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Motivare a Proteggersi, perché?

open mind projectRecentemente mi è stato chiesto di dare il mio contributo ad un brillante progetto per un  Corso Teorico – Pratico di Protezione Personale ed Antiaggressione Femminile che si è svolto presso il Centro Polifunzionale della Polizia di Stato di Roma. Essendo il mio campo di studio ed applicazione l’attività di mentoring in tutti gli aspetti di sviluppo e formazione dell’individuo ho voluto affrontare le radici delle azioni di auto-sabotaggio .

Molte persone infatti  sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale sulle loro azioni, in realtà quello che succede e che, nella maggior parte dei casi, sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di smettere di fumare, iniziare a svolgere un’attività sportiva o INTERROMPERE UNA RELAZIONE INSODDISFACENTE O PEGGIO PERICOLOSA.

Le radici del sabotaggio sono profonde, vengono da lontano, risiedono in un insieme di convinzioni, emozioni, presupposizioni che una persona ha riguardo a se stessi. Il sabotaggio della propria esistenza viene inoltre alimentato da un insieme di fattori che se conosciuti possono essere “controllati” .

Quello che accade QUINDI è di auto sabotarsi! In quanto il processo cognitivo di valutazione del rischio o della vulnerabilità personale è soggetto ad una serie di ERRORI DI GIUDIZIO. Uno di questi è ad esempio l’ottimismo irrealistico, in base a cui le persone valutano di essere meno a rischio rispetto ad altri. Di questo parla ad esempio un LIBRO “DONNE CHE AMANO TROPPO” : Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia, si occupa dei problemi di “dipendenza” e ha lavorato nel campo delle tossicodipendenze e dell’alcolismo. Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo.

I motivi principali per cui si incorre negli ERRORI DI GIUDIZIO sono:

  1. la percezione del rischio per l’individuo è determinato dalla sua esperienza personale nei confronti della malattia, dalle credenze, dai valori, inclusi quelli morali;
  2. abbassamento del livello di percezione e controllo sull’evento rischioso;
  3. sottovalutazione degli aspetti dinamici della valutazione del rischio, la quale può variare da un istante all’altro, in funzione dei fattori dipendenti dal contesto sociale e culturale.

In ogni autentica soluzione per non incorrere in questi ERRORI di GIUDIZIO c’è un “ingrediente nascosto”, ovvero rafforzare la nostra attenzione e la nostra comprensione nella triplice dimensione noi stessi/altri/il mondo che ci circonda .

Se vuoi conoscere alcune delle strategie più efficaci che conosco per alzare la tua soglia di attenzione “naturalmente” e che ti permettono di dirigerti nella direzione che vuoi e ti portano a ottenere i risultati che desideri., contattami qui.

Ciao Roby

Ogni caduta ci rende più forti

Sosteniamo i nostri figli  dalle cadute fisiche e psicologiche: una brutta pagella, una bocciatura, una delusione amorosa ; sono tutte occasioni per dimostrare quanto li amiamo e quanto crediamo in loro .

 

Mentoring Day for Young

qual è il tuo mestiere?

qual è il tuo mestiere?

Una delle attività che più amo e per cui molti studenti si rivolgono a me è fornire delle strategie per ottenere delle abilità specifiche; a volte sono studenti di liceo che giunti a metà del loro ciclo di studio vogliono aumentare la capacità di apprendimento, a volte sono studenti universitari che si rendono conto di attraversare un momento di trasformazione, vogliono capire ad esempio se continuare a seguire quel percorso di studio o entrare direttamente nel mondo del lavoro e quindi non sanno come affrontare questo momento e soprattutto come imparare a prendere velocemente delle decisioni, oppure comunicare meglio o trovare un certo equilibrio tra vita privata ed aspirazione professionale.

Di volta in volta effettuo un tipo di intervento diverso a seconda delle esigenze delle persone: a volte mi capita di lavorare con giovani studenti che hanno intrapreso un determinato percorso lavorativo o di studio perché nella loro famiglia vi era già qualcuno che aveva intrapreso lo stesso percorso e quindi loro sin da piccoli si erano abituati a vedere come si comportavo i loro familiari in quel particolare ambito lavorativo. Respirando quell’aria sin da piccoli hanno carpito anche i segreti del modo di lavorare delle persone che hanno visto; poi però accade qualcosa per cui pur trovandosi ad effettuare lo stesso lavoro o studio che pensavano di conoscere bene, visto che ci erano “cresciuti dentro”, devono affrontare delle situazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno dovuto affrontare i loro genitori o parenti, e così si trovano in qualche modo ad adattare quello che hanno imparato sino a quel giorno ad un mondo cambiato o comunque molto diverso. In altre situazioni mi trovo con giovani studenti che invece hanno deciso di intraprendere una carriera o un percorso di studio totalmente diverso da quello intrapreso dai loro familiari, magari discostandosi da quelle che sono state le loro tradizioni familiari, non poche volte anche sfidando delle regole familiari.

In entrambe i casi quando i giovani si rivolgono a me per migliorare le loro prestazioni nello studio o all’interno della loro attività lavorativa, la prima cosa che chiedo loro è quale è stata quella cosa per cui hanno iniziato quel particolare studio od attività oppure di descrivermi il momento esatto e le sensazioni o emozioni che provavano quando hanno fatto quel tipo di scelta. Il primo consiglio che cerco di dare sempre è proprio quello di linkarsi nuovamente con quel tipo di passione che ha generato l’entusiasmo originario, quello che avevano quando hanno iniziato a studiare proprio quella cosa lì ;-)

Solitamente è qualcosa che quando hanno iniziato a farla, ha portato loro un immediato successo, una cosa per cui, anche con poca fatica li faceva rendere al meglio all’interno di un determinato ambito, qualcosa per cui le persone che li circondavano, familiari e non, trovavano in loro e non non in altre persone che magari facevano la stessa cosa.

Nella maggior parte dei casi infatti quello che accade è che quella particolare UNICITA’ di cui tutti siamo dotati con l’andar del tempo si affievolisce . Lo scopo principale dell’attività di Mentoring diventa quindi quello di insegnare a riconoscere il proprio talento unico, successivamente coltivarlo ed accrescerlo ed infine farlo emergere nell’ambito dello studio o del lavoro. Esiste una strategia efficace per farlo e se vuoi posso insegnartelo nel corso del Mentoring Day for Young riservato ad un gruppo ristretto di giovani . Se ti interessa quindi conoscere la “tecnologia” più evoluta e veloce che conosco, ti consiglio di prenotarti subito attraverso questo link.

Mentoring Day for Young

Ti aspetto a presto

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo?

keep-calm-and-have-fun

Oggi cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Cosa è che ci spinge a fare quello che facciamo? Cosa ci fa alzare la mattina e ci fa iniziare a fare delle cose?

Cosa ti aspetti di raggiungere e perché ha così ha così tanto significato per te?

Sulla motivazione ho un idea molto meno di tendenza, anzi al riguardo sono molto pragmatica; nel senso che non ritengo ci sia nessuno che possa riuscire a condizionarti in modo veramente duraturo o motivarti a fare qualcosa che non ti piace veramente; credo invece che tutto questo debba passare attraverso le nostre emozioni cioè ogni obbiettivo deve essere raggiunto attraverso una serie di azioni (adeguate), che coinvolgono necessariamente le nostre vere passioni ed attitudini. Cioè attraverso quelle cose che riattivano la nostra energia personale.

Molte persone sono convinte che ciò che fanno li rappresenti completamente e che possono mantenere sempre un controllo totale  sulle loro azioni, in realtà quello che succede è che, nella maggior parte dei casi,  sono portati a pensare ed agire partendo da elementi che sono in gran parte sconosciuti ed inconsci, e sono gli stessi che ci allontanano dagli obbiettivi che in realtà vorremmo raggiungere .

Probabilmente qualcosa del genere l’avete sperimentato quando avete deciso di fare una dieta e comunque mangiate quelle cose che sapete che vi fanno male, quando vi proponete di finire un lavoro entro una determinata scadenza ed invece impiegate il doppio del tempo, cose che succedono a tutti insomma.

Questo accade perché le azioni non erano allineate con le promesse che vi eravate fatte, e questo a causa del modo in cui abbiamo “allenato” la nostra mente. Il modo come funziona la nostra mente è esattamente il risultato del condizionamento avuto ed a volte questo condizionamento ci porta a compiere delle azioni che ci avvicinano verso i nostri obbiettivi altre volte ci allontanano decisamente. :-/

Molto spesso quello che accade è di auto sabotarsi! 😦

Osservando le azioni di persone che hanno raggiunto risultati eccezionali in qualsiasi campo: nel lavoro, nello studio, nello sport nelle relazioni ho scoperto che avevano acquisito l’abilità di cominciare a capire come utilizzare in maniera molto sottile quello stesso meccanismo di auto “sabotaggio” e di rivoltarlo trasformarlo in ciò che poi l’ hanno portati  verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, l’abilità cioè di utilizzare al contrario gli stessi processi che fanno sabotare per  raggiungere gli obbiettivi che si desiderano questo è il nucleo centrale della mia attività di Mentoring.

Uno dei campi dove ho applicato personalmente questa abilità è stata la conoscenza della lingua inglese, praticamente in poco tempo sono riuscita a migliorare notevolmente il mio livello di conoscenza della lingua senza studiare…se vuoi sapere come, contattami e ti suggerirò tante dritte ;-).

A presto

Come diventare simpatici a prof e compagni

Evitiamo di fare la sua fine

Evitiamo di fare la sua fine

Mentre surfavo sulla rete sono rimasta colpita da un articolo pubblicato sul sito Cracked.com intitolato 5 WAYS You’re Accidental Making  Everyone Hate You e cioè i 5 comportamenti inconsapevoli che ti fanno odiare da tutti.

Nonostante spesso quando si parla di comportamenti si tende un po’ troppo a generalizzare devo dire che non ho potuto fare a meno di notare che  esistono degli atteggiamenti inconsapevoli che provocano effetti davvero NON voluti da chi li ha tenuti con conseguenze a volte importanti soprattutto se si parla di scuola, un colloquio di lavoro, un nuovo impiego oppure un nuovo incarico.

Per questo motivo mi sento di consigliare una serie di strategie agli studenti che si accingono ad entrare in una nuova scuola allo scopo di evitare che possano risultare, loro malgrado, antipatici a compagni e professori. 😦

Gli atteggiamenti di SUPERIORITA’ o DOMINANZA pur non potendo prescindere dalle relazioni umane perché fanno parte dell’inconscio, sono senza dubbio quelli che creano più problemi nelle interazioni sia fra i pari, compagni di classe, amici, fratelli sia con gli adulti come i professori o genitori.

Queste dinamiche sociali di superiorità o dominanza proprio perché entrano in  ogni interazione, è possibile attuarle anche attraverso dei comportamenti INCONSAPEVOLI che possono sembrare assolutamente naturali per chi li assume ma che  in realtà possono offendere gli altri e questo perché le persone al mondo sono DIVERSE ed hanno preferenze che per qualcuno possono non aver alcun senso, così come le nostre possono non essere comprese da tutti.

Iniziamo:

Atteggiamento del  “VA BENE A ME , VA BENE A TUTTI”.Esempio: Il professore propone di fare una verifica fra due giorni, TU, senza confrontarti con i tuoi compagni di classe, proponi di posticiparlo alla prossima settimana, dando per sottinteso che TUTTI sono d’accordo ad avere più tempo per ripassare. Nonostante non tutti i tuoi compagni siano d’accordo nessuno ha il coraggio di intervenire ma stai suscitando un odio profondo nei confronti di alcuini di loro e probabilmente nei confronti del professore che rendendosi conto che la tua proposta non è condivisa da tutti, il tuo in realtà è un atto di PREPOTENZA. In entrambe i casi il meccanismo involontario è quello della DOMINANZA con la conseguenza che non capendo come mai provochi stizza in compagni e professori ti rende frustrato e magari per non mostrare tale frustrazione ostenti indifferenza, che ti rende agli occhi degli altri ancora più antipatico. 

Atteggiamento del  “QUANTO SO’ BRAVO, QUANTO SO’ FORTE”.Esempio: sei appena tornato dalle vacanze estive che non vedi l’ora di raccontare ai tuoi compagni : Mega Party in piscina, torneo di calcetto vinto oppure quel costosissimo regalo ricevuto per la promozione.  Improvvisamente ti rendi conto che qualcuno ti guarda strano o peggio smette di parlarti perché magari la sua famiglia non si è potuta permettere neanche di andare in vacanza. Le dinamiche sociali e direi anche la buona educazione, IMPONGONO di non parlare delle propria superiorità sociale anche nel caso fosse davvero evidente. Puoi lasciarti andare solo in caso ti trovi a parlare con un vero amico ma non vantarti troppo altrimenti risulteresti antipatico anche a lui.;-) 

Atteggiamento del “LA MIA SITUAZIONE E’ DIVERSA”.Esempio: Quando parli con un tuo compagno a scuola che non ha mai ricevuto un voto insufficiente pensi che sia stato “fortunato” e che gli è andato sempre tutto bene perché la famiglia lo aiuta o perché ai professori risulta simpatico, al contrario di quello che accade a te che hai tanti problemi e risulti antipatico. Quindi pensi che gli altri hanno successo perché non hanno avuto problemi, mentre tu sei bloccato dalle difficoltà; dai per scontato che gli altri sono “fortunati” solo perché non hai visto le difficoltà  che hanno dovuto affrontare. In realtà l’unica differenza è che loro non hanno fatto il ragionamento de  “la mia situazione è diversa” e si sono impegnati.;-) Anche in questo caso possono nascere delle incomprensioni date dal senso di superiorità dato da un presunto DEBITO MORALE che i fortunati avrebbero nei tuoi confronti.

Atteggiamento del “SE NON DICO NIENTE NON POSSO FARE BRUTTA FIGURA”. Esempio: Quando si parla in classe durante la ricreazione eviti di intervenire per non metterti in imbarazzo, o se il professore ti rivolge uno sguardo in cerca di assenso durante la spiegazione abbassi lo sguardo, se ti invitano ad uscire con un SMS neanche rispondi. La timidezza ti suggerisce l’alibi che se fai così nessuno si può arrabbiare. Giusto? Sbagliato! Anche questo è un meccanismo psicologico inconscio che parte dalla DOMINANZA:

SILENZIO = IGNORARE L’ALTRA PARTE

Se ignori qualcuno è come se gli stessi dicendo che non è degno della tua attenzione ed abbassi la sua importanza, rifletti sull’effetto quindi che può provocare agli occhi di un tuo docente.

Non ti serve essere un genio della comunicazione come Antony Robbins, bastano tre secondi scarsi per far capire all’altro che non lo stai ignorando. :-)Anche se la tua risposta non è da manuale dei rapporti sociali, è sempre meglio del silenzio! ;-)

 Se ti riconosci in qualcuna di queste modalità involontare puoi contattarmi qui .

A presto

Roby

Per le vacanze un pò di Spreeder

Super velociQuanto tempo passi a leggere ogni giorno? Mettendo insieme lettura al computer e su carta stampata, sono sicura che vi verrà fuori un bel malloppo di tempo. E ora poniti una seconda domanda: quanto tempo risparmieresti se potessi raddoppiare la velocità di lettura già da oggi?

La mia classe virtuale sa bene che avere una buona tecnica di lettura è alla base di un buon metodo di studio 😉  

Però con l’evoluzione della tecnologia anche la lettura si è evoluta: ormai si leggono sempre meno libri o documenti stampati, e ad essi si preferiscono le comode pagine di un sito internet o di un documento Word.

Fortunatamente esistono programmi appositamente studiati per aiutarci nel compito. Non devi nemmeno installare niente sul computer: tutto quello che devi fare è andare sul sito ufficiale Spreeder, inserire il testo e iniziare a leggere.

Per quanto sulla pagina sia presente una spiegazione dettagliata, chi non mastica l’inglese ( …cosa aspetti?)  potrebbe trovarsi in difficoltà. È davvero molto semplice comunque: prima di tutto, incolla il testo che vuoi leggere nel box di testo che trovate sulla pagina. A questo punto fai click su spreed! e infine sul tasto play. Per cambiare testo, utilizzate il tasto new sulla destra. Il tasto settings, invece, permette di regolare due importanti parametri: la velocità del testo (words per minute o WPM, parole per minuto) e il numero di parole per blocco di testo (chunk size).

L’applicazione non fa altro che prendere il testo inserito e spezzettarlo parola per parola, per poi mostrarle una alla volta alla velocità che hai scelto. Inizialmente, la velocità è impostata su 300 parole al minuto (una parola alla volta), una velocità abbastanza bassa che permette a tutti di comprendere il significato del testo: un risultato niente male, visto che in media la velocità di lettura tradizionale si attesta sulle 200 parole al minuto! Bene, dopo aver provato ad una velocità bassa, raddoppiala: 600 parole al minuto (visualizzando sempre una parola alla volta), il triplo della lettura normale. Con tutta probabilità non capirai niente: nessun problema, è normale. Adesso abbassate la velocità a 400: il tuo cervello ha appena cercato di capire 600 parole al minuto, quindi 400 gli sembrerà poco. E infatti sono sicuro che capirai tutto lo scritto: sono passati pochi minuti e riesci già a leggere a velocità doppia!

Continua questo procedimento: alza e abbassa la velocità, vai avanti a piccoli passi, fino a quando non raggiungerai una velocità ottimale.

A questo punto, puoi passare alla seconda opzione: le parole per minuto. Per quanto fin dalle elementari ti venga insegnato a leggere una parola alla volta, è stato scientificamente provato che il cervello è capace di comprendere una frase intera in una frazione di secondo, perché sprechare una potenza simile? Scegli di visualizzare due parole alla volta invece che una: in questo modo potrai aumentare ancora di più il numero di parole al minuto, perché il cervello ci mette più o meno lo stesso tempo a comprendere una o due parole. Con l’esercizio potrai poi passare a tre o quattro parole contemporaneamente, sta a te trovare il limite.

Buon divertimento e Buone Vacanze!

E per l’esame fai come BOLT

Sono una sociologa, studio i pregiudizi, ho lavorato presso gli Istituti penitenziari ed attualmente lavoro presso una struttura gerarchicamente organizzata, era quindi inevitabile che mi interessassi alle dinamiche di potere. Mi sono particolarmente interessata alle espressioni non verbali di forza e dominio.

E quali sono le espressioni non verbali di forza e dominio?

Beh, ecco quali sono. one-of-the-most-important-elements-of-body-language-is-the-power-pose

Nel regno animale, sono quelle relative all´espansione. Ci si rende più grandi, ci si allunga, si prende spazio, in sostanza ci si apre. E questo vale per tutto il regno animale e cioè NOI esseri umani compresi.

Usai Bolt

E’ stato effettuato uno studio particolarmente interessante dalla scienziata Jessica Tracy che ha mostrato come antiche e universali siano queste espressioni di forza.(fonte). Lo stesso dicasi per le espressioni di impotenza, ci richiudiamo su noi stessi, ci facciamo piccoli, soprattutto se incontriamo qualcuno che riteniamo più forte di noi, tendiamo ad essere complementari al suo linguaggio NON VERBALE e quindi facciamo l’opposto di quello che fa. 

LOW POWER   LOW POWER MAN

Questo comportamento è facilmente visibile nel gruppo classe: ci sono studenti che sono delle vere e proprie caricature di maschi ALFA, solitamente quando entrano nell’aula si dirigono verso il centro prima che la lezione abbia inizio come se volessero veramente occupare lo spazio. Quando si siedono, si allargano. Alzano la mano in modo vistoso, tenendo il braccio lontano dal busto. Ci sono altre persone che si ripiegano virtualmente Non appena entrano si siedono sulla sedia quasi nascondendosi e si fanno “piccoli”, quando alzano la mano sollevano il braccio, superando appena con il gomito il proprio banco; purtroppo secondo la mia esperienza quest’ultimo comportamento è molto più comune nelle donne che negli uomini.

E’ assai più comune inoltre leggere o sentir parlare del  linguaggio non verbale, e di come possa influenzare il giudizio degli altri eppure abbiamo tendenza a dimenticare l´altro pubblico che viene influenzato dal linguaggio non verbale, ossia NOI STESSI. 

E’ per questo che mi sono appassionata alla ricerca effettuata da Amy Cuddy professoressa e ricercatrice presso la Harvard Business School, dove studia come il comportamento non-verbale influenzi i giudizi dal gruppo classe e professori. Power Posing: Brief Nonverbal Displays Affect Neuroendocrine Levels and Risk Tolerance Psychological Science 21.10 (2010): 1363-1368.

Secondo la sua ricerca ci sono tante differenze tra i “forti” e i “deboli”. Fisiologicamente ci sono differenze  su i due ormoni chiave: il testosterone, che è l´ormone dominante, e il cortisolo, che è l´ormone dello stress. Quello che scopriamo è che i maschi alfa più forti nelle gerarchie di primati hanno testosterone alto e cortisolo basso, e i leader forti ed efficaci hanno anche loro testosterone alto e cortisolo basso. Ma il risultato a mio parere più sorprendente è stato il seguente: hanno deciso di portare delle persone in laboratorio e condurre un piccolo esperimento:  a queste persone è stato detto di adottare per due minuti una postura di forza elevata mentre ad altre una postura di chiusura.

WONDER POSIT   LOWER POSIT

Immediatamente dopo è stato analizzato un campione di saliva dai soggetti che hhanno adottato la postura di forza, dal quale è emerso che il testosterone aumenta ed il cortisolo diminuisce, condizione ideale di una personalità assertiva dominante ma in grado di gestire lo stress; parallelamente il campione di saliva analizzato nei soggetti con posizione di chiusura hanno i valori opposti di testosterone e cortisolo cioè diminuito il primo e aumentato il secondo, quindi eccessivamente vulnerabile alle situazioni di stress.

Una determinata posizione corporea assunta per 2 minuti porta ad un cambio ormonale tale che configura il vostro cervello ad essere assertivo, fiducioso e a proprio agio, o al contrario eccessivamente sensibile allo stress e con la sensazione di essere in “stand by”. 

Dunque i nostri corpi cambiano la nostra mente e la nostra mente può cambiare il nostro comportamento ed aggiungo io ,  il nostro comportamento può cambiare i nostri RISULTATI.

Mi permetto di dare questo piccolo suggerimento a tutti gli studenti che stanno per affrontare gli ESAMI o interrogazioni determinanti tratto dalle ricerche di questa scienziata:

“…Minuscole modifiche possono portare a grandi cambiamenti. Quindi in due minuti. Prima che affrontiate la prossima situazione stressante di valutazione, per due minuti, provate a fare questo, nell´ascensore, in bagno, alla scrivania a porte chiuse. Questo è quello che volete fare. Configurate il vostro cervello per essere all´altezza della situazione. Fate aumentare il testosterone. Fate scendere il cortisolo. Non uscite da quella situazione con la sensazione di non aver mostrato chi siete. Uscite da quella situazione con la sensazione di aver detto chi siete e di aver mostrato chi siete…” 

If you feel like you shouldn’t be somewhere: fake it. Do it not until you make it – but until you become it!

Spero possa rivelarsi utile 😉 ed in bocca al lupo!

Roberta

Ecco le dritte ;-) per andare bene a scuola

Metodo di studio
Nel corso dei miei progetti scolastici spesso gli studenti mi chiedono delle dritte 😉 per migliorare il loro rendimento scolastico, a quel punto rivolgo loro alcune domande sulle loro consuetudini (se ne hanno) di approccio allo studio fatto a casa, ad esempio:
dove studi? come è fatta la stanza? che colore è? è molto illuminata?
solitamente a che ora inizi? per quanto tempo?
in che posizione preferisci studiare, seduto o sdraiato?
hai l’abitudine di fare una pianificazione delle materie da studiare?
I ragazzi solitamente reagiscono divertiti perché non intuiscono immediatamente l’importanza delle loro RISPOSTE.
Infatti attraverso la mia esperienza con gli studenti che hanno avuto percorsi scolastici di SUCCESSO ho potuto constatare che, pur esistendo DIFFERENTI metodo di apprendimento, TUTTI avevano “collaudato” un buon METODO DI STUDIO .
In realtà per lo studio funziona un pò come per chi vuole mantenersi in forma, non serve fare periodi di diete drastiche se poi una volta finite si ricomincia a mangiare come lupi! 🙂
Acquisire tutta una serie di piccole buone abitudini, a partire ad esempio dalla colazione del mattino, porta risultati più efficaci ad assicurare il raggiungimento di un certo obiettivo e con un dispendio di energie assolutamente MINORE.
Gli studenti di successo applicano il loro personale MEDOTO DI STUDIO in modo quasi RITUALE praticando degli aggiustamenti man mano che cambiano le esigenze .
Da questa settimana ho pensato quindi di dare la possibilità di scaricare GRATUITAMENTE QUI tutta una serie di suggerimenti che molti degli studenti con il quale ho lavorato hanno trovato assai utili.
Se ti è piaciuto questo articolo ti consiglio di leggere anche QUESTI che contengono qualche suggerimento per gli esami orali e le interrogazioni.
A presto!
Roby
RICHIEDI GRATUITAMENTE QUI IL MANUALE PER UN METODO DI STUDIO PERFETTO

La timidizza a scuola si vince con “LIE TO ME”

Nel corso dei miei studi universitari fui molto colpita dalle ricerche dello psicologo americano Paul Ekman, denominate Facial Action Coding System (FACS) e certo non avrei mai potuto immaginare che l’avrei utilizzato per la mia attività di Mentoring: la ricerca più famosa pubblicata nel 1978 codificava le espressioni facciali che l’essere umano utilizza istintivamente quando prova alcune emozioni . Ovunque nel mondo esistono solo 6 espressioni facciali riconoscibili : tristezza, sorpresa, rabbia, disgusto, paura e gioia. La scoperta vera e propria fu quella di “codificare” l’esatta combinazione di muscoli che gli esseri umani mettono in atto ogni volta che si trovano a provare una delle 6 emozioni oltre ad un grande numero di microespressioni ,della durata massima di un venticinquesimo di secondo, che rivelano se la persona sia sincera o meno. Vi ricordate il telefilm “lie to me” 🙂 .
Dopo aver Studiato Ekman mi chiesi immediatamente:
“Cosa succederebbe se tutti gli studenti timidi che durante le interrogazioni risultano poco credibili o convincenti fossero riusciti ad utilizzare i muscoli facciali giusti durante la loro esposizione orale?”
La risposta mi è arrivata molto più tardi quando madre di una ragazza che frequentava la scuola media le consigliai di ripetere quanto aveva studiato di fronte uno specchio; le prime volte questo consiglio ha generato grande divertimento ma con l’andare del tempo mia figlia, così come gli altri studenti che seguivo nel percorso di mentoring, si “scoprivano” immediatamente quando stavano dicendo cose sbagliate oppure poco convincenti, un po’ come fa il dr. Lightman nel telefilm “Lie to me”!
Inoltre la necessità di dover parlare di fronte a qualcuno che ti osserva pone automaticamente la necessità di doversi organizzare per superare quei drammatici 5 minuti iniziali che in fondo caratterizzano tutto l’andamento psicologico e quindi il rendimento di un esame .
In altri campi, quali quelli della vendita, questi fatidici 5 minuti dove lo studente vuole convincere l’insegnante di aver studiato, viene definito APPROCCIO ed è fondamentale saperlo gestire nel modo giusto in modo da “PILOTARE” ( si è proprio vero è così) tutto il resto dell’esame od interrogazione o colloquio di lavoro e tutte le altre mediazioni dove si vuole far scaturire nel nostro interlocutore emozioni positive.

La buona notizia è che imparare a “PILOTARE” un esame si può, pertanto se ti interessa contattami attraverso il formulario della pagina dei contatti verrai richiamato al più presto
Ciao
Roby

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