un equilibrio tra uomo ed ambiente naturale, tra bisogni e risorse, ma anche come riflesso ed attenzione alla qualità delle relazioni umane. In questo ambito infatti negli ultimi anni, le trasformazioni nella società, nelle menti delle persone e nella stessa legislazione scolastica, hanno prodotto dei mutamenti significativi. E questi cambiamenti hanno avuto effetti rilevanti sulle relazioni sociali delle persone che in essa abitano, lavorano, e sulle loro emozioni, cioè in sostanza sulla qualità della loro vita.

In questo caso si può parlare quindi di SOSTENIBILTA’ EMOTIVA che nasce dall’esigenza di rispondere a queste domande:quali emozioni provano gli studenti verso i compagni, gli insegnanti, e le materie che studiano? Quali emozioni provano gli insegnanti verso gli studenti, verso le materie che insegnano, verso i colleghi, il dirigente, i collaboratori? Le emozioni negative e positive degli studenti, verso l’insegnante e verso la materia, hanno effetti sul loro apprendimento, e di che tipo? Quali sono, nella loro mente e nel loro cuore, i rapporti fra emozione, motivazione e apprendimento? E le emozioni di un insegnante verso un dirigente troppo autoritario hanno una ricaduta sul suo lavoro in classe e sull’apprendimento dei ragazzi?

Nel corso della mia esperienza di “promotore” di progetti di ampliamento della formazione scolastica sia per docenti sia per studenti, devo constatare che queste domande mi vengono poste quasi esclusivamente dai ragazzi o dai loro genitori e sempre meno dai docenti o dirigenti scolastici sempre più “irretiti” da programmi rigidissimi.

Parte della degenerazione nei rapporti nella scuola, dipende da insufficiente o imperfetta autonomia delle persone: quanto più un lavoratore è davvero competente nelle mansioni che deve svolgere, tanto meno si troverà a dipendere, e quindi a scendere a patti, con altri lavoratori. Nella misura in cui la dipendenza ti pone in debito con l’altro, sei indotto a fargli concessioni anche illecite. E’ nelle maglie dell’incapacità che s’insinua l’ingiustizia. E’ per questo, ad esempio, che il docente con ambizioni di ascesa nella gerarchia “fiuta” il dirigente debole o insicuro e gli offre i suoi servigi: si comincia con i favori, i sorrisi e l’adulazione, si finisce col diventare un vicario che ha potere di “vita e di morte” sui colleghi.

Ma se nella scuola ogni lavoratore entrasse con un bagaglio effettivo e indiscusso, delle competenze, caratteristiche e capacità anche più esteso di quelle richieste, non vi sarebbero insicurezze e conseguenti dipendenze.

Nelle scuole in cui il personale docente è molto preparato e competente unitamente al dirigente, quest’ultimo è al di sopra delle parti e la soddisfazione dei lavoratori è alta, e alta è l’efficienza della scuola e quindi degli studenti.

Ciao

Roby

Ecco come si prendono le decisioni

Che direzione prendere?Qual’è l’unica forza che determina la qualità della nostra vita? Quella sola forza che ha il POTERE di cambiare ogni situazione intorno a te? Eppure ognuno di noi possiede questa forza UNICA ed INDIVIDUALE che può cambiare il corso della nostra vita a prescindere di quello che succede intorno a noi.

La risposta è: il potere di prendere delle decisioni-.

Al di là delle situazioni esterne NOI possiamo decidere dove porre la nostra attenzione, che significato attribuire agli eventi quali azioni compiere. PENSACI anche solo una piccola decisione può’ cambiare la tua vita, magari un giorno decidi di frequentare una certa scuola e dopo vai a mangiare in un certo posto dove incontri la persona che diventerà l’amore della tua vita 😉

Non sei soddisfatto della tua carriera? Dei tuoi risultati?  CAMBIALI !

Non ami il tuo corpo? CAMBIALO !

Cambia TU per primo ! Ogni cosa nella tua vita cambia , quando prendi una decisione.

Una GRANDE decisione comincia sempre da una piccola decisione come quella di scegliere dove porre la tua ATTENZIONE, perché lì dove poni la tua attenzione è lì che scorre l’energia. Se ti FOCALIZZI solo sulle cose negative, la tua vita ti sembrerà uno SCHIFO 😦

Se ti focalizzi sulle cose straordinarie della vita, sulle persone importanti che hai incontrato, sui tuoi successi,  sui tuoi risultati, sui tuoi amici, colleghi, sul tuo compagno/a, sul perché eri proprio lì il giorno che li hai incontrati, allora TI SENTIRAI DAVVERO BENE.

Se ti FOCALIZZI sulle persone che non ti piacciono, sulle ragioni per cui NON andate d’accordo, NON riuscirai a liberartene, se invece vai alla ricerche di persone più simili a te, TI SENTIRAI BENE.

“CERCA E TROVERAI LA RISPOSTA”

Tutto questo è la sintesi di alcuni studi sul comportamento umano fatti da Antony Robins e Daniel Goleman che ho approfondito ed applicato personalmente e che ti assicuro producono risultati IMMEDIATI.

Questa è la risposta alla domanda che più spesso mi sento fare dagli studenti che si sentono BLOCCATI in determinate situazioni perché hanno paura di prendere una qualsiasi DECISIONE su una situazione che li preoccupa e quindi si TRASCINANO, nell’attesa che succeda qualcosa AL DI FUORI DI LORO STESSI.

Ti saluto

Roberta

Ogni caduta ci rende più forti

Sosteniamo i nostri figli  dalle cadute fisiche e psicologiche: una brutta pagella, una bocciatura, una delusione amorosa ; sono tutte occasioni per dimostrare quanto li amiamo e quanto crediamo in loro .

 

Imparare ad entrare nella corrente australiana

Alcune recenti ricerche svolte sui posti di lavoro, sia nel pubblico sia nel privato, mostrano che un gran numero di persone si trovano in uno stato cerebrale e fisiologico quasi del tutto “spento” : passano ore a navigare su Internet o You Tube sognando ad occhi aperti e lavorando il minimo indispensabile provocando una vera e propria DISPERSIONE dell’attenzione; questi atteggiamenti di apatia ed indifferenza sono molto più diffusi nei lavori più semplici e ripetitivi. Per risolvere questo disagio lo psicologo comportamentista Csikszentmihalyi,teorico della felicità e del benessere, nel corso di una ricerca si è soffermato su quello che le persone intendevano con la definizione di  “buon lavoro” , ne è emerso un mix di ciò che si è bravi a fare con ciò che è legato agli interessi personali e che rispetta pienamente i propri principi etici. Si tratta di quelle professioni dove le persone sono talmente assorbite da perdere la cognizione del tempo; quando si ama quello che si sta facendo e questo ci fa sentire bene, in psicologia viene definita l’esperienza ottimale o di “flusso”.

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

e tu sei mai entrato nella corrente australiana?

Purtroppo nella vita quotidiana gli adulti si trovano molto più raramente in uno stato di flusso a differenza dei bambini che riescono ad essere completamente assorbiti dai loro giochi tanto da non accorgersi del tempo che passa e della mamma che chiama! 😉  Eppure ritrovare questa condizione cerebrale perfetta è veramente importante in quanto le persone che hanno più successo in ogni ambito sono proprio quelle che possono contare su questa felice combinazione.

Uno degli obbiettivi primari del mio lavoro con gli adolescenti consiste quindi nel far recuperare loro quelle abilità per riportarli proprio in questo stato di flusso e ci sono diversi modi per farli accedere a questo tipo di esperienza:

uno si manifesta quando devono affrontare un compito che richiede loro di spingere al massimo le loro capacità, una prova che per loro è considerata ai “limiti della realizzabilità”;

un altro quando si dedicano a qualcosa che li appassiona – la MOTIVAZIONE spinge automaticamente verso il flusso.

Una volta che un giovane si trova in questo stato ottimale c’è una ricca interconnessione fra diverse aree del cervello che gli consente di lavorare al meglio delle loro potenzialità, qualsiasi sia l’attività stiano svolgendo: studio, sportiva o creativa in genere .

Come dico spesso nelle scuole: “… è come entrare nella corrente australiana del film Nemo, è tutto più leggero, veloce e soprattutto divertente!” 😉

A presto

Roberta

A cosa serve “costruire” l’empatia

parole sante !

parole sante !

Alcuni studi sul cervello mostrano che quando le persone ascoltano qualcuno che racconta una storia avvincente, i loro cervelli si ” sintonizzano” con quelli dell’oratore, è come se nel cervello di chi ascolta facessero l’eco gli argomenti di chi parla con uno scarto temporale di un secondo o due. Questa sintonia neuronale si rafforza se si aggiunge la concentrazione – gli ascoltatori più concentrati infatti fanno qualcosa di ancora più sorprendente: certi schemi delle loro attività cerebrali anticipano di un secondo o due, quelli di chi racconta la storia!

Attraverso questo tipo di concentrazione “sintonizzata” con il Maestro, il cervello di uno studente si ritrova nelle condizioni più propizie per imparare: ogni insegnante sa che affinché i suoi alunni possano inziare a comprendere la lezione di matematica o storia deve prima creare questo tipo di sintonia.

I circuiti cerebrali responsabili di questa tipo di “sintonia” sono i neuroni a specchio che leggono le emozioni, le intenzioni e le azioni degli altri e , simultaneamente attivano le regioni corrispondenti del nostro cervello, dandoci una percezione interiore di ciò che sta accadendo nell’altra persona, in altre parole leggiamo gli altri sintonizzandoci su noi stessi. Se ad esempio un insegnante si sente irritato, questo è il segnale che anche lo studente potrebbe sentirsi allo stesso modo!

L’addestramento per docenti a cogliere gli indizi non verbali include quindi l’interpretazione  delle emozioni di uno studente a partire dal tono della sua voce, dalla postura in classe e soprattutto dalle espressioni del suo volto. Basandosi sul lavoro di Paul Ekman, un esperto che ha identificato con precisione i movimenti dei muscoli facciali sotto l’effetto di tutte le principali emozioni, il programma insegna ai docenti a riconoscere le fugaci espressioni dei loro studenti attraverso la lettura del loro volto.

In base alla mia esperienza costruire questo tipo di abilità si è dimostrata particolarmente efficace in quanto più i docenti sono stati in grado di cogliere i sottili indizi dei loro studenti, più quest’ultimi si sentivano  coinvolti in quanto “percepivano veramente quanto l’insegnante avesse a cuore loro ed il loro futuro” .

Ciao

Roberta

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